Nella prima parte di questo approfondimento abbiamo analizzato il protagonista. Nella seconda sono stati protagonisti Bloch, Groucho e Jenkins.
I cattivi ricorrenti – Nora, Gus e l’uomo dei sogni

Ce li aspettiamo, nelle prossime apparizioni, nuovamente corrosi dal livore verso l’inquilino di Craven Road e verso tutto il mondo insieme a lui, se possibile ancora più sadici, e destinati a subire effetti progressivamente più devastanti (ok, per Nora ormai è difficile anche solo immaginarli) sui loro corpi in decadimento di esseri immortali. Ci attendono frasi di commiato al pari di: “Per vendicarci Gus! Per vendicarci”, “Su tutti, Gus, su tutti”. Il loro è un gioco al rialzo divertente, che rimpolpa in maniera originale un filone “brillante” tradizionalmente florido per la testata. Ma ovviamente si mantengono sul versante dei contributi di alleggerimento forse necessari, di certo non memorabili.

Basti osservare la dinamica del primo scontro con questo nuovo mostro: Dylan precipita in un incubo che lo mette a nudo e inquina il concetto di passato che abbiamo di lui. I bauli chiusi, i tanti sporchi segreti: le ombre dell’indagatore. C’è anche spazio per uno squarcio oscuro su un futuro di sangue. E nel finale è salatissimo il prezzo da pagare: l’indagatore che ama per essere amato rinuncia all’amore che una ragazza prova per lui.
L’uomo dei sogni della Barbato, per ora apparso in un solo volume, è un cattivo che ci auguriamo divenga ricorrente.
L’antitesi – John Ghost

“Al servizio del caos” ha così introdotto John Ghost.
In un post sul blog del curatore, si sottolineava la necessaria distinzione fra il concetto di nemesi (giustizia compensativa) e di antitesi (opposto): John Ghost è pensato come antitesi di Dylan Dog, anzitutto dal punto di vista meramente estetico.
Se il giovane Rupert Everett, con i suoi lineamenti allungati, liquidi, il suo intenso sguardo romantico, era il modello del primo Dylan, l’irlandese Michael Fassbender, con i suoi occhi decisi, la mascella quadrata, l’ovale più proporzionato e un posizionamento nello spazio solido, quasi sfrontato, ispira Angelo Stano per il character design di Ghost. Se Dylan è nero e rosso, il nuovo nemico va verso tonalità chiare, in un deciso contrasto cromatico.
Sempre dallo stesso post del blog di Recchioni:
Bello. Freddo. Dotato di una spietata intelligenza. Ricco. Ama le cose di lusso e si circonda di arte. […] Non ama il cinema ma quando vuole rilassarsi ama i videogiochi. È un profondo conoscitore della tecnologia moderna e un abile manipolatore dei mass media. Ma la sua verità passione è l’animo umano. La sua citazione favorita è: “fai ciò che vuoi” di Aleister Crowley. Il campo in cui John Ghost eccelle è il caos.
John Ghost, oltre a presentare molti evidenti punti in comune con il figlio precedente di Recchioni, John Doe, è tutto quello che Dylan non è, tutto quello che Dylan non vorrebbe mai essere. È stato ritagliato per avere un approccio nella vita complementare a quello dell’indagatore dell’incubo.

Si aggiunga una cercata e quasi compiaciuta estremizzazione nella presentazione di Ghost, che sottolinea con una costanza al limite dello stucchevole quanto possa e voglia muoversi al di là della morale comune. Lo stesso affascinante, per quanto ormai abusato, concetto del butterfly effect, enunciato nel numero 341, pare una contraddizione dell’azione per conto del caos: per un emissario del caso dovrebbe essere impossibile tracciare il percorso di causa ed effetto che parte dall’insicurezza di una ricca e viziata ragazza e finisce con una guerra in Africa. Sarebbe stato più semplice, asciutto ed efficace, suggerire le conseguenze e non farne una sorta di funzione matematica.
Che poi, a ben vedere, è (per ora) il problema di John: nascere in base a un pensiero razionale, quasi rigido, una ricetta sul “migliore degli antagonisti”. Non sporcarsi per nulla di caratteristiche diverse, magari figlie dello stesso caos di cui è servo.

Anche per lei: in assenza di adeguate sporcature, di crepe nella sua corazza, si ha la sensazione di un personaggio costruito a tavolino, non certo di una persona.
Di John Ghost sappiamo ancora poco: cenni a una sua infanzia in Sud Africa, al fatto che sia un self made man; l’immagine contro luce dell’affascinante incrocio fra la regina Vittoria e un Grande Antico, il suo datore di lavoro; in “Mater Dolorosa”, il suo incidentale ruolo di protettore di Dylan, in nome di un obiettivo che sarà probabilmente poco gradito all’inquilino di Craven Road.
Se gli accenni saranno sviluppati, la situazione dell’antagonista migliorerà. Per adesso si fa fatica a provare interesse per lui.
La seconda madre – Mater Morbi
“Mater Morbi” è stata finora forse la migliore storia e il migliore contributo di Recchioni alla serie: il numero, grazie anche all’interpretazione grafica di un sempre bravo Massimo Carnevale, ha saputo introdurre nuove ombre e un nuovo orrore nella testata.

Non ne parli con i tuoi amici. Non ne parli con nessuno. Ti vergogni delle tue paure e cominci a mentire. Sei una persona sana convinta di essere malata che finge di essere sana. A poco a poco, cominci a credere alle tue stesse bugie e abbassi la guardia. Ti scordi che lei può colpirti in qualsiasi momento. Mater morbi. La tua amante più gelosa. Quella più esigente. La tua seconda madre.
Quando stai male, o credi di stare male, l’universo si restringe e tu diventi il solo protagonista del tuo dramma personale. È a quel punto che arriva sempre qualche amico a dirti che “devi distrarti”, spostare l’attenzione da te stesso agli altri. Come se l’altrui sofferenza potesse aiutarti a mettere nella giusta prospettiva la tua. Stronzate.
Mater Morbi è, al pari dell’alcolismo, una forza oscura che ti fa precipitare nel tuo abisso interiore e guardare ossessivamente dentro di te, escludendo il mondo esterno. Come John Ghost, rappresenta insomma tutto ciò che Dylan Dog cerca costantemente di affrontare e sconfiggere.
Ma non è solo, ed è questa la sua forza, un principio negativo.

Se il Ghost di Recchioni si conferma bidimensionale anche nella sua comparsa in “Mater Dolorosa”, l’autore romano dimostra di aver capito molto meglio e di saper costruire dinamiche di sicuro migliori e più sentite con Mater Morbi. E se il numero 361 non è perfetto, magari perché appesantito da un ruolo commemorativo che lo porta a far convergere forse troppe suggestioni, magari per il deja vu derivante dalla reiterazione di incubi già proposti nel numero 280, ci sono momenti e intuizioni, come il bello (in tutti i sensi) duello fra le madri, che sanno elevarlo, nobilitarlo.
E danno fiducia per il futuro di Mater Morbi e, con lei, del suo giocattolo Dylan Dog.
Conclusione – Recchioni e Dylan Dog
Due anni di “fase due”, una fase tre in arrivo (anche se non si sa ancora quando). Sclavi che ritorna a mettersi in gioco, mantenendosi al contempo sfuggente come il gatto Cagliostro in Craven road. E intanto la testata si muove: Roberto Recchioni, e con lui Paola Barbato, in primis, ma non soli, hanno dimostrato di saper prendere in mano i personaggi. E proporre un cambiamento, introdurre variazioni alla formula.
Non tutto è perfetto: si può dire che non si è tornati alle meraviglie del periodo d’oro. Ma sarebbe sbagliato, di più, pericoloso, pensare che il passato sia l’unica strada. Perché guardarsi indietro significherebbe emulare, proporre cloni sbiaditi. E invece forse il nuovo verrà con il caos, con il dolore, con la malattia: al di là di telefonini, pensionamenti, corpi di polizia forzatamente multi etnici e un tranquillo paesino che sembra la Cabot Cove dell’incubo, la sensibilità del nuovo curatore, e di sceneggiatori vecchi e nuovi con lui, daranno un contributo diverso, smuoveranno qualcosa. I segnali ci sono, speriamo che l’old boy sappia seguirli.












mater morbi è un ottimo personaggio, John Ghost per nulla, sembra uscito da arrow/l’uomo ragno/superman ecc
ps nora non è morta definitivamente? è stata fatta a pezzi
Ciao Marco,
Su John Ghost: le sue premesse, per lo meno, sono interessanti. La speranza è che cresca.
Per Nora: è rimasto il cuore (se l’è portato via Gus). Prima o poi rispunterà fuori.
per nora penso si sono ispirati al film la morte ti fa bella