Una surreale, disturbante e inquietante versione nipponica del “Giorno della marmotta” – il concept di loop narrativo reso famoso dal film di Ivan Reitman Ricomincio da capo: dopo un misterioso tifone, ogni giorno Kiryuin e la sua senpai tornano insieme da scuola. Ogni giorno, lungo quel breve tragitto, si trovano protagoniste di un incontro o una situazione surreale e inquietante, in cui mediamente la senpai finisce per fare una fine orrenda. Che cosa è successo? Perché la senpai ricomincia la stessa situazione tornando normale dopo aver subito terribili trasformazioni, deformazioni o persino morti? Kiryuin esiste realmente o è solo una proiezione della stessa senpai?
Le domande si affastellano e l’autore suggerisce un’idea, una possibilità: ma è davvero così? L’ipotesi (che sia tutto frutto di un trauma e di una condizione di coma) appare più o meno a un certo punto della storia, ma poi viene anche questa superata, tanto da far chiedere al lettore se sia la reale spiegazione o solo un tentativo di depistaggio dell’autore. La vera domanda che emerge a un certo punto di questo strano, macabro e ironico gioco perverso però diventa un’altra: è davvero così importante saperlo?
Nato come webcomic, la struttura stessa che Taguchi Shotaro costruisce per creare il suo racconto è straniante e surreale tanto quanto le situazioni che imbastisce, con una forte dose di black humor e l’utilizzo metanarrativo degli stessi canoni di alcune meccaniche tipiche dei formati editoriali nipponici: al singolo capitolo segue una pagina con una striscia verticale comica, elemento tipico di molte produzioni regolari giapponesi. L’autore utilizza però questo momento comico proseguendo elementi della storia appena raccontati – mentre gioca ipotizzando di volta in volta quale sia il club sportivo a cui appartengono le due ragazze: come altre caratteristiche, delle due sappiamo poco e niente al di là dei loro ruoli e caratteri. L’incipit del capitolo successivo, che ripete il momento iniziale e chiave del loop narrativo, cioè le due studentesse che iniziano la loro passeggiata, presenta il vero epilogo del racconto precedente. Insomma, di fatto, per avere la storia compiuta di ogni capitolo, bisogna leggere con attenzione sia la pagina extra che il capitolo successivo, trasformando in qualche modo anche la lettura stessa in una forma di loop.
I capitoli sono una collezione di micro racconti horror in cui le due protagoniste si trovano a fronteggiare creature mostruose, aliene, spettri che giocano sui canoni tipici di maledizioni presenti nell’horror giapponese e che richiamano ad autori come Junji Ito. Una ragazza dai capelli lunghi che appare sempre e solo di spalle quando ti volti indietro, inquietanti alieni che emergono da graffiti sui muri, bibite che fanno perdere occhi e capelli, spettri senza volto: La senpai immortale è una collezione di trovate disturbanti raccontate con tocchi di commedia surreale ipnotica e destabilizzante. La stessa nomenclatura nei capitoli diventa un gioco: un epilogo – che non è certo l’epilogo – si trasforma ad esempio in un “ex capitolo uno” e a un certo punto ci troviamo in una “seconda stagione”, dando l’idea di un flusso che si è evoluto trasformandosi a sua volta agli occhi dello stesso autore.
Il tratto di Shotaro è semplice, pulito, ma capace di diventare estremamente dettagliato su sfondi, oggetti e ovviamente su tutti i particolari più gore e macabri. La gabbia è libera, anche se uno dei suoi strumenti è la ripetizione: non solo singole vignette, ma anche alcune meccaniche, con la gabbia della prima pagina o quella di alcune sequenze che diventano strumenti per reiterare e trascinare il lettore nel loop.
Stravagante, mesmerizzante, destabilizzante e divertente, La Senpai immortale è un horror che non è un horror, che semina, un gioco che costringe il lettore a trovare risposte per conto proprio. Narrative e filosofiche.
Abbiamo parlato di:
La senpai immortale
Taguchi Shotaro
Traduzione di Paolo C. Dalì
Coconino Press, 2026
224 pagine, brossurato, bianco e nero – € 14,90
ISBN: 9788876188190










