Garth Ennis – Dicks, Cazzoni Inc.

Garth Ennis e John McCrea danno via con Dicks a una serie che trasuda una volgarità tanto gratuita quanto graffiante e di ironia caustica all'insegna dell'esagerato, del politicamente scorretto, della...
Articolo aggiornato il 21/12/2015
Garth Ennis - Dicks, Cazzoni Inc.

La copertina del volume Dicks. © Avatar Press

Non servirebbero preamboli, né lunghe, appassionate spiegazioni per tentare di sviscerare un’opera che si presenta, sfacciatamente, senza stupide vergogne o timidi moralismi, con un titolo come Dicks (in Italia Dicks – Cazzoni, Inc.). Con una tale base di partenza, e conoscendo la corrosività della penna di , non è pertanto difficile immaginare gli universi raccontati in questa eccentrica saga, che si snoda in quattro capitoli (Dicks, appunto, quattro uscite pubblicate prima nel 1996 e ripubblicate poi, con nuovo materiale, come Bigger Dicks nel 2002, a cui fanno seguito le altre quattro uscite di Dicks 2 e infine gli speciali Dicks X-Mas e Dicks Winter), tutti inediti nel belpaese a parte il famigerato atto iniziale: volgarità, oscenità, demenza, idiozia sono infatti elementi cardine della follia più esagerata, oltraggiosa e irriverente che il fumettista irlandese abbia mai ideato.

Dougie & Ivor

Come protagonisti abbiamo due perdenti nati sulle pagine di Crisis, due svogliati nullafacenti, “Due idioti da Belfast”, li descrive Ennis, “creati da due idioti da Belfast (1) , continua poi, addicendo a se stesso e al disegnatore John McCrea, due decerebrati che trovano l’uno nell’altro la forza e la disperazione per imbarcarsi in odissee strampalate, spesso esilaranti, che giocano spavaldamente tanto con l’horror quanto con la fantascienza, mischiando situazioni paradossali e comicità surreale.

Dougie, sotto una coltre di debolezza che gli nega ogni minimo scossone alla sua già povera carriera di essere umano, avrebbe anche una certa stabilità, una sorta di ferrea, dignitosa compostezza, un qualcosa che lo ancori al pianeta Terra e gli permetta di tirare avanti, ma l’amicizia di Ivor, compagno di sbronze e pagliacciate, gli frena ogni tentativo di risalita morale. Ivor infatti è pazzo, un volgare, puzzolente ma bonario squilibrato incapace di pensare prima di agire, un simpatico imbecille che trascina Dougie in ogni tremenda fantasticheria gli passi per la testa.

E i personaggi comprimari non sono da meno. La combriccola di mentalmente instabili che circonda Dougie e Ivor si compone infatti di bislacchi scarti umani, disgustosi ominidi che incarnano, traboccando di perfido cinismo, le peggiori lacune della società odierna: da Wanker, instancabile erotomane, che sfoggia un colossale braccio destro e un esile, inservibile arto sinistro, a Valerie, moglie di Dougie, che partorisce un figlio che pronuncia solo parolacce dopo aver tradito il marito e essere rimasta incinta dell’amante meno eccitante di tutta l’Irlanda, fino al gigante Big Billy, un energumeno fascistoide, un violento degenerato che vorrà la pelle dei nostri per l’intero primo volume. O ancora la madre di Ivor, una feroce, violenta vecchietta dalla lingua biforcuta e dall’istinto omicida, o il povero Shuggie, ucciso, ectoplasmatizzato e addirittura resuscitato e zombificato senza nessun rispetto per la sua anima di criminale né per il suo serpente, Eve, incidentalmente schiacciato sotto la ruota di un’auto.

La sfilza di folli maniaci continua anche con i personaggi che appaiono in brevissimi frammenti che fungono da intervallo tra un episodio e l’altro, come Trio, la superzoccola che adora fare sesso con tre uomini alla volta tanto nella realtà, quanto, dopo aver esagerato e aver disobbedito a norme terrestri e non, in Paradiso e perfino nello spazio, o gli stravaganti supereroi abortisti e la sfilata di uomini in calzamaglia venuti male, o ancora i razzisti, omofobi, scellerati Mick e Buddy, ultimi ma non meno importanti comprimari di un cast che vuole essere una tonnellata di scomodità, una massa sconcertante di putridume, uno tsunami di redneck europei.

La trama, strutturata in avventure semiconclusive, vede Dougie e Ivor, abbattuti dopo una serie di guai che li ha portati a essere perseguitati dal fantasma di Shuggie, dai pugni di Big Billy e dagli scagnozzi del mafioso Mr. Bell, mettere in piedi una società di investigazione, la Cazzoni, Inc., con la quale cercano di raggranellare qualche soldo nella maniera più (dis)onesta possibile.

Ma nonostante la buona volontà, l’impegno e la promessa di portare a termine qualcosa di buono, l’essere in debito di un grosso quantitativo di droga con il buffo Mr. Bell, e il fatto di aver tentato di sostituirla con dello zucchero, li fa precipitare in un abisso di inseguimenti e omicidi, culminanti in una spassosa mattanza finale, un’orgia di violenta crudeltà assassina che inonda di sangue, cervella e viscere le pagine di Dicks.

La società investigativa, però, tramontata l’idea di ottenere un minimo di soddisfazione economica, pur mantenendo il nome si trasformerà – dieci anni dopo, nel seguito Dicks 2 –, in una scurrile band rock’n’roll con liriche sguaiate che inneggiano al sesso anale e ad altre oscenità che solo Ivor potrebbe cantare, una band che ovviamente sa a malapena suonare e che si fa piacere al pubblico riottoso soltanto per l’uso smodato di “fuck!” e altre imprecazioni che tanto piacciano a rocker vecchi e giovani.

Raggiunto il clamoroso successo grazie all’intervento di un furbo produttore che svende la band in cambio di fama e del primo posto in classifica, Dougie e Ivor, durante una visita a una stazione spaziale per ingannare l’attesa prima dell’ennesimo concerto, si ritrovano a bordo di uno shuttle che li porterà nello spazio e li farà scontrare con una terribile razza aliena, ovviamente decisa a sodomizzare la Terra.

E l’apoteosi finale, stavolta, invertendo la filosofia vendicativa di Dicks, è un’immensa orgia sessuale, con uomini, donne e, beh, dinosauri e scimmioni robot.

Garth & John

Ennis afferra i suoi deliri più eccessivi, i personaggi più bizzarri, gli eventi più comicamente insolenti e li dilata, li porta all’eccesso, li ingigantisce per esasperare, sin dall’inizio, una volgarità tanto gratuita quanto graffiante. Non ci sono buoni, nell’Irlanda di Dicks, ma solo idioti, ubriachi, drogati, persone disoneste e malate di sesso, tratteggiati in una coralità così politicamente scorretta che difficilmente si riesce a prevedere quanto ancora più in basso riesca ad andare l’ironia caustica dello sceneggiatore.

Si può invece rimanere basiti da un’ispirazione oscenamente priva di limiti, che si permette di giocare con il lettore mostrando il primo piano di un ano e chiedendo, con uno fra i tanti quiz presenti, cosa possa mai essere l’immagine disegnata. Un’ispirazione che sembra essere quasi devota, da una parte, all’orifizio per eccellenza del corpo umano: dal, ehm, metaforico ingresso dello shuttle nella base aliena passando per le copertine dove Ivor sommerge di feci la politica, dalle lunghe sedute sul trono di porcellana di ogni singolo personaggio ai peti tonanti dell’onnipresente compare di malefatte di Dougie. Dall’altra, Dicks – e come potrebbe essere diverso, con un titolo del genere? – è un… chiamiamolo omaggio, in mancanza di parole migliori, al pene, l’organo sessuale maschile che qui viene utilizzato, oltre che per consuete attività che inondano le vignette di litri e litri di liquidi di tutti i colori, per dare una fisionomia agli alieni e per molte altre simpatiche citazioni (la madre di Ivor che non si accorge di acquistare peni dal macellaio né di cucinarli all’amato figliolo).

Eppure si ride, perché la provocazione, per quanto eccessiva, e il continuo ricorso alla risorsa comica più gretta ed elementare, vengono inseriti in febbricitanti situazioni di inaspettato estro creativo, che ribaltano l’intreccio senza sosta e impediscono, di volta in volta, di standardizzare un’ironia sboccata che potrebbe dare l’idea di essere anche smorta, spenta, derivativa come poche.

E queste situazioni non hanno timore di shackerare i generi (zombie, fantasmi, marziani, dinosauri, demoni e addirittura Satana, come raccontato nello special natalizio… tutto è possibile e assurdamente credibile), né di spazzolare via ogni idiozia con geyser di sangue e litri di sperma (indimenticabile, a tal proposito, la citazione di Watchmen), e mostrano, pur rischiando di imbrogliare, una solidità narrativa sempre garantita, nella sua demenza, da un’ineccepibile struttura a incastri, una sofisticata linea conduttrice che collega gli elementi più strampalati delle peripezie di Dougie e Ivor e le rende squisitamente brillanti.

Garth Ennis - Dicks, Cazzoni Inc.

E se ogni contesto, ogni twist narrativo, ogni linea di dialogo abbondano di imprecazioni, offese e sconcezze, le matite di si rivelano perfette per trasformare le volgari elucubrazioni di Ennis in disegni rozzi, (dis)gustosamente ideali per dipingere la sporcizia, la lordura e il liquame di cui abbondano le strade di Dicks.

Volti e fisici sono creati con tratti precisi ma sghembi, sicuri e squadrati, il tutto secondo una visione schizzata che spesso deforma espressioni e fattezze in modi smisurati: smorfie con centinaia di denti obliqui, corporature esageratamente mastodontiche e buffamente smilze, escrescenze gonfie, impossibili, rivoltanti. E a queste caricature si allaccia quindi l’accentuata esaltazione di liquidi e dintorni: dai cumshot agli sputi, dalla bava al vomito, dalle evacuazioni intestinali ai getti di orina, tutto è esageratamente (e infantilmente, per certi versi) sovrabbondante, con pozzanghere, maree, ondate di qualsiasi tipo di fluido corporale che si riversano su pagine che appaiono addirittura appiccicose.

Al confronto dei picchi irraggiungibili di grottesca, violenta blasfemia che toccherà in Preacher, Garth Ennis sembra essersi viziosamente divertito con Dicks, dando fondo a ogni perversione vignettistica senza alcun vincolo morale. Nessun doppio senso, nessun sottile umorismo: le peripezie di Dougie e Ivor, pur concedendo un attento esame della bassezza umana, e pur spiccando per l’indiavolata, effervescente comicità, altro non sono che una ruvida, grumosa carta igienica. E il diabolico sceneggiatore irlandese probabilmente sarebbe felice nel sapere che, dopo la lettura, o forse anche durante, verrà usata nel migliore dei modi.

Bibliografia

  • Ennis Garth, Dillon Steve, Preacher nn. 1-66, dc Comics/Vertigo, New York, 1995-2000.
  • Ennis Garth, McCrea John, Bigger Dicks nn. 1-4, Caliber Press, Westland (MI) 2002.  
  • Ennis Garth, McCrea John, Dicks 2 nn. 1-4, Avatar Press, Rantoul (IL) 2002.
  • Ennis Garth, McCrea John, Dicks nn. 1-4, Caliber Press, Westland (MI) 1997. Edizione italiana: Dicks – Cazzoni, Inc., Magic Press, Ariccia (Roma) 2004.
  • Ennis Garth, McCrea John, Dicks Winter, Avatar Press, Rantoul (IL) 2005.
  • Ennis Garth, McCrea John, Dicks X-Mas, Avatar Press, Rantoul (IL) 2003.
  • Ennis Garth, McCrea John, True Faith in Crisis nn. 29-38 Fleetway Publications, Londra 1989.

Note:
  1. Garth Ennis nell’introduzione a Dicks – Cazzoni, Inc. Edizione italiana: Magic Press, Ariccia (Roma) 2004. 

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

   

Inizio