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Garth Ennis, ovvero: l’Anticristo dei fumetti

Garth Ennis, ovvero: l’Anticristo dei fumetti
Fede e religione sono argomenti che hanno caratterizzato molte opere dello scrittore irlandese Garth Ennis, attraverso la critica e non disdegnando la blasfemia. Le miniserie di "Bloody Mary" e "Just a Pilgrim" ne sono due chiari esempi.

C’è qualcosa di sbagliato, nel giovane . È questo che potrebbe pensare qualsiasi buon cristiano, forte di un morigerato giudizio maturato dalla lettura di alcune delle opere principali dell’autore mainstream, noto soprattutto per l’umorismo nero, il turpiloquio – che non disdegna la blasfemia – e una passione forse eccessiva per la buona birra irlandese.

Il figlio del sig. Ennis non è un uomo di fede.

Eppure la fede, o la mancanza di essa, è sempre stata uno dei principali trait d’union nei racconti dell’anticristo di Holywood. Fede come la intenderebbe il buon cristiano di cui parlavamo all’inizio, o fede in un ideale, in un mito.

L’esordio di Ennis è con la miniserie Troubled Souls, inizialmente pubblicata a puntate sulla storica antologia Crisis. Thomas Boid, giovane protestante senza veri ideali, durante una tranquilla serata con gli amici in un bar di Belfast incrocia Damien McWilliams, un killer dell’IRA che lo coinvolge in un attentato terroristico. Un racconto in cui fede e politica si mischiano, nel teatro più complesso della moderna Storia europea: l’Ulster, dove protestanti e cristiani hanno ingaggiato una guerra ideologica, e civile, tutt’ora in corso.

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La copertina dell’edizione in volume di True Faith © – Vertigo.

True Faith, pubblicata sulla stessa rivista antologica quasi in contemporanea, contiene in forma embrionale parte dell’incipit di Preacher, l’epopea più rappresentativa dell’immaginario di Ennis. Terence Adair è un uomo di fede. La fede ti viene in soccorso quando l’impotenza ti costringe all’attesa. Ed è così che si sente Terry mentre sua moglie partorisce il suo primo figlio. Ma non sempre pregare Dio è sufficiente, e un’improvvisa emorragia interna interrompe i sogni di famiglia di un uomo per bene, disintegrando la sua forse già fragile mente. Dio ha fatto del mondo la sua cloaca, è arrivato il momento di ucciderlo! Ne farà le spese Nigel Gibson, adolescente ateo che scoprirà in sé il bisogno di aver fede in qualcosa di superiore, come la collera di Terry.

Bisogno condiviso con il protagonista della storia breve Light Me, che, illuminato dal “Duca” John Wayne e dal messaggio “fuck comunism” inciso sull’accendino da lui donatogli nel ’Nam, trova l’impeto di reagire alla miseria della propria vita. Impeto, però, subito fiaccato dal vero dio del nuovo millennio: la televisione.

Come vedete, la fede sembra per Ennis qualcosa da cui si può fuggire, o che si può combattere con forza, riuscendo, tuttavia, soltanto a sostituirla con altro, perché, a dispetto dalle aberrazioni che è in grado di produrre, come accade ad esempio in Bloody Mary o nel più estremo Just a Pilgrim, non si può mai rinunciarvi veramente.

Bloody Mary

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La copertina dell’edizione in volume di Bloody Mary © dc Comics-Vertigo.

Di Mary la sanguinaria sono uscite finora due miniserie, pubblicate entrambe da Helix, tra il 1996 ed il 1998, e successivamente ristampate in un solo volume sotto l’etichetta Vertigo della dc Comics.

Nel non troppo lontano 2012, tanto caro al nostro Roberto Giacobbo, l’Apocalisse è già avvenuta. Ma non è stato necessario scomodare Maya o gli alieni. È bastata la folle deriva dispotica dell’Europa che, comandata dall’euro presidente Jerome Rochelle, ha dichiarato guerra agli immigrati, cominciando un’espansione incontrollata. La risposta armata della coalizione americo-britannica non ha tardato molto, mossa, più che dalla difesa dei diritti umani, dal timore di perdere il controllo economico del mondo, di fronte al sempre più forte super Stato franco-tedesco.

Mary è un fiero soldato dell’esercito di sua maestà. Un killer, reduce della miglior compagnia di killer della corona. L’“uomo” giusto per guidare la missione di recupero della misteriosa superarma destinata a decidere il risultato del conflitto. Non guasta il fatto che Mary abbia un conto in sospeso con il mercenario in procinto di vendere l’arma a Rochelle: Anderton, ex-commilitone e principale responsabile dello sterminio della sua compagnia, oltre che della sua famiglia.

Certo, spogliato della componente fantapolitica, è il classico canovaccio del bravo soldato alla sua ultima missione, quella con cui potrà riscattarsi e vendicarsi. Una buona occasione per far satira sulla politica, sul potere e sulla chiesa, qui in connivenza con il nemico filo-nazista, almeno fino all’esplosione catartica delle ultime pagine, dove una Mary vestita da suora si abbatte come un flagello, pistola spianata, sull’esercito nemico.

È però nella seconda miniserie che Ennis calca la mano, recuperando la protagonista, ormai ritiratasi, per una nuova, ultima, missione. L’omicidio di Achilles Seagal, un predicatore che, cavalcando lo spauracchio della guerra, ha preso possesso di Manhattan da dove intende ripopolare il mondo con i suoi 144.000 figli, concepiti grazie al sacrificio delle sue fedeli e alla potenza del suo “bastone del comando”. Gli uomini, nel frattempo, uccidono gli infedeli abitanti della grande mela. Una satira sulle religioni organizzate, con riferimenti nemmeno troppo velati ad alcune confessioni di origine più recente, se non addirittura new age, in grado di plagiare folle di “larve” al punto da convincerle a donarsi, qui anche fisicamente, a figure più o meno carismatiche.

È lo stesso Seagal a confessare che, se non avesse a disposizione un tale gregge di pecoroni, sarebbe costretto a far sesso con se stesso.

Una fede subita, distorta, messa a confronto con gli ideali di Mary e dei personaggi che la circondano, come la famiglia, la libertà o il sogno. Come quello della protagonista, disposta a rischiare tutto, ancora una volta, solo dietro la promessa di ricostruzione della statua della libertà. Un simbolo della sua infanzia, ma anche un simbolo per tutti.

Just a Pilgrim

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La copertina dell’edizione in volume di The complete Just a Pilgrim © .

Diversa è la fede del pellegrino, protagonista delle due miniserie di Just a Pilgrim, pubblicate da Black Bull tra il 2001 ed il 2002 (1) e disegnate dallo stesso illustratore di Bloody Mary, Carlos Ezquerra.

Anche il pellegrino, rigorosamente senza nome come nella migliore tradizione dell’eroe postapocalittico, vive in un mondo ostile. In un futuro prossimo, l’espansione della corona solare brucerà l’intera superficie terrestre prosciugando i mari in un evento denominato “The Burn”. L’uomo è sopravvissuto, seppur decimato, e come un qualsiasi altro parassita continua a infestare quel che rimane della Terra in cerca di un nuovo modo di vivere, o sopravvivere.

Just a Pilgrim segue la traccia delle storie sugli eroi classici, la cui vita, raccontata attraverso il diario di un testimone, in questo caso il giovane Billy Shepard, è lo specchio di una grandezza interiore solo in parte rivelata dagli eventi. Suggerita da uno sguardo, o dalla fermezza di una frase.
Un ingresso nel mito, guadagnato spesso grazie alla possibilità di redimersi dagli sbagli del passato.

Ed è questo che un gruppo di superstiti, in viaggio lungo il deserto dove un tempo si trovava l’oceano Atlantico, vedono nel pellegrino: un eroe puro e dalla mira infallibile, che li guiderà e li difenderà dagli attacchi di un gruppo di moderni pirati, guidati da Castenado, una versione estremizzata del Capitano Uncino di J. M. Barrie, qui però privo di mani e occhi, e con due gambe di legno.

Il pellegrino sarà la loro salvezza. A guidarlo è la parola di Dio. La sua via è la via della luce.

Naturalmente, in un racconto del diavolo irlandese le cose non potevano esser così dogmatiche. Ben presto si scopre infatti che il salvatore è in realtà un ex-berretto verde che, trovatosi a dover sopravvivere in mare assieme a tre commilitoni, ha ceduto alla tentazione del cannibalismo, giudicandola alla fine non troppo disdicevole. Ricaduto in tentazione, almeno una dozzina di volte e in abiti civili, è stato arrestato e condannato all’ergastolo. Grazie all’aiuto datogli in carcere da un giovane prete idealista, ha riscoperto la propria fede poco prima dell’evento solare che ha mutato per sempre il destino del genere umano. Da quel momento, la sua missione è vagare per un mondo morente per fare il lavoro del Signore.

E il Signore, come sappiamo, lavora per vie misteriose. E colui che dovrebbe essere un salvatore si rivela come un flagello peggiore del Male che è chiamato a combattere. La povera mente distrutta e delirante del pellegrino giustifica qualsiasi azione pur di portare a termine missione. Anche sacrificare l’intero gruppo di superstiti, la cui unica colpa è stata riporre la propria fede nella persona sbagliata, solo per sterminare Castenado e i suoi pirati.

Nella seconda miniserie, con l’evocativo sottotitolo Il Giardino dell’Eden, il pellegrino aiuta quello che forse è l’ultimo gruppo di umani, l’unica speranza per la sopravvivenza della specie, nella costruzione di uno shuttle, una moderna arca per permettere al patrimonio genetico umano di sopravvivere alla morte della Terra, rigenerandosi su un altro pianeta. L’arca partirà solo alla fine, portando con sé gli ultimi due superstiti, un uomo e una donna, e il diario scritto anni prima dal giovane Billy Shepard, ottemperando alla richiesta del pellegrino, sacrificatosi per la salvezza dello shuttle. Non la Bibbia quindi, come inizialmente avrebbe voluto il protagonista, perché la morte di così tanti innocenti è riuscita a minare anche la fede del più convinto servo del Signore, elevandolo, con questo gesto, dal ruolo di semplice eroe a quello di vera leggenda, se non di Creatore.

Due racconti ai limiti, quindi, nella migliore tradizione ennisiana. Dove la fede è apparentemente inevitabile. Dove la critica è all’uomo, alla sua capacità di distorcere qualunque sentimento, o ideale. Non al bisogno di credere in qualcosa, quindi, che è il vero motore di ogni personaggio delle opere di Ennis.

Non stupitevi, perciò, se un giorno doveste scoprire che il nostro “anticristo irlandese”, di tanto in tanto, qualche parola con Dio la scambia ancora.

Bibliografia

  • Ennis Garth, Ezquerra Carlos, Bloody Mary 1-4, dc Comics/Helix, New York, 1996-1997. Edizione italiana: Bloody Mary, Planeta DeAgostini, Barcellona 2008.
  • Ennis Garth, Ezquerra Carlos, Bloody Mary: Lady Liberty 1-4, dc Comics/Helix, New York, 1997. Edizione italiana: Bloody Mary, Planeta DeAgostini, Barcellona 2008.
  • Ennis Garth, Ezquerra Carlos, Just a Pilgrim 1-5, Wizard Entertainment/Black Bull Comics, New York 2001. Edizione italiana: Just a Pilgrim, Lexy Produzioni, Terni 2001.
  • Ennis Garth, Ezquerra Carlos, Just a Pilgrim: Garden of Eden 1-4, Wizard Entertainment/Black Bull Comics, New York 2002. Edizione italiana: Just a Pilgrim Il giardino dell’Eden, Lexy Produzioni, Terni 2002.
  • Ennis Garth, McCrea John, Troubled Souls, in Crisis 15-27, 40 e 46, Fleetway Publications, Londra 1989-1990.
  • Ennis Garth, McCrea John, True Faith in Crisis 29-38 Fleetway Publications, Londra 1989.

Note:
  1. Poi in edizione integrale nel The Complete Just a Pilgrim edito da Dynamite Entertainment nel 2009. 

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