Garth Ennis – Hellblazer (3 di 3): da “Amore corrotto” alla fine

Garth Ennis – Hellblazer (3 di 3): da “Amore corrotto” alla fine
Ambientazione per lo più all’interno in un pub, dialoghi serratissimi e un finale strappalacrime fanno di "Amore corrotto" uno dei più significativi dell’intera gestione di Garth Ennis su Hellblazer.

Amore corrotto

L’abbandono di Kit, causato dal comportamento di John e dalla sua incapacità di confessare il proprio amore in occasione del confronto finale, porta il nostro Mago verso abissi mai raggiunti in precedenza. Hellblazer tainted loveColui che poteva provocare la morte (in modo più o meno diretto) dei suoi amici e continuare imperterrito lungo la sua strada, bevendoci sopra una pinta e fumando una sigaretta, è ora in ginocchio.

Si tratta del momento più cupo e disperato, con Constantine che vaga per strada e vive come un barbone alcolizzato, non riuscendo più a trovare un singolo motivo per tirare avanti.
Anche ridotto in quello stato, il nostro trova tempo e modo per mostrare il dito medio all’Inferno, e questa volta tocca nientemeno che al Primo vampiro che, in cerca di vendetta per il trattamento riservatogli da John tempo prima, si espone troppo, perde il controllo della situazione e finisce arrostito e umiliato1. Nel mentre, manco a dirlo, Constantine perde un amico che aveva appena conosciuto, come accaduto all’inizio della gestione di Ennis.

C’è spazio per un flashback (Tainted Love) che sottolinea ancora di più quanto stia male il protagonista ora rispetto a quando, come illustrato nella storia, poteva combinare pasticci su pasticci scappando poi dalla scena con un frettoloso “vaffanculo”.
Ora invece non si scappa più e il valore dell’amore che John non ha saputo tenere stretto a sé è sottolineato dallo splendido albo speciale Heartland, tutto incentrato sulla figura di Kit, con buona probabilità il miglior personaggio femminile mai uscito dalla penna di Ennis.
Ambientazione per lo più all’interno in un pub, dialoghi serratissimi e un finale strappalacrime fanno di questo volume uno dei più significativi dell’intera gestione, nonché l’ennesima sottolineatura della grande abilità dell’autore nel gestire il cast dei comprimari.

Elvezio - Hellblazer - F copia
Illustrazione di , dal n. 69, p. 17. © dc Comics/Vertigo

Nel finale dell’albo vediamo il ritorno in azione del nostro che prima viene “svegliato” (in più di un senso) dal fantasma di un aviatore (e qui Ennis si concede una piacevole digressione verso un altro dei suoi generi preferiti, ovvero la war story) e quindi, ripulito e sbarbato, salda i conti con un altro tipo di fantasma, in carne e ossa, proveniente dal suo passato, in Il confessionale.
Di nuovo complice Steve Dillon, emerge in quest’ultima storia, prepotente e magnetica, la figura di Satana, che è trattato in modo ben diverso rispetto alle precedenti caratterizzazioni e diventa subito uno dei personaggi indimenticabili dell’intera serie.

Abbiamo di fronte un Satana complesso, molto “umano” sotto certi aspetti e capace d’interessanti meta riferimenti e consapevolezze di ruolo. Constantine è conscio che il confronto, a lungo rinviato, sta avvicinandosi in fretta: dovrà presto pagare la triplice offesa fatta al Diavolo.
La confessione di Satana al prete, per ora tenuta nascosta agli occhi/orecchie del lettore che ne può solo osservare l’effetto, verrà in seguito esplicitata nel confronto finale, confronto che permetterà all’autore di cavarsi qualche sassolino dalle scarpe per quanto riguarda le tematiche religiose cui da sempre appare interessato.

La fiamma della dannazione

Stiamo per arrivare al momento del confronto finale, un processo innescato nel momento stesso in cui aveva cominciato a scrivere la testata, 1_7pianificato e portato avanti con cura anche quando al lettore erano proposte digressioni e divagazioni.

Ennis, sentendo l’avvicinarsi del climax, vuole prendersi, prima dello show down, una vacanza: e quale Paese meglio degli USA per rilassarsi un po’ e tornare ben temprati e pronti per l’ultima fatica?
Ecco quindi che Constantine vola a New York per il ciclo più lisergico e simbolista dell’intera gestione, un arco di storie che sembrano a se stanti, avulse dal resto della chemioterapia ennisiana: diminuiscono infatti i riferimenti alla religione cristiana in favore di richiami diversificati sia al voodoo che all’immaginario americano in genere.

La grana della narrazione dell’irlandese diventa qui più grossolana e prona a un certo tipo di retorica assai usurata (i nativi americani…), ma l’ottimo lavoro di uno Steve Dillon scatenato e qui più libero che in tutto il resto della serie – nonché certe scelte azzeccate a livello di caratterizzazione psicologica e dialoghi, mantengono comunque ben alto il livello qualitativo del tutto, e l’arrivo, nel finale, di Abe “Satana” Lincoln rinsalda la narrazione riportandoci nel cuore del confronto.
Ottima (e in netto anticipo rispetto a tante altre) la critica alla figura di Kennedy, zombie “senza cervello” che invece di grugnire parla con il linguaggio morto delle veline e dei comunicati stampa.
L’ultima vignetta, che lo ritrae mentre si allontana, privo di braccia, incapace di ricordarsi le strofe della canzone, è da antologia del fumetto moderno.

Elvezio - Hellblazer - G copia
Illustrazione di Steve Dillon dal n. 73, p. 23. © dc Comics/Vertigo

L’affiatamento fra sceneggiatore e disegnatore è ormai profondo, le tavole si risolvono spesso attraverso un’ottima alternanza di rigide gabbie verticali 3×2 o 4×2, cui seguono pagine più libere con vignette grandi (quando non splash page), e Dillon sperimenta calcando il piede sull’acceleratore delle trovate che, in un tipo di storia così libero, diventano talvolta geniali.
Non si lesina sui colpi bassi, sia a livello verbale che grafico, in quello che è uno degli archi narrativi più feroci dell’intera serie, sebbene al lettore europeo, magari più smaliziato della media statunitense, tale ferocia possa sembrare talvolta un po’ bollita e abusata.

Prima di tornare in Inghilterra, c’è spazio anche per un breve e imprevisto stop in Irlanda, che permette a Constantine di saldare altri debiti, questa volta con Brendan che, Virgilio-fantasma, lo guida attraverso una Dublino notturna sulla quale è proiettato anche un flashback riguardante tragici fatti occorsi ai due e a qualche loro amico tempo prima.
Episodio dalla costruzione più complessa del solito, oltre a dar modo a Ennis di omaggiare la sua Irlanda senza cadere in isterismi di varia natura, offre anche all’autore la giusta opportunità per rimettere in scena alcuni dei comprimari della serie in vista del ciclo conclusivo.

Il sentiero ai cancelli dell’Inferno

hellblazerEd eccoci alla rivelazione, al confronto e climax finale, al punto in cui Garth Ennis tira tutte le somme e forza tutti noi ad ascoltare la confessione di Satana.

Confessione cui si arriva attraverso una rete d’intrighi, manipolazioni, tradimenti e sacrifici che di rado ha trovato pari all’interno del fumetto popolare targato Vertigo/DC e che Ennis dimostra di saper gestire al meglio fino in fondo: sono mosse le giuste pedine, Constantine continua a comportarsi secondo le modalità che ormai conosciamo fin troppo bene e, volente o nolente, mosso dalle migliori intenzioni o dal più “basso” istinto di sopravvivenza, reca morte e scompiglio più fra le fila degli amici e collaboratori che fra quelle di un eventuale Nemico.

Differenziandosi da Delano in quest’ultimo ciclo più che in ogni altro, Ennis afferma a vive voce quanto e come la sua intera concezione della religione esposta in questo fumetto sia ancorata e focalizzata sul Dio Biblico e solo su esso, con scarsa pazienza e attenzione per ogni altro tipo di mitologia e narrazione (sebbene personaggi come l’Arcadico, che già in precedenza aveva trovato spazio nelle vicende, lascino intravedere spiragli e aperture).
E se Apocalisse deve essere, allora Ennis la mette in scena nella sua accezione primaria di Rivelazione, e tale rivelazione è eseguita prendendo alla lettera, in un modo che ad alcuni potrebbe parere fin troppo semplicistico, il concetto di Dio d’amore.
Questa figura, durante la lunga confessione satanica, è dipinta con buona conoscenza del materiale biblico e prebiblico e, visto il dirompente risultato finale, si può certo perdonare all’autore qualche semplificazione di troppo.

Illustrazione di Steve Dillon, dal n. 82, p. 23. © dc Comics/Vertigo
Illustrazione di Steve Dillon, dal n. 82, p. 23. © dc Comics/Vertigo

Siamo di fronte al ciclo che contiene il maggior numero di morti e perdite fra gli amici di Constantine – non riusciamo quasi a riprenderci fra un lutto e l’altro – e la coppia Ennis-Dillon amministra l’azione serrando la struttura delle tavole, ricorrendo spesso a una griglia 3×2 interrotta da pagine di maggior respiro e libertà compositiva o da altre tavole dalla struttura orizzontale.

C’è spazio e tempo, in questo volume di chiusura, per ogni tipo di stratagemma e luogo comune della narrazione popolare, dall’ultimo incontro con l’amata alla lenta spirale della sconfitta con conseguente rivincita, dalle varie capitolazioni di alcuni amici fino a certi spiragli di luce su un futuro che rimane comunque incerto, per arrivare, in modo tanto scontato quanto obbligatorio e liberatorio, all’ennesimo dito alzato nel finale, con il faccione di questo tremendo inglese che, dopo aver visto morire gran parte delle persone care, si accende l’ennesima sigaretta (che, lo ricorderete, aveva dato il via alla gestione dello sceneggiatore irlandese), sorride guardando in camera e invita tutti quanti ad andare a nanna, ’fanculo…

Figlio dell’uomo

Copertina di Hellblazer n. 129 © dc Comics/Vertigo
Copertina di n. 129 © dc Comics/Vertigo

Nel finale del ciclo precedente, Costantine  conclude a suo modo, sorride guardando in camera e invita tutti quanti ad andare a nanna, ’fanculo…

E ci piace pensare che sia proprio quel gesto a segnare la conclusione del rapporto fra Ennis e Constantine e non il simpatico ma leggero ciclo del 1998, Figlio dell’uomo, nel quale Ennis si diverte, coadiuvato da John Higgins, a ripercorrere un episodio del passato di Constantine.

La storia in questione è poco più che un divertissment, notevole in alcune battute ma ininfluente per quanto concerne biografia e mitologia del personaggio.
John Higgins ha uno stile particolare, molto caricaturale e deformante che mal si accorda con il personaggio, finendo per conferire alla storia un overload di toni fra il grottesco e il comico che distraggono l’attenzione del lettore da quanto accade.
Meglio quindi concentrare l’attenzione vuoi su alcuni azzeccati giochi con il tono-colore di certe scene, vuoi su certi momenti di estremo disgusto (la demoniaca gestazione su tutti) che costellano un volume altrimenti poco significativo, sia per il warlock inglese sia per la carriera dell’autore stesso.

Autore che, riagganciandomi a quanto detto all’inizio, tanto ha dato a Hellblazer quanto ha ricevuto: ha portato la serie a ottimi livelli di vendita e con buona probabilità salvato il personaggio da un destino di testata di nicchia, così tipico per certe realtà Vertigo.
In cambio Ennis ne ha ricavato fama, la giusta introduzione negli ambienti statunitensi e gran parte delle intuizioni in seguito utilizzate in Preacher.
Si sono incontrati, in sostanza, due gran bastardi, uno inglese e l’altro irlandese: hanno bevuto qualche pinta insieme, si sono raccontati alcune storie condite da un sacco di parolacce e alla fine si sono salutati alzando il dito medio, ognuno convinto di aver fottuto l’altro.
E da questo incontro quelli che ci hanno guadagnato più di tutti siamo noi lettori.

Grazie John, grazie Garth, alziamo il boccale alla vostra!


  1. Nella vignetta in apertura del paragrafo si vede Constantine mentre gli urina sul capo. 

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