Ragguardevoli autori: intervista ad Ampollini e Cavalli

Michele Ampollini, classe ’75, è autore e imprenditore. Come autore ha scritto la serie TV di con Marcello Cavalli e , alcuni episodi di sitcom (Camera Cafe, Piloti) e cartoni animati (Ronaldinho Gaucho’s Team) in coppia con Marcello Cavalli, web serie (i Corsi per interpretare le istruzioni di Diseducation TV) e libri umoristici (tra cui Questo libro ha zero tituli e Nel dubbio ti amo). È tra i fondatori di Digitouch, azienda di digital marketing italiana. Dal 2008 vive a Barcellona dove ha fondato Nuts Ideas e Juga Entertainment, aziende di Digital Entertainment.

Marcello Cavalli è nato a Parma nel 1974, è laureato in Conservazione dei Beni Culturali, appassionato di grafica, disegno e arte e lavora da diversi anni come autore. Ha scritto la serie TV di Rat-Man con Michele Ampollini e Leo Ortolani, alcuni episodi di sitcom (Camera Cafe, Piloti) e la serie a cartoni animati Ronaldinho Gaucho’s Team sempre assieme a Michele Ampollini. Inoltre è autore di romanzi (D10),  film e cortometraggi indipendenti.
Si occupa di comunicazione aziendale e si è specializzato in social media marketing ricoprendo il ruolo di docente di scrittura creativa anche all’interno del Master SQcuola di Blog.

Proprio in virtù di queste esperienze e della loro lunga conoscenza e amicizia con Leo Ortolani, abbiamo contattato e intervistato Ampollini&Cavalli in occasione di questo speciale sulla fine di Rat-Man.

Ciao Michele e Marcello, e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande.
Partiamo dal vostro rapporto con Leo Ortolani: come vi siete incontrati con lui?

Rat-Man_Intervista-ampollini-cavalli_1_Interviste Michele: La prima volta è stato per vedere un dimenticabilissimo film (Hollow Man) al Cinema Roma di Parma nell’anno 2000, introdotto da una comune amica (peraltro protagonista di una delle sue strip di gioventù, le ComiXisters). È stato il primo di una lunga serie di film bruttissimi visti insieme, culminati (per ora) con la visione di Alien: Covenant ‒ film che però ci hanno forgiati fino a farci diventare gli ometti ragguardevoli che siamo ora.
Marcello: Ho incontrato Leo una prima volta, da fan, a una Lucca Comics di uno spropositato numero di anni fa. La fiera era ancora nel solo palazzetto, io avevo ancora velleità da disegnatore e Leo era ancora all’autoproduzione. La seconda volta, invece, credo fosse già per presentargli i Ragguardevoli su segnalazione di Paolo Nori. Da lì, timidamente abbiano iniziato a conoscere lui, i suoi amici, il suo mondo e piano piano siamo entrati a farne parte anche noi.

Passando ai vostri Ragguardevoli Sabati Sera: come sono nati? Qual è la “filosofia” che sta dietro a questi “racconti dalla provincia”?
M&M: I Ragguardevoli sono nati nel lontano 1994 tra la cameretta di casa Cavalli, che all’epoca aveva un modernissimo 386 ideale per cimentarsi con la videoscrittura, e le sale del castello di Noceto sede della Pro Loco. La neonata associazione aveva iniziato a stampare un giornalino per i Nocetani, il Megafono, e cercava editoriali per i giovani. Noi osservavamo questi ragazzi di poco più giovani che frequentavano il bar del Parma Club e che chiamavamo amorevolmente “i rustici” per i loro modi raffinati. Abbiamo provato a descrivere le loro avventure, mettendoci un po’ delle nostre: il loro ambiente (disco, calcio, virilità, ricerca del divertimento a tutti i costi) mixati al nostro rapporto diciamo non proprio fortunato con le “polle”, et voilà, ecco i Ragguardevoli.

Com’è avvenuto l’approdo sulle pagine di Rat-Man Collection, e cosa ha significato per voi?
Rat-Man_Intervista-ampollini-cavalli_7_Interviste M&M: I Ragguardevoli erano tra i vincitori di un concorso letterario che si chiamava “Ricercare”, che per alcuni era trampolino per una pubblicazione, tanto che con noi c’era anche un fuoriclasse assoluto come Nicola La Gioia che poi ha addirittura vinto il Premio Strega. Noi non siamo stati pubblicati da nessuno, però Paolo Nori, talento parmigiano già consacrato ma passato anni prima per gli stessi ambienti, ci ha segnalati alla sua amica Caterina, moglie di Leo, che ci ha segnalati a Leo, che ci ha portati nel cuore della sua Rat-Man Collection, con notevole sprezzo del pericolo.

Quanto poteva essere azzardato proporre quattro pagine in prosa su una rivista a fumetti da edicola?
Marcello: Probabilmente tanto e credo che all’inizio quelle pagine fossero saltate a piè pari da tutti i lettori ma, avventura dopo avventura, i Ragguardevoli hanno affinato il loro carattere e sono riusciti a farsi voler bene perché nella loro c’è un po’ dell’adolesciiiienzia di tutti.
Michele: Molto azzardato, ma Leo è uno che non ha paura di rischiare se è convinto che ne valga la pena. Tanto è vero che dopo ha dato spazio sulla Collection persino agli Esopo Reloaded, favolette satiriche che qualcuno forse si ricorderà (con più o meno raccapriccio) e che ci sono costate gli strali di numerosi lettori che non ne capivano, o non ne apprezzavano, lo spirito.

Passiamo al cartone animato di Rat-Man, andato in onda a partire dal 2006, di cui siete stati sceneggiatori.
Come siete stati contattati per far parte dello staff?
Michele: Abbiamo scritto tre sceneggiature di prova. Leo le ha lette bene e le ha subito gettate nel cestino dei rifiuti più lontano da casa sua. A quel punto, quando sembrava tutto perso, siamo stati fortunati: il caso ha voluto che Caterina fosse stata nel frattempo rapita e rinchiusa da anonimi in una location che conoscevamo solo noi, e convincere Leo è stato più facile.
Marcello: Leo aveva fatto fare alcune prove di sceneggiatura a dei professionisti del settore, ma sembra che questi non avessero colto appieno lo spirito di Rat-Man. Per questo motivo, visto che Leo sentiva il suo umorismo affine al nostro, ha voluto darci un’occasione. All’inizio il nostro lavoro era un po’ farraginoso, non avevamo mai scritto una sceneggiatura, ma probabilmente ha visto in noi qualcosa e passo dopo passo siamo riusciti a dare la nostra interpretazione di Rat-Man per la TV.

Riportare la comicità di Rat-Man dal fumetto all’animazione: quanto è difficile, come avete lavorato sui tempi comici, cosa sapevate di perdere nel passaggio e cosa avete cercato di guadagnare?
Rat-Man_Intervista-ampollini-cavalli_2_Interviste M&M: Crediamo che da parte nostra ci sia stata anche un po’ di incoscienza, ci siamo buttati a capofitto in questa grande occasione e penso che quello che ci ha permesso di farcela sia stato, oltre al costante supporto e incoraggiamento di Leo, il nostro grande affiatamento e il fatto di essere cresciuti insieme. Ogni sceneggiatura veniva infatti “recitata”, un po’ come quando giocavamo tra di noi da piccoli e creavamo le nostre avventure nel giardino dei nonni. Sicuramente abbiamo dovuto limare una parte della causticità del personaggio, ma non dovendo descrivere esattamente il mondo del Rat-Man del fumetto, abbiamo potuto metterci tutta la nostra fantasia per far vivere al personaggio avventure a 360 gradi.

Quali erano le direttive provenienti dalla produzione, e quanta libertà avevate voi nella gestione delle trame e della serie?
M&M: All’inizio avevamo più o meno totale libertà, a parte ovviamente restare nei canoni del personaggio. Dalla RAI ci avevano detto che volevano i Simpsons italiani e figuriamoci, era un sogno provare a creare un prodotto che era il mix del nostro cartone animato preferito e del nostro fumetto preferito. Col tempo però ci è stato chiesto di smorzare le parti più caustiche e pungenti, ad esempio eliminando personaggi che nel fumetto hanno un impatto decisamente ENORME (ehm…), e di limitare un po’ la fantasia per non richiedere sforzi economici eccessivi alla produzione. Paletti che hanno pesato sul prodotto finale anche se ci hanno fatto aguzzare l’ingegno: crediamo di aver messo spunti ancora attuali di satira sociale nascosti qua e là (vedi le puntate sull’Uomo Cellulare, Smascherato o La cosa nel buio). Inoltre abbiamo potuto scrivere quello che consideriamo il nostro piccolo capolavoro: la puntata Risparmio e fantasia, dove ironizziamo sui limiti di budget, che abbiamo avuto la soddisfazione (?) di aver visto copiata pari pari nientepopodimeno che da Gumball.

Qual era il livello di collaborazione con Leo Ortolani, nella stesura delle sceneggiature per il cartone animato? Quanto pesava il suo parere nello sviluppo delle trame?
Rat-Man_Intervista-ampollini-cavalli_3_Interviste Michele: La produzione avveniva così: sottoponevamo a Leo le idee per le puntate sotto forma di sinossi. Leo approvava o cassava in base al suo senso di ragno: in generale le storie che lo interessavano e solleticavano maggiormente erano quelle dove veniva fuori il “sense of marvel”, quello stupore bambinesco che si ritrova nelle migliori storie Marvel e che in Rat-Man è così presente. Le sceneggiature le scrivevamo tutte rigorosamente a quattro mani, poi le passavamo a Leo che le sistemava col suo tocco magico: alcune quasi le riscriveva, altre semplicemente una passata e via.
Marcello: Rat-Man non è nostro, ci è stato dato in prestito, per cui Leo aveva, giustamente, l’ultima parola su tutto. E meno male! Le prime sceneggiature sono state per noi una palestra nella quale Leo ha più volte corretto i nostri errori nel realizzare gli esercizi. Col tempo siamo riusciti a migliorare la postura, andare avanti con le nostre gambe e fare addirittura il quadro svedese!

Come vi approcciavate al personaggio, per mantenerne intatte le caratteristiche essenziali anche nel passaggio al cartoon?
Marcello: Innanzitutto va detto che noi abbiamo conosciuto Rat-Man molto prima di conoscere Leo e li abbiamo molto amati entrambi (Caterina ci perdonerà per questa affermazione). Rat-Man per noi era un oggetto di culto e da fan e lettori non potevamo far altro che cercare di rispettarlo il più possibile. Leggevamo e rileggevamo gli albi, sia per richiamare alcune situazioni più note ai fan, sia per cercare di farlo agire come avrebbe fatto Leo.
Michele: Abbiamo cercato di fare un prodotto che fosse apprezzabile sia dai lettori, sia da chi non aveva ancora avuto modo di conoscere il Ratto nella versione comic. Sicuramente il cartone richiama più il personaggio dei primi numeri, quello delle storielline autoconclusive dell’autoproduzione ortolaniana, che quello complesso e sfaccettato che emerge pian piano con la continuity della Collection. Qualcuno l’ha visto come un limite ma era l’unico modo per far arrivare il Ratto in TV.

La serie animata è stata accolta anche da diverse critiche, che puntavano il dito sulla differenza con il fumetto, sull’approccio più edulcorato ad alcuni personaggi e su una comicità meno pungente: come avete interpretato questa accoglienza? Tornando indietro pensate che cambiereste qualcosa?
Rat-Man_Intervista-ampollini-cavalli_4_Interviste Marcello: A dirla tutta erano sempre gli stessi fan, che oggi chiamiamo amorevolmente “talebani”, che facevano tanto rumore scrivendo un sacco di post su ogni forum possibile. Guardandoci indietro ci siamo accorti che in tanti articoli pubblicati all’epoca su Rat-Man e altre riviste Panini, sia noi che Leo avevamo da sempre detto che il Rat-Man del cartoon sarebbe stato meno pungente per potersi rapportare a un pubblico televisivo. Il risentimento e lo stupore di questa frangia ci sembrano quindi un po’ poco motivati. Parlandone negli anni abbiamo capito che ai più è piaciuto e che ha portato anche molti nuovi lettori al Rat-Man cartaceo. Sicuramente, noi per primi avremmo preferito poter spingere di più sull’acceleratore della comicità ortolaniana.
Michele: Detto che comunque il passaggio dalla carta allo schermo non è mai indolore, specie col fumetto comico (anche mostri sacri come Lupo Alberto, Cocco Bill, Lucky Luke, Asterix, Garfield e i Peanuts sono lì a ricordarcelo), non ho rimpianti di sorta, e personalmente ritengo il cartone un prodotto molto buono. Credo che però non abbia avuto il successo che meritava né in Italia, dove è stato impallinato più che altro dalla scarsa promozione e da scelte di palinsesto discutibili, né all’estero, dove del resto non conoscono nemmeno il fumetto (e non sanno cosa si perdono).

Oltre ad aver scritto gli episodi del cartone animato, avete partecipato come sceneggiatori anche a due delle storie presenti in Rat-Man & Friends, il n. 48 di Rat-Man Collection che ospitava, caso unico, interpretazioni del personaggio per mano di autori che non fossero Leo.
Cosa vi ricordate e volete raccontarci di quell’esperienza?
Rat-Man_Intervista-ampollini-cavalli_6_Interviste Michele: È stata una di quelle volte dove è tutto perfetto tranne il tempismo, tipo la Bellucci che ti si offre ma tu sei ancora un quindicenne brufoloso vittima di ansia da prestazione. Vedersela col Ratto “originale” è stato un grandissimo onore ma anche una sfida impari, un po’ come essere chiamati sul palco davanti a centomila persone a cantare una canzone dopo i Tre Tenori.
Marcello: Tanta eccitazione, tanto panico, tanta inesperienza e incoscienza e tanta voglia di divertirsi con Rat-Man. Oggi me ne rendo conto meglio, ma per Leo deve essere stato proprio un atto di estrema fiducia averci concesso il permesso di utilizzare la sua Creatura. Credo sia stato un grande onore.

Qual è per voi l’elemento o gli elementi più caratteristici del personaggio ideato da Leo Ortolani, per cosa secondo voi “resterà nella storia”?
Marcello: Oggi che siamo alla fine, credo che l’elemento più importante di questo personaggio di fantasia sia il suo essere vero, essere umano, avere in sé un po’ di tutti noi. Rat-Man ha attratto il pubblico perché fa tanto ridere, ma lo ha tenuto stretto a sé perché è estremamente umano e profondo. Belle le storie spensierate di una volta, ma magnifico l’affresco dipinto da Leo in questi tanti meravigliosi anni di avventura.
Michele: Credo che Leo abbia fatto qualcosa di estremamente innovativo: una (strepitosa) saga a fumetti umoristica. Normalmente la struttura che meglio si adatta alla comicità è quella della strip, o quella del fumetto seriale alla Asterix dove tutto rimane sostanzialmente fermo nel tempo. Sviluppare un’intera saga di genere comico, quindi unire le capacità di narrazione a quelle umoristiche, è all’altezza di pochissimi eletti. Uno ce l’abbiamo in Italia: teniamocelo stretto!

Ringraziamo Michele Ampollini e Marcello Cavalli per averci concesso quest’intervista.

Intervista condotta via mail il 19 luglio 2017

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