Alla ricerca dell'unghia di Kalì

Alla ricerca dell’unghia di Kalì

L’unghia di Kalì di Romano Scarpa è una storia a me cara per molti motivi: intanto per via dell’articolo che scrisse Tito Faraci per introdurre la sua ristampa su Topomistery #47, e poi per l’atmosfera iniziale della storia, che ricordava molto da vicino La pietra di luna, classico del giallo di Wilkie William Collins. Sia nella storia di Scarpa sia nel romanzo di Collins sparisce un prezioso gioiello, mentre l’atmosfera leggendaria intorno all’oggetto viene enfatizzata dalle reazioni dei personaggi orientali presenti nella trama. La storia di Scarpa, però, vira rapidamente verso l’hitchcockiano grazie ai pedinamenti, ai piccoli segreti dei protagonisti e soprattutto grazie alla presenza di un serial killer in salsa disneyana che mantiene alta la tensione tra una gag gottfredsoniana e l’altra.
Iniziamo, però, questo approfondimento scientifico della storia di Scarpa con la protagonista incontrastata, l’unghia della dea Kalì.

Il materiale più solido al mondo

Topolino e Pippo si ritrovano, trascinati da Minni, nella villa di Rik Purcell, collezionista di oggetti folkloristici dal mondo. Il pezzo più pregiato della collezione è l’unghia posta su una delle mani destre di una statuetta della dea Kalì. La posizione dell’unghia è coerente con l’attributo che Purcell le assegna: dea della distruzione. In effetti Kalì (o Kali) è nota soprattutto per gli aspetti più distruttivi ed eccessivi del suo carattere, che sono tipici della Smashana Kali, che è la forma più pericolosa e distruttiva della dea e che ha una lama proprio nella mano destra, mentre in forme più “tranquille” si trova su quella sinistra.
L’unghia della statuetta in possesso di Purcell è fatta con un minerale altrove sconosciuto molto simile allo zaffiro, e secondo il collezionista non esiste esiste al mondo materiale più solido.
Se utilizziamo la scala di Mohs, proposta nel 1812 dal mineralogista tedesco Friedrich Mohs, lo zaffiro, che è una specie di corindone, ha una durezza pari a 9, rispetto al diamante che arriva a 10.
In effetti all’epoca della storia (1958), non solo era abbastanza difficile immaginare cristalli più duri dello zaffiro o del diamante (era per certi versi fantascientifica l’idea della loro sintesi in laboratorio), ma non erano ancora stati scoperti in natura materiali che si sarebbero rivelati ancora più duri del diamante.
La lonsdaleite, ad esempio, venne scoperta nel 1967 studiando il Meteor Crater in Arizona. La sua presenza in altri siti di impatti meteorici l’ha fatta associare a tali eventi: evidentemente è trasportata dalle rocce che vagano nel cosmo o, come si suppone, prodotta nell’impatto stesso a causa delle grandi energie coinvolte. Ad ogni buon conto la durezza della lonsdaleite è normalmente inferiore rispetto a quella del diamante (tra 7 e 8 nella scala di Mohs), ma se si applica un carico alla lonsdaleite, essa aumenta in maniera permanente la sua durezza superando il diamante: il cristallo celeste, infatti, riesce a raggiungere una resistenza pari a 152 GigaPascal (ovvero è in grado di sopportare una pressione fino a 152 GigaPascal, che è all’incirca 15000 volte superiore alla pressione atmosferica) contro i 97 GigaPascal del diamante posto nelle stesse condizioni (1) .
Nel frattempo la wurtzite era stata scoperta da quasi un secolo, più precisamente nel 1861 nella miniera di San José in Bolivia. La sua durezza non è tra le più alte (tra 3.5 e 4 nella scala di Mohs), però presenta una struttura cristallina esagonale che si ritrova anche in altri composti binari. Sempre nel 2009 (vedi nota 1) imponendo in laboratorio al nitruro di boro di sistemarsi su una struttura cristallina esagonale identica a quella della wurtzite si è riusciti ad aumentare la durezza del cristallo fino a 114 GigaPascal (e quindi leggermente superiore a quella del diamante).

Tutto per un bah

L’altro elemento fondamentale nella storia è la musica: il proto-serial killer denominato Kalì produceva, in alcune case della città, dei suoni spaventosi e irripetibili da qualunque ugola umana. In realtà Kalì utilizzava l’unghia per ascoltare dei dischi particolari contenenti l’audio di un progetto governativo segreto: un sistema crittografico decisamente poco utilizzato, ma noto da alcuni secoli. Il modo più semplice di utilizzarlo è assegnare un dato valore a ciascuna nota: il primo esempio di tale genere sembra risalire al 1560. Ovviamente la sfida tra i crittografi e i risolutori di codici ha permesso un miglioramento dei metodi di crittografia musicale, fino allo sviluppo odierno di algoritmi appositi (2) che possiamo considerare di pari passo con lo sviluppo della crittografia classica.
Questa, se ci limitiamo al mondo occidentale, inizia con Giulio Cesare, che utilizzava un codice in cui si prevede la sostituzione di ciascuna lettera dell’alfabeto con un’altra fornita grazie alla traslazione dell’intero alfabeto.
La crittografia, dopo un lungo periodo di stagnazione, ebbe poi un forte impulso grazie alle due guerre mondiali: la sfida tra i due fronti in guerra per nascondere i propri messaggi e svelare quelli degli avversari permise lo sviluppo di sempre migliori metodi in ambo i lati, fino all’uso moderno dei numeri primi per codificare i messaggi.
Tale sistema è sufficientemente solido da essere quasi indecifrabile, almeno fino a che il computer quantistico non diventerà realtà. Ma questa, come si suol dire, è una storia ancora tutta da scrivere!

Due parole sulla storia

Pubblicata l’anno prima de La dimensione Delta, L’unghia di Kalì è la quinta storia di ampio respiro di Scarpa con Topolino protagonista e la prima esplicitamente di genere hard boiled. Anche in questo caso sono presenti situazioni che riprendono storie di Floyd Gottfredson, come l’arrivo in massa della polizia ad esempio presente ne La banda della morte. Inoltre l’alternanza di tensione e gag è stilisticamente similare a quanto fatto da Gottfredson nelle sue strisce giornaliere.
Il finale, poi, con il racconto in flashback del criminale, unisce alcune tecniche cinematografiche che successivamente Scarpa avrebbe esplorato in altre grandi storie, come ad esempio La collana Chirikawa.
Lascia, però, perplessi l’elemento che esclude la polizia dalle indagini: il valore dell’unghia di Kalì trafugata all’inizio della storia viene ritenuto basso, sebbene il materiale stesso di cui è fatta l’unghia, proprio a causa della sua durezza, è raro e dunque particolarmente prezioso. Tutto ciò, però, è funzionale alla storia e viene comunque ben presto dimenticato grazie al ritmo dinamico e al già citato alternarsi tra gag e situazioni di tensione.


Note:
  1. Pan, Zicheng; Sun, Hong; Zhang, Yi; Chen, Changfeng, 2009, Harder than Diamond: Superior Indentation Strength of Wurtzite BN and Lonsdaleite, Physical Review Letters, vol.102, n.5 doi:10.1103/PhysRevLett.102.055503
     

  2. Dutta, S., Kumar, C., & Chakraborty, S. (2013). A symmetric key algorithm for cryptography using music. International Journal of Engineering and technology, 5(3), 3109-3115. (pdf).