Tintin fa novanta!

Tintin fa novanta!
Tintin compie novanta anni. Le avventure del personaggio creato da Hergé per il “Petit Vingtième” dell’abate Wallez sono una pietra miliare del fumetto e restano un’ottima prima lettura per entrare nel mondo della nona arte.
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Qui comincia l’avventura: Ecco la famosa prima tavola di , pubblicata il 10 gennaio 1929. © Moulinsart.

Sul numero del 10 gennaio 1929 i lettori del Petit Vingtième – il supplemento per bambini del Vingtième Siècle, quotidiano cattolico diretto dall’abate Norbert Wallez – trovano le due tavole del primo episodio di una nuova avventura a puntate. Il protagonista, spiega la didascalia che apre il racconto, è un redattore del quotidiano (“uno dei nostri migliori”!), inviato nella Russia Sovietica per indagare su che cosa accada veramente in quella nazione, dodici anni dopo la Rivoluzione.

Il reporter si chiama Tintin ed è accompagnato dal suo simpatico cane Milou. L’autore è George Remi, il responsabile del supplemento, che usa lo pseudonimo di – un po’ per vezzo, un po’ perché considerava la sua attività fumettistica come decisamente meno promettente rispetto a quella di grafico pubblicitario, al tempo ben avviata.

I lettori non possono saperlo, né tantomeno lo immagina il suo autore, ma queste due tavole sono l’inizio di una leggenda, che dopo novanta anni ha ancora un posto di rilievo nell’immaginario fumettistico occidentale e nel modo stesso di pensare la BD.

Per rendersi conto dell’appeal che la serie ha presso i critici, si può scorrere la lunga lista delle centinaia di saggi e articoli dedicati alle Avventure, stilata da Olivier Roche e Dominique Cerbelaud per il loro Bibliographie d’un Mythe, mentre a conferma della sua attualità possiamo considerare il fatto che in tutti i cinque numeri usciti finora della rivista trimestrale di critica Les Cahiers de la Bande Dessinée (2017-8), si trova almeno una citazione o un riferimento alla saga di Tintin, dall’analisi di una specifica vignetta a quella dell’uso del colore.

Insomma, dopo novanta anni Tintin e le Avventure sono ancora materiale vivo e fertile per l’analisi e la passione dei lettori, anche se dal 1976 non è stata creato alcun nuovo episodio, a differenza di quanto avvenuto per tante serie storiche, da Spirou ad Asterix, passando per Blake e Mortimer.

Il successo e l’importanza di Tintin

Se immaginiamo l’insieme delle opere e il sistema produttivo della BD come una piramide rovesciata, Tintin è (una delle opere che costituiscono) il vertice sul quale poggia tutta la costruzione, l’opera e il progetto che hanno innescato la creazione di un mondo e la definizione di prassi che ne hanno determinato l’evoluzione per decenni.

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La valutazione stratosferica delle tavole originali di Hergé è una misura, grossolana ma efficace, della fama delle sue opere.

Certo, Tintin non nasce nel nulla, poiché una produzione fumettistica francofona esisteva da tempo: i Pieds Nickelés di Forton erano pubblicati dall’Epatant addirittura dal 1908 e dal 1925 sulla Dimanche Illustrée, supplemento settimanale del quotidiano L’Excelsior, oltre a fumetti importati dagli USA apparivano le avventure di Zig et Puce di Alain Saint-Ogan. Di fatto, quello che pone Tintin su un altro livello rispetto alla produzione francofona del suo tempo è il suo successo, che fu enorme fin da subito, e la gestione di quel successo.

Quel reportage nella terra dei Soviet, che a noi oggi appare quasi come un intruso nella saga, per la sua distanza stilistica dalle altre avventure, fu un vero e proprio caso editoriale e la sua edizione in volume, realizzata a breve distanza dal termine della pubblicazione sul Petit Vingtème, ebbe una tiratura di 10.000 (diecimila!) copie, 500 delle quali riportavano la firma di Tintin e Milou, apposte rispettivamente da Hergé e Germaine Kieckens, che in seguito divenne la prima moglie dell’autore. Siamo nel 1930, il volume a fumetti è un oggetto costoso e per di più raccoglie una storia già pubblicata, ma quei 10.000 albi rilegati vanno a ruba.

Non si era mai visto niente di tutto ciò, ogni elemento di questa faccenda fu una novità e due in particolare furono quelli che definirono profondamente l’orizzonte della BD a venire. Primo, il fumetto poteva stare negli scaffali della libreria di casa, accanto ai libri di letteratura (per il momento quella dedicata all’infanzia); secondo, il fumetto aveva un grande potenziale economico.
Se vogliamo usare una frase a effetto, possiamo affermare che Tintin cortocircuitò immediatamente percezione culturale e valore economico industriale del fumetto – e ai risultati concreti possiamo anche aggiungere che già nei primi anni di Tintin Hergé pensava alla creazione di oggettistica derivata dalle Avventure e di negozi specializzati nella loro vendita.

Al passo coi giovani lettori

La pubblicazione delle Avventure di Tintin copre un lunghissimo arco di tempo che va dal 1929 dei Soviet al 1976 dei Picaros (1983, se vogliamo considerare l’uscita postuma dell’Alph-Art); in questi decenni, i lettori della saga hanno vissuto la Seconda Guerra Mondiale, la ricostruzione, la Decolonizzazione, la Guerra Fredda; la tecnologia ha reso disponibile il motore a razzo, le sonde spaziali, i missili intercontinentali, la bomba atomica, i transistor, la televisione, le lavatrici automatiche e miriadi di altri oggetti che hanno cambiato la vita quotidiana delle persone.

Le società hanno attraversato dittatura e democrazia, lotte per i diritti sociali e individuali, per l’uguaglianza di genere e contro il razzismo: comportamenti accettati negli anni ’30 non lo sono più alla fine degli anni ’70 e viceversa. Tutto ciò che riguarda l’infanzia e l’adolescenza si è evoluto, anche la visione della letteratura a essa dedicata: se negli anni ’30 il suo dovere era sostanzialmente di confermare e trasmettere i valori tradizionali di genitori e nonni, nel dopoguerra diventa canale di educazione alla ricerca della propria personalità, anche attraverso la critica dei valori degli adulti.

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Le Avventure propongono poche figure femminili, ma alcune di esse restano memorabili. Se la Castafiore fa parte della famiglia, Madame Yamilah e Madame Claremont sono affascinanti per mistero e grazia. Hergé, Le 7 sfere di cristallo, © Moulinsart.

La sopravvivenza delle Avventure ripropone una situazione tipica dei cosiddetti “classici”, nei quali si rilevano sia tratti di attualità sia profonde dissonanze con lo spirito del tempo del lettore. Fra queste ultime rientrano il contestatissimo Tintin in Congo, periodicamente accusato di contenuto razzista (destino toccato anche al più tardo Coke in Stock), La stella misteriosa, che nella sua prima edizione propone una contrapposizione fra paesi sotto l’influenza del Neuordnung Nazista e quelli nemici del Terzo Reich (per tacere di alcune vignette che raccoglievano stereotipi antisemiti, pubblicate su Le Soir collaborazionista ed espunte già dall’edizione in volume) e in generale al ruolo del tutto marginale dei personaggi femminili.

Fra le caratteristiche tuttora fonte di ammirazione e studio possiamo invece elencare la sensibilità del tratto, particolarmente nella resa del dinamismo e dei dettagli d’ambiente – sensibilità che si apprezza in maniera clamorosa nella cosiddetta edizione “mini”, di formato ca. 13×8 cm, delle prime nove avventure in bianco e nero –, il confronto con la cronaca e l’attualità e la volontà di cercare sempre nuovi lettori. Questa ricerca è dimostrata tanto dalle attualizzazioni delle Avventure, nelle quali Hergé, assistito da vari collaboratori, ridisegna tutte le prime avventure, aggiornando mezzi di locomozione, abbigliamento e qualsiasi dettaglio potesse aiutare il piccolo lettore a ritrovare nelle tavole il proprio mondo, quanto, negli ultimi volumi, dal tentativo di trasformare Tintin da instancabile motore dell’azione a eroe proprio malgrado.

Sulle questioni del razzismo e antisemitismo delle Avventure esiste una vasta letteratura e pubblicistica: qui mi accontento di mettere in evidenza due punti. Il primo, sulla visione suprematista bianca che emerge in Tintin in Congo, è che le Avventure respirano del proprio tempo e che un’analisi critica seria non può prescindere da uno studio comparato con altre opere contemporanee. Per quanto sgradevole, dobbiamo sempre tener conto che la cultura dominante del tempo in Europa era profondamente razzista e metteva le popolazioni indigene delle colonie su un livello inferiore a quello delle popolazioni europee. La “missione civilizzatrice dell’uomo bianco” era un’ideologia dominante, che fu messa in crisi dall’incapacità delle potenze coloniali di mantenere il controllo delle colonie dopo la seconda guerra mondiale. D’altra parte, per capire la pervasività di simili ideologie basta leggere le nostre cronache politiche, che mostrano come il razzismo e il disprezzo del diverso e del bisognoso di aiuto sia genere di consumo di grande successo.

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Non solo fumetti: Moulinsart produce e promuove oggettistica e oggetti per appassionati, rinnovando costantemente le collezioni.

Stesso discorso può farsi per le ombre di antisemitismo, anch’esso largamente diffuso in Europa, come dimostra l’efficienza dell’Endlosung nazista che sterminò la popolazione ebraica d’Europa senza troppe difficoltà. A questo, però, dobbiamo aggiungere che Hergé stesso dovette essere consapevole del rischio di cadere nell’abisso dell’orrore antisemita, poiché dopo La stella misteriosa imbarcò Tintin in due meravigliose avventure escapiste – i dittici di Rackam il Rosso e di Rascar Capac – che lo salvarono dal contagio delle brutture del tempo.

Ma il tratto che rende particolarmente vivo il confronto con le Avventure è a mio parere la loro visione della letteratura per bambini, che prevede la presenza in scena della follia e della morte, magari bilanciata da sequenze comiche, ma mai neutralizzata, come dimostra il fatto che comicità e dramma non sono mescolate (il che creerebbe un effetto tampone al dramma) ma giustapposte: il comico offre al piccolo lettore uno spazio di recupero emotivo, ma non cancella la paura.

A questo, nel dopoguerra si aggiunge una ricorrente difficoltà di separare buoni e cattivi – inevitabile a tal proposito chiamare in causa la vicenda personale di Hergé, accusato di collaborazionismo -, che rende le Avventure sempre meno rassicuranti. Le Avventure sono quindi lontanissime da quella che spesso deprechiamo come “sterilizzazione”, cioè dall’idea che la letteratura infantile debba tenere i bambini lontano dai lati oscuri ambigui del mondo e della vita.

Trasmissione di una passione

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Moulinsart mette a disposizione degli appassionati una serie di pubblicazioni gratuite sull’opera di Herge.

Le Avventure attraversano decenni di cambiamenti sociali e culturali con immutabile successo fra i lettori: ogni generazione che l’ha incontrato e amato lo trasmette alla successiva. Sulle sue tavole i bambini imparano il gusto dell’avventura e la passione per il fumetto di molti futuri autori e critici nasce dalle emozioni vissute insieme al giovane reporter, seguendolo attraverso gli oceani, in paesi remoti e perfino sulla Luna.

Dopo la morte di Hergé, a questa trasmissione familiare e intergenerazionale, si aggiunge l’attività della Fondazione Moulinsart, diretta da Fanny Vlamynck, seconda moglie dell’autore, e dal suo secondo marito Nick Rodwell. Moulinsart detiene e gestisce i diritti di tutte le opere e in particolare delle Avventure, che promuove attraverso eventi culturali (leggi mostre ed esposizioni) e la realizzazione e distribuzione di edizioni critiche.

All’attività di valorizzazione è associata anche una stretta difesa dei diritti di utilizzo del corpus, che Moulinsart nega a qualsiasi iniziativa non da lei stessa promossa e prodotta. Questa chiusura è ben resa dalla gestione del Museo Hergé a Louvain la Neuve, che non dà spazio alla vasta produzione critica non pubblicata dalla Fondazione. Il Museo è quindi pericolosamente vicino a una spettacolare vetrina promozionale e rinuncia di fatto ad essere motore di promozione culturale e critica dell’opera di Hergé.

Come leggere Tintin

Le Avventure di Tintin si compongono di ventitré albi completati nell’arco di quarantasette anni: un corpus tutto sommato di modeste dimensioni – in Italia pubblicato da -, che si può trovare sia in formato francese sia in volumi di formato leggermente ridotto ed edizione economica. Tenuto conto della facilità con la quale è possibile procurarsi le edizioni e Moulinsart, della loro varietà di formati e prezzi e dell’abbordabilità del francese di Tintin, abbiamo una vasta scelta di percorsi di scoperta.

Teniamo sempre a mente che, come accennato sopra, molti albi di quella che è distribuita come edizione standard a colori sono stati largamente ridisegnati e rimontati da Hergé: non solo quelli originariamente usciti in bianco e nero, da Tintin in Congo al dittico di Rascar CapacI Soviet fa storia a sé, lungamente rimossi da Hergé stesso e ricolorati solo nel 2017 – ma anche L’isola nera (che esiste in tre versioni diverse), La stella misteriosa, Tintin nel paese dell’oro nero e Coke in stock.

Un primo percorso è quello antologico: leggere le Avventure considerate più riuscite, secondo l’esempio del volume pubblicato anni fa dall’Editoriale l’Espresso. La selezione è tutto sommato semplice, perché l’indicazione è largamente condivisa e comprende: Tintin in Tibet, I gioielli della Castafiore (significativamente: due racconti atipici rispetto allo standard delle Avventure), il dittico di Rackam il Rosso e il dittico lunare. Da questo nucleo, si può eventualmente passare agli altri, a cominciare magari da L’affare Girasole e dal Loto Blu, e poi via via completando, con l’avvertenza che le prime avventure (i reportage in Unione Sovietica, Congo e America) hanno una struttura articolata in sequenze di gag e una debole trama, mentre le ultime mostrano una ricerca di nuovi stimoli che risulta le distanzia dalla tipicità della saga.

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Moulinsart produce con continuità edizioni critiche dell’opera di Hergé, vere golosità per gli appassionati.

Un secondo modo è quello cronologico, risalire la saga un’avventura dopo l’altra. Questo percorso richiede pazienza, cuore e occhi aperti ma, anche leggendo i volumi dell’edizione standard, riserva il piacere di scoprire l’evoluzione e le trasformazioni dell’arte di Hergé.
Dai primi reportage, che vivono della cadenza della pubblicazione settimanale di due tavole alla volta e si nutrono di un immaginario eurocentrico, alla scoperta della problematicità del mondo, delle tensioni politiche e culturali e dei drammi umani; senza tuttavia mai rinunciare al comico e conquistando una sempre maggiore fluidità narrativa, che col passare delle avventure si avvale di un cast di personaggi che condividono col protagonista l’onere dell’intreccio: dai fratelli Dupond e Dupont al Professor Girasole, dalla soprano Bianca Castafiore a Serafino Lampion a tanti comprimari minori. E all’immenso Capitano Haddock, vera scheggia di umanità nell’universo di Tintin.

Infine, c’è un terzo modo, che consiste nel recuperare le varie edizioni non standard per gustare i lavori originali pre-adattamento e l’evoluzione reale dell’approccio di Hergé. Così si può ammirare l’utilizzo della linea nelle tavole in bianco e nero delle prime avventure – che raggiunge il suo culmine nello Scettro di Ottokar, nel Granchio d’oro e nell’edizione su Le Soir del dittico di Rackam – e la stupefacente padronanza nell’uso del colore, che debuttò con l’edizione in volume della Stella Misteriosa, e che si arricchiva dell’esperienza di designer pubblicitario di Hergé.

A questi tre modi di scoprire il mondo delle Avventure di Tintin, però, ne aggiungo un quarto, personalmente provato: proporre Tintin ai bambini, come via alla scoperta del fumetto. Si scoprirà che i piccoli lettori si appassionano, iniziando la loro avventura nell’universo della nona arte. E questo, in fondo, è la migliore testimonianza del valore delle Avventure: la capacità di trasmettere attraverso le generazioni, la passione per l’Avventura.

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