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Garth Ennis – Hitman: i supereroi

Prosegue l'approfondimento su Hitman di Garth Ennis e John McCrea, analizzando gli aspetti iconoclastici e metanarrativi della testata.
Articolo aggiornato il 23/09/2017

Iconoclastia

Garth Ennis – Hitman: i supereroi
“Ecco che torna su il curry” Dal n. 1 pagina 23. © .

L’aspetto più immediato del discorso di Ennis sui supereroi, che in è molto articolato e tocca vari aspetti, dal realismo alla metanarrazione passando per la ridefinizione di un’icona come Superman e la riflessione sul concetto di eroismo, è l’iconoclastia. Lo sceneggiatore si diverte a smembrare la mitologia supereroistica costringendo i supereroi più celebri della dc Comics ad affrontare situazioni ridicole.

Nel primo episodio della serie, Tommy Monaghan, dopo avere ricevuto un pugno in pancia, vomita la cena indiana sui piedi di Batman.
In un altro numero, per attirare l’attenzione di una Catwoman dalle curve mozzafiato, Tommy inventa il disgustoso cat-segnale, ovvero un gatto morto spiaccicato su un grande fanale indirizzato verso il cielo di Gotham!
E vista l’importanza che riveste nella serie, Superman poteva forse scamparla? Certo che no. In una tavola di Hitman n. 15, Sixpack dice che il nuovo look del supereroe lo fa sembrare un travestito. (1) In un altro episodio, Sean Noonan organizza una petizione per chiedere al superuomo kryptoniano di tagliarsi i capelli, perché con quell’aspetto da capellone è di cattivo esempio per i bambini dell’orfanotrofio. “Il ragazzo dovrebbe rappresentare verità, giustizia e stile di vita americano, e invece se ne va in giro come una specie di hippie.”((“The guy’s s’posed to stand for truth, justice an’ the american way, an’ there he is goin’ round like some kinda hippie.”))

Garth Ennis – Hitman: i supereroi
L’uso iconico del lettering, dal n. 10, p. 22. © DC Comics.

Ennis non risparmia nemmeno Lanterna Verde, co-protagonista di un ciclo di quattro numeri intitolato Local Hero. (2) A proposito del team-up fra Hitman e Lanterna Verde, va segnalato che in tre vignette Ennis utilizza il lettering a livello iconico, fatto più unico che raro nei suoi fumetti. In ogni caso, Lanterna Verde è arrogante e sbruffone e, quando si presenta a Tommy Monaghan, (3) pronuncia il suo nome in modo pomposo. Ennis suggerisce al lettore qual è il tono di voce del supereroe utilizzando il logo della serie Green Lantern al posto del più anonimo lettering; il nome “Green Lantern” scritto in modo ricercato serve infatti a far capire quanto sia tronfio e pieno di sé il personaggio. Poche tavole più tardi, (4) l’azione si sposta nel bar di Noonan, e Tommy Monaghan, nel presentare Lanterna Verde agli avventori del locale, utilizza il medesimo logo quando pronuncia, con chiaro intento denigratorio, il nome del supereroe.

Metanarrazione

Quando ho letto per la prima volta Demon Annual n. 2, dove vengono raccontate le origini di Hitman, non sapevo che l’albo era collegato alla saga Bloodlines. Ho creduto che Glonth, il personaggio che morde Tommy Monaghan facendolo diventare un metaumano, fosse una creazione estemporanea di Ennis priva di un particolare background.
Facile quindi mettere in relazione il morso di Glonth al morso del ragno in Amazing Fantasy n. 15, (5) e pensare poi che la narrazione della genesi di Hitman fosse un pretesto per dare il via a una riflessione su eroi e icone. In un periodo in cui gli autori di fumetti sfornavano nuovi personaggi tutti i mesi, la nascita degli eroi si era ormai standardizzata e il tipico incidente che sconvolge la vita del protagonista, a furia di essere replicato, si era svuotato fino a diventare nulla più che un pretesto per creare supereroi su supereroi.

Una volta scoperto che Demon Annual era legato alla saga Bloodlines, mi sono accorto che l’interpretazione che avevo dato riusciva comunque a reggersi, e, anzi, era in perfetta armonia con altri fumetti dell’autore. (6) Aveva senso questa continua ricerca del nuovo che caratterizzava l’inizio degli anni ’90? E come doveva comportarsi l’autore una volta che aveva in mano il suo materiale narrativo?

Garth Ennis – Hitman: i supereroiInnanzitutto, Ennis ha utilizzato Hitman per dire la sua sull’eroismo. Ha affrontato l’argomento nei numeri 34 e 52, con protagonisti Superman e Sixpack, e in molti altri dedicati all’evoluzione del carattere di Tommy Monaghan. In Demon Annual, appena ottenuti i poteri, Tommy crea un costume e si mette in testa di essere un supereroe; in seguito, poco alla volta, dovrà ricredersi fino a quando Natt non lo metterà definitivamente davanti alla realtà. (7)

In secondo luogo, anche se limitato in alcuni albi, Ennis ha ripreso il tema della metanarrazione. (8) Nel primo numero, Tommy pensa che:

“Di questi tempi è troppo facile ricevere i superpoteri – Dannazione, dovrei saperlo. Vedi questi ragazzi ogni settimana alla tv: qualcuno cade dentro a un reattore o scopre che suo padre era mezzo demone. Lo sai, è la routine”.((“It’s way too easy to get superpowers these days – Hell, I should know. You see these guys every week on TV: someone falls into a reactor or finds out his dad was half-demon or whatever you know the routine”. Op. cit. n. 1, 1996, p. 4.))

La riflessione avviene mentre è attaccato da un supergruppo di nome Shadow-Force modellato su Youngblood di Rob Liefeld, la peggior serie dell’epoca. Tommy pensa che sono criminali da due soldi e infatti li stermina nel giro di una vignetta. È sottintesa – ma perfettamente intuibile – la critica all’editoria dei primi anni Novanta che sfornava in continuazione personaggi che non valevano nulla ed erano destinati al dimenticatoio.
È metanarrazione anche il discorso che il capo della csa fa a Tommy in Hitman n. 9:

“La nostra Agenzia si occupa specificamente di superumani: la loro creazione, utilizzazione e occasionale distruzione. Questa gente è una parte vitale della cultura nazionale. Forniscono uno svago che va molto al di là di quello che si può ottenere con altri medium.
Costumi sgargianti. Poteri incredibili. Battaglie con in gioco la sopravvivenza della città/Paese/mondo. Un pizzico di soap opera. Il pubblico non ne ha mai abbastanza.
[…] Li teniamo occupati. Ideiamo combattimenti, missioni umanitarie e così via, tutto da dietro le quinte”.((“Our agency is specifically concerned with superhumans: their creation, exploitation and occasional destruction.These people are a vital part of national culture. They provide a distraction far beyond what any mere entertainment medium can achieve.Bright costumes. Incredible powers. Battles with the survival of the city/Country/World at stake. Bit of soap opera. Public can’t get enough of it. (…) We keep them busy. We engineer fights, missions of mercy and so on, all from behind the scenes”.Op. cit. n. 9, 1997, p. 17.))

Batman

Al termine dello scontro fra Batman e Hitman raccontato in Batman Chronicles, il cavaliere oscuro dice a Tommy Monaghan “Questa è la mia città”. Batman è il difensore dello status quo di Gotham City, addirittura l’incarnazione del suo spirito, come viene suggerito su Demon n. 45, dove Hitman nota che il demone della città ha la forma di un pipistrello.

Garth Ennis – Hitman: i supereroi
La cover del quarto numero di Batman Chronicles. © DC Comics.

In Batman Chronicles, Ennis mette Batman di fronte a un’enorme contraddizione: il cavaliere oscuro serve la legge, ma quella stessa legge è fatta da uno Stato che assolda di nascosto Hitman per uccidere una pericolosa cavia umana fuggita da un laboratorio di ricerca dell’esercito. L’essere deforme, una bomba virale ambulante creata per diffondere malattie come polmonite, ebola e orecchioni nelle città nemiche, gira a piede libero nelle strade di Gotham City, dove espone al rischio di infezione centinaia di migliaia di persone.

Hitman non smuove le convinzioni di Batman, che al termine del discorso del killer si limiterà infatti a pensare: “Non permetterò a questo assassino di guadagnarsi la paga”. Sembra così che il discorso di Tommy Monaghan non abbia intaccato minimamente le certezze dell’uomo pipistrello, attaccato a un’idea di giustizia che si riduce all’applicazione della legge.

Si potrebbe dare un’interpretazione controversa, a questo episodio, secondo la quale Batman, pur opponendosi a Hitman a parole, di fatto permette al killer di compiere il suo lavoro.

Ennis descrive i seguenti avvenimenti: Hitman e un cacciatore di taglie si trovano sul tetto di un palazzo e si puntano reciprocamente la pistola addosso. Grazie ai suoi poteri metaumani Tommy si accorge dell’arrivo di Batman, estrae un’altra pistola e la punta contro l’uomo pipistrello; poi, con un sotterfugio, convince il cacciatore di taglie a puntare anche la sua arma contro Batman. In questo modo, Tommy, che non è più minacciato dal killer, è libero di andare a dare la caccia al mostro scappato dal laboratorio, mentre Batman rimane a lungo sul tetto del palazzo nelle mani del killer, che gli ha infilato la canna della pistola in bocca. Dopo avere piantato una pallottola in testa alla cavia, Tommy viene raggiunto da Batman che si frappone fra lui e la vittima e gli dice: “Non ti permetterò di guadagnare soldi insanguinati con la vita di questa creatura. Non ti lascerò uccidere quest’uomo”. (9) Tommy risponde che la cavia è già morta.

A mio avviso Batman ritarda di proposito: rimane molto tempo in balia del killer proprio per dare a Tommy il tempo di raggiungere la cavia (10) e farla fuori. In questo modo può salvare le apparenze, fingendo di voler proteggere la vita umana a qualunque costo e di non uccidere mai, e allo stesso tempo lasciare che sia Tommy Monaghan a fare il lavoro sporco per impedire il contagio.
L’appiglio a questa interpretazione sta nel modo in cui Batman disarma il killer. Il cavaliere oscuro, che aveva la canna della pistola infilata in bocca, non fa altro che morderla e strapparla dalle mani del killer con la sola forza dei denti. È un gesto che sottintende estrema sicurezza e risolutezza e fa pensare che poteva essere compiuto in qualsiasi momento. Perché Batman ha aspettato tanto tempo per sopraffare il killer invece di farlo subito e raggiungere Tommy prima che sparasse alla cavia?

In The Pro, già citato a lungo e di cui si parlerà nel capitolo 11, Ennis fa recitare al personaggio un monologo che, pur avendo forti tinte neo-con che contrastano con le idee politiche dello sceneggiatore, è importante per quello che riguarda il concetto di (super)eroismo.
La superprostituta, che fa parte di un gruppo che di fatto è la jla (è composto dal Santo, una versione alternativa di Superman, e da personaggi che ricordano Batman, Robin, Wonder Woman e altri eroi della dc Comics) afferma infatti:

“Non potete combattere i veri bastardi e aspettarvi di uscirne illesi. Non potete attuare dei veri cambiamenti se non siete preparati a rompere le palle e a far male a un sacco di gente.
[…] Quello di cui abbiamo bisogno sono uomini con le palle per lanciare bombe su scuole e ospedali, perché è lì che a quegli stronzi piace nascondersi. Oppure gente brava a stanare quei figli di troia e a tagliare ogni gola che gli si presenti”. (11)

Oppure, magari, gente che spara in testa a una cavia umana sofferente per salvare i cittadini di Gotham City da un’epidemia.

Garth Ennis – Hitman: i supereroi
La statua di Sixpack nel n. 52, p. 23 e quella di Superman in Whatever Happened to the Man of Tomorrow? © DC Comics.

Eroismo

Per i supereroi sono una categoria da disprezzare sempre e comunque? In realtà, l’autore apre uno spiraglio a questa figura in uno fra i tanti episodi di Hitman che hanno come protagonista Superman. Tommy dice al kryptoniano che lo ammira perché, nonostante la gente lo consideri alla stregua di un dio sceso dal cielo, lui si comporta come uno dei tanti immigrati – di fatto Superman è un immigrato! – giunti negli Stati Uniti per costruirsi una vita. Superman fa quello che può senza sfruttare i suoi poteri e la sua posizione in modo meschino. L’eroismo quindi non è salire su un piedistallo per essere ammirati e venerati grazie alle proprie gesta, ma scendere in mezzo alla gente.

Non è nemmeno indossare un’uniforme e diventare professionisti del coraggio, come aveva creduto Tommy che, in Demon Annual n. 2, si era creato un costume non appena ricevuti i poteri. Nella lunga saga di Hitman il vero eroe è Sixpack, il personaggio che più di tutti sembrava il meno tagliato per questa parte. Dopo infinite sbronze culminate in deliri alcolici, nel corso dei quali immaginava di affrontare nemici come Bane e Darkseid in improbabili duelli all’ultimo sangue, Sixpack si riscatta e sacrifica la sua vita per salvare Gotham City (12) . In un altro fumetto Pro, un’altra persona qualunque che diventa eroina, afferma che abbiamo bisogno di “qualche povero cristo che si butti in un edificio che sta crollando, sapendo di andare a morire, ma disposto a farlo lo stesso”.


Note:
  1. Sixpack si riferisce alla saga del Superman Elettrico pubblicata sulle collane dell’Uomo d’acciaio nel 1998. 

  2. Op. cit. nn. 9-12, 1996-1997. 

  3. Ibid. n. 10, p. 22. e n. 11, p. 1. 

  4. Ibid. n. 11, p. 9. 

  5. Il primo fumetto in cui compare Spider-Man. 

  6. In The Pro, il Guardone, una sorta di deus ex machina che assomiglia all’Osservatore dei fumetti Marvel, dona a una prostituta i superpoteri per dimostrare che chiunque può diventare un eroe se viene messo nelle condizioni adeguate. È lo stesso schema visto su Demon Annual n. 2. 

  7. Vedi il paragrafo 6.5.5. 

  8. La metanarrazione è rara nei fumetti di Ennis. Un altro caso di meta narrazione è presente in The Pro, quando i supereroi affrontano una banda di criminali composta da Nome, Verbo, Avverbio e Aggettivo. Di fronte a un gruppo tanto bizzarro, Iil Santo spiega a Pro che i nomi propri erano quasi tutti presi (ovviamente da altri autori in altri fumetti)! 

  9. “I will not let you earn blood money off this creature’s life. I will not let you kill this man”. Garth Ennis e , Batman Chronicles n. 4, dc Comics, New York 1996, p. 15. 

  10. “I want Monaghan to have time to locate Thrax, so I can track him down…” 

  11. Pro è infuriata con i supereroi perché l’11 settembre sono stati completamente inutili. Op. cit. p. 48. 

  12. In realtà, i lettori scoprono che Sixpack si è salvato e ha iniziato una nuova vita lontano dalla bottiglia. I suoi amici del Calderone, credendo che sia morto, fanno erigere una statua in sua memoria. La statua, che compare nell’ultima tavola di Hitman n. 52, ricorda il classico monumento a Superman visto in molti fumetti dell’Uomo d’acciaio. In particolare, sembra che Ennis e McCrea omaggino Whatever Happened To The Man Of Tomorrow? di Alan Moore, Curt Swan e George Pérez, dato che in entrambi i fumetti, oltre alla statua di Superman, compare una donna che spinge il passeggino. Alan Moore, Curt Swan e George Pérez, Superman n. 423, dc Comics, New York 1986. 

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