Tarzan delle scimmie (Tarzan of the Apes), creato nel 1912 dalla penna di Edgar Rice Burroughs per una serie di romanzi inizialmente serializzati su rivista – tanto apprezzati dal pubblico quanto osteggiati dalla cosiddetta critica “colta” – divenne fin da subito una vera e propria icona popolare, e anche uno dei primi personaggi che oggi definiremmo “multimediali”.
Burroughs cedette dopo pochi anni i diritti di sfruttamento del suo eroe alla nascente industria cinematografica, divenendo così milionario, e già nel 1918 uscì la prima di una serie di pellicole mute dedicate a Tarzan, che proseguirono fino al 1929 e furono seguite negli anni ’30 dal celebre ciclo sonoro interpretato dall’ex nuotatore olimpionico Johnny Weissmuller, un caposaldo del cinema avventuroso, e quindi da quello di Lex Barker e da innumerevoli altri film, fino ad arrivare ai giorni nostri. La prima versione teatrale, a Broadway, è del 1921, mentre il primo show radiofonico del 1932. Non si contano, poi, telefilm, cartoni animati, action figure e videogiochi dedicati al “Re delle scimmie”, autorizzati e non.
La prima trasposizione a fumetti risale al 1929: una serie di sessanta Daily strips (strisce giornaliere) disegnate da Hal Foster e pubblicate in contemporanea su diversi quotidiani americani. L’iniziativa ottiene un buon successo, ma Foster – fumettista riluttante che preferiva dedicarsi all’illustrazione – abbandona il progetto e le strisce successive vengono così affidate a Rex Maxon. Nel 1931, spinto da motivazioni soprattutto economiche (era il periodo della Grande Depressione), Foster accetta di tornare a disegnare il personaggio, sotto l’egida della United Feature Syndicate, realizzandone le Sunday pages (tavole domenicali) a pagina intera e a colori, impegno che prosegue ininterrottamente fino al 1937, per un totale di 292 tavole, quando cede il testimone a Burne Hogarth.
Realizzati sotto pressanti scadenze settimanali – ogni singola tavola richiedeva almeno 50-60 ore di lavoro – i Sunday Comics di Tarzan si imposero immediatamente come un’opera spartiacque all’interno della nona arte. Il lavoro di Foster fissò un nuovo standard, trasformandosi sia in un “istant classic” che in un riferimento obbligato per chiunque avesse voluto dedicarsi al fumetto da lì in avanti.
Per dire dell’impatto rivoluzionario – forse più ancora dell’opera maggiore di Foster, Prince Valiant – e delle ragioni dell’influenza su generazioni di disegnatori successive (un nome per tutti: Frank Frazetta), italiani compresi, basti citare il realismo della messa in scena, in completa controtendenza con lo stile umoristico e caricaturale fino ad allora in voga nei fumetti, l’inedita e accurata precisione anatomica, l’innovativo dinamismo dello storytelling in grado di trasmettere il senso del movimento e di infondere alla narrazione un ritmo spettacolare e quasi cinematografico, l’intensa espressività dei personaggi e la suggestiva raffigurazione della giungla lussureggiante e degli animali selvaggi.
Le Sunday pages erano rigorosamente strutturate secondo una gabbia fissa: una striscia con il titolo e poi quattro strisce di tre (raramente due) vignette ciascuna, di identiche dimensioni. Non c’erano baloon, e il testo era riportato in didascalie. Ogni singola vignetta realizzata da Foster può essere considerata una vera e propria piccola illustrazione a sé stante, ricchissima di dettagli e con pochissimi spazi vuoti, ma sempre posizionata con un preciso senso nell’economia della pagina. Foster cambia di continuo il focus delle inquadrature, costruendo sequenze di notevole impatto visivo, strutturalmente complesse e graficamente elaborate, mantenendo allo stesso tempo un completo controllo ed equilibrio nella composizione della tavola, in cui vengono bilanciate perfettamente tutte le istanze narrative (azione, tensione, esotismo, romanticismo).
Taschen, casa editrice tedesca specializzata in libri d’arte ed edizioni per collezionisti, con particolare attenzione alla pop art, presenta nella sua collana XXL l’intero corpus delle tavole domenicali del Tarzan di Foster in un unico, poderoso volume di 392 pagine, di dimensioni imponenti (34 x 44 cm), corredato da un ampio apparato critico e iconografico curato dall’editor Dian Hanson pubblicato in tre lingue (inglese, tedesco e francese – manca purtroppo l’italiano), non rinunciando a presentare le prime antesignane sessanta strisce giornaliere in bianco e nero, la cui importanza non è affatto secondaria (“il primo fumetto avventuroso naturalistico di tutti i tempi, americano e non”, secondo il critico Leonardo Gori), una vera e propria chicca per appassionati. Tutti i fumetti sono presentati nella loro versione originale in lingua inglese.
Per approntare questa pubblicazione, l’editore tedesco è partito presumibilmente dai quotidiani dell’epoca, essendo andati sicuramente perduti gli originali e probabilmente anche le prove di stampa (le cosiddette proofs), per poi scansionare le pagine ad alta definizione e ripristinare con un accurato lavoro di restauro e pulizia digitale – i quotidiani degli anni ’30 erano stampati su carta molto povera – sia i minuziosi dettagli del tratto di Foster che l’inconfondibile colorazione a puntini effettuata con la tecnica Ben Day. La resa di stampa, su carta opaca con una grammatura che ricorda quella di giornale, è impeccabile e le dimensioni delle tavole – che dovrebbero corrispondere a quella della loro prima pubblicazione, ma che sono comunque rimpicciolite rispetto agli originali di Foster, che lavorava sul formato enorme di 51 x 68 cm – esaltano al massimo il lavoro certosino e perfezionistico del disegnatore, evidenziandone l’eleganza e pulizia del segno.
Il volume, raccolto in una custodia di cartone protettiva, ha – come da tradizione della casa editrice – una veste grafica di pregio, con una copertina rigida in tela e una rilegatura a filo refe di alta qualità. La completezza filologica e le dimensioni importanti lo rendono sia un prezioso tomo di studio per storici e appassionati del fumetto che un prezioso oggetto da collezione, e vista la sua difficile collocabilità in libreria a suo modo anche un elegante oggetto di design, come altri libri Taschen.
Vista l’impeccabilità di questa edizione “deluxe” del ciclo del Tarzan fosteriano, auspichiamo che l’editore prosegua con quello, altrettanto fondamentale, di Burne Hogarth.
Abbiamo parlato di:
Hal Foster’s Tarzan: The Complete Sunday Comics 1931–1937
Hal Foster (a cura di Dian Hanson)
Taschen, 2026
392 pagine, cartonato, colori – 200,00 €
USBN: 9783754402641














