WOW Spazio Fumetto ospita la mostra `68 l’immaginazione al potere

WOW Spazio Fumetto ospita la mostra `68 l’immaginazione al potere
WOW Spazio Fumetto racconta il Sessantotto a suo modo con la mostra '68 – l’immaginazione al potere. Un percorso inedito e suggestivo ripropone eventi, temi, mode, protagonisti e simboli che l'hanno fortemente caratterizzato e che aiutano chi non li ha vissuti a comprenderli.

`68 l’immaginazione al potere – 14 aprile – 6 maggio 2018

 WOW SPAZIO FUMETTO
Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata di Milano

Viale Campania, 12 – Milano

 Info: 02 49524744/45 – www.museowow.it

INGRESSO LIBERO

Sono trascorsi cinquant’anni dal 1968, anno simbolo di un momento storico di svolta, dopo il quale molte cose non sono più state le stesse. racconta il Sessantotto a suo modo con la mostra ’68 – l’immaginazione al potere. Un percorso inedito e suggestivo ripropone eventi, temi, mode, protagonisti e simboli che l’hanno fortemente caratterizzato e che aiutano chi non li ha vissuti a comprenderli. Sono raccontati attraverso l’esposizione di materiali e documenti originali, giornali, libri, manifesti cinematografici, fotografie e, naturalmente, il fumetto.

 INAUGURAZIONE sabato 14 aprile, alle ore 16,30. Sarà presente anche Marco De Poli, nel 1966 studente direttore de “La Zanzara”: il giornale studentesco del Liceo classico Parini venne processato e assolto (con il preside e il tipografo) dopo uno scandaloso processo che vide mobilitata a fianco degli imputati la quasi totalità della stampa italiana e dell’opinione pubblica. La prima avvisaglia che qualcosa stava cambiando nella società e tra i giovani.

 I diritti civili e le proteste studentesche; il Vietnam e Che Guevara; Barbarella e il fumetto underground; il caso “Zanzara” e la Rivoluzione sessuale… Il Sessantotto è stato il culmine di un periodo complesso, fatto di grandi e piccoli cambiamenti, alcuni già in corso dai decenni precedenti, altri frutto di istanze nuove. Soprattutto, per i giovani di allora e in in tutto il mondo, ha rappresentato una frattura generazionale verso “il sistema”, diverso in ogni paese ma ugualmente criticato, in nome della fratellanza universale, della pacifica convivenza e della giustizia sociale. Aprire la mente, abolire i vecchi schemi, creare un mondo nuovo e migliore, e subito.

Il Fumetto da sempre ha saputo essere anche attuale, riuscendo a cogliere i cambiamenti e a renderne immediatamente conto, ma anche a testimoniare il passato con capacità narrative che non ha nulla da invidiare a un romanzo o a un reportage giornalistico.

Chi ha vissuto quella rivoluzione, soprattutto nelle grandi città e nelle sedi universitarie, percepiva l’importanza di quanto stava accadendo e sentiva di partecipare a una inedita e straordinaria svolta della storia. La reazione sviluppata dal “potere” nei diversi paesi ha schiacciato quel sogno, prima con i grossolani strumenti della censura e della repressione poliziesca, poi con la “strategia della tensione”. Dopo gli “anni di piombo” il Sessantotto è stato ridotto a tema di studio, un fenomeno storicamente circoscritto, sconfitto dal “ritorno alla normalità”. In realtà niente oggi è più come “prima”, in nessun settore della nostra vita, dell’arte, della cultura, dei rapporti umani, e questo è un patrimonio comune da conoscere e riconoscere.

Barbarella-leroina-a-fumetti-che-anticipa-la-rivoluzione-sessuale_Notizie

 Da queste suggestioni prende le mosse la mostra ’68 – l’immaginazione al potere che ripercorre il Sessantotto da un punto di vista inedito, dando la dovuta attenzione anche ai fumetti prodotti in quegli anni e a quelli che, tempo dopo, hanno raccontato momenti, personaggi e temi di quegli anni indimenticabili.

 La mostra spiega come il Sessantotto non sia una data importante solo per l’Italia, ma anche per il resto del mondo. Stati Uniti, Europa occidentale ed Europa dell’Est, America Latina, Cina, Giappone, Medio Oriente, Africa… ovunque il Sessantotto fu un momento di passaggio importante, segnato dalla Primavera di Praga, dalle proteste della lega studentesca giapponese Zengakuren, dall’obiezione di coscienza alla Leva militare obbligatoria, dal Tribunale Russell per i diritti civili nel mondo, dai profondi mutamenti all’interno del mondo cattolico, e così via.

Ogni pannello della mostra sintetizza un aspetto del Sessantotto e le sue trasversalità rispetto alle diverse forme culturali ed espressive.

 È possibile scoprire insospettabili connessioni tra il Fumetto e l’attualità: a ispirare i celebri sit-in dei Quattro di Greensboro, fondamentali per la causa dei diritti civili negli Stati Uniti, è anche la lettura di un fumetto di qualche anno prima dedicato alla figura di Martin Luther King.

C’è anche chi sceglie di prendere una celebre figura storica e metterla al centro di un fumetto completamente frutto di invenzione, come fa Magnus nella storia “Lo Sconosciuto – L’uomo che uccise Ernesto ‘Che’ Guevara”, che racconta la morte del celebre rivoluzionario argentino, ipotizzando l’identità dell’assassino.

Esistono poi fumetti autobiografici, che forniscono un punto di vista “di prima mano”, su fatti così grandi e complessi, come per esempio “Tutta colpa del ‘68” di Elfo (Giancarlo Ascari), storia dello studente di architettura Rinaldo ma un po’ anche la storia dell’autore, e “Una vita cinese”, in cui Li Kunwu, con l’aiuto dello sceneggiatore francese Philippe Ôtié, racconta un periodo di cambiamenti epocali per la Cina, il Grande balzo in avanti e la Grande rivoluzione culturale, che l’autore ha vissuto direttamente e racconta con efficacia.

Per il Fumetto in quanto tale, il Sessantotto è stato culmine dell’esplosione underground, con autori come Robert Crumb, e momento della “révolution Pilote”, in cui la più popolare rivista francese a fumetti per ragazzi cambia la propria politica editoriale per la spinta degli autori più giovani. In Italia escono, non a caso, i famosi supplementi Provo-Linus e Linus-il-Rosso…

 La mostra non si limita al Fumetto. Espone anche giornali e riviste dell’epoca, libri e volantini originali, insieme a manifesti originali di film come “Fragole e sangue”, che a ridosso dei fatti ha saputo trasportare su pellicola il senso di quanto avvenuto nelle università statunitensi (e, con poche differenze, in altre parti del mondo).

Particolare attenzione è riservata alla grafica, con la riproduzione di alcuni dei celebri manifesti dell’Atelier Populaire parigino: docenti e studenti dell’“Ecole des Beaux Arts” erano in sciopero, e un certo numero di studenti si riunì spontaneamente nel dipartimento “litografiche” per produrre il primo manifesto della rivolta, inizio di una svolta grafica che, con i colori netti, stampati con mezzi semplici, ma dal fortissimo impatto visivo, hanno segnato un’epoca.

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Ancora francese è forse la rivista satirica più importante per capire cosa è stato il Sessantotto: L’Enragé, di cui sono esposti gli storici numeri. Con la collaborazione di artisti come Georges Wolinski, Cabu, Siné, la rivista precede Charlie Hebdo con una satira senza compromessi, in cui a essere preso di mira è prima di tutto il presidente della Repubblica, il generale Charles de Gaulle.

 Da parte del museo è stato assegnato a questa mostra lo spazio a ingresso gratuito, con uno sforzo per concentrare in una piccola superficie un argomento immenso, per consentire la massima visibilità a un contributo importante per un anniversario fondamentale.

INAUGURAZIONE sabato 14 aprile, alle ore 16,30. Sarà presente anche Marco De Poli, nel 1966 studente direttore de “La Zanzara”: il giornale studentesco del Liceo classico Parini venne processato e assolto (con il preside e il tipografo) dopo uno scandaloso processo che vide mobilitata a fianco degli imputati la quasi totalità della stampa italiana e dell’opinione pubblica. La prima avvisaglia che qualcosa stava cambiando nella società e tra i giovani.

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