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Tintin in Sildavia per salvare lo scettro di Ottokar

In Tintin e lo scettro di Ottokar, Hergé introduce un luogo e un personaggio destinati a tornare: la Sildavia e la soprano Bianca Castafiore.
Articolo aggiornato il 18/10/2017

Tintin in Sildavia per salvare lo scettro di OttokarLa porta dell’avventura è una busta dimenticata su una panchina del Parco Reale di Bruxelles: ne sta percorrendo i viali con Milou, raccoglie il plico e, controllato il destinatario, decide senza esitazione alcuna di consegnarlo personalmente.
Grazie a questo atto di gentilezza (che Milou peraltro depreca), ci introduce alla esoterica disciplina della sigillologia e al fascinoso regno di Sildavia, nel quale si agitano intrighi e tentativi di colpi di stato.

Scritto nel pieno della tensione fra la Germania nazista e le altre potenze europee, a ridosso dell’Anschluss dell’Austria, dell’annessione di Boemia e Moravia, dell’incontro di Monaco che, a posteriori, sappiamo aver costituito i primi passi verso la seconda guerra mondiale, Lo scettro di Ottokar metabolizza la temperie diplomatica e politica del momento e restituisce un racconto a misura di bambino.

Tintin è ancora un eroe solitario che si muove testardamente sulle tracce di un possibile inganno: non ci sono attimi di ripensamento, non importa quanto violente o subdole siano le trappole tese sul suo cammino. Solo, in una terra straniera, con nemici che si nascondono dietro accoglienze gentili e offerte di aiuto, Tintin si muove passo dopo passo, ostacolo dopo ostacolo, fino a svelare e sventare le trame dei cospiratori contro la pace e l’ordine della lontana Sildavia.

La solitudine di Tintin

Tintin in Sildavia per salvare lo scettro di Ottokar
Per informarsi sulla Syldavia, Tintin consulta un depliant turistico che contiene questa affascinante illustrazione in stile persiano (Lo scettro di Ottokar, pag. 20).

La solitudine di Tintin influenza profondamente la costruzione dell’intreccio delle sue avventure: la mancanza di una spalla all’altezza (sia letto con tanto affetto per Milou) e di una costellazione di comprimari non macchiettistici (la coppia Dupon e Dupont va poco oltre la reiterazione di un tormentone farsesco), sono alla base dell’assenza, in questa fase della scrittura di Hergé, di una dinamica delle emozioni profonde (1) . È una relazione che diventa chiara se consideriamo quella che, giunti alla settima avventura, costituisce l’eccezione alla suddetta struttura tipica: il rapporto fra Tintin e il piccolo Chang Chong-Jen ne Il loto blu.

Rimarcando ulteriormente lo status privilegiato de Il loto blu nella saga del reporter del Petit Vingtième, quell’episodio mostra tutto il valore aggiunto della messa in scena di legami profondi fra i personaggi: non solo l’accesso a una nuova dimensione nella definizione della personalità del protagonista ma anche punto di aggancio per un maggior coinvolgimento della lettura, poiché offre un elemento di identificazione al lettore.

Hergé è naturalmente consapevole del ruolo e delle potenzialità di un solido cast di comprimari e, seppur scegliendo un registro meno drammatico di quello presente nell’avventura cinese, si adopererà per affiancare a Tintin almeno un gruppo di personaggi di riferimento, in grado se non altro di offrire un elemento di continuità alle avventure.

Intanto, segnaliamo che ne Lo scettro di Ottokar compare un personaggio che andrà a comporre quella che sarà la costellazione amicale di Tintin: il lettore contemporaneo non poteva saperlo ma Bianca Castafiore, l’Usignolo de La Scala che Tintin incontra casualmente mentre tenta di raggiungere la capitale della Sildavia, è il primo tassello di quel gruppo di personaggi ricorrenti che consentirà di instaurare una sempre maggior familiarità fra il lettore e la saga di Hergé.

La Sildavia come luogo immaginario ad alta definizione

Tintin in Sildavia per salvare lo scettro di Ottokar
Una possibile mappa della Sildavia (Tristan Savin: Mais où est donc la Syldavie?, op.cit. pag. 20).

Nel 2015 usci un interessante albo monotematico fuori collana della rivista Géo che raccoglieva una serie di articoli sulle avventure di Tintin e su Hergé (2) . Ebbene, il più corposo dossier riguardava proprio la Sildavia e ripercorreva le varie ricostruzioni degli appassionati sia sulle fonti di ispirazione sia della sua ipotetica collocazione geografica. Posta nell’Europa orientale – successive avventure la indicheranno rimasta al di là della cortina di ferro – la Sildavia risulta essere il più fascinoso (e divertente) luogo della geografia immaginaria delle avventure di Tintin.

I San Theodoros e Nuevo Rico de L’orecchio spezzato erano e restavano tutto sommato scenari per l’azione; la forte ispirazione ai fatti di cronaca costituiva il loro contatto con la realtà ed erano, per così dire, riflessi della realtà nel mondo immaginario del racconto.
La Sildavia invece sembra possedere una “caratteristica di realtà” tutta sua, che deriva dalla cura del dettaglio che Hergé le dedica. Questo trattamento comprende l’invenzione di una lingua, che ha peraltro forti risvolti comici poiché i suoi suoni sono modellati su quelli del dialetto di Bruxelles, così che Tintin riesce a comunicare con i locali senza troppi problemi.

Dal punto di vista iconografico certo l’abbigliamento degli abitanti ne arricchisce la caratterizzazione etnografica, ma particolarmente suggestivo è l’effetto di profondità storica creato dal dépliant illustrato che Tintin consulta in aereo e nel quale spicca la preziosa immagine che riproduce la scena della “Battaglia di Zileheroum – riproduzione di una miniatura del XV secolo“. L’edizione a colori, realizzata nel 1947, si arricchisce del contributo di Edgar Jacobs, che, nel gruppo che affiancava Hergé nel dopoguerra su Tintin, si occupava degli sfondi. In particolare è difficile sminuire l’effetto delle decorazioni parietali della sala del tesoro reale che ospita la teca con il famoso scettro di Ottokar, che danno al luogo un tocco di fascinosa ed augusta antichità bizantina.

Dal punto di vista della costruzione, la principale caratteristica de Lo scettro di Ottokar è sicuramente la sua stretta relazione con gli eventi politico-diplomatici del tempo. Alla precisa contestualizzazione storica della vicenda dedicano molto spazio i curatori dell’edizione della Gazzetta dello Sport/Corriere della Sera, Jean-Marie Embs e Philippe Mellot, con abbondanza di documenti e racconti. Sempre interessanti gli articoli sulle variazioni fra prima e seconda edizione, anche se questa avventura ne offre una quantità minore rispetto alle precedenti.

Abbiamo parlato di:
Lo scettro di Ottokar
Hergé
Traduzione di Giovanni Zucca
In allegato a La Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera, Febbraio 2017
45+62 pagine, cartonato, colori – 7,99 €
ISBN: 977203975726270008


Note:
  1. Tuttavia va notato che in questo caso Dupond e Dupont riescono a capire in un lampo la meccanica del furto dello scettro. Almeno al 95%; Tintin di suo ci metterà il restante 5%, grazie a un colpo di fortuna. 

  2. Tristan Savin: Mais où est donc la Syldavie? in Tintin – Les arts et les civilisations vus par le héros d’Hergé. Geo Hors Séries, 2015. 

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