Garth Ennis – Hitman e la politica (seconda parte)

Il messaggio politico di Garth Ennis da Hitman a "Just a Pilgrim". Rivoluzione, cannibalismo, amore e amicizia.
Articolo aggiornato il 21/12/2015

Rivoluzione

L’avversione per lo Stato e la predilezione per l’alternativa delle piccole comunità può far credere che Ennis nutra o approvi ideali rivoluzionari. In realtà, la potenziale spinta sovversiva che si potrebbe ricavare dal quadro delle sue opere è attutita da un pessimismo di fondo.

In Hellblazer John Constantine trascina il Signore delle Danze in una notte di bisboccia ma gli tiene nascosto che, per quanto si possa sfuggire alle sue maglie, lo Stato è sempre in agguato, ed è uno Stato che può rinchiudere le persone in manicomio e torturarle lasciando cicatrici che non si chiudono più.
L’episodio dedicato al Signore delle danze è una storia a lieto fine, e Ennis, forse proprio per questo, non parla mai dei trascorsi di Constantine nel manicomio di Ravenscar, tuttavia rievocherà la sua prigionia in una tavola del numero successivo della serie (1) .

Il ciclo Gli eroi di Tommy è caratterizzato da un pessimismo avvolgente e esplicito, sia perché Tommy, Ringo e Natt sanno bene che aiutare la Repubblica di Tynanda, uno Stato minuscolo che compare a fatica sulle carte geografiche, non cambia per nulla gli equilibri geopolitici planetari, sia perché, dopo la detronizzazione del dittatore Kijaro, il Paese africano viene amministrato da un ex-narcotrafficante per nulla pentito del suo passato di commerciante di eroina.

In un dialogo con Tommy Monaghan e gli altri mercenari, Christian Ributu afferma che:

“I soldi guadagnati con quelle droghe nutrono la popolazione rurale di Tynanda. Li vestono, curano le loro malattie, mantengono le loro case. Tutte cose che il tiranno Kijaro rifiuta di fare.
Guardami: vivo in un palazzo? Mi circondo di pistoleri e metaumani? No, scelgo di spendere il mio reddito per la mia gente.
Il denaro che trovate così ripugnante è la loro unica possibilità”

[Ringo chiede:] «Cosa c’è di male ad andare all’onu? A chiedere il suo aiuto?»

[Ributu replica:] “Le Nazioni Unite non aiutano i dittatori a meno che questi non abbiano qualcosa da offrire in cambio. E credimi, Tynanda non ha niente da offrire.
I potenti dell’Occidente ci prendono per la gola. Esportano il necessario per la guerra e il terrore, e poi fanno le regole per gli Stati che devono essere coinvolti nella macelleria che hanno creato.
Quindi: se la gente dell’Occidente desidera spararsi veleno nel corpo sono più che contento di venderglielo”. (2)

Dopo la conclusione della saga Salvation, è ritornato a raccontare le sorti della cittadina texana su n. 62. Il posto del malvagio Odin Quincannon è stato preso dal fratello buono Conan Quincannon, che ha aperto una nuova fabbrica rispettosa dell’ambiente e ha assunto gli abitanti del paese anziché ricorrere a manodopera proveniente dall’esterno.

L’aria nuova che si respira non impedisce però ai forestieri di attraversare la città, notare Lorena Bobbs e infastidirla a causa della sua malformazione (3) , a testimonianza che la comunità di Salvation, per quanto possa avere trovato un’armonia fra i cittadini, è solo un granello di sabbia in un gigantesco deserto (come Tynanda è uno staterello insignificante in mezzo a tanti altri che non hanno potuto essere liberati e messi in mano a un rivoluzionario che pensa solo alla sorte del popolo) e rimane in balia di sconvolgimenti che in ogni momento possono arrivare dall’esterno.

Garth Ennis – Hitman e la politica (seconda parte)

Da Preacher n. 62 p. 5 © dc Comics/Vertigo.

Inoltre, i rapporti fra la gente del paese non sono idilliaci. Il messicano che veniva maltrattato dagli amici è diventato un pezzo grosso della nuova fabbrica e approfitta della posizione di potere per restituire alla sua compagnia di bevute quello che aveva dovuto subire in passato.

Eccone una bella! Perché gli zoticoni lavorano per il messicano?
Facile! Perché erano troppo impegnati a fare battute sull’immigrato clandestino per chiedergli se avesse un titolo di studio.
E troppo impegnati a fottersi quella grassa vacca che spesso se ne faceva due o tre alla volta per accorgersi che si stava prendendo il lavoro di capo-officina nel nuovo stabilimento! (4)

La rivoluzione di Jesse Custer ha cambiato la sostanza dello status quo oppure si è limitata a spostare gli equilibri del potere?

Il cannibalismo

Ennis rigetta sia le fonti giuridiche in vigore negli Stati sia le regole morali imposte dalle religioni organizzate. Lo scrittore infatti non se la prende solo con la politica degli Stati ma anche con il cristianesimo, attaccato in modo pesante in Preacher, Chronicles of Wormwood e Ghost Rider. In pratica, Ennis spazza via dal suo campo di interesse le principali fonti di regole terrene e spirituali.

Cosa succede sbarazzandosi della cogenza di questi sistemi normativi?
Si apre quella grande voragine che è il problema etico.

Senza l’imperio delle norme statali e religiose, comunque considerate dall’autore fallimentari e non idonee allo scopo (5) , il singolo individuo si trova di fronte alla possibilità di comportarsi come vuole senza che ci siano regole a limitarlo.
Il problema è gestire nel modo migliore i propri rapporti interpersonali tentando di capire con l’esperienza (6) e la cultura (7) cosa sono il Bene e il Male. E la ricerca è lastricata di fallimenti.

In la violenza, sia fisica che verbale, è l’elemento di disturbo che impedisce alla microsocietà del Calderone di prosperare nel miglior modo possibile. Tutti i personaggi colpevoli di essere violenti finiscono per pagare un caro prezzo: Pat Noonan muore dopo avere insultato pesantemente Hacken, così come muoiono Sean Noonan, Ringo Chen, Natt il Cappello e Tommy Monaghan, tutti killer o ex-killer. L’attività di assassino, prima ancora di essere punita con il contrappasso, impedisce a Tommy di instaurare una vita sentimentale solida e felice. Se è vero che Hitman gode del rispetto degli abitanti del Calderone, è altrettanto vero che le sue fidanzate lo disprezzano per colpa della sua attività: Wendy lo lascia quando scopre qual è il suo lavoro, e Tiegel è continuamente irritata e combattuta, arrivando perfino a pensare di consegnarlo alla polizia.

Nei primi episodi della serie, Tommy Monaghan afferma con decisione di uccidere solo chi se lo merita: assassino sì, ma con un’etica ferrea. Si picca di non uccidere poliziotti (8) e di scegliere le sue vittime in modo da non eliminare chi fa parte dei “buoni”, come ha modo di dire, per esempio, al capo della csa che vorrebbe assumerlo come assassino di superumani:

“Mi piace lavorare in proprio. E mi piace scegliere chi colpire, invece di dover premere il grilletto contro uno dei buoni”. (9)

Col passare del tempo la convinzione del personaggio di essere moralmente retto si incrinerà. Il punto di non ritorno è il dialogo con Natt in Hitman n. 28. L’amico critica pesantemente l’atteggiamento di Tommy:

“Questa tua convinzione, questa linea che hai tracciato – come non sparare a qualcuno che è buono. Chi diavolo sei per giudicare?
“Non ti importa di far fuori mafiosi e uomini delle bande a dozzine, ma non uccidi nessun poliziotto?
“E se fosse nel giro? E se gli piacesse picchiare qualunque povero cristo che lo guarda strano? Non lo sai!
“[…] Tu sei un killer, Tommy! Uccidi per denaro! Convincitene.” (10)

Trovo che questo numero sia una tappa importante nella vastissima mole di fumetti scritti da Garth Ennis.

Si può avere sfiducia nei grandi Stati perché sono controllati da una gerarchia pronta a tutto pur di conservare il potere. Si può avere sfiducia nelle piccole comunità perché contengono i semi dell’odio razziale e delle faide pronti a germogliare in qualsiasi momento. Ma cosa succede quando si realizza che Stati e piccole comunità sono composti da uomini e proprio gli uomini – e non gli apparati – sono i responsabili della deriva morale?

Hitman uccide su commissione per scelta e come se non bastasse si racconta la bugia di essere un eroe. Quante bugie si possono raccontare a se stessi prima di sprofondare nell’abisso, rappresentato da Ennis, spesso e volentieri (11) , sotto forma di cannibalismo?

In Just a Pilgrim ((Garth Ennis e Carlos Ezquerra, Just a Pilgrim nn. 1-5, Wizard Entertainment-Black Bull Comics, New York 2001.)), lo sceneggiatore riprende di nuovo il tema della piccola comunità. Questa volta ambienta il fumetto in un futuro postapocalittico, dove l’umanità è stata decimata e gli Stati sono stati spazzati via. Non ci sono più gli alibi delle corporazioni e della cia: gli uomini sono liberi dal giogo statale e hanno la possibilità di raggrupparsi in comunità organizzate come meglio credono.
Just a Pilgrim però è la cronaca di un fallimento. Evidentemente non fa parte della natura umana progredire e tendere al bene: le comunità che tentano di emergere da quell’immenso deserto che è diventato la Terra crollano inesorabilmente.

Anche The Punisher: Born, la storia che darà il via a The Punisher (max), cioè la serie più importante e incisiva dell’Ennis degli anni Zero, è una discesa inesorabile, un fare i conti con il lato oscuro della propria anima.

“Tutti se la menano su come i bambini sono il nostro futuro, la nostra speranza, eccetera… Ma non è così, cazzo!
“Da chi è che imparano? Da noi. Che comportamenti avranno? I nostri. Che errori ripeteranno? I nostri.
“La gente scopa come conigli e sputa fuori questi dannati marmocchi senza sosta, poi parla di speranza… Ma loro non
faranno altro che peggiorare la merda che noi abbiamo già prodotto!
“Cosa, non siete d’accordo? Pensate che siamo qualcosa che vale la pena di prolungare?
“Beh, fatemi il piacere di guardare il Mondo che avete attorno, okay? E poi provate a dirlo di nuovo senza ridere…
“Non siamo… Mmm… Figli della fottuta luce divina che entrano mano nella mano nell’Era dell’Acquario.
“Siamo segaioli che distruggono il Pianeta e pisciano l’uno in faccia all’altro, così che metà del Mondo muore di fame e l’altra metà cerca sempre un nuovo modo per evitare che se ne accorga. Credetemi, è questo il cazzo di limite al nostro potenziale”. (12)

 L’amore e l’amicizia

“Cosa c’è di più importante nella vita oltre al legame con le persone che amiamo?” (13)

Nonostante la sfiducia verso le comunità organizzate, Ennis crede molto nell’amore e nell’amicizia. Preacher è più di ogni altra cosa una storia d’amore che si conclude con Jesse Custer e Tulip che cavalcano felici verso l’orizzonte. E Hitman è un fumetto dove l’amicizia è il perno di moltissime storie, dalla morte di Pat Noonan al legame fra Natt e Tommy, passando per i sentimenti ingenui di Hacken, l’amicizia cameratesca dei soldati della sas e il rapporto contrastato fra Tommy e Ringo.

Dopo il lieto fine di Preacher mi sembra che Garth Ennis abbia imboccato una strada cupa che ha segnato gli anni zero.

Nel ciclo della serie The Punisher (max) intitolato L’uomo di pietra, Kathryn O’Brien si reca in Afghanistan per assassinare alcuni talebani che anni prima l’avevano violentata. Mentre cerca di ucciderne uno nelle strade di Kabul, viene arrestata da una squadra della sas e condotta in una località isolata per essere giustiziata sommariamente. Il militare, mentre le sta puntando la pistola alla nuca, riceve una telefonata dal suo vecchio amico Frank Castle. Il Punisher sta cercando proprio la O’Brien, e il soldato della sas, per fargli un favore, non la uccide e la lascia scappare.

Ancora una volta ritorna il tema della sovrapposizione del sistema particolare – questa volta costituito non da una piccola comunità, ma dall’amicizia fra Castle e il soldato – al sistema ufficiale. E ancora una volta il sistema particolare è migliore di quello statale, dato che, se avesse funzionato il secondo, la donna sarebbe stata giustiziata.

Nel seguito del fumetto, però, Ennis mostra che una piccola buona azione come il salvataggio della O’Brien non è altro che un granello di polvere stritolato inesorabilmente in quelle macchine di morte che sono gli Stati. L’uomo di pietra, un generale russo famoso per i crimini di guerra commessi in Afghanistan negli anni Ottanta, compie un eccidio di civili, e la storia d’amore fra Frank Castle e Kathryn O’Brien, sbocciata proprio nelle pagine de L’uomo di pietra, finisce sul nascere con la morte violenta della donna, che era l’unico appiglio al quale avrebbe potuto aggrapparsi il Punitore per ritrovare la propria umanità affogata nel sangue e nelle carneficine.

Nella seconda miniserie di Just a Pilgrim (14) un gruppo di scienziati vuole abbandonare la Terra, ormai ridotta a un deserto morente per colpa di una catastrofica eruzione solare, per cercare nuovi pianeti abitabili. Al termine di una serie di avvenimenti tragici sopravvivono solo il Pellegrino e una coppia di scienziati che decidono di partire da soli verso le stelle. La speranza di costruire qualcosa di nuovo e bello è ridotta a un lumicino: quante probabilità hanno un uomo e una donna di raggiungere altre stelle a bordo di uno Shuttle artigianale e dare il via a nuove generazioni di esseri umani?

Il passato è un disastro da dimenticare e la possibilità che in futuro riusciamo a costruire qualcosa di buono è praticamente inesistente.


Note:
  1. Garth Ennis e Will Simpson, Hellblazer n. 50, DC Comics/Vertigo, New York 1992, p. 15. 

  2. “The revenue for those narcotics feeds Tynandas rural population. It clothes them, heals their sick, maintains their homes. All things that tyrant Kijaro refuses to do.”
    “Look at me: do I live in a palace? Do I surround myself with guns and metahumans? No, I choose to spend my income on my people.
    “The money you find so repulsive represents their only chance.”
    “What’s wrong with going to the U.N.? Asking them for aid?”
    “The United Nations does not help dictatorships – Unless they have something to gain in return. And believe me, Tynanda has nothing to offer.”
    “The western powers have the rest of us by the throat. They export the means for war and terror, then make the rules for the States who have to stumble through the slaughter they’ve created.
    So: if people in the West wish to shoot their bodies full of poison – I am more than happy to sell it to them”. Op. cit. n. 32, 1998, p. 16. 

  3. Si ripete la scena all’inizio di Salvation, quando Lorena era stata importunata dagli uomini di Odin Quincannon. 

  4. “Here is a good one! Why did the rednecks end up working for the mexican?
    Easy! Because they were too busy making wetback jokes to ask if he had any formal education.
    And too busy fucking the big fat cracker sow who quite often took them on two or three at a time to notice him going for the foreman’s job at the new plant!” Ibid. p. 9. 

  5. Nella seconda miniserie del ciclo Just a Pilgrim il Pellegrino incontra una comunità di scienziati che vuole abbandonare la Terra a bordo di uno Shuttle. Inizialmente il protagonista chiede agli uomini della missione di portare con sé una Bibbia che possa servire da guida morale. Dopo avere patito una serie di orrori il Pellegrino si convince che il Dio in cui credeva non può esistere, quindi dice all’equipaggio che sta partendo di lasciare la Bibbia sulla Terra. 

  6. Nell’ultimo capitolo di Preacher Cassidy deve morire e rinascere per poter finalmente apprezzare l’amicizia che gli era stata offerta da Jesse Custer. 

  7. Nella seconda miniserie di Just a Pilgrim il Pellegrino trae insegnamento dal diario scritto dal ragazzino che nella prima miniserie ha fatto saltare in aria se stesso e il Titanic. 

  8. “I don’t shoot cops”. Op. cit. n. 1, 1996, p. 24. 

  9. (“I like bein’ freelance. An’ I like choosin’ who I hit, instead of maybe havin’ to pull the trigger on one’ve the good guys”. Op. cit. n. 9, 1996, p. 18. 

  10. “Well this whole thing you got, this line you draw – Like you ain’t shoot anyone good? Who the hell are you to judge that?
    “Like you don’t mind wastin’ wiseguys an’ gangstas by the dozen, but you ain’t gonna kill no cop? What if he’s on the take? Or he likes beatin’ on any poor brother looks at him funny? You don’t know!
    “[…] You a hitman, Tommy! You kill for money! Live wit’ it!” Op. cit. n. 28, 1998, p. 19. 

  11. Il tema del cannibalismo è ricorrente: lo troviamo in Goddess, Hitman, Just a Pilgrim, Preacher, Hellblazer, Crossed e The Punisher

  12. Garth Ennis e John Higgins, Hellblazer: Figlio dell’uomo, Magic Press, 2003, trad. it. Matteo Casali, pag. 7. Edizione originale: Hellblazer n. 129, dc Comics, New York 1998, p. 2. 

  13. “Beyond the people we love, what else is there in life that’s worth hanging onto?” Garth Ennis intervistato da Zack Smith. Op. cit. 

  14. Garth Ennis e Carlos Ezquerra, Just a Pilgrim: Garden of Eden nn. 1-4, Wizard Entertainment/Black Bull Comics, New York 2002. 

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