Come parlare di Tintin in pubblico: la versione di Goria

goria-tintin-herge-cover-mini_Recensioni Cinquanta ricche pagine per stuzzicare la curiosità e spingere a leggere Le avventure di : questo, al nocciolo, il programma ambizioso e coraggioso dell’agile saggio di Gianfranco Goria, Tintin – un giovanotto di novant’anni, pubblicato dall’editore Il Pennino, piccola casa editrice animata da Dino Aloi.

Il coraggio sta tutto nel proposito a condensare in così breve spazio gli elementi caratterizzanti dell’opera di , proponendoli in maniera rigorosa e leggera; l’ambizione nell’obiettivo di riuscire in questo modo a raggiungere e catturare l’attenzione dei non tintinofili.

Eppure, quello che appare uno scritto pensato per lettori che non conoscono l’opera di Hergé, si rivela alla fine più utile per gli appassionati che vogliano diffonderne la lettura. Vediamo perché.

Impianto generale

Apparenti destinatari dell’opera sono sia i lettori di fumetti, per i quali però Tintin sia poco più che un nome in calce a qualche lettura di BD o di storia della nona arte, o, addirittura, non lettori di fumetto che abbiano orecchiato casualmente il nome del personaggio, magari associandolo più al film di Steven Spielberg che alla creazione di Hergé. L’obiettivo è dichiarato esplicitamente – il sottotitolo del volumetto recita infatti Appunti per stimolare la lettura del classico per eccellenza del fumetto franco-belga – e informa di sé la costruzione generale e lo stile del saggio.

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Hergé, Tintin e lo Scettro di Ottokar: il depliant turistico della Sildavia.

Dopo una introduzione generale sul personaggio e sul suo incontro con esso, Goria propone un percorso di lettura attraverso alcune avventure, delle quali delinea contenuto ed elementi importanti mantenendo sempre un tono divulgativo e una scrittura di grande leggibilità.

Il tratto delle Avventure che Goria mette maggiormente in evidenza nel suo excursus è il rapporto non banale fra cronaca, contesto storico e racconti: sia come di ispirazione per le trame (si veda l’Anschluss austriaco per Lo scettro di Ottokar e la guerra fredda nel dittico lunare) sia come fattore di tensione nell’evoluzione della saga (l’escapismo delle avventure scritte per Le Soir “volé” collaborazionista). Questa prospettiva da una parte consente di collocare l’opera di Hergé nel suo tempo, che traspare attraverso le vicende e le immagini stesse, dall’altra, facendone emergere la stratificazione di contenuti, evita il fraintendimento che Le avventure siano solo un fumetto di intrattenimento per bambini.

Accanto ai caratteri generali, tuttavia, Goria porta l’attenzione del lettore su piccoli dettagli e riferimenti, quali la resa del mercato delle pulci di Bruxelles, la comparsa di una stessa località svizzera in Tintin in Tibet e nell’avventura di Jo, Zette e Joco La vellée de Cobras e così via. Tutti elementi che restituiscono la cura e lo spirito profusi da Hergé nella realizzazione dell’opera.
Allo stesso modo, lo svelamento di alcune incoerenze interne, quali il lungo tour di Delhi – semplicemente impossibile da portare a termine nel tempo dichiarato nel racconto – o alcuni errori di collocazioni di opere e monumenti, mostrano sia il rapporto fra Hergé e la verosimiglianza (in sintesi: sfruttare tutta la documentazione possibile, ma piegarla senza problemi alle necessità narrative e retoriche) sia il gusto dell’appassionato nel giocare con il racconto, scavandolo vignetta per vignetta come in una miniera, in cerca tanto di gemme quanto di curiosità.

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Gianfranco Goria e uno scorcio della sua libreria.

Non solo il meglio di…

Il percorso proposto da Goria considera innanzitutto i gioielli della saga: Il loto blu, I gioielli della Castafiore, il dittico di Rackam e Tintin in Tibet, secondo quello che è un tipico approccio antologico, ma a questi aggiunge una coppia non scontata: Tintin e i Picaros e Tintin e l’Alph-Art, cioè l’ultima avventura completa e l’avventura incompiuta.

Dopo essersi speso come divulgatore elegante e appassionato, questa scelta rivela il Goria studioso del personaggio. I Picaros, infatti, gli offre l’occasione per sottolineare l’ostilità di molti appassionati di fumetto seriale verso i cambiamenti, che qui riguardano superficialmente l’abbigliamento di Tintin, più profondamente il suo approccio all’avventura. Dell’Alph-Art, Goria sottolinea il fascino dato dalla possibilità di “vedere l’autore mentre pensa, immagina, ripensa, disegna, ridisegna, giorno dopo giorno”.

Ribadita la fluidità della scrittura di Goria, speziata da aneddoti e annotazioni, resta il rammarico che, in osservanza alla politica restrittiva di Moulinsart – detentore dei diritti sull’opera di Hergé – questa visita guidata abbia dovuto rinunciare alle immagini, così che il lettore che non conosce l’opera, non può raccogliere molti degli spunti proposti.
In coda al saggio, abbiamo fotografie e omaggi disegnati del personaggio di Hergé, che possono aiutare il lettore a farsi un’idea della fama di Tintin, ma che, tutto sommato restano nell’ambito delle curiosità.

Quale lettore

Tutti gli inviti alla lettura, immaginati per chi non conosca le opere o gli autori presentati, sono sostanzialmente delle esche gettate nel mare: offrono l’occasione a chi abbia una vaga curiosità di nutrirla, cosicché diventi abbastanza forte da riuscire a muoversi da sola. Guide, prima ancora che lavori analitici, queste pubblicazioni si fanno carico di una missione fondamentale: suscitare l’interesse verso le opere (di fumetto, nel nostro caso) presso chi non le conosce. In sintesi: cercano nuovi lettori.

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Hergé, I gioielli ella Castafiore, Journal de Tintin n. 665.

Era così già per lo stuzzicante libriccino di Claudio CaliaLeggere i fumetti (Becco Giallo, 2016) – e così è per questo excursus di Goria attraverso le Avventure di Tintin e le vicende e vicissitudini della loro creazione e ricezione. Entrambe le opere accompagnano il lettore: quella di Calia era costruita sull’esperienza di tanti incontri e discussioni e quella di Goria appare modellata su una ideale presentazione dal vivo. Ce lo dicono il linguaggio, la scelta del livello di approfondimento e la stessa disposizione dei dettagli di insaporimento.

Sembra di avere l’autore davanti a noi, che parla e cammina su e giù per una saletta (ma con alle spalle proiettate le immagini a cui fa riferimento). Sicuramente efficace dal vivo, questa esperienza, mediata attraverso l’oggetto libro, soffre probabilmente della difficoltà di trovare il proprio lettore di riferimento originario, così che la questione centrale diventa (resta?) come far arrivare questi libri nelle mani di chi non frequenta fumetto e come convincerlo a leggerli con la giusta disposizione di spirito.

Ecco quindi che, paradossalmente, questi lavori si propongono come stimoli non tanto ai non lettori bensì agli appassionati, perché mostrano loro possibili modi di parlare della propria passione a chi non legge fumetto, ma ne sia incuriosito.

Mi immagino, allora, che questi due manualetti accompagnino chi va a divulgare fumetto in territori di confine: nelle scuole, ad esempio, o in iniziative fuori dai luoghi fumettistici. In questo senso, lo stimolo più prezioso che ci offrono è quello di spingerci ad adottare un approccio che sappia attrarre, capace di una sintesi, fondata su una profonda conoscenza, che però resta a disposizione su richiesta e non fa mostra di sé.

La sfida che raccolgono non è quella di nobilitare culturalmente il fumetto o cose simili, ma quella di incuriosire, catturare, suggestionare: aprire le porte del fumetto a chi ne è sulla soglia. Non perché è una forma espressiva colta, cool, brillante o di moda, ma perché è un universo in grado di dare emozioni intense, pungoli alla riflessione e divertimento senza fine.

Abbiamo parlato di:
Tintin un giovanotto di 90 anni
Gianfranco Goria
Il Pennino, 2019
72 pagine, brossurato, colori – 15,00 €
ISBN: 9788897985358

1 Commento

1 Commento

  1. Gianfranco Goria

    19 Aprile 2019 a 10:31

    Merci beaucoup! :-)

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