Sergio Bonelli – Gli archivi Bonelli, Guido Nolitta

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Ed. Rizzoli-Lazard, 2012

“Che sia morto davvero io non ci credo. In realtà lui ha indossato un giubbotto da aviatore e, con una scure legata alla cintura, è salito sul Piper scassato ed è partito per l’ultimo grande viaggio verso la terra dell’avventura… perché anche l’Amazzonia non gli bastava più.”
(Messaggio di un fan una volta appresa la notizia della morte di )

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alias Sergio Bonelli in una foto giovanile (a sinistra) e in una prima della prematura scomparsa avvenuta nel settembre del 2011.

Partiamo con una domanda a bruciapelo: chi è il più grande sceneggiatore italiano di fumetti?

La risposta non è facile. In mente vengono tanti nomi che hanno fatto la storia del nostro fumetto: da Federico Pedrocchi a Max Bunker, passando per Luigi Grecchi, Gianluigi Bonelli, Guido Martina, Carlo Chendi, Stefano Tamburini ecc… A pensarci bene credo che lo “scettro” del migliore se lo giochino Giancarlo Berardi e Tiziano Sclavi, tutt’e due artefici di una vera e propria rivoluzione nel fumetto italiano. Quando esce Ken Parker nel 1977 niente sarà più come prima. E quando, 9 anni dopo, esce Dylan Dog, di nuovo niente sarà più come prima. Ovviamente due sceneggiatori di tale livello hanno dei veri outsiders che li insidiano: Alfredo Castelli per esempio, o Gino D’Antonio, ma quest’ultimo, oltre ad essere un grande sceneggiatore era anche un formidabile disegnatore; quindi rimaniamo solo sullo sceneggiatore puro e semplice.

Io questa domanda me la sono fatta diverse volte (così come spesso mi faccio le mie personali classifiche di quelli che, secondo me, sono i migliori disegnatori, i migliori autori e via dicendo) e sinceramente a Berardi e Sclavi assegnerei le medaglie di argento e bronzo.

Per me il podio, la medaglia d’oro di miglior sceneggiatore italiano spetta a Guido Nolitta. O Sergio Bonelli, se vogliamo chiamarlo con il suo vero nome.

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Una suggestiva tavola da - El Muerto e la cover dell’avventura di Il re delle aquile.

Sull’attività di Sergio Bonelli come editore si è scritto fin troppo: meriti e onori indiscutibili e sacrosanti. Sulla sua attività di sceneggiatore si è scritto un po’ meno. Forse perché Sergio era figlio di Gianluigi Bonelli, creatore di Tex, il personaggio più letto e amato del fumetto italiano e crescere con una figura così “ingombrante” come quella di suo padre, non è certo una cosa facile, soprattutto se si si vuol scrivere fumetti.
Ma Sergio Bonelli non era come Gianluigi e questo lo si può già intravedere nelle avventure del suo primo personaggio importante, Un ragazzo nel Far West,già così diverso dai personaggi creati dal padre. Ma è con Zagor soprattutto che Sergio Bonelli definisce il suo stile e crea uno dei personaggi più belli del fumetto italiano. Zagor è un western senza esserlo realmente. Zagor è un eroe forte e infallibile ma che non teme di esternare le proprie emozioni. In Zagor si intrecciano sapientemente l’avventura e la fantascienza, il giallo, l’horror e l’ironia. E tutto questo accadeva molto prima di Ken Parker e di Dylan Dog.
Poco dopo la metà degli anni ’70 Sergio crea un altro personaggio memorabile, , ed è sempre una rivoluzione nel fumetto italiano ma non solo: tutti gli atri eroi hanno come sfondo delle proprie avventure il west, le metropoli americane ma solo Mister No vive le proprie avventure nella foresta amazzonica, mai così valorizzata in un fumetto. Ma il vero confronto con il padre avviene nel 1976 quando scrive alcune storie di Tex. Non tante ma quasi tutte memorabili e alcune, diciamocelo francamente sono dei capolavori: Il segno di Cruzado, Sasquatch, La strage di Red Hill, I ribelli del Canada, Missione suicida, per non parlare di El Muerto, forse la storia in assoluto più amata dai lettori (secondo un sondaggio fatto negli anni ’80 dalla stessa casa editrice) e contenuta in questo bellissimo e indispensabile volume che non può mancare in una biblioteca essenziale.

Perché in esso vi sono racchiuse tre storie rappresentative di tutto l’universo di Nolitta-Bonelli. Con El Muerto, Sergio propone ai lettori uno dei personaggi più violenti ed inquietanti dell’universo texiano; nella seconda storia, dedicata a Zagor, lo sceneggiatore unisce comicità e drammaticità con una naturalezza incredibile (valga per tutti il divertentissimo inizio e l’inquietante attacco delle aquile su Zagor); nella terza, dedicata a Mister No, Sergio Bonelli usa un suo vero e proprio alter ego, e non pone limiti alla sua fantasia facendoci conoscere una realtà che, per quel periodo, ci era del tutto sconosciuta.

La fantasia e il talento di Sergio Bonelli subiranno una battuta d’arresto a vantaggio dell’altra sua attività di successo, quella di editore, risultando anche qui determinante per il fumetto oltre che profondamente innovativo e coraggioso nelle scelte editoriali da produrre.

Ed è quindi doveroso, per chi legge le tre storie di questo volume, andare a recuperare una buona parte delle storie di Sergio Bonelli sceneggiatore, da Odissea Americana (Zagor) a Magia Nera o L’ultimo Cangaceiro (Mister No), passando per le sue avventure di Tex che meriterebbero un discorso a parte: perché se è vero che Gianluigi Bonelli ha creato e scritto avventure memorabili (il ciclo di Mefisto su tutti), se è vero che Claudio Nizzi ha raccolto l’eredità di Gianluigi con grande professionalità e dedizione totale, se è vero che l’attuale curatore e sceneggiatore principale Mauro Boselli sta creando una serie di eventi editoriali impensabili trent’anni fa, è soprattutto vero che il primo reale artefice della rivoluzione del ranger più famoso dei fumetti è stato Sergio Bonelli che con le sue storie ha delineato un Tex meno forzuto (una delle caratteristiche principali del padre Gianluigi) ma più incline alle debolezze umane (leggere Il segno di Cruzado per credere) e alla sofferenza.

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Tre grandi maestri “al servizio” di Sergio Bonelli: Aurelio Galoppini, Gallieno Ferri e Roberto Diso

Ebbe a dire in una teleintervista Graziano Frediani: “Mi piacevano i personaggi che piangevano, cioè i personaggi che non si vergognavano di piangere che erano rarissimi negli anni ’50 e anche negli anni ’60, però c’erano alcuni che lo facevano e questo mi colpiva molto da piccolo perché dava un elemento di umanità che mancava nei vari Tex, Pecos Bill, Piccolo Sceriffo, Miki, Bleck, ecc… Zagor, per esempio, non aveva paura di piangere… Zagor è un personaggio a suo modo tormentato. Dietro a un sorriso, dietro una simpatia, dietro quelle storie così originali e vagamente western, c’era il cuore di un personaggio diverso dal solito divorato dai sensi di colpa e che riusciva a capire le persone e che amava sorridere con loro.”

Ho avuto la fortuna di incontrare Sergio Bonelli e fare con lui quattro chiacchiere. Mi rimase impressa una sua risposta ad una mia domanda: Io scrivevo nei tempi morti, quando il lavoro d’ufficio me lo permetteva. Forse per una questione d’imbarazzo, non sapevo se esaltare la conquista o la resistenza degli indiani. Però ho sempre preferito il western crepuscolare, perché già ti fa capire quali saranno i vinti e i vincitori e personalmente sono più dalla parte dei vinti, di quelli che devono sopravvivere. Mio padre (Gianluigi Bonelli), ad esempio, aveva un carattere totalmente diverso dal mio, a lui piaceva la conquista, lo affascinava che ci fosse un vincitore alla fine di ogni storia. Io invece, per diversità di carattere, sono più affascinato dalla tragedia di questo popolo che vive i suoi ultimi anni con la consapevolezza di essere destinato a scomparire”.

Perché è qui la vera forza di Sergio Bonelli sceneggiatore: quella di creare un eroe e di non renderlo invincibile ma, come spesso succede al povero Mister No, di renderlo un perdente, capace di incassare un sacco di botte uscire sconfitto ma comunque in pace con se stesso. Questo prima dei vari Ken Parker, Dylan Dog, Magico Vento e la schiera di antieroi che iniziarono a far capolino nei fumetti a partire dagli anni ’70.
Sergio Bonelli era arrivato prima. La sua penna ha scritto storie che sono autentici capolavori. E la sua attività di editore ci ha regalato personaggi e serie a fumetti ancora oggi imprescindibili.
Sergio era come Colorado Kid, uno dei personaggi del film western Un dollaro d’onore: era talmente bravo che non sentiva la necessità di dimostrarlo.
Editore geniale, sceneggiatore geniale. Forse nessun altro vanta questo primato.

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Jerry Drake alias Mister No

Curiosità

L’attività di Sergio Bonelli sceneggiatore risale al 1954 quando pubblicò, sotto lo pseudonimo femminile di Annalisa Macchi, la fiaba Ciuffetto Rosso. Nel 1958 adottò lo pseudonimo con cui è noto, Guido Nolitta, creando la serie Un ragazzo nel far west e Il giudice Bean.
I suoi personaggi principali, Zagor e Mister No, graficamente furono creati rispettivamente da Gallieno Ferri e Franco Donatelli.
Zagor tutt’oggi continua la sua vita editoriale (siamo quasi a 700 numeri), sotto la supervisione del bravo Moreno Burattini; Mister No purtroppo chiude la sua attività editoriale nel 2006. Recentemente, nella collana Audace (realizzata dalla Sergio Bonelli Editore e indirizzata ad un pubblico adulto) il personaggio viene ripreso da Michele Masiero con la miniserie Mister No Revolution.
Importante il breve ma intenso sodalizio di Sergio Bonelli con il disegnatore Aurelio Galleppini, che ha disegnato alcuni dei capolavori di Tex scritti da Sergio: El Muerto, Il segno di Cruzado, La grande minaccia, Grido di guerra e Missione suicida, oltre al bellissimo L’uomo del Texas nella collana Un Uomo Un’Avventura.

Edizione Consigliata

Come dicevo un volume imperdibile sotto vari punti di vista. In primis per le tre storie tra le più belle e rappresentative scritte da Sergio Bonelli. In secondo luogo per i vari apparati critici: l’introduzione del giornalista Vittorio Zincone e un bell’apparato critico sull’attività di sceneggiatore di Sergio Bonelli (con foto di pagine scritte a mano dallo stesso Sergio) scritto da Michele Ginevra che cura anche gli articoli dedicati ai tre disegnatori (Galep, Gallieno Ferri e Roberto Diso) che intervallano le tre storie.
Imperdibile la sequenza inedita di Tex scritta da Sergio Bonelli e disegnata da Guglielmo Letteri, che originariamente doveva comparire nell’albo n. 390 Il Dio azteco e riproposta per la prima volta in questo volume.
Assolutamente intelligente la scelta di riproporre le storie in bianco e nero.
Complimenti a Rizzoli-Lizard che, purtroppo, pubblicherà solo un altro volume degli Archivi Bonelli dedicato a Tiziano Sclavi.

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