2×5 vedute del Mondo di Nathan Never

2×5 vedute del Mondo di Nathan Never
Massimo De Santo, esperto conoscitore di fantascienza, omaggia Nathan Never con un viaggio letterario e musicale attraverso venticinque anni di storie.

8.

L’ottava veduta è l’aleph.1

 “Nella parte inferiore della scala, sulla destra, vidi una piccola sfera cangiante, di quasi intollerabile fulgore. Il diametro dell’Aleph sarà stato di due o tre centimetri, ma lo spazio cosmico vi era contenuto, senza che la vastità ne soffrisse. Ogni cosa (il cristallo dello specchio, ad esempio) era infinite cose, perché io la vedevo distintamente da tutti i punti dell’universo. Vidi il popoloso mare, vidi l’alba e la sera, vidi le moltitudini d’America, vidi un’argentea ragnatela al centro d’una nera piramide, vidi un labirinto spezzato (era Londra), vidi infiniti occhi vicini che si fissavano in me come in uno specchio, vidi tutti gli specchi del pianeta e nessuno mi riflette […]

Vidi l’Aleph, da tutti i punti, vidi nell’Aleph la terra e nella terra di nuovo l’Aleph e nell’Aleph la terra, vidi il mio volto e le mie viscere, vidi il tuo volto, e provai vertigine e piansi, perché i miei occhi avevano visto l’oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha contemplato: l’inconcepibile universo. Sentii infinita venerazione, infinita pena.”

Il punto unico in cui si vedono tutte le cose. Non è  forse lo sguardo con cui abbiamo visto combinarsi nelle storie di Nathan, mille e uno mondi, mille e uno sguardi, mille e uno personaggi vividi e reali?

La storia di Nathan che vibra dell’intensità dell’aleph (forse perché ha il titolo di un altro racconto di Borges) per me è La biblioteca di Babele, NN #50.

Babele - NN 50 pg 111 basso
#50 – La biblioteca di Babele

  1. J. L. Borges, L’Aleph, in Tutte le Opere, I Meridiani Collezione 17, Arnoldo Editore 

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