ANAFI e vecchio Fumetto

Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi

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Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi - immagine1-3530Fu subito chiaro in quei primi giorni di quel lontano gennaio 1972, quando fece la sua comparsa nelle edicole il 1 numero de “Il Corriere dei Ragazzi”, che qualcosa stava per cambiare nel mondo dell’editoria giovanile.
La nuova rivista nasceva con il preciso intento di sostituire “Il Corriere dei Piccoli”, testata storica de Il Corriere della Sera dedicata ai piccoli lettori ma, oramai, non più al passo coi tempi, anche se negli ultimi anni aveva aperto una parte dei suoi orizzonti verso i fumetti di qualità. Purtroppo, però, la sua impostazione strutturale, continuava a poggiare su una certa artificiosità e una vena di moralismo alquanto borioso.

La nuova creatura, ideata e voluta da Giancarlo Francesconi -già caporedattore al “Corriere dei Piccoli”- che dopo un anno ne diverrà il direttore al posto di Mario Oriani, si presenta da subito con un corpo decisamente più robusto dal punto di vista culturale (senza, però, apparire minimamente spocchiosa), non solo per la presenza di storie a fumetti di alta qualità, ma, principalmente, per quello specificamente giornalistico rivolto essenzialmente ai giovani. Nel senso che l’impostazione data ai vari servizi e rubriche, indirizzate alla informazione cronachistica, scientifica, tecnica ma anche sul tempo libero, mirava ad influenzare e a traghettare una certa frangia di lettori verso un tipo di approccio letterario diciamo “più serio” e profondo. Certamente si proponeva ad abituarli, gradualmente, ad avvicinarsi e ad affrontare letture più adulte.Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi - Corriere_dei_ragazzi49

Francesconi aveva chiamato a se’ , per formare il gruppo di collaboratori, quanto di meglio professionalmente offriva, e per molti è ancora così, il mondo del fumetto e dell’illustrazione internazionale.
Basta citare alcuni nomi come quelli di Mario Uggeri, Hugo Pratt, Sergio Toppi, Benito Jacovitti, , Luciano Bottaro, Ferdinando Tacconi, , Mino Milani (grande scrittore e sceneggiatore del quale si può dire che quasi da solo, e sotto gli pseudonimi di E.Ventura e Piero Selva, scrivesse la quasi totalità delle storie e dei romanzi a tutto testo pubblicati nel nuovo periodico), Pier Carpi, Sergio Tuis, Mario Cubbino, Grazia Nidasio, Nadir Quinto e altri ancora, per avere l’idea della potenzialità creativa che gravitava ne “Il Corriere dei Ragazzi”. Senza dimenticare ne’ gli emergenti come (che con Milani copriva l’intero giornale), Giancarlo Alessandrini, Milo Manara, Silver, Attilio Micheluzzi, , , Franco De Vescovi, Paolo Ongaro, Tiziano Sclavi, Massimo Mattioli, Daniele Fagarazzi e via dicendo ne’ gli autori stranieri quali Albert Weinberg, Alberto Breccia, Jean Graton, Goscinny e Morris, Greg, Arturo Del Castillo, e potrei continuare così chissà ancora per quanto. I contenuti de “Il Corriere dei Ragazzi”, quindi, poggiavano fermamente su due forme espressive ben delineate: quella della fantasia – il fumetto – e quella della realtà – gli interventi redazionali – che, però, avendo unitamente lo scopo primario della formazione/informazione tout-court, producevano tra di loro una sorta di osmosi che, a prima vista, li rendeva difficilmente distinguibili.

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Un esempio inequivocabile di equilibrata commistione di queste due forme, è rappresentata dalla bellissima e originale serie La parola alla giuria, scritta da Mino Milani e graficamente interpretata da Milo Manara, con la quale i lettori venivano chiamati in prima persona a giudicare personaggi storici, per vari motivi, dalla vita controversa. E questo rapporto vivo, intenso con i lettori, lo troviamo con la maggior parte delle storie realistiche a fumetti presentate ne “Il Corriere dei Ragazzi” che, per la prima volta nell’editoria specializzata, affrontava temi delicati come la Resistenza nell’ultimo conflitto, i drammi delle guerre, come quella atroce del Vietnam, il fenomeno del bandito Giuliano, i fatti di cronaca attuale, ma anche del passato, rimasti nel dubbio (vedi le serie Uomini Pro e Contro, I grandi Generali, I grandi nel giallo, Dal nostro inviato nel tempo e via dicendo).
Il tutto fatto con imparzialità, intelligenza e nel rispetto delle altrui posizioni e idee, ma che riuscivano a stimolare la sensibilità dei lettori aprendo un largo e proficuo scambio di lettere e opinioni con la redazione. Il fumetto realistico -che comprendeva, chiaramente, anche il genere di evasione pura come le bellissime serie di Smith & Wesson, Il Maestro, L’Ombra, L’Agente senza nome, Lord Shark, , Johnny Focus, Gli Aristocratici tanto per citare solo alcuni titoli nostrani, ma anche quelle straniere erano validissime- però , rappresentava solo una parte del nuovo periodico, in quanto una larga porzione era occupata da quello umoristico, sia straniero, di estrazione franco-belga e americano, sia, soprattutto, italiano con i vari , Cip e Zagar, Zorry Kid e Jac Mandolino di Jacovitti, Cattivik, Jolly Flipper, Nick Carter e la striscia Sturmtruppen di , Valentina Mela Verde di Grazia Nidasio, Lupo Alberto di Silver, Altai & Jonson di Sclavi e Cavazzano, La Contea di Colbrino e la striscia L’Astuto Ulisse di , Re di Picche e I Postorici di Bottaro e, infine, il magnifico, Zio Boris, Otto Kruntz, L’Omino Bufo e la rivoluzionaria rubrica Tilt, tutti creati dal vulcanico e ironico .

Insomma, un mix di generi e di collaboratori di altissima qualità e professionalità che avevano contribuito a cambiare radicalmente, sia l’impostazione, attraverso i suoi contenuti, che il modo di fruizione dei giovani lettori. Purtroppo, chissà perché, come tutte le cose ben fatte, anche Il Corriere dei Ragazzi cominciò a declinare e, dopo circa 5 anni e alcune variazioni strutturali, chiuse definitivamente, trasformandosi, in negativo, in testate che non avevano niente a che spartire con quella madre. Abbiamo la fortuna, nell’intervista che segue, di parlare con il suo creatore, Giancarlo Francesconi, e con uno dei redattori più impegnati all’epoca, Alfredo Castelli. Con loro seguiremo “Il Corriere dei Ragazzi” fin dal suo nascere e cercheremo di capire quali possono essere state le cause che hanno portato alla chiusura un giornale per ragazzi, forse, “irripetibile”.

Intervista a Giancarlo Francesconi e Alfredo CastelliAnno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi - corriere-dei-ragazzi-numero-1-1972

D: Cominciamo con Lei, Signor Francesconi. Nel 1972 “Il Corriere dei Ragazzi” nasce sulla scia de “Il Corriere dei Piccoli”. Quali sono stati i criteri che hanno portato a questa decisione e quale fascia di lettori ci si proponeva di raggiungere con la nuova rivista?
Francesconi: Il “Corriere dei Piccoli”, pur vendendo bene, soffriva di un certo invecchiamento. Guglielmo Zucconi e soprattutto Carlo Triberti, i precedenti direttori, avevano cominciato a dare spazio ai fumetti, ma si portavano dietro un certo sospetto nei confronti di quel mezzo, detestato fin dai tempi di Silvio Spaventa Filippi. La parte giornalistico-redazionale, pur se decisamente ben fatta, era caratterizzata da un certo tono un po’ affettato, e veniva evitato accuratamente ogni argomento controverso. Il titolo “dei Piccoli”, poi, limitava il target dei lettori: anche se in effetti il CdP pubblicava bellissime storie di Mino Milani o di Hugo Pratt, un dodicenne poteva sentirsi imbarazzato ad acquistarlo o a farselo acquistare, proprio perché trattato “da piccolo”.

D: Quindi si pensò a una formula innovativa del giornale. Chi ne ha avuto l’idea?
Francesconi: Nel ’71, quando ero caporedattore del “Corriere dei Piccoli”, realizzai il menabò di un giornale profondamente rinnovato nella formula e nell’approccio con i lettori, intitolandolo, appunto “Corriere dei Ragazzi”; il “Corriere dei Piccoli” sarebbe continuato a uscire sotto forma di allegato. Presentai il progetto a Mario Oriani, che a quell’epoca ne era il direttore responsabile, e che, soprattutto, era il direttore editoriale della sezione periodici del Corriere, una potenza, perché , tra l’altro, aveva trasformato “Amica” in una macchina per fare quattrini. Oriani sostenne l’idea, e nel Gennaio 1972 il “mio” “Corriere dei Ragazzi” vide la luce. Nel 1973 ne divenni direttore responsabile.

Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi - cdr19720102_01_025D: Come è stato scelto il gruppo dei collaboratori che dovevano formare lo staff redazionale della nuova testata? Alcuni di loro, se non erro, lavoravano già per “Il Corriere dei Piccoli”?
Francesconi: Esatto, e dal punto di vista strettamente redazionale, ci avvalemmo dei collaboratori storici del “Corriere dei Piccoli”. Dal punto di vista creativo, il CdP aveva già una serie di eccezionali autori. In una certa stanza al secondo piano di via Scarsellini lavoravano insieme , Mario Uggeri -illustratori bravissimi e amici di vecchia data, anche se, come ripeto sempre, con le loro intemperanze hanno rovinato i migliori anni della mia vita- e poi Leo Cimpellin, Bruno Faganello, e, molto spesso, Hugo Pratt. Insieme a loro c’era la bravissima e un po’ dimenticata Iris De Paoli, i cui lavori voi dell’ANAFI dovreste recuperare: spesso, inorridita dai discorsi orribilmente maschilisti di Uggeri e compagni, fuggiva in un altro ufficio dopo aver tolto loro il saluto per un periodo che dipendeva dall’entità delle volgarità pronunciate. Sul fronte dei testi c’era lo stesso Carlo Triberti, che scriveva storie umoristiche per Cimpellin e per Dino Attanasio, un disegnatore milanese trapiantato in Belgio. Soprattutto c’era Mino Milani, uno degli scrittori più versatili e prolifici che abbia mai conosciuto. Era capace di affrontare con disinvoltura qualunque genere letterario: quello storico, che era la sua specialità, ma anche quello fantascientifico, western, e chi più ne ha più ne metta. Per non usare sempre il suo nome, si firmava anche come “Piero Selva” e “E. Ventura”.

D: A proposito di Mino Milani, illustre sceneggiatore che sosteneva sulle sue spalle la gran parte delle storie pubblicate sul CdR, cosa voleva dire per te Alfredo lavorarci gomito a gomito? E, soprattutto, come lo ricordi?
Castelli: Milani è stato uno dei miei scrittori formativi. Non ho mai amato il western più di tanto, eppure non mi perdevo i suoi romanzi di “Tommy River”, così come, pur non amando il romanzo storico, mi appassionavo alle vicende di “Efrem”. Un suo personaggio, “Martin Cooper”, è una delle molte fonti che hanno portato alla nascita di “Martin Mystere”, di cui spero sempre che Mino voglia scrivere almeno un breve racconto. Oltretutto era velocissimo. Francesconi gli diceva: tra un mese c’e’ il tale anniversario, voglio una storia a fumetti che commenti l’avvenimento. Mino rispondeva “se dobbiamo combattere, combatteremo… “; si batteva un pugno sul petto con piglio da eroe risorgimentale, si ritirava nel suo ufficio e, istantaneamente, cominciava a scrivere. Batteva a macchina così velocemente da ingarbugliare i martelletti dei tasti: ogni tanto sulle sue sceneggiature si trovavano parole assolutamente incomprensibili generate dall’impossibilità della macchina a stargli dietro.

D: Signor Francesconi, Lei prima parlava dei collaboratori interni, già facenti parte della redazione de “Il Corriere dei Piccoli”. C’erano, però, anche quelli esterni. Chi ricorda con piacere?
Francesconi: Certamente, c’erano i disegnatori esterni, come , Sergio Toppi, Lino Penati, straordinario illustratore specializzato nel realizzare immagini iperrealistiche di animali, e la bravissima Grazia Nidasio, che oggi pubblica sul “Corriere”. Una donna arguta, acuta, coltissima. Se fossimo in Francia, le sue storie di “Valentina Melaverde”, della “Stefi” o la sua riduzione del “Dottor Oss” sarebbero diventate dei classici, qui, purtroppo, non sono mai state riproposte come meriterebbero…Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi - cdr19741222_51_002

D: La interrompo per porgere ad entrambi una domanda che mi sono posto più volte. Come mai, queste ed altre storie, non le ha riproposte, in albi singoli, il CdR stesso, quando, oltretutto, erano particolarmente seguite?
Francesconi:
Ha toccato un tasto dolente. Io premevo affinche’ questo succedesse: il giornale vendeva piuttosto bene, e raccolte dei suoi personaggi avrebbero funzionato ottimamente. Si parlò per anni di una fantomatica struttura dedicata all'”Editoria Satellite”, che avrebbe dovuto occuparsi di albi, ma la sua creazione veniva continuamente rimandata. Il fatto è che il Corriere considerava il fumetto come un male necessario, ma imbarazzante. Meno se ne parlava, meno se ne produceva, meglio era. Io detesto il termine “sinergia” che adesso va tanto di moda, ma per quanto riguardava i rapporti tra Corriere e “Corriere dei Ragazzi” avrebbero dovuto inventarne un altro, “dissinergia” o qualcosa del genere: insomma, l’opposto assoluto della sinergia. Quando, per esempio, il “Corriere d’Informazione” decise di pubblicare fumetti, si guardò bene dal riprendere personaggi del settimanale. Preferì pubblicare storie inglesi, e persino episodi di “” e “Lanciostory”, allora era appena uscito, che, per di più , era un concorrente.
Castelli: Pensa che uscì un supplemento tascabile che fu intitolato “Zack Avventura” e non “Ragazzi Avventura” come sarebbe stato logico, perché -secondo il nostro ineffabile marketing- altrimenti “sarebbe sembrato che ci facessimo pubblicità “…Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi - cdr19720116_03_091

D: A fianco ai collaboratori già affermati, il CdR presentò molti giovani autori, alcuni anche alle prime armi. Chi aveva il compito di reclutarli?
Francesconi: Dato che i fumetti avrebbero dovuto avere un peso rilevante nella nuova testata, mi misi in pista a cercare i migliori in campo, puntando soprattutto sui giovani come il qui presente Castelli, che una volta era un ragazzo anche se adesso non si direbbe che lo sia mai stato…

D: Già . Avevi venticinque anni o giu’ di lì , Alfredo. Come sei arrivato al CdR?
Castelli: Collaboravo già saltuariamente al “Corriere dei Piccoli”. Poi ho chiesto a Francesconi se potevano essere interessat

i ad assumermi. Lo erano: mi hanno preso come “praticante giornalista”, poi ho superato l’esame, sono divenuto giornalista professionista e redattore. Per il CdR ho scritto parecchie serie, dapprima umoristiche, come “Tilt”, “Otto Kruntz”, “”, “Zio Boris” – che era nato in “Horror” qualche anno prima- e il micidiale “Omino Bufo”, quindi avventurose, come “Gli Aristocratici”, e “L’Ombra”, più moltissimi racconti senza personaggi fissi. Tra i miei lavori strettamente redazionali, sono soddisfatto di aver inventato l'”Albo Avventura”, inserito al centro del “Corriere dei Ragazzi” dal 1974.

D: Alfredo, cosa ha significato per te quest’esperienza?
Castelli: Molto. Il fatto che sia qui come “testimonial” del CdR insieme a Francesconi, pur essendone stato un semplice redattore, e neanche per molto tempo, significa che il giornale ha lasciato in me una traccia profonda…

D: Ci sono altre scoperte, oltre Castelli, di cui va particolarmente fiero signor Francesconi?

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Francesconi: Sono molto fiero di aver “scoperto” un giovane di Ancona che si chiamava Giancarlo Alessandrini. E un serio architetto slavo-napoletano, che all’inizio preferiva firmarsi “Artz Igor Bayeff”, uno pseudonimo che richiamava il nome dell’illustratore russo Boris Artzybasheff, perché si vergognava un po’ di disegnare fumetti. Dopo poco tempo si vergognò della sua vergogna e cominciò a firmare con il suo nome, Attilio Micheluzzi.
Oltre alle “scoperte”, avevo preso contatto con autori già affermati come Tacconi, come Bonvi… Ricordo quando Bonvi ci fece conoscere il suo assistente Silver, allora timidissimo. Fu il classico caso dell’allievo che supera il maestro: nel 1974 il CdR cominciò a pubblicare “Lupo Alberto”, che ottenne il grande successo che tutti conosciamo.
Non tento neppure di citare tutti gli altri collaboratori, perché erano moltissimi e ne dimenticherei sicuramente qualcuno.

Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi - cdr19740804_31_048D: Al materiale italiano, veniva affiancata una grossa fetta di materiale straniero. Questi autori, lavoravano direttamente per il CdR o compravate le storie tramite agenzia?
Francesconi: Oltre al materiale italiano, che costituiva il punto di forza del giornale, pubblicavamo anche materiale in secondi diritti, come i franco-belgi “Lucky Luke”, “Ric Hochet” che avevamo battezzato “Ric Roland”, “Comanche”. Tra le strisce americane c’erano “La tribu’ terribile” cioe’ “Redeye”, “Ponytail”. Qualche autore straniero lavorava direttamente per il CdR: c’erano i disegnatori dell’Agenzia Dami, tra cui gli argentini Alberto Breccia, Arturo Del Castillo. Gigi e Moliterni avevano realizzato “Agar”. Soprattutto c’era Albert Weinberg, l’autore di “Dan Cooper” che per noi disegnava “Aquila”…
Castelli: Albert era sempre in volo da un paese all’altro, perché faceva qualche misterioso lavoro per la Nato, tanto che lo chiamavamo “l’espion”. Parlava -e parla, perché l’ho rivisto ad Angoule me un paio di anni fa ed è stata una vera festa- non so quante lingue. Era una persona amabilissima…
Francesconi: Io lo ricordo con molto affetto, e spero di rivederlo prima o poi. Cercavamo continuamente nuovi collaboratori. Ogni tanto spedivo Maggioni e Castelli ad acquistare tutte le testate “per adulti” che c’erano in edicola, e che allora uscivano a centinaia. Passavamo intere giornate a sfogliarle, e ogni tanto scoprivamo qualche disegnatore promettente.

D: Federico Maggioni era il caposervizio grafico, se non erro…
Francesconi: Sì , ed è diventato uno dei migliori illustratori italiani. Lui, Castelli e Di Gennaro inventavano ogni sistema per perdere tempo, causandomi ulcere premature…
Castelli: Nel gruppo de “los perditiempos” c’era anche Alvaro Mazzanti. Una delle cose che ricordo con maggiore piacere del “Corriere dei Ragazzi” era proprio il grande affiatamento che c’era tra molti di noi – e in effetti Francesconi, Maggioni, Di Gennaro, io abbiamo mantenuto rapporti di amicizia dopo tanti anni – e la sensazione di “divertimento creativo”…

D: Credo che, almeno inizialmente, nel gruppo redazionale vigesse una sorta di atmosfera goliardica e di grande entusiasmo. è vero o è una mia sensazione?Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi - immagine2-3530
Francesconi: Quello del “divertimento” era un peccato che “la proprietà ” e una parte della redazione stessa non perdonava… Ti ricordi, Alfredo, cosa diceva Edoarda Sanna?
Castelli: Me lo ricordo benissimo. Per un certo periodo è stata l’amministratore delegato del gruppo, o qualcosa del genere. Indossava sempre delle specie di “jabot”. Diceva: “Beati voi che fate i fumetti e vi divertite tanto”. Però tu devi ammettere che noi umili redattori lavoravamo moltissimo. E, per di più , sei stato tu a insegnarci certi scherzi…
Francesconi: E cioe’?
Castelli: Beh, per esempio, quello del super-stipendio: era una tua vecchia gag che ci avevi suggerito di portare avanti, e che noi avevamo rielaborato. Bisogna sapere che – strano ma vero – al Corriere pagavano in contanti. Il giorno della quattordicesima -che spettava solo ai giornalisti, e non ai grafici- Maggioni, Alvaro e io mettevamo segretamente insieme i compensi di tutti e tre, e veniva fuori un bel pacchetto di soldi. Poi, ognuno di noi, a turno, contava il mucchio di banconote, fingendo di non volersi far notare. In realtà , facevamo in modo di farci vedere dal “tirchio” della redazione, che era già giallo di bile per via della quattordicesima, e letteralmente scoppiava quando vedeva la cifra che apparentemente guadagnavamo. La finezza finale era una telefonata in amministrazione, sempre fatta in modo di farsi sentire: “Non capisco, Ceriani, come mai mancano centomila lire?”. Poi c’e’ stata una rapina in azienda, si è passati al bonifico bancario, e non abbiamo più potuto ripetere questa bella scenetta. Però dietro queste sciocchezze c’era molto impegno. E il merito è di Francesconi, che pur stando allo scherzo, era un direttore molto serio ed esigente.

Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi - cdr19740714_28_004D: E, in effetti, quello che dici Alfredo, lo si deduce dal prodotto. Riguardando la mia raccolta del CdR per questo servizio, mi sono reso conto di quanto fosse innovativo. Non solo per i fumetti e per i loro autori, che erano il meglio del meglio di quanto si trovasse allora e si trovi ancor oggi sul mercato, ma anche per la parte scritta, sia quella scolastica, sia quella di attualità . Come la pensate al proposito?
Francesconi: Infatti il CdR non voleva essere un giornale a fumetti in senso stretto, ma una vera e propria rivista come quelle per gli adulti, ma dedicata a un pubblico giovane, la cui sotterranea filosofia era l’avventura nel senso della ricerca dell’anima delle cose. Il fatto che i lettori fossero giovani non significava che fossero stupidi, secondo una certa equazione che qualcuno porta avanti ancora. Ne’ che esistessero argomenti tabu’ . Con i giovani si può parlare di tutto, ovviamente tenendo presente che occorre adottare un linguaggio a loro comprensibile: alle elementari non si possono adoperare termini che si usano all’università , in quanto presuppongono una specifica cultura. Io volevo che ogni articolo costituisse un motivo di stimolo e di interesse…
Castelli: Ricordo benissimo che tu chiedevi sempre di “aprire con un botto”. Qualcosa che incuriosisse e inducesse il lettore a proseguire. è un meccanismo che ho fatto mio e continuo a praticare quando scrivo articoli. Ed eri molto attento a tanti altri particolari: per esempio a non offendere le minoranze, non nel senso becero dell’attuale “political correctness”, ma con un’attenzione sincera. Ti dico una cosa: una volta ho scritto “ciccione” in termini spregiativi in una mia storia. Tu mi hai fatto notare (non certo con un tono pacato da San Luigi, ma alternando una parola a un’imprecazione) che forse qualche nostro lettore soffriva per essere grasso, e che io l’avrei fatto sentire ancor peggio. Da allora – prego qualche folle di controllare – non ho più scritto la parola “ciccione” in un mio testo.

D: Con quale criterio, signor Francesconi, venivano “mescolati” nella rivista i vari argomenti come la didattica, l’attualità , l’informazione, ecc. con i fumetti?
Francesconi: Per allargare il discorso sull’informazione, inventammo anche i cosiddetti “fumetti della realtà “. Erano serie di vario genere interpretate da personaggi reali. “Mino Milani inviato nel tempo” raccontava vicende storiche con l’approccio di certi documentari televisivi dei giorni nostri; Toppi e Battaglia ne erano i principali illustratori. Poi c’erano fumetti sportivi, fumetti ispirati a notizie di attualità , la serie “Uomini contro”, con storie di fuorilegge spesso impegnative, come quella di Salvatore Giuliano. C’erano rubriche come “Tilt”, che raccontavano in termini umoristici certe magagne della società di allora, che non è poi troppo diversa da quella di oggi. Mario Uggeri disegnava una grande tavola nello stile delle vecchie copertine della “Domenica del Corriere” che apriva il settimanale. Commentava qualche fatto importante e spesso controverso. I contenuti venivano mixati con grande attenzione. Fumetti della realtà , serie di fantasia, articoli di attualità , rubriche redazionali venivano equilibrati numero per numero, in modo di creare un giornale con un’anima, che si ponesse in termini dialettici con i lettori, non un semplice contenitore antologico propinato dall’alto.

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D: A proposito della rubrica “Tilt”, lei veniva caricaturato continuamente nel giornale. Era divenuto a sua volta una sorta di personaggio a fumetti…
Francesconi: Castelli, Bonvi e Fagarazzi avevano iniziato a raffiigurarmi quasi per scherzo, poi cominciarono a rappresentarmi in tutte le salse. Io accettai di buon grado, perché in questo modo il direttore del giornale non era più un’entità astratta, ma, paradossalmente e proprio grazie a un fumetto, acquisiva una dimensione reale. Contribuiva, insomma, a instaurare quel dialogo diretto di cui parlavo poco fa.
Castelli: Raccontagli quella storia di Pietrasanta…
Francesconi: …e’ vero, quando tu stavi per tirare giu’ un aereo della pubblicità della Pasta del Capitano. Non mi ricordo come e perché , ma Bonvi, Fagarazzi, Castelli e io eravamo andati a passare un week-end a Marina di Pietrasanta. Eravamo al ristorante della spiaggia, ed è passata una bambina che ha cominciato a guardarci a lungo con gli occhi sgranati, poi è corsa dalla mamma indicandoci e sussurrandole qualcosa. Sul tavolo aveva il “Corriere dei Ragazzi”. Abbiamo capito che ci aveva riconosciuti dalle caricature di “Tilt” in cui eravamo spesso insieme tutti e quattro. Era come se avesse visto un gruppo di personaggi di fumetti divenuti improvvisamente reali…

Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi - Corriere_dei_ragazzi1973D: Scusatemi, però non ho capito la storia dell’aereo…
Francesconi: Il ragazzo qui presente (indicando Castelli N.d.R.) aveva comperato uno di quei paracadutini-aquilone destinati ai bambini di sei anni, e aveva legato un’altra bobina di filo a quella in dotazione. Poi, indossando una specie di pigiama, era andato a provarlo sulla spiaggia. Così il paracadute è arrivato alla quota di uno di quegli aerei che trascinano gli striscioni pubblicitari, che ha dovuto cabrare…
Castelli: Primo, non era un pigiama, ma una normalissima camicia. Secondo, il paracadute era molto più in basso dell’aereo. Terzo, potrei essere costretto a raccontare come, quello stesso giorno, tu abbia abbattuto un intero parcheggio di quelli fatti con frasche e arelle mentre sistemavi la tua “Giulia”. E comunque, a parte le esagerazioni di Francesconi attribuibili alla senilità , quello della “rivista con l’anima” è un altro insegnamento che non ho mai dimenticato. Con Silver l’abbiamo applicato nella breve serie di “Eureka” che abbiamo curato… E io cerco di applicarlo pure in “Martin Mystere” – che non è una rivista – coordinando il poco che posso coordinare, cioe’ racconto, posta e rubrica di commento (scritto, naturalmente, iniziando “col botto” e cercando attraverso i “misteri” l’anima delle cose). Sono sicuro che i lettori si rendono conto di questo approccio, e lo apprezzano.

D: I lettori del CdR apprezzavano?
Francesconi: I lettori apprezzavano sicuramente: a parte le molte lettere favorevoli al nuovo corso, lo dimostravano le vendite. Però qualcuno trovava disdicevole che, tra mille altri argomenti, si parlasse -che so- dei desaparecidos o della guerra in Vietnam, perché “Non erano cose adatte ai ragazzi”. Presso “la proprietà ” cominciò a sorgere il sospetto che il CdR fosse un pericoloso covo di comunisti, che, come è noto, “mangiano i bambini”, e che quindi potevano sottrarre all’editore una notevole fetta di pubblico…

D: Signor Francesconi, tutto questo, forse, c’entra con il fatto che lei ha lasciato la direzione del CdR?Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi - jacovitti
Francesconi: Dica pure “ha dovuto lasciare”: in parole povere, sono stato licenziato. Sicuramente la filosofia “non allineata” del giornale ha avuto un peso rilevante, ma non voglio farmi passare per una vittima politica. In realtà , alla metà degli anni ’70, il gruppo del Corriere aveva subito una serie di drammatici scovolgimenti dovuti a gravi problemi economici. Nel giro di pochi mesi cambiò di proprietà non ricordo nemmeno più quante volte, con tutti i relativi scossoni. Ogni nuovo editore -Moratti, Agnelli, Rizzoli- mandava i suoi uomini di fiducia, le cose cambiavano di continuo, e non ci si capiva più nulla. Nel ’76 il gruppo cominciò di fatto a essere controllato dalla P2; nell’81 furono pubblicati i famosi elenchi dei piduisti, ed esplose lo scandalo. Come ho già detto, il CdR era da sempre guardato con una certa sufficienza, così , quando cominciarono i problemi economici fu il primo a subire tagli di budget. Poco fa Castelli ha parlato dell'”Albo Avventura”. Uscì a partire dal 1974, in concomitanza con una riduzione del formato del giornale e un cambiamento della grafica della testata. L’albo (che in effetti albo non era: era semplicemente un sedicesimo del giornale aperto da una copertina) fu un piccolo trucco per dare l’idea che stavamo offrendo qualcosa in cambio del gadget che, nel bene o nel male, aveva accompagnato la rivista fin dal primo numero, e che ci era stato improvvisamente tolto senza offrirci nulla in cambio. Proprio in quel periodo prese potere il marketing, la cui filosofia era “vendere un giornale o vendere un dentifricio è la stessa cosa”, i cui rappresentanti pretendevano con molta spocchia di insegnarci a vivere senza sapere assolutamente niente di editoria. Siccome l'”Intrepido” della Casa Editrice Universo vendeva più di mezzo milione di copie a settimana, e il CdR ne vendeva soltanto 140.000, significava che stavamo sbagliando tutto. Inutile tentare di far capire che si trattava di prodotti e di target completamente diversi, e che il CdR occupava praticamente senza concorrenza uno spazio di mercato il quale, per la cronaca, da allora, non è stato più coperto. Uno spazio caratterizzato dalla presenza di lettori curiosi, attenti, culturalmente vivaci, destinati a diventare, da adulti, lettori del “Corriere della Sera”, e che quindi doveva essere amorevolmente coltivato. Questo non avvenne. Quando un giornale “va male” – o, per lo meno, si ritiene che vada male – il colpevole è il direttore, il quale, contrattualmente, è l’unico personaggio licenziabile. Esisteva, oltretutto, una parte della redazione che non condivideva la filosofia della rivista, così il mio allontanamento fu ancora più facile. Firmai l’ultimo numero nel Marzo 1975; il CdR vendeva allora 137.000 copie a settimana.
Castelli: In effetti gli ultimi mesi del ’74 e i primi mesi del ’75 furono molto tesi e confusi. Li ricordo mal volentieri, anzi, li ho praticamente rimossi.

D: E poi, che cosa accadde?
Francesconi: A questo non posso risponderle per il semplice fatto che non c’ero.

Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei Ragazzi - Corriere_dei_ragazzi49D: Forse tu, Alfredo, puoi dire qualcosa, visto che eri rimasto ancora per qualche tempo, dopo l’allontanamento di Francesconi.
Castelli: La direzione passò ad Alfredo Barberis, il quale, stranamente, non era un “intrepidista” come, quantomeno, avrebbe voluto la logica del marketing, ma un giornalista “tradizionale” che fino ad allora aveva diretto “Storia Illustrata”. Era una brava persona, un buon giornalista, e aveva anche qualche buona idea per quanto riguardava i fumetti, solo che non sapeva nel modo più assoluto parlare ai ragazzi: trasformò il CdR in un giornale molto “freddo”, in piccolo formato e quasi totalmente in bianco e nero, e le vendite si dimezzarono nel giro di un anno. Nell’Ottobre del ’76, Barberis fu a sua volta allontanato, e la direzione passò a Lello D’Argenzio, che veniva dall'”Intrepido”, e che, in Novembre, ribattezzò il giornale con lo sciagurato nome di “CorrierBoy” e lo trasformò in un’imitazione dei periodici della Casa Editrice Universo. Del periodo post-Francesconi, comunque, so poco anch’io: infatti diedi le dimissioni tre o quattro mesi dopo che se n’era andato. Per un paio d’anni restai collaboratore esterno (in gergo giornalistico “Articolo 2”), poi decisi di troncare ogni rapporto perché non sopportavo la nuova impostazione. Per quanto mi riguarda – e credo sia così anche per molti lettori – -il “vero” CdR è solo quello del periodo Francesconi.

D: e’ probabile che il CdR sia stato un po’ in anticipo coi tempi e quindi poco apprezzato e non sufficientemente capito. Per concludere, vi chiedo: secondo voi, potrebbe essere riproposta quella stessa formula oggi?
Francesconi: Questo è una specie di sogno che coltivo da anni. Ci sono ancora autori della “vecchia generazione” che sarebbero disposti a rischiare: la Nidasio, per esempio, Di Gennaro, Cimpellin, Silver, Toppi, Tacconi, Maggioni e, sono sicuro tantissimi altri; poi ci sono tanti giovani che con il CdR si sono formati quando erano ragazzi. La fascia di target lasciata libera a suo tempo a causa delle decisioni poco lungimiranti del Corriere esiste ancora e non è mai stata occupata, mi chiedo però da quante persone sia composta al giorno d’oggi. Ho perso un po’ il polso sul mercato delle pubblicazioni per ragazzi: dopo il CdR, infatti, non mi sono più occupato di questo target e ho lavorato per anni a “Italia Oggi”, un quotidiano economico del gruppo Ipsoa. So che i gusti sono enormemente cambiati, e che per di più una rivista come il CdR imporrebbe un investimento di parecchi milioni di euro, e una redazione ben strutturata: non si può improvvisare un settimanale.
Castelli: Anche a me il CdR è rimasto sullo stomaco. Come ho già detto, ho cercato in più circostanze di applicare la “formula Francesconi”, quella della rivista “con l’anima”, in testate ancora ricordate con grande affetto, che però vendevano poco. Questo forse è accaduto anche perché disponevano di scarsi mezzi, e non possedevano la force de frappe necessaria (pubblicità, lancio, promozioni, distribuzione) necessaria a sfondare. Come diceva Francesconi, i gusti sono enormemente cambiati: i ragazzi leggono meno, il fumetto è in crisi ovunque, c’e’ la televisione, ci sono Internet e i videogames, ci sono i manga giapponesi; c’e’ – mi sento un po’ vecchio a dirlo – una volgarità diffusa che all’epoca non esisteva. A volte mi chiedo: se avessi una paccata di miliardi, investirei in un progetto tipo CdR nella speranza di guadagnarci? La risposta, purtroppo, è no. In realtà , credo che un sistema per rilanciare il “Corriere dei Ragazzi” esista. Impone tre fasi: una sicuramente attiva, una che potrebbe esserlo, la terza, quella finale, che dipende dall’andamento della seconda fase. è però indispensabile che l’intera operazione sia gestita dal gruppo Corriere, ed esclusivamente dal gruppo Corriere. Di che si tratta? Mistero! Con Francesconi se ne parla nelle lunghe serate piovose. Se saranno rose, fioriranno!

Questo articolo si trova pubblicato sul numero 57 di FUMETTO, la rivista trimestrale dell’ANAFI (Associazione Nazionale Amici del Fumetto e dell’Illustrazione), distribuita solo ai soci della medesima. Punto di riferimento degli appassionati di fumetti fin dal lontano 1971, FUMETTO è uno dei benefici di chi si associa all’ANAFI; infatti, ogni anno, oltre ai quattro numeri della rivista, vengono poi destinati ai soci almeno due volumi omaggio appositamente editi.
Visitare la home page del sito www.amicidelfumetto.it.

Riferimenti:
corrierino-giornalino.blogspot.com

2 Commenti

2 Comments

  1. Alberto Panzanini

    26 dicembre 2010 a 22:34

    Ciao, molto interessante l’articolo e l’intervista.
    Segnalo il sito http://billy-pilgrim.webnode.it/ dove si possono consultare lo copertine del Corriere dei Ragazzi dal n. 1 del 1972.
    Alberto

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