Premessa:
Personalmente ho sempre amato i redazionali, a prescindere da chi ne fosse l’autore, la prima cosa che leggo e leggevo di ciascuna delle serie che ho seguito sono sempre stati questi testi. Non solo per la capacità di alcuni curatori o autori di stabilire un dialogo con i propri lettori, ma anche per la possibilità, quando ben sfruttata, di introdurre l’albo che si andava a leggere, anticiparne o contestualizzarne i temi, stabilire un tono o suggerire livelli di lettura confidando nella capacità e l’impegno del lettore.
Alessandro Bilotta confeziona a modo suo (o se preferite, da par suo) le introduzioni con cui accompagna ogni volume di Eternity: sono brevi racconti dal tono intimo, in cui lo scrittore parla di sé, del suo vissuto e del suo modo di interpretarlo. Sono testi tutt’altro che banali, soprattutto per un’uscita seriale (seppur da libreria), sicuramente non pensati per accalappiare il lettore occasionale: troppo letterari, quando criptici, quando espliciti, quasi sempre dolenti. Ma soprattutto sono il perfetto complemento al racconto a fumetti che li segue, caratterizzato da un protagonista sfuggente, apparentemente arido, feroce e insensibile.
La somma delle due parti costituisce ogni capitolo di Eternity, impossibile secondo chi scrive separare i due elementi che potrebbero essere rappresentati come due movimenti di segno opposto: uno che muove verso il lettore e uno che invece se ne allontana, secondo un gioco di contrapposizioni e dicotomie che è uno dei temi dell’opera.
Non escluso il ritorno
Nello scorso numero avevamo lasciato il protagonista vittima del suo stesso successo: la notorietà inaspettata e fuori controllo del suo libro era culminata con un colpo di pistola in fronte esploso dall’ex presentatore, ormai caduto in disgrazia, Tito Forte. Il volume si apre con una sequenza che gioca con le attese del lettore circa la sorte del protagonista della serie, che avevamo lasciato disteso per terra in una pozza di sangue. Ma si sa, i personaggi dei fumetti non muoiono mai del tutto (o per molto) e gli stessi autori sembrano su questo non voler investire troppe energie e sciolgono il dubbio in maniera piuttosto rapida ma non per questo insipida.
La “vera” entrata in scena di Alceste è tutto fuorché spettacolare e la prima parte del volume ha come sostanziale protagonista Megulia, l’infermiera che si prende cura del giornalista, totalmente incapace di provvedere a sé. Bilotta e Gerasi utilizzano molte tavole per raccontare la monotona e faticosa routine che ha per attori la donna e Alceste, fatta di esercizi e fumetti: l’immancabile Falco Blu, unica vera passione a cui Alceste pare non saper rinunciare (oltre al pettegolezzo). Il percorso di riabilitazione di Alceste occupa metà della foliazione, una scelta originale e per certi versi coraggiosa, dal momento pagine intere sono occupate dagli esercizi di riabilitazione: non certo il tipo di azione che ci si aspetta da un fumetto seriale.
Con Alceste parzialmente fuorigioco i riflettori si posano con maggior facilità sui comprimari: l’immancabile Quinto Serafini e come detto l’infermiera Megulia. Niente sappiamo di lei se non che si dedica con serietà e passione al proprio lavoro, ha un’aria materna, si appassiona nel leggere ad Alceste le avventure di Falco Blu. La relazione tra i due è giocoforza fisica, le condizioni di Alceste lo pongono forzatamente (e in maniera inedita) in una situazione di subalternità: costretto a uno stato infantile, Alceste dipende in toto dalle attenzioni della donna, a cui deve inevitabilmente concedersi. Il lettore si trova quindi davanti una versione diversa ma non incoerente del personaggio, obbligato quasi al silenzio ma non per questo privo del suo sarcasmo o della sua sicurezza di sé.
“Anche se non sento niente”
Siamo a pagina 50 quando, invitato dal fisioterapista a fare resistenza durante un esercizio di allungamento, Alceste pronuncia queste parole, stretto in uno dei numerosi primi piani di Sergio Gerasi. Una battuta che riporta alla mente l’ipotesi che il giornalista soffra di alessitimia (Eternity # 4, pg 33); eppure un paio di pagine dopo lo sentiamo pronunciare all’indirizzo di Megulia quella che probabilmente è la più accorata dichiarazione d’amore finora apparsa nella serie: “Stanotte l’ho sognata. Lei era Falco Blu”.
Il riferimento al protagonista della sua serie preferita è la summa di una serie di rimandi al fumetto che costellano il volume: l’episodio di Falco Blu che Megulia legge ad Alceste parla di seconde possibilità (una evidente analogia con la condizione di Santacroce); sempre lei invita il suo assistito a leggere una frase da lui scritta: “I giorni non finiscono mai e la vita passa in fretta”, considerazione che ben si attaglia alle giornate di Alceste e allo stesso tempo titolo del sesto volume della serie. Pagina 24 è interamente dedicata alla lettura che l’infermiera fa di Falco Blu ad Alceste, sei vignette di cui quattro dedicate al viso della donna restituito attraverso la soggettiva dell’uomo. È forse una delle rare volte in cui al lettore è concesso sapere esattamente cosa prova il protagonista, solitamente difficile da decifrare nei propri intenti.
Le pagine in cui viene raccontata la costruzione della relazione tra Alceste e Megulia sono quello più potenti del volume. Gerasi riesce a restituire con forza l’espressività della donna, i cui occhi ampi e profondi contrastano con lo sguardo acuto e freddo di Alceste, le loro fisicità così distanti si incontrano, prima per necessità, poi per diletto, in un connubio che appare prima improbabile e poi naturale. Del tutto aliena rispetto al mondo e ai modi propri del giornalista, la donna instaura con il giornalista una relazione priva di pose, velleità intellettuali, sovrastrutture. Si può pensare che per entrambi l’incontro con l’altro sia un modo per uscire dai rispettivi ambiti ed esplorare un territorio sconosciuto, protetti da un’intimità nata per puro accidente.
“Ha la gola secca?”
L’altra figura femminile protagonista compare nella seconda parte del volume: si tratta di una ex attrice pornografica che Alceste incontra in un gruppo di ascolto a cui partecipa, per così dire, a modo suo e come spesso capita, per finalità che paiono perlomeno ambigue. L’attrice, di cui non conosciamo per ora il nome (ma che recupera elementi della biografia dell’attrice Claudia Koll) ha deciso di lasciarsi alle spalle il mondo del porno per dedicarsi alla beneficenza e a uno stile di vita monacale.
Il cambio di scenario riporta in scena l’Alceste che siamo soliti conoscere: sfrontato e indecifrabile; tornano anche le dinamiche relazionali che hanno caratterizzato gli episodi precedenti con dialoghi secchi e ricchi di allusioni. Alceste provoca e si mostra allo stesso tempo interessato e interessante, Bilotta cambia registro e atmosfera in un attimo, divertendosi a giocare con le aspettative del lettore. Esemplare da questo punto di vista è la sequenza in cui l’attrice invita il giornalista nella propria abitazione: l’esito dell’incontro potrebbe apparire prevedibile ma come spesso accade in Eternity le situazioni deragliano o prendono svolte inaspettate. Infatti la flemma quasi sacrale della donna viene messa in forte discussione solo poche pagine dopo, come quella di Alceste: entrambi si ritrovano, per motivi diversi, a bocca aperta.
Considerazioni sparse
Rispetto alle precedenti uscite questo settimo volume presenta alcune (piccole) peculiarità: manca la citazione musicale, a cui Bilotta ci aveva abituato finora, così come non vediamo l’Eternity, il locale che dà il nome alla serie. Mentre non manca la scena di ballo, seppur “interpretata” in maniera originale dal protagonista, viste le sue condizioni, né viene meno la solita spietata critica all’istituzione religiosa, oggetto di una ironia arguta: la trovata dell’Apparitivo è una delle perle del volume.
In continuità con quanto visto e letto finora c’è la qualità delle tavole confezionate da Sergio Gerasi, come sempre arricchite dai colori di Adele Matera (supervisionati da Emiliano Mammucari). Il tratto nervoso di Gerasi dona una ferocia sinistra ai personaggi (con la sola eccezione di Megulia), mentre le inquadrature, non di rado impostate con prospettive che vanno dal basso verso l’alto, conferiscono una certa drammaticità al racconto: basta prendere ad esempio la sequenza con cui si apre il volume per avere un esempio di come il posizionamento della “camera” costituisca un elemento fondamentale nello stabilire il tono della narrazione, che, come sappiamo, procede per brevi sequenze che frammentano il racconto e ne dettano il ritmo.
Il risultato è una tensione continua, quasi stessimo leggendo un thriller in cui in realtà succede poco o niente. Tutto questo è possibile grazie all’efficace uso del volta pagina, che mantiene il lettore in una costante attesa di quello che accadrà nella pagina successiva. Un’altra suggestione deriva dall’andamento dell’intreccio che sostanzialmente divide in due parti il volume: una prima caratterizzata dal percorso di recupero del protagonista, e la seconda che vede Alceste riprendere le vecchie abitudini. Una ripartizione abbastanza netta che per certi versi riporta alla mente le uscite Bonelli di qualche anno fa, quando ogni albo ospitava la conclusione di una storia e l’inizio di un’altra.
Arrivato alla settima uscita Eternity continua a essere una lettura interessante, capace di alimentare aspettative e ricca di offrire spunti di riflessione oltre che il puro godimento derivante dalla lettura di un ottimo fumetto. Un limite che si può ravvisare nel progetto è quello della oggettiva difficoltà di approcciarsi alla serie come lettore occasionale: lo stile dello scrittore così serrato e la narrazione rapida e priva di “punti di ingresso” offrono un’esperienza di lettura sicuramente coinvolgente e imprevedibile ma che richiede attenzione e assiduità nella lettura, altrimenti si corre il rischio di trovarsi spaesati (più forse di quanto gli autori vogliano) in una narrazione che opera su più livelli di lettura e lascia al lettore ampi spazi di interpretazione.
Abbiamo parlato di:
Eternity # 7 – L’impresa un po’ presuntuosa della resurrezione
Alessandro Bilotta, Sergio Gerasi, Adele Matera
Sergio Bonelli Editore, giugno 2025
72 pagine, cartonato, colori – 21,00 €
ISBN: 9791256290758













