In una lunga intervista concessa a Deadline a ridosso del San Diego Comic-Con, il regista James Watkins ha parlato in maniera approfondita di Clayface, il film DC Studios incentrato sul villain di Batman in uscita a ottobre, di cui è stato diffuso un nuovo, inquietante trailer ufficiale appena due giorni fa.
Watkins ha evidenziato la tragicità della storia di Matt Hagen, aggiungendo che per la pellicola si è cercato di attingere a fumetti e cartoni animati che nel corso degli anni hanno esplorato il personaggio nelle sue numerose versioni.
Tutto, Basil Karlo, Matt Hagen e tutte le sue varianti. Ci sono molte ispirazioni provenienti da diversi fumetti. Per i fan che vogliono approfondire, ci sono molti riferimenti. Personalmente, volevo esplorare le emozioni del personaggio in modo più profondo. Ciò che mi ha colpito di più in tutte le precedenti versioni è stata la tristezza, la malinconia, il dolore, e ho voluto dargli una dimensione tragica, cercando di rappresentare il percorso di Hagen, il suo rifiuto e la ricerca della propria strada. La dualità di Clayface è davvero interessante: è un antieroe, ma non un cattivo a tutti gli effetti.
Watkins ha poi parlato della scelta di Tom Rhys Harries per il ruolo di Hagen, e di come si è arrivati alla decisione di prenderlo per il film.
Abbiamo visto tantissime persone e Lucy Bevan è una direttrice del casting fantastica. Ma Tom è arrivato e io non conoscevo affatto il suo lavoro, eppure ha fatto un provino davvero interessante. Probabilmente gli ho fatto fare altri quattro provini, compresi alcuni in cui si confrontava con altri attori. C’è qualcosa di vagamente alla Clayface nel viso di Tom. Clayface è un mutaforma e ho avuto questa stessa esperienza con James McAvoy, un attore magistrale, capace di passare con una gradazione microscopica dall’essere sfacciato all’essere diabolico. E ho percepito questo tipo di sfumature in Tom, tra l’essere una sorta di monello, un orfano con una certa vulnerabilità che a volte si può interpretare, ma anche, con un semplice cambio di registro, un sorriso maniacale che può diventare leggermente inquietante, e riusciva a fare tutto questo rimanendo credibile. Mi ha ricordato Matt Hagen, e quando hai qualcosa del genere, è molto difficile andare oltre.







