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La “S” sta per ciò che vuoi tu – Le sfumature di Superman e i suoi simili spirituali

27 Gennaio 2014
Adam McGovern ci offre un saggio sull’archetipo spirituale di Superman e le sue numerose varianti in settantacinque anni di vita.
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Superman non m’interessa e, a lui, ciò non interessa. L’aria, la Coca-Cola, gli ingorghi del traffico e il procrastinare dei tecnici della tv via cavo sono cose su cui non è necessario avere un’opinione: ci saranno sempre e la maggior parte c’erano tranquillamente prima che voi veniste al mondo. Ciononostante intere parti dell’economia, dell’ambiente, della stessa vita collasserebbero se queste cose non ci fossero. Senza dubbio, le varie roccaforti dei supereroi non avrebbero ragione di esistere se non fosse per il personaggio da cui prendono il nome. Uno non si cura di Superman perché non ce n’è alcuna necessità. Ma questo è solo un altro lavoro per cui non sarà ringraziato.

Mark Waid è famoso per aver detto che è stato spinto a scrivere fumetti dall’aver appreso che c’era un essere simbolico là fuori che, nonostante non lo avrebbe mai conosciuto, avrebbe sempre avuto cura di lui. Era Superman e senza dubbio Waid, continuando a scrivere, ha realizzato una delle storie più significative di tutti i tempi su di lui con Kingdom Come (insieme al co-creatore e artista Alex Ross). Da evidenziare è che quella storia trattava più come il personaggio si fosse allontanato dalle sue radici piuttosto che un ribadire quelle stesse origini. Il Superman di Kingdom Come è isolato, amareggiato e evitato da un mondo di eroi che ha dimenticato come servire la società altruisticamente. Non se lo ricordano, a differenza di lui, e ciò rende la sua alienazione la vera trasgressione.

La riumanizzazione dei superumani è il tema prevalente di quella serie e per lungo tempo Superman è stato visto più come un riflesso piuttosto che nel suo vero sé. Sembra quasi che l’essenza di Superman sia espressa meglio nelle storie che evitano la sua attuale presenza, storie che sono al di fuori della continuity della “qualsiasi cosa sia” serie principale, considerate, dalla DC Comics, “storie che non contano”, nonostante siano spesso quelle che valgono di più sia per i fan di lungo corso che per il resto del pubblico.

Cogliamo l’essenza dell’altruismo di Superman, la sua umiltà, la sua capacità di dipendere solo dal dovere, fatto che il suo essere speciale sarebbe tradito se credesse che la sua importanza fosse unica – cogliamo queste qualità in storie ambientate nel passato, o in linee temporali alternative, o in forme che non hanno nulla a che vedere con lui.

 La storia di Superman degli ultimi trent’anni maggiormente amata dal pubblico è la serie di Alan Moore sul simile Supreme, della fine degli anni ’90, in cui vengono riportati in auge gli orizzonti affascinanti, scioccamente possibilisti e immaginativi della serie classica. Altri scrittori hanno esplorato cosa sarebbe successo se Superman non si fosse interessato in quel modo capace di ispirare Mark Waid, o quale sarebbe stato il dazio che l’umanità avrebbe dovuto pagare se Superman fosse stato spaventato dalla nostra stessa mancanza di apprezzamento per i suoi presunti atti di salvezza. Il più significativo è il gruppo di serie dello stesso Waid Irredeemable/Incorruptible, nelle quali l’assenza di morale dell’ubermensch [superuomo in tedesco, N.d.t.] criminale mostra quanto possa essere prezioso l’archetipo dell’angelico, ma allo stesso tempo con i piedi per terra Superman.

Si dice spesso che un eroe onnipotente non offra tensione riguardo a ciò che mette in gioco di se stesso, non ispirando così interesse nei lettori privi di coinvolgimento nelle scelte e conseguenze della vita reale (anche quelle allegoriche). Ciò determina il motivo per cui Superman suscita un interesse basato su ciò che lui sceglie di fare rispetto a tutto il resto. Lo zelo, il sacrificio e la gentilezza che lo contraddistinguono in serie come quella di Grant Morrison e Frank Quitely, All-Star Superman (ambientata in una linea temporale composita e parallela alla serie regolare) e quella di Darwyn Cooke e Tim Sale, Superman Confidential (ambientata in un passato generico) lo rendono interessante. Una persona forte non è per forza in grado di sostenere i valori umani in un mondo (a dire il vero, un universo)complesso e pericoloso  dove c’è molto altro da perdere.

Sembra invece si stesse perdendo troppo, da un punto di vista di marketing, negli albi della serie principale di Superman; non riesco a ricordarne uno che fosse capace di catturare la mia attenzione, con la superpresa o meno. La pressione per mantenere alcuni contenuti standard aziendali universalmente accettabili è così intensa che sembra paralizzante, e gli albi al giorno d’oggi mancano di carattere. Come una vibrazione distante nello spaziotempo, la serie che ha reso al giorno d’oggi Superman un mito, Action Comics, sembra non essere più sotto le luci della ribalta e altrettanto sobria. Alcune delle storie più inventive ed emotivamente coinvolgenti di Superman che sono rimaste impresse nella memoria, sono apparse su quella testata, incluse quelle di Gail Simone, di Geoff Johns e di Paul Cornell prima del rilancio New 52.

Quelle storie erano pienamente consapevoli del canone del personaggio che si era andato strutturando, qualcosa che è stato spazzato via con il reboot del 2011. La DC non ha calcolato, in queste pulizie di primavera, almeno per quanto riguarda questo personaggio, che il pubblico conosce, apprezza e dipende da un Superman con i mutandoni rossi, che è sposato con Lois Lane ed è vecchissimo e doppiamente saggio: il Papà d’America. Ma un padre che è anche un eterno ragazzo, fattore che lo mantiene fresco – come tutti i papà, c’è qualcosa che lui farà meglio di te e qualcosa che tu saprai meglio di lui. Quando la maggior parte dei lettori casuali o degli spettatori generici – quelli che leggono un albo di Superman ogni dieci anni, vanno a vedere un film su di lui una volta ogni venti o guardano la serie Tv o a cartoni animati, entrambe infinite – quando questi spettatori desiderano che la continuity venga cancellata, si aspettano che lo sia dalle fondamenta del personaggio, quelle che lo hanno sostenuto per decenni. Gli eroi della Marvel sono stati creati in modo che possano cambiare, quelli della DC al contrario sono stati pensati per maturare nella storia ed è per questo motivo che sono forti come Robin Hood o Ercole.

Il tema di Kal-El come depositario del DNA di un intero pianeta su Man of Steel era tematicamente corrispondente a queste aspettative (nonostante si possa ritenere questa pellicola lontana dall’essenza del personaggio): non importa quanto si supponga possa essere giovane grazie a tutti gli azzeramenti temporali dell’Universo DC, sappiamo che lui detiene al suo interno ogni versione di ogni era, come strati quantici di vernice. Questo vuol anche dire che il personaggio è asceso a un tale status archetipico che ogni era può avere la sua forma di Superman – uno spazio aperto per Supreme e Samaritan e Hyperion e I Plutoniani e che permette alle successive ere di proiettare tratti propri su e dentro Superman stesso – un’altro fattore legittimante per l’idea alla base di Man of Steel.

Ironicamente, la strada che ci si pone innanzi, nonostante tutto, è per l’originale di lottare in modo di farsi strada attraverso tutti questi strati e capire come far resistere i suoi valori. Nell’ossessionante e superbo secondo numero di Batman/Superman New 52 di Greg Pak e Jae Lee, vediamo la prima infiltrazione della versione dell’era precedente di Superman nel modello moderno (il Batman “originale” è sopravvissuto per 13 numeri nell’era New 52, fatto passare di nascosto nel Batman Incorporated di Morrison – nonostante si concluda proprio quando il secondo numero di Batman/Superman è uscito, cosicché quest’ultimo serva come ancora di salvezza per entrambi gli archetipi). Il marito responsabile, pacato, autorevole di Lois è tornato grazie ad un arco narrativo che piega il tempo e il Man of Yesterday’s Tomorrow [gioco di parole con il numero 26 di Superman Adventure, intitolato Yesterday’s Man of Tomorrow, N.d.t.] può così consegnare un messaggio per un futuro che tutti noi siamo in grado apprezzare.

 Traduzione: Riccardo Melito
Articolo (English version)

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Adam McGovern

Adam McGovern

(Collaboratore esterno) Adam McGovern contributed scripts to the U.S. indie-comic newspaper “pood” and Image Comics’ “Next issue Project” with Italy’s own Paolo Leandri as artist, and collaborated with Giuseppe Palumbo and Stefano Pavan on the stage-play “Funnybook/Tragicbook” in Brooklyn, USA. McGovern also adapted nearly 50 of GG Studio’s comics for the American market with Andrea Plazzi, and provided an essay for Kappa’s 2008 Italian anthology of Will Eisner’s Spirit. He is working on another essay for an upcoming museum catalog with Ferragamo. McGovern is seeking political asylum in Lucca, or failing that, Earth 2.

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