Alla scoperta del “Nuovo Mondo” con Emiliano Mammucari

Con il co-creatore di Orfani, Emiliano Mammucari, parliamo di Nuovo Mondo, della sua progettazione, di disegni e colore. In più, un gradito scoop: "Nero".

Continua il nostro speciale : Nuovo Mondo. Questa volta è il turno di co-creatore della serie e “architetto” grafico delle prime due saghe nonché della terza imminente stagione.

Alla scoperta del "Nuovo Mondo" con Emiliano Mammucari

Emiliano Mammucari inizia a fare fumetti nel 1998, esordendo con un graphic novel dal titolo “Povero Pinocchio“, edito da Montego, casa editrice che ha contribuito a creare. In seguito, tra le altre cose, ha realizzato il primo numero di “John Doe” (Eura editoriale), per poi iniziare la collaborazione con la Sergio Bonelli Editore nella scuderia di Napoleone e, successivamente, in quella di Jan Dix. Realizza tutte le copertine della mini-serie Caravan (2009), di cui disegna anche un intero albo, pubblicato nel 2010. Nell’ottobre del 2013 porta in edicola la prima serie mensile a colori della Sergio Bonelli Editore, Orfani (creata con lo sceneggiatore Roberto Recchioni), della quale illustra il numero 1, il 12, e il numero 1 di Orfani:Ringo, serie di cui è anche copertinista. Nel 2011 ha pubblicato il libro “Lezioni spirituali per giovani fumettari

Alla scoperta del "Nuovo Mondo" con Emiliano Mammucari

Ciao Emiliano e grazie di avere partecipato a questo speciale. Ci parli del rapporto tra te e Roberto Recchioni per Orfani? Come nascono le idee, come collaborate?
Lavoriamo per suggestioni, mescoliamo idee e saltiamo sui divani per mimare le scene. Dal punto di vista produttivo sulla prima stagione entrambi facevamo tutto, ma ora gestire una testata come Orfani è diventato una faccenda complicata e ci siamo divisi i compiti: Roberto si occupa della parte della scrittura, io dell’aspetto visivo.

È facile immaginare un tuo apporto importante per quanto riguarda l’aspetto di Orfani, disegni, colori, design: ci parli un poco del lavoro dietro questo aspetto?
In Orfani si affrontano temi legati a quello che abbiamo intorno: economie in regressione, disgregazione del tessuto sociale, ma anche temi più privati come il difficile rapporto tra generazioni. Usiamo una diversa declinazione della fantascienza per ogni arco narrativo e, inevitabilmente, uno stile diverso per ogni stagione.
Il design è un concetto nuovo all’interno delle serie Bonelli, prima non c’era tutta questa necessità di curare l’estetica, e confesso che è l’aspetto del lavoro che ho studiato e continuo a studiare di più. Anche perché, in una serie dove cambiano continuamente i personaggi, si fanno salti temporali e variano stili e disegnatori, avere idee grafiche forti aiuta a dare identità alla serie. Poi c’è il colore. Anche qui: ogni stagione deve avere i propri colori dominanti e, all’interno degli albi, alterniamo i toni scena per scena per dare ritmo. Fortunatamente abbiamo un gruppo di collaboratori straordinari di cui vado davvero orgoglioso.

Alla scoperta del "Nuovo Mondo" con Emiliano Mammucari

Orfani ha da sempre cercato di esplorare i confini del canone bonelliano, della famigerata gabbia, una sfida appassionante e rischiosa. Quanto è difficile coniugare questo assieme alla semplicità di lettura ed efficacia narrativa?
È molto più semplice di quel che sembra: basta inserire queste variazioni quando c’è una reale necessità di racconto. Non abbiamo nulla contro la gabbia classica, anzi è uno strumento formidabile. Ma è una forma del linguaggio, non deve diventare mai una formula. Poi è chiaro, alzare sempre di più l’asticella è una tentazione irresistibile. Abbiamo usato splash page, doppie splash page, tavole sbordate, gabbia a nove riquadri e così via, e non abbiamo intenzione di fermarci qui. Se hai una grande storia cerchi di usare tutti i trucchi per raccontarla al meglio.

Graficamente anche nella nuova stagione si continuerà a lavorare per scardinare alcune regole implicite del linguaggio bonelliano? Se sì, in che modo?
Sicuramente dovremo lavorare sulla percezione che ha il pubblico del fumetto Bonelli. Si vede anche dalle domande che mi hai fatto: hai parlato di “confini”, “canoni”, “regole”. Eppure col marchio Bonelli sono uscite le cose più disparate, dal lavoro cinematografico di Berardi alla scrittura punk di Sclavi, dalle tavole di Bacilieri a quelle dell’ultimo Dall’Agnol. Si sta iniziando una gestione moderna delle proprietà intellettuali, ci si è aperti alla pubblicazione digitale come al circuito librario. Pochissime tra le grandi case editrici mondiali stanno investendo sull’innovazione come fa la Sergio Bonelli in questi ultimi anni.

Alla scoperta del "Nuovo Mondo" con Emiliano Mammucari

Tu sei per certi versi il “lato nascosto” di Orfani, come Recchioni è quello che ci mette più la faccia, nel senso di presenza e visibilità sui social o nei festival. Ti pesa questo ruolo?
Ho solo un carattere più riservato rispetto al mio socio ma ai festival partecipo volentieri, compatibilmente col mio mestiere di disegnatore che ha tempi completamente diversi da quello di scrittore e non consente di lavorare lontano dal tavolo da disegno. Se i non addetti ai lavori hanno difficoltà nel percepire il mio ruolo, sinceramente li capisco.
Sono un disegnatore e illustratore, ovviamente, e amo la scrittura. Ma mi sono formato nell’editoria indie, come amavamo definirci da ragazzi, e per una serie di motivi lunghi da spiegare ho sviluppato una serie di competenze atipiche: conosco il colore, i meccanismi distributivi, le macchine da stampa, sono bravo nella progettazione e so sviluppare una linea editoriale. Diciamo che interpreto in maniera creativa il ruolo di autore, ecco. Se pensi solo a disegnare, o a scrivere, ti perdi metà del divertimento.

Ci racconti come è nato graficamente Nuovo Mondo?
Per costruire i mondi partiamo sempre da un’idea di base, nel nostro caso la solitudine. Rosa ha perso la sua famiglia e il mondo deve riflettere questo stato d’animo, quindi la foresta sarà enorme, ostile, con alberi giganteschi e creature che incutono terrore. L’altro mantra è “Non stiamo facendo un fantasy”. Si ha sempre la tentazione di indugiare in invenzioni fantastiche, animali strani e vegetazioni barocche… in fase di brainstorming ricordo che sono uscite robe ridicole come api assassine, alberi carnivori. Invece deve comandare lo script e ogni oggetto funzionare dentro la storia. I concept della prima stagione li ho realizzati da solo, ed è stato un lavoro improbo. Nella seconda stagione io mi sono occupato dei personaggi e Lorenzo Ceccotti del mecha design.
Per Nuovo Mondo abbiamo lavorato in tre: io per i personaggi, Lorenzo De Felici per l’ambientazione e Gigi Cavenago per il mecha design. Ci siamo riuniti una giornata intera a casa di Mauro Uzzeo e insieme a Roberto e Mauro abbiamo individuato le linee guida.

Alla scoperta del "Nuovo Mondo" con Emiliano Mammucari

Gianluca Maconi, Luca Casalanguida, Francesco Mortarino, Riccardo La Bella si aggiungono al team creativo di Nuovo Mondo. Su quali basi e criteri decidete i disegnatori per la varie stagioni?
Ogni stagione deve avere uno stile grafico che la caratterizza. Orfani prima stagione aveva un segno quadrato e pulito, adatto alla fantascienza bellica, perché il mondo è visto con gli occhi dei ragazzini. Orfani: Ringo ha una ricerca più lirica che raccontasse bene ambienti torbidi, perché seguiamo la storia con gli occhi di un uomo disilluso. Orfani: Nuovo Mondo ha di nuovo per protagonista una ragazza e abbiamo scelto uno stile più cartoon, cercando artisti adatti a interpretarlo. In genere io prediligo chi ha un disegno più volumetrico ed è bravo a interpretare i corpi nello spazio (scuola Kubert, per intenderci), mentre Roberto ama i disegnatori più stilizzati, ma riusciamo sempre a mediare e a trovare il giusto amalgama tra disegnatori esperti e nuove leve. Soprattutto: ci piace lavorare con artisti che ti stimolano. Non ci interessano i disegnatori impeccabili dal punto di vista formale, ma quelli che portano energia.

A quale dei personaggi di Orfani sei più affezionato e perché?
A Juno, credo. È il personaggio che compie la parabola più drammatica. È una figura dolce, candida, e resta tale fino alla fine anche se è passato in mezzo alle scelte più scure. Un personaggio da tragedia greca. E poi Seba, perché mi è venuto un gran bel character, divertentissimo da disegnare.

Alla scoperta del "Nuovo Mondo" con Emiliano Mammucari

In due stagioni sono praticamente morti tutti quanti i protagonisti della serie. Quale di queste dipartite è stata la più dolorosa da decidere per te e perché?
I primi personaggi uccisi ci hanno fatto particolarmente soffrire, ma niente paragonabile alla morte di Ringo. L’abbiamo seguito per un arco di tempo troppo vasto per non affezionarci.

Progetti futuri oltre ad Orfani?
Sono al lavoro su una nuova serie scritta e disegnata da me, a colori, sempre per Bonelli. Si intitolerà Nero e racconterà la storia di un guerriero arabo nel periodo in cui nasce il concetto di Jihad.

Wow! Quest’ultima notizia è davvero una bomba. Ora siamo davvero curiosi di sapere altro su questa nuova serie. Buon lavoro e a risentirci presto Emiliano.

 

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

   

Inizio