Mercurio Loi #2: storia di specchi e maschere

Un gioco di specchi e menzogne, di doppie vite e destini disattesi avvolge il Mercurio Loi di Alessandro Bilotta e Giampiero Casertano.

Maschere e specchi, ruoli e menzogne. Dietro la copertina di il secondo albo della serie regolare di offre lo spunto per un insieme di riflessioni tanto accentuate da gettare una sottile patina di amarezza tra le vignette dell’albo. Tutta la storia verte su questi aspetti, a partire dal “caso del mese” sul misterioso Contrappasso passando per le sottotrame parallele – il fidanzamento di Mercurio, il tradimento della moglie del sarto – fino alle caratterizzazioni e alle azioni dei personaggi – il Colonnello Belforte, la sarta, Amalia Pagano, il giovane impresario.

Mercurio Loi #2: storia di specchi e maschereIl tema del doppio, della idealizzazione del sé, di ciò che vogliamo mostrare agli altri e di come invece appariamo sembra ben inserito in questa Roma del 1862, attraversata da moti carbonari, editti papali, misteri e doppiogiochisti.

Ma non possiamo fare a meno di ricollegarlo al nostro quotidiano del 2017 tra social network, identità virtuali, nickname, Facebook, Instagram, Whatsapp. Chi siamo, chi vogliamo sembrare, come appariamo agli occhi degli altri: domande adatte a un trattato di sociologia e che in questo albo restano appese senza una risposta lasciando i protagonisti, come noi ogni giorno, alle prese con tanti dubbi e poche certezze da difendere con le unghie e i denti.

Ancor più che nel primo numero emerge l’impostazione teatrale della serie, una sorta di risposta alla tendenza attuale nel fumetto di far riferimento per tempi narrativi, inquadrature e recitazione ai serial TV di ultima generazione. Qui invece sembra di veder recitare i personaggi su di un palco: le reazioni enfatiche, i dialoghi che non si accavallano e si prendono il loro tempo senza essere affrettati, i personaggi che sembrano rivolgersi a favore di pubblico.

L’albo inizia d’altra parte con un gioco di inquadrature che simula l’apertura di un sipario e con una piccola recita privata di una sarta che davanti allo specchio (il primo di molti) si inventa una vita più emozionante di quella riservatale dal destino, in una scena narrata in due tavole speculari di ottima resa e impatto. Nel finale poi l’azione si svolge durante il carnevale romano, che se vogliamo possiamo considerare una forma di recita collettiva.

Mercurio Loi #2: storia di specchi e maschere

Cercando altri esempi, quanto è teatrale l’ingresso del proprietario della sartoria con le mani sporche di sangue e il seguente rimbalzo di battute con le inquadrature a favore di specchio? O ancora la scena dell’agguato a pagina 78, con la sua apparente staticità?

Accanto alle tematiche affrontate e alla vicenda principale, un altro caso in cui la parte deduttiva risulta minoritaria confermando come non sia questo il fulcro di ciò che è interessato a raccontare, si registra il lavoro sui personaggi.

Per ognuno bastano poche scene per definire le loro caratteristiche ed è sempre più evidente il gioco delle parti nel loro porsi in interessanti posizioni di contrasto con Mercurio. Cosa ancor più interessante, scopriamo le prime crepe nell’immagine di noioso perfettino del protagonista, incapace di comprendere i suoi stessi comportamenti e di interpretarli con l’efficacia con cui sa decodificare quelli degli altri.

Il tratto di ben si sposa con l’ambientazione in costume, con la metafora delle maschere – resa in maniera non pedante – e con la teatralità accentuata dei personaggi. A sottolineare ancor di più questo aspetto contribuiscono la scelta delle inquadrature e le soluzioni grafiche adottate: vignette dentro gli specchi, architravi che delimitano i bordi, inquadrature prese da una finestra o una porta.

Scelte di composizione che aumentano l’impressione di trovarsi davanti a un palco; addirittura Roma appare in certe occasioni come una quinta, perdendo la sua tridimensionalità e diventando solo allestimento di una scena (si veda la vignetta centrale di pagina 19 per un esempio).

Mercurio Loi #2: storia di specchi e maschereDegno di nota l’espediente, di natura prettamente fumettistica e irrealizzabile con altri media, usato nelle “confessioni” estorte dal Contrappasso, un pregevole gioco grafico/narrativo, basato sulla maschera a specchio del malvivente.

La linea decisa e corposa di Casertano delinea in maniera netta le forme e i personaggi che emergono dalle vignette e catalizzano l’attenzione, a volte uscendone dai confini per dare maggiore dinamicità. I visi sono espressivi, calcati da linee, rughe, tratteggi e ombre che accentuano le reazioni e le emozioni.

Un segno come al solito carnale, materiale eppure elegante. Anche i personaggi “brutti” si giovano della sua matita e acquistano vitalità e umanità: il giusto accompagnamento allo stile di Bilotta che pare voler far emergere proprio l’umanità dei personaggi, nel bene e nel male, rifuggendo facili divisioni tra buoni e cattivi.

Degne di nota in particolare le tre donne protagoniste dell’albo, tre figure femminili a loro modo belle e sensuali che Casertano riesce a rendere in maniera non stereotipata: l’aspirante soprano Amalia, elegante, altezzosa e sensuale senza mai essere ammiccante, la prorompente sarta Eleonora, dalle forme generose e dai desideri da troppo tempo celati, e la ragazza che questa accoglie e protegge nella sartoria, dal fisico tonico e dai lineamenti rudi, con il suo atteggiamento forte e deciso.

A partire dalla classica gabbia 3×2 le tavole si sviluppano in maniera libera variando numero e grandezza delle vignette, sviluppandole che in altezza quando necessita di abbracciare personaggi a figura intera o di dare ariosità e profondità alla scena, per rallentare il ritmo o per velocizzarlo, scelte sempre al servizio della narrazione. Il mestiere di Casertano emerge nella capacità di gestire le parti dialogate, di sfruttare un’ampia gamma di inquadrature e nel rendere sempre l’idea di movimento anche nelle scene più statiche.

Purtroppo nell’opera del disegnatore si nota in maniera evidente una discontinuità nel tenere il tratto sicuro e i personaggi definiti, con vignette in cui i volti e le posture rischiano di apparire grotteschi in maniera involontaria (si veda la seconda vignetta di pagina 14, la vignetta centrale di pagina 16 o la penultima vignetta di pagina 60, per fare tre esempi).

Mercurio Loi #2: storia di specchi e maschere

La seconda vignetta di pagina 14

Senza conoscere i tempi di produzione ed eventuali altri impegni, sono dettagli che sembrano denotare una certa superficialità; è un difetto che già qua e là emergeva nonostante la forza della prova generale nel numero 362 di Dylan Dog, Dopo un lungo silenzio, l’albo del ritorno di Tiziano Sclavi ai testi del suo personaggio.

A questi difetti si accompagna l’impressione di una maggiore efficacia del disegnatore alle prese con il bianco e nero, grazie al quale può sfruttare maggiormente la sua abilità con le ombre, i tratteggi e la resa dei volumi. Qui la colorazione, opera di , appare ben impostata e indica con chiarezza quanto negli ultimi anni il livello di professionalità, completezza e resa in stampa siano aumentati in Bonelli, ma rispetto al primo albo l’uso del colore sembra meno incisivo a livello narrativo, meno significativo per la storia.

Nonostante questo si fa notare per come riesca a rendere in maniera efficace i riflessi degli specchi e delle superfici lucide, elemento ricorrente e caratterizzante dell’albo, e a riportare con ricchezza le luci e le ombre che accompagnano tutte le tavole.

Mercurio Loi #2: storia di specchi e maschere

Mercurio Loi in questi due numeri ha creato l’aspettativa per una serie intelligente, capace di divertire e di proporre personaggi e svolgimenti non scontati senza per questo tradire minimamente certi meccanismi propri del fumetto seriale bonelliano.
Per esempio, oltre alla gabbia di cui si è parlato sopra, si può vedere come tutti i personaggi che confluiscono nel finale siano presentati fin dall’inizio, non ci siano deux ex machina o elementi inaspettati, o come tutto quanto sia chiaro e venga esplicato dai protagonisti senza per questo ricorrere a pesanti spiegoni o a soluzioni arbitrarie.

Alessandro Bilotta si conferma un buon tessitore di storie, uno sceneggiatore versatile capace di soluzioni ricercate, non banali ma al contempo capaci di inserirsi in un solco di tradizione allargandone i margini ma senza stravolgerli.

Abbiamo parlato di:
Mercurio Loi #2 – La legge del contrappasso
Alessandro Bilotta, Giampiero Casertano, Stefano Simeone
, luglio 2017
96 pagine, brossurato, colori – 4,90€
ISSN: 977253232200470002

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