
Il passaggio ad un titolo così diverso per ambientazione e registro è di conseguenza anche un’occasione per testare l’effettiva capacità dello scrittore di saper costruire storie avvincenti, mostrando tutto il bagaglio di soluzioni, intuizioni e invenzioni in suo possesso.
Diciamo subito che la prova, per quanto si possa evincere da un solo episodio, pare superata. Pur dando alla storia un ritmo 

L’intento dell’autore sembra quello di voler mostrare l’ampio novero di soluzioni e ambientazioni dalla quali è possibile attingere per intessere le future vicende del personaggio; lo stile dello scrittore è coinvolgente e sicuro, capace di passare dai toni leggeri a quelli più drammatici e cupi con uguale efficacia. Adeguate le matite di Esad Ribic, il cui stile figurativo ricorda, anche in virtù ad una colorazione attenta alle sfumature di colore e alla luce, quello di Simone Bianchi. Ribic si concentra sulla recitazione dei personaggi e sulla scelta di angolazioni e prospettive; le sue tavole non mancano di dinamismo ma non di drammaticità e questa impostazione ben si sposa con l’abbondante uso di didascalie da parte di Aaron.

Le altre storie ospitate nell’albo sono una lunga e piuttosto noiosa avventura -tratta da un Annual del 2012- scritta da Jean Marc De Matteis in cui compare Donald Blake, l’alter ego umano del Dio del Tuono, che in questo episodio funge sostanzialmente da spalla in un duello che vede protagonisti Galactus, Scrier e Oblio, tre pesi massimi della cosmogonia Marvel. La caratura dei poteri delle tre entità è talmente elevata che ogni loro intervento non può che provocare caos e distruzione assoluta. Per questo lo scontro, come spesso accade in queste situazioni, termina con una sostanziale tregua, alla quale si arriva però dopo pagine di elucubrazioni pseudo-filosofiche davvero insipide.
Si arriva in fondo alla storia con un po’ di fatica, e principalmente grazie ai disegni di Morry Hollowell e Wil Quintana, che non brillano per eleganza od originalità, ma donano alla storia un gusto decisamente “camp”, capace di suscitare un effetto nostalgia.
Segue un breve episodio tratto da Breaking into comics the Marvel way # 2 del 2010, in cui lo stesso Thor racconta un aneddoto che coinvolge il padre Odino, e una ministoria – si tratta di appena due tavole – scritta e disegnata del sempre bravo Alan Davis, in cui il personaggio è presentato nella veste di membro dei Vendicatori. La storiella, dal taglio comico, mostra il lato più prettamente supereroistico del dio, completando una ideale panoramica sul personaggio a beneficio dei nuovi lettori.
Abbiamo parlato di:
Thor dio del Tuono #1
Jason Aaron, Esad Ribic, Jean Marc de Matteis, Morry Hollowell, Wil Quintana, Kevin Grevioux, Thomas Labourot, Alan Davis
Traduzione di Giuseppe Guidi,
Panini Comics, giugno 2013
80 pg, spillato, colori – € 3,50
ISBN: 9771593426904












Sarà che non ho mai frequentato il mondo dei comics americani, ma mica riesco a capirla questa cosa che ogni TOT chiamano un nuovo autore che deve riscrivere per l’ennesima volta la stessa storia degli stessi personaggi… ma soprattutto non mi spiego come facciano a venderla sta roba.
Già me l’immagino il reboot di DYD, Tex e Dragonball :D
Sarà che non frequenti i comics americani, ma non sai di cosa stai parlando. Non c’è nessun reboot. Magari limitiamoci a commmentare cose che conosciamo se proprio dobbiamo esseri così arroganti, cosa dici?
Dai Chris, Emanuele più che arrogante mi era parso sarcastico, non esasperiamo i toni.
D’altra parte, certe critiche possono nascere da operazioni commerciale del passato che non sono risultate esattamente riuscitissime.
Con questo, la pratica del reboot non è nemmeno di per sé deleteria, e ha permesso a personaggi iconici come i supereroi di superare indenni (o quasi) il tempo.
Certo, la filosofia con cui invece “invecchia” Tex è diversa, anche se lo scopo è sempre quello.