Romano Scarpa è uno degli autori Disney fondamentali a livello mondiale, per la sua capacità di comprendere i personaggi, di crearne di nuovi coerenti con questo universo narrativo e di concepire trame di grande spessore.
Soprattutto, è stato in grado di spaziare con egual perizia sia nel mondo dei Paperi (come abbiamo visto l’anno scorso in questo pezzo all’interno dello speciale su Zio Paperone) che in quello di Topolinia, riversando il suo grande amore per la figura di Mickey Mouse in numerose storie che sono diventate pietre miliari della sua carriera fumettistica.
La grande avventura

Rifacendosi direttamente alle storie a strisce disegnate da Floyd Gottfredson e pubblicate sui quotidiani americani tra gli anni Trenta e Cinquanta, Romano Scarpa intuì che la natura avventurosa è quella che maggiormente si confà a Topolino. Una tradizione che veniva direttamente alla letteratura per ragazzi, fatta di viaggi in terre lontane, misteri e pericoli che un “eroe per caso” si trova ad affrontare ricorrendo alle proprie capacità.
Il personaggio aveva già dimostrato di saper interpretare molto bene questo tipo di trame, se supportate da una sceneggiatura efficace, e così nacquero i primi soggetti dello Scarpa autore completo: Topolino e il mistero di Tapioco Sesto, Topolino e il Pippotarzan, Topolino e la nave dei microcosmo sono tre fulgidi esempi dell’approccio iniziale dell’autore che, a fine anni Cinquanta, era fortemente debitore delle atmosfere gottfredsoniane. A quella influenza possiamo infatti ricondurre l’utilizzo come avversario di Pietro Gambadilegno, criminale dalle multiformi capacità che proprio le strip americane avevano impiegato in varie situazioni.

Anche le altre due attingono comunque ad alcuni topoi classici, dalla spedizione in Africa con tutti i pericoli del caso a una trama dal sapore fantascientifico di particolare pregio. La nave del microcosmo riassume bene i tratti distintivi della scrittura scarpiana: la presenza di Eta Beta come comprimario d’eccezione permette l’aggancio alla tanto amata tradizione e l’idea di una macchina in grado di viaggiare nel mondo subatomico è ricca di fascino e di possibilità, che il fumettista coniuga in salsa noir arricchendo l’intreccio con un caso di falsificazione di denaro.

Un avvenimento inspiegabile, un ricatto e un nuovo personaggio dalle proprietà straordinarie costituiscono l’humus sul quale costruire una trama ricca di pathos, dove Scarpa non manca di ripescare una figura dell’epopea gottfredsoniana come il professor Enigm della storia Topolino e l’Uomo Nuvola.
In quest’avventura esordisce Atomino Bip Bip, un atomo ingrandito “un birillione di volte” dallo stesso Enigm e che inizia ora a fare da spalla a Topolino, aiutandolo a risolvere la situazione e che nel futuro lo affiancherà in altre epiche trame.
Il Topolino protagonista di queste vicende è il prototipo dell’uomo qualunque che non si tira indietro di fronte al pericolo e all’inspiegabile. Romano Scarpa cura e accudisce questa immagine vincente e permette al personaggio di vivere storie riuscite ed entrate nell’immaginario degli appassionati.
I thriller e il taglio cinematografico
Romano Scarpa non trascura anche il lato che aveva caratterizzato Mickey Mouse in maniera fin troppo marcata in un certo periodo della sua carriera fumettistica, in particolare italiana: la narrativa gialla.
Le detective-story dell’autore veneto riescono però il più delle volte a eludere quel senso di ripetitività nell’intreccio e a evitare che Topolino appaia come un investigatore a tempo perso, infallibile e saccente.

La collana Chirikawa, invece, flirta con il thriller alla Alfred Hitchcock laddove l’indagine di Topolino e Atomino porta il primo a dover affrontare vertigini e malesseri dovuti a un trauma del passato, rimosso dalla memoria dal protagonista stesso per autodifesa.
Un’attenzione verso la psicologia del personaggio che rimane un unicum o quasi, ripresa solo negli anni Novanta da autori come Silvano Mezzavilla in storie come Topolino e la sindrome visionaria (non a caso disegnata proprio da Scarpa) e da Tito Faraci in alcune occasioni, pur con approccio diverso.

Altri gialli scarpiani degni di nota sono Topolino e l’uomo di Altacraz, Topolino e il dilemma dei cargo, Topolino dietro il sipario, Topolino imperatore della Calidornia, Topolino e il gigante della pubblicità e Topolino e la “Magnon 777”.
Da non dimenticare anche le quattro strip-stories dei primi anni Novanta, di cui abbiamo parlato in questo approfondimento.
Amici e avversari

Oltre all’uso sempre molto buono di figure preesistenti come Pippo, Minni, Orazio e Pietro Gambadilegno, l’autore si è preoccupato di arricchire un pantheon che si presentava effettivamente meno ampio di quello paperopolese.
Tra le fila di chi ha dato del filo da torcere a Topolino compaiono quindi due nuovi criminali che gravitano attorno a Gamba: la fidanzata Trudy e il cugino Plottigat. La prima non serve solo a fornire un interesse amoroso al principale avversario del Topo dalle grandi orecchie, ma anche a permettere a Pietro di avere un appoggio esterno al carcere per proseguire loschi traffici e per un aiuto maggiore nei suoi piani.
Il secondo è un brillante scienziato votato al male, una sorta di Archimede Pitagorico in negativo in grado di creare avveniristici macchinari con cui attuare grandi colpi o pericolosi ricatti.
Per quanto riguarda gli amici, oltre a valorizzare appena possibile alcuni dei comprimari storici, spesso tralasciati dalle storie italiane, come la porcella Patrizia (amica di Minni), Gancio il Dritto, Orazio e Clarabella, introduce Bruto (figlioccio adottivo di Gancio), il già citato Atomino Bip-Bip, il love-interest di Pippo Zenobia e la zia di Topolino, Topolinda.
Con Bruto e Atomino il protagonista ha fondato un sodalizio duraturo che, mettendo da parte per alcune avventure il solito Pippo e permettendo una spalla nuova e diversa a Mickey, ha fatto sì che l’incedere delle trame ne guadagnasse, per il solo fatto che si potesse specchiare in una persona diversa dall’amico di sempre, diversificando quindi il botta e risposta e il tenore delle storie. Bruto (detto Gancetto), in particolare, racchiude in sé quell’animo giovanile ed estroverso che caratterizzava il Mickey delle strisce dei primissimi anni Trenta, in cui era egli stesso inteso come un ragazzino impetuoso. Mettergli a fianco, ora, un partner che possieda quei tratti ormai perduti consente di riportare nelle vicende quel sense of wonder ormai difficile da rintracciare in Topolino, troppo spesso indagatore eccessivamente serioso.
Topolinda, recuperata anche da altri autori negli ultimi vent’anni, non possiede particolari doti in grado di farla spiccare nel cast preesistente, ma serve a Scarpa per fornire quel legame familiare tanto presente nel mondo dei Paperi quanto assente per i personaggi di Topolinia: dargli una zia permette di approfondire il lato umano del personaggio, spesso trascurato.
Non sempre Romano Scarpa riesce a costruire un buon Topolino: specie dalla metà degli anni Ottanta in avanti, il forte desiderio di far reinnamorare il pubblico di quello che l’autore vedeva come il miglior personaggio Disney lo portava in alcuni casi a eccedere egli stesso, a forzare la mano nell’uso che ne faceva, a renderlo così forzatamente positivo da risultare stucchevole. Un peccato veniale e dettato dall’amore, ma che in certe situazioni presta un brutto servizio allo stesso personaggio. Si pensi ad esempio a Topolino e il ferro d’oro, dove tutta Venezia tributa grandi onori a Mickey, presentato tanto dai cittadini della Laguna quanto dal resto del cast disneyano come persona specchiata, o all’uso del personaggio in Paperolimpiadi, in cui viene accolto dai Paperi quasi come un superuomo.
Ciò non inficia ovviamente la stragrande maggioranza di ottime storie realizzate dell’autore veneziano, nelle quali Topolino conosce una delle sue più felici versioni e che hanno contribuito al successo di questo fondamentale personaggio nella lunga carriera del fumetto Disney italiano.
Per approfondire, suggeriamo la lettura dell’analisi di tre storie di Romano Scarpa: Topolino e il campionissimo, Topolino e i parastichi di Olympia, Topolino e il fantastico Tokamak.













