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Ávila: magia, amore e speranza nella Francia del Seicento

20 Aprile 2026
Teresa Radice e Stefano Turconi firmano una graphic novel dolce e avventurosa, come ormai da loro marchio di fabbrica.
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Nella Francia dei primi anni del 1600, una erborista viene accusata di stregoneria e sarebbe stata arsa viva sul rogo se sua figlia non avesse stretto un patto con Alastor, un improbabile demonietto ancora “praticante” che la salva teletrasportandola però chissà dove.

Ávila, la protagonista dell’omonima opera di Teresa Radice e Stefano Turconi edita da BAO Publishing, appare quindi ai lettori come una ragazza tormentata, non solo perché alla disperata ricerca della madre ma anche perché consapevole che presto dovrà pagare il debito contratto con questo essere dell’Aldilà.

Turconi le dona un character design adatto a queste sensazioni: capelli neri, folti e scompigliati a sovrastare un volto che trattiene sempre un velo di tristezza e che si riflette innanzitutto sugli occhi o su un lato del viso, prima ancora che alle sue spalle quando si palesa Alastor come un’ombra proiettata su un muro, ormai legato indissolubilmente alla protagonista.

Anche la recitazione di Ávila è curata e restituisce in maniera estremamente equilibrata la dolcezza della ragazza insieme alle proprie inquietudini, l’apertura verso il prossimo e la diffidenza di fondo che deve al contempo riservare a chi incrocia la sua strada. Si tratta di un personaggio spezzato, archetipo ricorrente nella narrativa di Radice, che con Ávila realizza quasi una summa delle sue protagoniste femminili fin da Rebecca de Il porto proibito donandole però una sua originalità e una personalità peculiare.

La ragazza è il centro nevralgico di tutto il racconto, ma sarebbe riduttivo sostenere che regga su di sé l’intero libro: l’intreccio ideato dalla sceneggiatrice è infatti ricco di situazioni e personaggi in grado di coinvolgere il lettore.

La trama è infatti pervasa da elementi magici, pur trattati in maniera soft, che rendono intrigante l’ossatura stessa della narrazione perché capaci di aprire un mondo di possibilità all’interno della storia: del resto lo stesso “patto infernale” alla base della vicenda è di per sé un fattore esoterico, che come elemento di originalità ha non solo la necessità umana e pura da cui è scaturito ma anche la leggerezza giocata sull’inesperienza dell’entità evocata. Alastor è in effetti una figura molto particolare: apparizione discreta per sua stessa natura, viene caratterizzato come personaggio ironico – o meglio sarcastico – ma senza mai far dimenticare la sua provenienza e quindi la pericolosità latente dovuta alla sua origine.

Parlando di personaggi, il co-protagonista Timothée rappresenta invece forse l’unica leggera pecca del fumetto: il giovane bandito di strada dal cuore d’oro che si invaghisce dell’eroina è un cliché che neanche la brillante scrittura di Teresa Radice riesce a far superare e, per quanto non manchino passaggi della storia in cui ha modo di risaltare, rimane comunque imprigionato in quel modello in ogni fase della sua evoluzione.

Per quanto riguarda l’impianto narrativo impostato dall’autrice, si può notare il salutare rifiuto di una narrazione lineare prediligendo invece diversi salti avanti e indietro nel tempo, svelando quanto accaduto in precedenza rispetto alla linea temporale principale – il destino della madre di Ávila, l’evocazione di Alastor – un poco alla volta e riuscendo così a rendere ancora più interessante il racconto. Lo stratagemma non va comunque mai a discapito della chiarezza espositiva, che è anzi uno dei fiori all’occhiello dell’opera.

Si è già accennato al lavoro di Stefano Turconi, che merita ad ogni modo un ulteriore approfondimento: il segno dell’artista conosce una continua crescita, in quell’instancabile compito di ricerca e di cesellatura del proprio stile.

Della cura riversata nella caratterizzazione grafica di Ávila – tanto bambina quanto adolescente – si è già detto, ma la stessa meticolosità è riservata anche a tutti gli altri personaggi in gioco: per mano di Turconi abbiamo un sontuoso Cardinale Richelieu, un Timothée convincente grazie al suo sguardo che lo inquadra perfettamente, un mercenario dalla fisicità imponente con abiti da rude cacciatore e un viso solcato da cicatrici e un Alastor capace di emergere sostanzialmente solo con una linea di contorno e pochi altri inserti a suggerire un volto, tramite un lavoro di sottrazione che può dirsi felicemente riuscito.

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Passando alle ambientazioni in cui si muove il cast, si viene immediatamente catapultati nella Francia del XVII secolo grazie al lavoro sugli edifici popolani, sui castelli dei nobili, sui conventi e sulle strade, tutto reinterpretato secondo lo stile morbido che gli è proprio e che rimanda un po’ all’animazione disneyana e un po’ alla bande dessinée jeunesse, ma ottenendo un risultato “più vero del vero”, anche grazie alla colorazione dolce e tenue sempre dosata con saggezza a seconda dei luoghi rappresentati o del momento della giornata in cui si svolgono gli eventi, con grande attenzione ai giochi di luce quando passa tra le foglie degli alberi o attraverso le finestre.

La minuzia del disegnatore esplode infine nella spread page in cui raffigura la cartina di Parigi e nella quale sono presenti giardini, case, palazzi, chiese, campi e ponti sopra la Senna con precisione estrema, quasi da miniaturista.

Con Ávila Teresa Radice e Stefano Turconi realizzano un lavoro che si distingue per pienezza ed equilibrio nei vari elementi dei quali si compone, un fumetto capace di restare pienamente nel solco della poetica degli autori senza correre il rischio di ripetersi.

Abbiamo parlato di:
Ávila
Teresa Radice, Stefano Turconi
BAO Publishing, 2025
192 pagine, cartonato, colori – 23,00 €
ISBN: 9791256211845

Andrea Bramini

Andrea Bramini

(Codogno, 1988) Dopo avere frequentato un istituto tecnico ed essersi diplomato come perito informatico decide di iscriversi a Scienze Umane e Filosofiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove a inizio 2011 si laurea con una tesi su "Watchmen". Ha lavorato per un'agenzia di pubbliche relazioni ed è attualmente impiegato in un ufficio.
Appassionato da sempre di fumetti e animazione Disney, ha presto ampliato i propri orizzonti imparando ad apprezzare il fumetto comico in generale, i supereroi americani, i graphic novel autoriali italiani ed internazionali e alcune serie Bonelli. Ha scritto di queste passioni su alcuni forum tematici ed è approdato su Lo Spazio Bianco nel 2011, entrando qualche anno dopo nel Consiglio direttivo.

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