Il nuovo tassello horror del duo Lemire e Sorrentino, Diecimila piume nere, ci porta nuovamente nel fantastico quanto terribile mondo del Mito del frutteto d’ossa.
Dopo aver analizzato il prologo, I divora ombre, regalato per il Free Comics Book Day, ed esserci soffermati sul primo capitolo, Il passaggio, è ora il momento di esplorare questo secondo volume che, come detto anche per il capitolo precedente, risulta perfettamente fruibile come racconto indipendente, seppur proprio qui inizi ad avvertirsi maggiormente il legame con gli altri “alberi” del frutteto, cosa che rende indubbiamente più godibile l’esperienza stratificando ulteriormente la lettura.
A tal fine, la recensione si articolerà su due fronti: il primo, relativo esclusivamente al volume come storia a sé stante; il secondo, focalizzato sull’analisi dei punti di contatto con l’universo narrativo del Mito e presupponendo che sia avvenuta la lettura di tutti i volumi finora pubblicati.
Il sentiero tracciato dalle piume
La trama segue Trish, autrice affermata di una saga letteraria fantasy/horror, che decide di tornare nella città in cui ha vissuto l’adolescenza per cercare l’amica Jackie, sparita misteriosamente dieci anni prima. Lemire ci pone di fronte a una storia ancora una volta sapientemente architettata, un racconto che si sposta tra il passato comune delle due amiche, accompagnato da incursioni nel mondo fantasy che le ragazze hanno scritto a quattro mani per diletto, e il presente di Trish, che tradisce un’inquietudine e un’angoscia per il futuro palpabile fin dalle prime tavole.
Questo alternarsi di piani (e universi) temporali crea una struttura solida che permette agli autori di giocare con vari stili: a un passato più dolce e sereno, reso da Sorrentino con un tratto morbido in cui i volti sono gioiosi e tondi, coadiuvato dai colori di Stewart volutamente caldi che creano un’atmosfera quasi ovattata, si alterna un presente più tragico, con una drammaticità che emerge nelle tavole questa volta dal tratto spiccatamente realistico e ancorato alla realtà, con i volti fanciulleschi che lasciano spazio ad espressioni spigolose, intassellate in un gioco di ombre e colori freddi che evidenziano il netto cambio di contesto, come se l’innocenza inziale fosse ormai persa e si fosse intrapresa una strada di non ritorno. La sinergia tra gli autori emerge proprio nella naturalezza con cui si passa tra i vari piani temporali e nel modo in cui la storia evolve a trecentosessanta gradi, con uno stacco, sia narrativo che visivo, che influenza emotivamente la lettura senza per questo risultare mai fuori luogo.
La costruzione delle pagine risulta essere, come nei capitoli precedenti del Mito, un elemento fondamentale, con Sorrentino che non smette di stupire con le sue griglie articolate che passano armoniosamente da una struttura classica a tavole dove invece la griglia si scompone ed esplode in modo composito, traboccando di elementi che solo in apparenza si inseriscono in un contorno quasi trascurabile.
A questa ricca e variegata composizione delle tavole, si accompagna una storia che diventa inoltre metanarrativa grazie all’introduzione di un ottimo espediente: le ragazze, durante l’adolescenza, scrivono insieme una storia fantasy per un gioco di ruolo che inizia ad avere punti di contatto con la loro vita; le due, soprattutto Jackie, risultano da un lato influenzate da un universo che non comprendono pienamente e allo stesso tempo capaci di plasmare con le loro storie avvenimenti nel mondo reale.
Un ulteriore punto di contatto tra il mondo terreno e quello immaginato dalle ragazze è rappresentato dalla mitologia norrena, ricco di spunti di lettura. Al di là infatti del richiamo alla figura del corvo, già facilmente intuibile dalla rappresentazione delle piume nere, si ritrovano nel volume rimandi più o meno evidenti all’animale sacro a Odino: Trish in primis sente una voce che le parla costantemente, che prende forma e le appare come umanoide dalla testa di corvo; un omicidio richiama l’oscuro rito dell’aquila di sangue, metodo di tortura e uccisione citato nelle saghe norrene con cui si compivano i sacrifici al dio Odino, con una menzione specifica che recita “ok hugin gladdi“, verso della Nornagests þáttr (la storia di Norna-Gest) in cui il corvo è presagio di guerra e risulta appagato nel momento in cui può cibarsi di cadaveri.
Tutti questi elementi aggiungono spessore alla storia, con aspetti orrorifici che trovano un nuovo contesto e una nuova luce.
Anatomia (in divenire) del Frutteto d’ossa
La presenza di tutti questi dettagli, pienamente autosufficienti nel contesto della storia, viene ulteriormente valorizzata laddove si compia una lettura che tiene conto anche di quanto letto e visto nei capitoli precedenti del Mito del frutteto d’ossa.
Alcuni riferimenti sono macroscopici e vedono ad esempio gli skincrawlers del prologo tornare, o il passaggio dell’omonimo volume (con annessi guardiani), insieme a piccoli easter eggs che richiamano il faro e i corvi. Osservando poi le tavole con attenzione emerge l’enorme e certosino lavoro di progettazione presente in tutti i volumi: tra le prime tavole de I divora ombre si intravede, come scarabocchio su un muro, uno schema con sette spirali (e il riferimento a una città d’argento), il medesimo schema che proprio in Diecimila piume nere è protagonista di una doppia splash e in una mappa del mondo fantasy creato dalle ragazze (nella stessa si intravede inoltre una città d’acciaio), che descrive quello che sembrerebbe un universo o quantomeno un piano diverso dell’esistenza, sormontato da un albero che potrebbe richiamare, laddove si voglia continuare la lettura orientata secondo la mitologia norrena, Yggdrasill, l’albero cosmico che sorreggerebbe i vari mondi.
Oltre a I divora ombre anche Il passaggio presenta dei collegamenti più articolati con Diecimila piume nere, il più importante dei quali è sicuramente la presenza nel primo volume di un diretto riferimento a un altro mondo effettivamente attraversato dal protagonista John, in cui è visibile un’iscrizione che descrive la Morte come apparentemente dormiente sotto diecimila piume nere e la rappresenta come un enorme essere scheletrico che fa la sua comparsa in modo preponderante nell’ultimo volume della serie.
I collegamenti non finiscono qui però, con l’ultimo capitolo del Mito che richiama e cita i primi, con un esito assolutamente non banale. Se infatti lecitamente si può ritenere che una storia, inserita in una consequenzialità narrativa vada a richiamare le precedenti, a risultare degno di nota è il modo in cui ciò avviene: Trish infatti mostra a Jackie (e al lettore) degli appunti presi per la creazione delle proprie storie che rivelano elementi correlati al faro presente ne Il passaggio e alla maschera di legno presente nel prologo de I divora ombre, lasciando il dubbio se non sia lei stessa ad aver creato gli eventi precedenti o se ne abbia avuto solo una mera percezione, con speculazioni legate non solo alla sua figura ma anche all’universo che a poco a poco si dipana di fronte al lettore.
Se i punti di contatto richiamati finora sono molteplici, il nuovo volume contribuisce anche all’espansione del Mito con elementi che logicamente non trovano piena collocazione nella storia letta ma che probabilmente rimandano alle pubblicazioni successive, con un world-building che appare progettato con largo anticipo e con una certa cura.
Diecimila piume nere si conferma in definitiva come un altro ottimo lavoro della prolifica coppia di autori, godibile autonomamente ma capace di brillare laddove inserito nel contesto di un più grande universo narrativo, con storie capaci di intersecarsi tra loro in modo intelligente e sottile, richiedendo uno sforzo interpretativo al lettore cui spetta individuare i dettagli e i punti di contatto, gratificando l’esperienza di lettura e rendendola attiva, elemento questo non facile da trovare.
Il Mito del frutteto d’ossa diventa sempre più interessante man mano che si aggiungono i tasselli, con un’opera che ha tutte le carte in regola per diventare un caposaldo dell’horror.
Ottima anche la trasposizione italiana della miniserie, con Bao Publishing che pubblica il tutto in cartonato di ottima qualità nel classico formato comics book americano rispettoso dell’opera originale e con un prezzo in linea col prodotto offerto.
Abbiamo parlato di:
Diecimila piume nere
Andrea Sorrentino, Jeff Lemire
Traduzione di Leonardo Favia
Bao Publishing, gennaio 2024
168 pagine, cartonato, a colori – 18,00 €
ISBN: 9788832739671
