Il senso di Bilotta e Bacilieri per la non-morte

Il senso di Bilotta e Bacilieri per la non-morte
Nel Dylan Dog Speciale #33, “Saluti da Undead”, ancora una volta dedicato alla saga del Pianeta dei Morti, l'indagatore dell'incubo del futuro incontra una nuova specie di Ritornanti.

MARGARET: «Cosa ti aspettavi di trovare? Non c’è niente.»
DYLAN: «Non lo so neanch’io. Si spera sempre di trovare un senso…»
MARGARET: «… e invece è tutto qui.»

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In questo scambio di battute fra e la “Ritornante Evoluta” Margaret, potrebbe condensarsi il lavoro compiuto da e in questo nuovo capitolo della saga del Pianeta dei Morti, intitolato Saluti da Undead.

Il Pianeta dei Morti è la serie del Dylan Dog del futuro creata da Bilotta che da ormai un lustro viene pubblicata sulle pagine dello Speciale annuale dedicato all’Indagatore dell’Incubo. Il tutto è cominciato più di dieci anni fa, nel 2008, su Dylan Dog Color Fest #2, con una storia intitolata proprio Il Pianeta dei Morti. Da allora nella narrazione sono successe molte cose e il racconto si è evoluto in direzioni sempre inusuali e interessanti, aggiudicandosi un posto d’onore nel cuore di molti lettori nonché gli elogi della critica (per farsi un’idea di quanto accaduto fino ad oggi potete recuperare gli articoli che Lo Spazio Bianco ha dedicato alla serie qui).

Il fascino che questa saga continua a propagare è innegabile. Così come la sua qualità. Bilotta con grande maestria tesse sceneggiature solide e ambigue, fagocitando il lettore nel suo mondo e avvicinandosi molto alle atmosfere delle storie fondanti di Tiziano Sclavi.

Con echi da classici come Morgana (albo dal quale sono state tratte le idee alla base del soggetto), Storia di nessuno o L’alba dei morti viventi, lo sceneggiatore romano riesce a ricreare quel sentimento del sogno che ha reso grandi i capolavori che omaggia e a cui si ispira: “Per inseguire lo spirito più classico del personaggio”, dirà nella sua introduzione al volume edito da Bao che raccoglie i primi tre capitoli della serie.

La qualità dei disegni che negli scorsi episodi hanno concretizzato le parole di Bilotta è sempre stata altissima, con artisti come Carmine Di Giandomenico, Gianpiero Casertano, Sergio Gerasi o Giulio Camagni e anche questa volta le aspettative non vengono deluse. È infatti Paolo Bacilieri ad aver illustrato questa cartolina dalla città dei morti, disegnatore con uno stile personale e innovativo e, soprattutto, autore completo. Citando solamente Sweet Salgari (Coconino Press), Palla (Hollow Press)  e Tramezzino (Canicola Edizioni) si può avere un’idea, seppur minima, della portata del suo lavoro “da solista”.

Bacilieri non è nuovo in casa : già a fine anni ’90 comincia a collaborare con l’editore milanese disegnando il Napoleone di Carlo Ambrosini, per poi passare anche a Jan Dix, fino a Dampyr, Orfani e Dylan Dog. Una menzione speciale merita poi il bellissimo Il prezzo dell’onore, spaghetti western a fumetti su testi di Fabrizio Accattino, uscito originariamente per Le Storie.

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Non è quindi una novità vedere il tratto crudo e gommoso di Bacilieri sugli scaffali delle edicole ma questa volta-vuoi perché ai testi c’è Bilotta (autore fra i migliori in circolazione e pluripremiato per il suo Mercurio Loi), vuoi perché Saluti da Undead è davvero una piccola perla di fumetto popolare (e chissà poi cosa vorrà dire quest’espressione e se ha ancora senso vicino a tali opere) –l’occasione è di quelle da ricordare.

La presenza del fumettista si nota subito con la splash-page che apre l’albo e che è solo la prima di una serie di splendide tavole intere sparse per tutto il volume. E se l’apertura è tutta dedicata a Rufus, uno dei Ritornanti Evoluti, gli altri protagonisti non tardano a farsi vedere. Dylan Dog, l’ispettore Osmond e Jenkins, personaggi che siamo abituati a conoscere lungo la serie, sotto la cura Bacilieri quasi non sembrano più loro. Il disegnatore li ha completamente interiorizzati e trasformati.

Ecco allora che Dylan è per forza Dylan, ma con i capelli ancor più grigi del solito, con il volto più scavato e un portamento traballante e insicuro (forse anche a causa degli avvenimenti del numero scorso, Nel nome del figlio) che lo fa sembrare allo stesso tempo ancor più vecchio e ancor più giovane, ed ecco che Osmond, l’ispettore di Scotland Yard con forti problemi di tossicodipendenza, è ancora più sformato e sudicio del solito, senza più l’aria trasognata di altre interpretazioni, risultando qui finalmente inquietante.

Discorso a parte va fatto per Jenkins che, già un po’ sacrificata dal plot, risulta praticamente irriconoscibile graficamente. La sua presenza, forte e importante negli albi precedenti, qui è solo di contorno e anche il mezzo flirt fra lei e Dylan sembra esser stato messo in pausa con i due che si rapportano quasi come estranei (Jenkins è forse la sola pecca di questo lavoro, se di pecca si può parlare e se è davvero necessario trovarne una).

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Queste rappresentazioni dei protagonisti, oblique e profonde, non tolgono nulla all’unità della storia né la allontanano dalle atmosfere dagli albi precedenti ma anzi la arricchiscono (il problema anzi potrebbe essere farne a meno nella prossima puntata).

D’altronde Bilotta, fra le sue doti di scrittore, ha anche la capacità di portare avanti complesse trame orizzontali concentrandosi però sulle particolarità del singolo episodio “verticale”. Saluti da Undead infatti, pur continuando l’indagine sui Flagellanti iniziata due episodi fa, si concentra soprattutto sulla vita di un piccolo nucleo di Ritornanti Evoluti che vivono, ragionano e si comportano esattamente come gli esseri umani non infettati dal virus di Xabaras. O almeno ci provano (che siano i frutti della cura “Marlene” che il folle dottore ha creato in Nemico pubblico N.1?)

«Questi Ritornanti apparentemente più evoluti si deteriorano come gli altri, anche se molto più lentamente, ma credo che non se ne rendano conto, oppure fanno finta di niente e vanno avanti, come tutti», dirà Dylan in un momento di riflessione, mentre in un altro dialogo fra Trent e Rufus, constateranno loro stessi come la loro condizione sia profondamente diversa da quella degli umani perché «nella vita, per qualcosa che se ne va, ce n’è un’altra che arriva… ma non è il nostro caso.»

C’è probabilmente un sottotesto sociale legato a questi non-morti che si comportano come i vivi, non per scimmiottarli ma perché si sentono tali. C’è sicuramente anche un racconto di emarginazione e ghettizzazione, di soprusi e intolleranza (la scena a Scotland Yard con i poliziotti che si accaniscono su un giovane Ritornante inerme ne potrebbe essere la chiave). C’è un’inedita virata mistico/ultraterrena e c’è uno splendido finale che invita alla riflessione e che iscrive questo Saluti da Undead nella lista dei fumetti da leggere assolutamente quest’anno. E magari anche nei prossimi.

C’è tanto in questa storia ma quel che più di tutto arriva e colpisce, forse anche più della narrazione in sé, è il lavoro dei due autori.

Bilotta e Bacilieri sembrano aver fatto sempre fumetti insieme. La loro non è tanto un’armonia di fusione, quanto piuttosto l’incontro di due eccellenze. Si sente il polso dello scrittore a guidare il narrato ma la sua presenza non adombra le matite del disegnatore, che anzi ne vengono rafforzate, giocando in definitiva il ruolo del protagonista. Allo stesso modo il disegno, così incisivo e personale, amplifica il testo e da’ la sensazione che si creino nell’intersezione tra i due nuove sacche di significato, al di là del fumetto in sé.

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La personalità degli autori è marcata ma nessuno prevarica l’altro e la pagina sembra gonfiarsi di una presenza viva che si manifesta spontaneamente. Sembra insomma che oltre a ciò che leggiamo ci sia anche qualcos’altro fra quelle pagine. Qualcosa che, riprendendo il dialogo con cui si apre questo articolo, da’ l’impressione di avere un senso ulteriore e profondo ma che probabilmente è solo quel che è: un’atmosfera, un sentimento, una magia. Magari non del tutto progettata dai due ma frutto dell’unione del loro lavoro.

Facendo un paragone musicale, si potrebbe pensare a certe canzoni di Dario Fo e Enzo Jannacci, dove il lavoro di cesello che il primo metteva nel testo e nella composizione veniva poi sublimato dal secondo con la sua voce e la sua gestualità. Come il famoso Tutto che è più della somma delle sue parti.

Il senso che si cerca nell’esperienza razionale e che invece è già qui, nell’inspiegabile intuizione.

 

Abbiamo parlato di:
Dylan Dog Speciale #33 – Il Pianeta dei Morti: Saluti da Undead
Alessandro Bilotta, Paolo Bacilieri
Sergio Bonelli Editore, Ottobre 2019
164 pagine, brossurato, bianco e nero – 6,50 €
ISSN: 9 771123 659000

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