L’eclettismo di Sergio Ponchione: tra Linus, eroi e personaggi popolari

L’eclettismo di Sergio Ponchione: tra Linus, eroi e personaggi popolari
Abbiamo intervistato Sergio Ponchione, uno dei più affermati fumettisti italiani, parlando di lockdown, Linus, eroi e personaggi.

è uno tra i più affermati fumettisti ed illustratori italiani. Presenza fissa sul diretto da Igort, per il quale realizza copertine iconiche e brevi storie, l’artista astigiano è anche una delle figure più eclettiche del panorama del fumetto nostrano, capace di passare con assoluta naturalezza dal fumetto seriale a progetti più complessi e originali.

Ciao Sergio e ben ritrovato, ancora una volta, su Lo Spazio Bianco.
La prima domanda è di rito, visto il periodo dal quale veniamo: come hai vissuto il lockdown causato dalla epidemia di Covid-19? È vero che numerosi fumettisti hanno detto che la loro vita da reclusi non è cambiata poi tanto, ma un conto è stare in casa (a lavorare) per scelta, un conto è fare i conti con una malattia subdola e altamente contagiosa che ti costringe alla clausura. Come esce Sergio Ponchione da questi due mesi? Diverso, cambiato oppure lo stesso?
Lo stesso. Mi spiace forse deluderti, ma mi unisco agli altri autori. Giusta la tua distinzione, ma il lavoro rimane sempre il primo motivo di clausura, secondo viene il virus che ti vieta o compromette le pause esterne. Di certo un bel guaio, perché in quelle pause si ricaricano le pile. Ma per forza di cose mi sono abituato. In generale amo stare in casa. Da bambino quando rientravo baciavo la porta. Per fortuna ora ho un piccolo giardino che mi ha aiutato non poco. Naturalmente ho avvertito l’atmosfera sospesa, surreale, l’inquietudine e il timore come tutti, ma stranamente mi sono sentito protetto proprio dall’occupazione che normalmente mi isola. Pensavo che finalmente gli altri avrebbero condiviso la mia normalità. Ma se loro non sapevano come passare il tempo, per me non cambiava nulla, ero impegnato come al solito. Quindi rimanevamo sempre e comunque distanti.

Mercurio studi

Hai stretto un bel sodalizio artistico con Alessandro Bilotta su , serie per la quale hai disegnato un paio di episodi molto particolari per scelte grafiche e narrative. Cosa rappresentano quelle storie per la tua evoluzione stilistica e come si è svolta la collaborazione con lo sceneggiatore romano?Visto il vostro efficace legame fumettistico, avete programmato altri progetti insieme per l’immediato futuro?
Mercurio è stato un perfetto ibrido di tradizione e innovazione. All’inizio pare muoversi nelle collaudate traiettorie bonelliane per poi stravolgerle del tutto. Alessandro mi ha scritto due episodi su misura, labirintico ed enigmatico il sesto, oscuro e tormentato il tredicesimo. Prima di iniziare il lavoro sono andato a trovarlo a Roma e per qualche giorno mi sono calato nelle architetture e atmosfere romane. Tornato a casa ho preparato degli studi che ho inchiostrato con un effetto sfumato, a punta secca, già sperimentato un po’ nelle nostre precedenti collaborazioni su Arturo Klemen e Groucho, che trovavo adatto per catturare lo spirito della serie. Da allora, dosato a dovere, questo stile è diventato costante nelle mie chine. C’è molta sintonia con Alessandro, condividiamo molti gusti e visioni. Abbiamo due nuovi impegni insieme, uno appena iniziato ancora top secret, mentre l’altro sarà Eternity, il suo prossimo progetto per Sergio Bonelli Editore, a cui posso annunciare la mia partecipazione.

Sei una delle presenze costanti del Linus diretto da Igort, per il quale hai realizzato le copertine dei numeri dedicati a Batman, Alan Moore e Philip K. Dick, oltre a contribuire agli interni della rivista con brevi storie. Come sono nate quelle copertine, in particolar modo quella su Moore e quella su Dick, ciascuna a loro modo iconica?
Per Batman mi è stato chiesto di reinterpretare come seconda copertina interna una storica cover di Bob Kane, riutilizzata come principale. Visto l’originale, non potevo che dare una prospettiva obliqua. Per Alan Moore, Igort voleva un’immagine iconica che lo contestualizzasse nel presente. Inizialmente si voleva riprendere un frame simbolico dalla serie tv di Watchmen, ma senza la sua presenza risultava debole e poco riconoscibile. Da qui l’idea del suo grande volto che sovrasta i membri del Settimo Cavalleria, che ho pensato di mascherare dietro al logo di Linus per rimanere in tema di identità segrete. Il planetoide di Philip K. Dick è una mia idea ispirata a Ego, il pianeta vivente dell’universo Marvel. Igort mi ha suggerito poi saggiamente di aggiungere qualcosa legato a Blade Runner, tipo i veicoli volanti e la città. Una sua richiesta per tutte e tre è che fossero molto colorate e pop, per catturare attenzione.

Moore, Dick e Batman. Che rapporto hai con questi due scrittori e con questo personaggio, tre pilastri dell’immaginario collettivo moderno?
Rapporti stretti e intensi. Moore mi ha colpito ed entusiasmato, ampliando la mia consapevolezza sulle possibilità del racconto a fumetti, fin da Lezione di Anatomia, la sua prima storia di Swamp Thing letta nel 1991. Qualcosa scattò e il mio crescente desiderio di profondità e maturità nei comic books fu esaudito. Non mi ha mai deluso. Anche nelle storie brevi o minori c’è sempre della genialità. Ne ammiro il pensiero, l’onniscienza, il rigore e mi fermo prima di ripeterne inutilmente meriti ormai assurti a postulati. Dick ha sfondato le pareti della realtà e della fantascienza, spingendosi a indagare dove nessun altro aveva osato. L’oscuro scrutare. Il mio lato obliquo se ne innamorò subito. La paranoia è un ingrediente narrativo di prima qualità e lui abbonda. Ogni suo libro è fonte di inquietanti dubbi e riflessioni. Ne esco sempre provato ma appagato. E per quanto riguarda Batman… beh, a chi non piace Batman?

Linus Ponchione

Come si svolge, praticamente, la tua collaborazione con Linus? Scegli tu di collaborare, se il tema o il personaggio del mese stuzzicano la tua fantasia, oppure sei sempre disponibile a metterti alla prova su un soggetto “su commissione”?
In genere vengo invitato, ma la redazione conosce ormai i miei gusti e gli inviti sono spesso ad hoc. Solo per la cover di Dick mi sono proposto io, ma Igort mi aveva già comunque pensato. Inoltre avevo da parte un racconto poco noto realizzato qualche anno fa, Il sole l’abisso, incentrato proprio su Dick che tenevo a riproporre a un pubblico più ampio. A Igort é piaciuto molto e così è stato. Con Andrea Campanella, al momento abbiamo pronta una storia breve che spero uscirà nei prossimi mesi.

La tua collaborazione con la rivista diretta da Igort ha in un certo modo enfatizzato e sviluppato uno dei sentieri del tuo percorso artistico, quello che si era concretizzato prima in DKW e poi in Memorabilia, cioè il racconto “biografico” a fumetti di autori fondamentali (per te, ma non solo). Che cosa ti piace in questo tipo di narrazione?
Mi interessa riprendere il lavoro di questi autori per innestarci un mio contributo, tentando una rilettura che non sia solo omaggio ma anche rinnovamento. Mi entusiasma raccontare storie che esprimano la mia passione nei loro confronti. Una sorta di specchio in cui ritrovo me stesso in veste di felice lettore, che è anche un’umile superficie di contatto fra le nostre lontane esistenze. Evito sempre la pura biografia, è un’operazione meccanica che mi annoia. Scelgo piuttosto un fatto o una particolarità e li plasmo fino a renderli materia mia. Mi diverto molto nel farlo, ma seppur per poche pagine ci vuole parecchio tempo, dalla ricerca di notizie e documentazione fino alla resa finale. O forse sono io che procedo più lentamente per gustarmeli di più.

Linus 50Per Linus, nel 2015, hai avuto l’onore e il merito di essere l’autore della copertina-poster che festeggiava i 50 anni della rivista: un’enorme illustrazione che raccoglieva tutti i personaggi a fumetti comparsi sulle pagine del magazine a partire dal 1965. Anche in quell’occasione ti sei misurato con gli stili dei vari autori di cui hai raffigurato le creazioni: questo continuo giocare e contaminare il tuo segno con quello dei creatori di cui parli come influisce nell’evoluzione del tuo stile?
Io lo vedo come un arricchimento. Mi piace “sporcarmi le penne” con gli stili altrui, manipolare e remixare i segni come un musicista farebbe con i suoni. Poi capita che qualcosa rimane e viene inglobato nella mia mano, anche senza accorgermene. Non è un percorso che forse aiuta a essere sempre riconoscibili e seguiti dal lettore meno attento, o al contrario forse invece porta poco a poco a uno stile sempre più personale. Tornando alla musica, è come un artista che suona tanti generi diversi. I puristi storcono il naso ma se ami Frank Zappa (che immancabilmente cito) non puoi che applaudire. Comunque io mi diverto, quindi per me va bene così.

Ragionando su Linus, ho fatto una riflessione. Due punte di diamante dell’attuale gestione della rivista siete Paolo Bacilieri e tu, forse i due autori italiani che con più fluidità passano dal fumetto seriale bonelliano agli one-shot della rivista. Ho accuratamente evitato di dire dal fumetto popolare a quello più autoriale non solo perché avrei fatto arrabbiare Igort, ma anche perché fondamentalmente sono d’accordo con lui che quello che conta sono le storie che si vogliono raccontare, a prescindere dal contenitore.
Ti ringrazio dell’accostamento a Bacilieri, che ho sempre apprezzato moltissimo. Sono d’accordo sull’importanza delle storie. La storia è l’anima del racconto, poi puoi sagomarla (disegnarla) e vestirla (pubblicarla) come vuoi. Più il legame fra questi elementi è sensato ed equilibrato, più il risultato sarà riuscito.

Tutto questo preambolo per chiederti: in che cosa cambia, se cambia, il tuo modo di affrontare il lavoro per un albo bonelliano o per una storia breve, o ancora per un tuo lavoro più corposo di cui puoi essere autore unico?
Principalmente cambia la pianificazione generale. Quando lavoro su sceneggiatura altrui il processo è più lineare e ordinato: studio dei personaggi, storyboard, schizzi in brutta, matite in bella e chine. Da autore completo la strada è più avventurosa ed eccitante ma anche più faticosa, dissestata, soggetta a imprevisti e modifiche. Prima devo trovare una buona idea, poi fisso su carta gli elementi di cui sono certo e su quelli costruisco poi il resto. Alcuni punti rimangono oscuri e incerti fino alla messa in bella, un’illuminazione in extremis me li chiarirà in tempo. I piccoli storyboard rimangono fondamentali, ma come autore completo mi prendo più ripensamenti e libertà, anche d’impaginazione. Negli anni ho capito che ho bisogno di entrambi gli approcci, uno stimola e bilancia l’altro. Non riuscirei solo a fare racconti miei e neanche solo scritti da altri. Ma svolgo sempre entrambi con il massimo impegno possibile.

FilmTVTornando al tuo ruolo di copertinista, hai realizzato alcune cover per Film TV, mostrando il tuo stile più pop (l’ultima in ordine di tempo è quella dedicata a Trinità con Bud Spencer e Terence Hill). Come riesci a conciliare questi differenti approcci?
Mi piace adattare il mio segno alle diverse finalità. Con la pratica, nel tempo mi è venuto piuttosto naturale. Penso sempre alla versatilità di Wally Wood che spaziava dai comic books alle copertine di libri, dalle carte da gioco per ragazzi alle pin-up, oscillando all’occorrenza fra realismo e caricatura. La poliedricità mi ha sempre elettrizzato molto. Mettersi in gioco in contesti diversi per vedere se si riesce comunque a ottenere qualcosa di buono è una sfida che continua a stimolarmi.

Un’altra tua collaborazione “forte” è quella con Comics & Science, di cui hai illustrato la seconda uscita del 2019, una storia scritta da Giovanni Eccher su Mendeleev e di cui sappiamo che hai da poco terminato un nuovo lavoro. Anche in questo caso, hai illustrato la vita di un personaggio illustre, stavolta nel campo della scienza. Ci parli di questa esperienza e ci dai qualche anticipazione sul nuovo fumetto che vedremo in uno dei prossimi numeri della rivista a fumetti del CNR?
Il racconto per i 150 anni della Tavola Periodica di Mendeleev, ovvero L’Accademia del professor M per Elementi Dotati, nasce da un’interessante visita collettiva all’Istituto di chimica dei composti organometallici del CNR di Firenze, guidati da Andrea Ienco. È stato suo lo spunto di un parallelo fra la Tavola e le camere di un albergo, che Giovanni Eccher ha poi elaborato in una storia che omaggia l’Accademia per giovani mutanti degli X-Men. Il professor X(avier) è diventato quindi il professor M(endeleev) e i ragazzi ospitati sono diventati gli elementi dotati, con tanto di relative proprietà chimiche. Invece il nuovo lavoro, sempre scritto da Eccher, si intitola Ekham the wise (Ekham la saggia), ed è stato commissionato dal CECAM (Centro Europeo di Calcolo Atomico e Molecolare) di Losanna. Il fulcro sono le simulazioni matematiche, ovvero i modelli ipotetici simulati per studiare il comportamento di certi fenomeni in determinate condizioni. Il tema è complesso ma è stato trattato in chiave assolutamente accessibile e ironica. Un racconto di cappa e spada con tanto di cavaliere, strega, principessa e drago che mi sono divertito a disegnare pensando alle parodie di Mad Magazine.

Ekham

Il Covid-19 ha momentaneamente bloccato un altro progetto che stai portando avanti: quello con la rivista Capek di , nel cui secondo numero dovrebbe uscire una tua storia che segna una collaborazione “artistica” che per te riveste un valore importante. Cosa ci puoi dire al riguardo e come è nata questa esperienza con un ambito del fumetto “più alternativo”, ricco di qualità e sempre più presente nella scena nazionale?
Sul secondo numero di Capek uscirà un mio sogno divenuto realtà: un team-up con la misteriosa e leggendaria art rock band californiana The Residents. Un adattamento a fumetti di un loro progetto mai terminato e concesso in esclusiva. ‘nuff said. Li seguo fin da ragazzo, hanno contaminato molto la mia immaginazione e senza di loro Obliquomo e Grotesque non esisterebbero. Il merito per questa incredibile congiunzione obliqua va proprio a Hurricane, ideatore di riviste, catalizzatore di idee e situazioni con cui collaboro dall’ormai lontano The Artist, passando per Puck! e altre sue folli trovate. Contagiato dal suo entusiasmo, non riesco mai a dirgli no. Ho sempre flirtato con l’underground, ma quello creativo, non le ormai stantie gallery gratuite di genitali, per intenderci. Nei progetti di Ivan ritrovo i fermenti di quello storico americano e dello spirito cannibal/frigideriano italiano, mischiato con la sgangheratezza di Alan Ford e l’ironia di MAD. Tutte cose che mi hanno segnato indelebilmente.

SuperGaetanoPer il Doninzetti Opera Festival hai creato Super Gaetano e un mondo di supereroi popolato dalle più grandi personalità della lirica. Come si è sviluppata questa idea così originale?
L’idea è dello Studio Temp di Bergamo, curatore delle grafiche del Festival. Si pensava a una rivisitazione iconica delle opere in chiave supereroistica, più contemporanea, che avvicinasse un pubblico magari più giovane normalmente lontano dalla lirica: era proprio questa l’intenzione di Francesco Micheli, direttore artistico del festival. Il taglio doveva essere più grafico, d’effetto, in nero, giallo e rosso, i colori del festival. Su sue indicazioni, con Fausto Giliberti dello studio abbiamo elaborato quindi dei possibili super protagonisti lirici per le locandine, i manifesti e gadget. Non è stato facile conciliare le esigenze, ho fatto diverse versioni e modifiche ma alla fine il risultato è piaciuto molto. Il tutto si è svolto purtroppo in piena pandemia e tutti sappiamo quanto Bergamo abbia sofferto. Spero che il festival in autunno possa essere una sorta di riscatto, almeno morale, per le gravi perdite subite.

In questo periodo di lockdown appena trascorso che letture hai fatto, di fumetto e non solo, che ti andrebbe di consigliarci?
Non ho letto molto più del solito: come sempre ho alternato novità con recuperi dal passato. Segnalo l’ambizioso Immortale Hulk di Ewing/Bennet, forse non sempre riuscito ma con trovate ammirevoli (tipo l’ultima memorabile incarnazione di Abominio), e Giara di stolti di Jason Lutes, ottimo lavoro rimasto senza motivo nelle letture perdute. Per i libri, L’uomo dai denti tutti uguali, proprio di Philip Dick, letto non a caso mentre lavoravo alla sua copertina. Romanzo non fantascientifico, forse non a livello del congiunto Confessioni di un artista di merda, ma comunque notevole.

Chiudiamo con una domanda un po’ filosofica: alla fine di questa pandemia, fortunatamente, ci sarà un domani. Come sarà, questo futuro per il mondo del fumetto (ma anche per il mondo in generale o, più in piccolo, per il nostro Paese) e che cosa riserverà a Sergio Ponchione?
In generale vorrei tanto dirti che sarà un mondo migliore, ma la mia speranza si confonderebbe con l’attuale retorica e ipocrisia del saremo diversi, dell’orgoglio italiano, del ripartiremo più forti. Facili slogan mascherati per i soliti fini commerciali, che già dimostrano che siamo cambiati ben poco. Spero nelle eccezioni, che per fortuna ci sono sempre. Per il fumetto, già cronicamente in crisi di vendite ma sempre vivo di proposte, la vedo più che altro dura per fiere, presentazioni e incontri. Ma se le cose non peggiorano nuovamente, viste le riaperture attuali credo che gradualmente le cose si riorganizzeranno. Per me non ne ho la più pallida idea. Anzi, forse mezza ce l’ho: vedo un tavolo, una lampada, fogli, matite e inchiostri. Vediamo chi indovina.

Grazie per il tuo tempo, Sergio. Alla prossima!

Intervista realizzata via mail nel mese di maggio 2020

 Sergio Ponchione

PonchioneAutore di fumetti e illustratore nato ad Asti nel 1975, Sergio Ponchione ha pubblicato con vari editori in Italia, Francia e Stati Uniti. Dal 1999 al 2006 disegna la serie Jonathan Steele per Sergio Bonelli Editore e Star Comics. Fra le sue opere principali: Obliquomo, Grotesque (Coconino Press, Vertige Graphic, Fantagraphics), Impronte maltesi (Scritturapura) e DKW – Ditko, Kirby, Wood (MoltiMedia/Comma 22, Fantagraphics). Ha pubblicato e continua a farlo su riviste e periodici come Linus, Internazionale, Corriere della Sera/La Lettura, Repubblica XL, Wired e l’agenda Smemoranda. Ha vinto i Premi Gran Guinigi e Micheluzzi. Ha fatto parte del team di autori di Mercurio Loi, serie ideata da Alessandro Bilotta per Sergio Bonelli Editore. Con Oblomov Edizioni ha pubblicato il volume Memorabilia.

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