Progetto senza titolo (5)

Dragon Head: tra Eros e Thanatos

22 Agosto 2025
Planet Manga ripropone in formato omnibus uno dei manga più rappresentativi di Mochizuki Minetarō.
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Dragon Head (ドラゴンヘッド, Doragon Heddo, 1994) di Mochizuki Minetarō (1964-) è una storia pubblicata in Giappone tra il 1994 e il 2000, mentre in Italia ha visto la sua prima pubblicazione tra il 2001 e il 2015. Dopo circa dieci anni da quest’ultima, Planet Manga, divisione della Panini Comics, ha deciso di riportarlo sul mercato italiano in formato omnibus, raccogliendo in due volumi l’intera storia, originariamente divisa in dieci albi.

Gli anni Novanta per Mochizuki hanno rappresentato un periodo di sperimentazione del genere horror. Spinto anche dalle parole del suo editor 1 il sensei, che fino ad allora aveva pubblicato principalmente commedie, si dedica alla stesura di Phantom Stalker Woman – Incubo Metropolitano (座敷女, Zashiki Onna, 1993), un manga horror ispirato a una leggenda metropolitana giapponese, e a quella di Dragon Head, vincitore del premio Kodansha per i manga nella categoria generale (1997) e del premio per l’eccellenza al quarto Premio culturale Osamu Tezuka (2000), in cui la narrazione ruota attorno al concetto di paura.

La storia inizia a bordo di un treno, carico di studenti di rientro da una gita scolastica a cui ha partecipato anche Teru Aoki , il protagonista di questa storia. Mentre passano sotto un tunnel, un misterioso terremoto causa un incidente mortale che coinvolge tutti i passeggeri. Una volta ripresi i sensi, Teru scopre che i suoi compagni di scuola sono tutti morti, fatta eccezione per Takahashi Nobuo e Ako Seto, e che le uscite del tunnel sono state bloccate dal crollo di macerie. I tre decidono quindi di collaborare per sopravvivere e trovare una via di fuga.

È interessante notare come i tre protagonisti si pongano in maniera diversa nei confronti del tragico evento accaduto. Nobuo, alla scoperta della frana che ha bloccato le uscite del tunnel, si fa sopraffare dalla paura, perdendo pian piano il controllo delle sue azioni, continuando a vedere qualcosa nell’oscurità del tunnel: la paura della morte. Seto, al contrario, rimane lucida nonostante la situazione e tenta in tutti i modi di tenere il gruppo unito, preoccupandosi di Nobuo anche dopo aver ceduto alla follia. Teru, infine, ha un andamento altalenante della posizione che ricopre rispetto ai due compagni, mostrandosi in determinati momenti come elemento di unione del gruppo, altre volte invece cede alla stessa follia che travolge Nobuo.

In maniera più larga, ciò che avviene con la morte dei loro compagni è la creazione di una situazione sociale nuova, dove loro tre sono i soli membri che azzerano tutte le regole, morali e non, a cui le persone che vivono in una società sono abituate e che danno per scontate. L’insieme di queste regole è simboleggiato sin dalle prime pagine dal professore, posizionato gerarchicamente sopra gli studenti e che non ci pensa due volte nel richiamarli durante il viaggio per rispettare le norme.

Il punto di rottura definitivo della personalità di Nobuo avviene infatti quando scopre che il professore è anch’esso morto durante l’incidente. Da quel momento, Nobuo decide di farne le veci, ne copia gli atteggiamenti per soddisfare i suoi impulsi senza alcun freno, traducendosi in atti di violenza nei confronti sia sui cadaveri nei vagoni che contro i due compagni sopravvissuti. Anche nell’aspetto muta in una forma che ricorda il body painting dei popoli antichi, cercando di trascinare anche Seto nella sua visione delirante, arrivando a dipingerle il corpo dopo averla violentata.

È in questo contesto narrativo che individuiamo le figure mitologiche di Eros e Thanatos: il primo simboleggia l’amore e l’unione, il secondo morte e distruzione. Data la costruzione dei personaggi sopra citati, possiamo quindi affidare a Seto e Nobuo rispettivamente il simbolismo di Eros e Thanatos, il cui equilibrio è stato compromesso dall’assenza di regole venutasi a creare con la morte della società.

Da tutto questo possiamo intuire che Mochizuki non ha lavorato separatamente all’identità singola dei protagonisti, ma li ha definiti insieme tenendo sempre sott’occhio il contesto in cui li ha inseriti.

Un’attenta cura per la costruzione dei personaggi è anche da notare nelle reazioni di rabbia e perdita di controllo delle loro azioni, tutti sintomi di PTSD, disturbo da stress post-traumatico. Questa condizione viene espressa attraverso diversi aspetti: le scelte che prenderanno i personaggi nel corso della storia, scelte visive legate sia al disegno che all’insieme di strutture, segni grafici e tipografici propri del fumetto.

Molte scene di forte impatto emotivo, come quelle in cui Teru scopre che i suoi compagni di classe sono morti o che una frana ha bloccato le vie d’uscita, sono mute, statiche e riempiono un’intera pagina o sono splash page, in modo da ridurre il numero di vignette e con esso lo spazio bianco delle tavole. In questo modo avviene una vera e propria stasi del tempo che accentua l’intensità delle emozioni provate dai protagonisti: il lettore sarà naturalmente portato a soffermarsi su quelle determinate tavole, aumentando la durata temporale della scena raffigurata.

I toni cupi e gli scenari claustrofobici della narrazione sono affiancati da disegni che adempiono perfettamente al loro scopo. L’alternanza di scene caotiche e di tranquillità apparente crea nel lettore un’altalena emotiva che favorisce una maggiore immersione nella storia: scene frenetiche, di terremoto o di paura vengono rappresentate con linee cinetiche sottili e diritte, più tondeggianti e distese per le situazioni di “calma”. Importante è anche la forma dei balloon, che aiuta ad esprimere al meglio le emozioni dei protagonisti, le loro voci tremanti e i momenti di tensione.
L’uso calibrato del bianco ha lo scopo di esaltare l’opprimente presenza degli elementi neri e delle scale di grigio. Anche nelle scene all’aperto non vediamo mai uno sfondo completamente chiaro, ma sempre offuscato da retini cupi che rappresentano il velo di polveri e nubi che nella storia sono presenti nell’atmosfera.

Planet Manga ha reso nuovamente disponibile in Italia un manga atteso da una buona fetta di lettori. Lo fa inserendolo in una linea di edizioni omnibus che sono sempre motivo di divisione: c’è chi le ama per la compattezza, velocità di pubblicazione dell’opera completa e grande formato, e chi non le gradisce per estetica, prezzo poco accessibile e scomodità di lettura. A prescindere dall’edizione, Dragon Head è uno di quei titoli che non dovrebbe mai mancare sugli scaffali delle librerie, sia per la sua importanza storica che per i suoi pregi artistici.

Abbiamo parlato di:
Dragon Head Omnibus 1
Mochizuki Minetarō
Traduzione di Emilio Martini
Panini Comics, 2024
1112 pagine, cartonato, colori, bianco e nero – 45,00 €
ISBN: 9788828792918

  1. https://berndscans.blogspot.com/2019/09/interview-with-minetaro-mochizuki-in.html ↩︎

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Luca Cozzolino

Luca Cozzolino

Classe 1995 vive nella provincia di Napoli e dopo un periodo di studio a Tōkyō ha conseguito una laurea in lingua e cultura giapponese. Non si priva di nessun genere o tema quando è in cerca di una nuova lettura. L'interesse per il fumetto lo ha portato a lavorare per COMICON dal 2019 come responsabile della sala Meeting Hiroba durante i giorni dell'evento. Parla di fumetti (e altro) nel podcast "Tofu - narrazioni alternative".

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