Nato come webcomic prima di essere raccolto in volumi da Bao Publishing, Atomi di Claudia Petrazzi affronta vari temi tra cui il bisogno di autostima e di cercare sé stessi. Di questi argomenti e della sua formazione abbiamo parlato con l’autrice.
Benvenuta su queste pagine Claudia. Atomi è il tuo primo graphic novel “per lettori adulti”, ma vieni da una discreta esperienza in fumetti e libri illustrati per l’infanzia con il Castoro, Mondadori ed editori francesi, per lo più. Ci parli dei tuoi inizi e di come sei arrivata a lavorare su titoli per giovani lettori?
Lavorare per titoli per giovani lettori era un mio sogno fin dalle scuole superiori, che ho cercato di realizzare fin da allora. Dato che non potevo permettermi una scuola d’illustrazione, all’epoca la mia scelta è ricaduta sul corso di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Perugia. Non c’erano altri corsi disponibili e quelli di pittura o scultura mi sembravano troppo tradizionali.
C’è stato un periodo in cui sono stata “distratta” da altri sogni, come quello di lavorare nella preproduzione dell’animazione stop motion o del cinema, ma comunque continuavo a realizzare illustrazioni e ho cominciato a propormi alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna. A forza di colloqui, finalmente è arrivata un’occasione con Salani Editore nel 2013 (Un drago in salotto, scritto da Pierdomenico Baccalario) e da quel momento non mi sono più fermata. Attualmente lavoro come illustratrice di fumetti per ragazzi per il mercato UK e USA.
Che sfide comporta avere un pubblico così specifico – e così importante sotto molti aspetti?
La sfida per me è cercare di creare qualcosa che resti loro in mente. Riuscire a realizzare delle immagini che possano parlare, emozionare e accompagnare ragazzi e ragazze nel percorso di crescita. È il motivo per cui, all’epoca, avevo scelto questa strada: ricordo benissimo i libri che, con le loro illustrazioni, mi hanno cambiato la vita offrendomi un mondo “amico” su cui fare affidamento anche nei momenti più difficili.
Come nasce il tuo stile, a chi hai guardato come riferimenti ecosa cerchi quando disegni?
La mia ricerca è indirizzata verso la semplicità, intesa come percorso di graduale rinuncia ai segni superflui, per cercare di rendere più d’impatto le mie immagini. È una ricerca difficile e avvincente allo stesso tempo e ammiro moltissimo autrici e autori che ci riescono con (apparente) facilità.
Nel mondo del fumetto ho guardato tantissimo a Tuono Pettinato, Liz Suburbia, Brian Lee O’Malley, Charles Forsman, Elizabeth Pich. Tra i miei illustratori preferiti, invece, ci sono Edward Gorey, Scott Campbell, Tarmasz, Quentin Blake.
Atomi nasce sul tuo sito web, la tua seconda “fuga” dal genere per giovani lettori dopo un racconto sull’antologico di Attaccapanni Press. Come è nato? C’era un’esigenza da parte tua a prescindere che ci fosse al momento un editore dietro?
Mi ero innamorata follemente dell’idea di un webcomic, perché ne avevo letti altri online, oppure avevo letto libri che erano stati tratti da fumetti web. Per citarne due: Nimona di N.D. Stevenson e il blog online di Kate Beaton.
Avevo una storia che mi frullava da un po’ in testa, che ha preso vita quando ho trovato il mio nickname (che in realtà mi è stato suggerito). Ho capito che mi sarebbe piaciuto trasformare questa storia nella genesi stessa del mio nome d’arte, come metafora dei periodi difficili che ho affrontato e della ricerca di me stessa.
La struttura del webcomics sembra comunque già pensata per una pubblicazione, e sfogliandolo non sembrano esserci cambiamenti tra il web e il volume cartaceo. La tua idea nasceva già in funzione della raccolta in volume? Non c’è niente che hai cambiato o che tornando indietro cambieresti?
Si, esatto. Avevo deciso fin dall’inizio che avrei pubblicato il fumetto in versione cartacea, che fosse con un editore o autoprodotto. Ho cambiato alcune parti della storia, aggiungendo elementi o approfondendo situazioni insieme a BAO prima della pubblicazione. Erano parti che meritavano di essere ampliate, sono molto soddisfatta del risultato che abbiamo ottenuto e ringrazio BAO per avermi aiutata in questo.
Tornando indietro forse cambierei il character design del mio personaggio, perché ho evoluto il modo in cui mi autoritraggo, rendendo meno spigoloso il volto e più morbide le fattezze.
I nomi delle protagoniste rendono lampante quanto ci sia di tuo in loro due: Claudia, il tuo nome, e Atomica, il nome d’arte che utilizzi sui social. Dobbiamo quindi presumere che i caratteri dicotomici dei due personaggi siano le due metà di come ti vedi e ti senti? Il rapporto è così stretto tra te e le tue controparti nel fumetto?
In parte sì, sono le due metà di come mi sono vista, o di come ho creduto di vedermi, per molto tempo. In realtà ce ne sono molte di più, come per tutti e tutte noi, ma la semplificazione in questo caso è legata al fatto che mi interessava puntare l’attenzione sul concetto di autostima, di amore verso sé stessa. Una cosa che ho scoperto durante la lavorazione è che appena ti metti su carta e cerchi di rappresentanti, diventi anche altro da te: il tuo personaggio acquisisce una vita autonoma e prende decisioni in base alla storia e alle vicende che gli cuci intorno. È un’operazione molto interessante, che ti porta anche delle sorprese, a volte.
Perché il tema del doppio? Ha un significato per te oltre quello che emerge evidente dal volume?
Il tema del doppio mi ha sempre affascinata e per questa storia ho fatto tantissima ricerca sul Doppelgänger nei racconti e nelle leggende. Mi piace sempre contrapporre due cose tra loro e vedere cosa succede, forse è molto simile alla ricerca che faccio con il disegno: neri e bianchi, linee oblique o speculari, vuoti e pieni.
Nell’opera ne accenni appena, ma quello di crearsi una identità nuova sembra una pratica consolidata nel mondo di Atomica: credi che intorno a te in tanti si creino maschere per apparire differenti da quel che sono? O che le utilizzino per superare i propri limiti?
Nell’epoca dei social penso che succeda spesso, a volte ne siamo inconsapevoli noi stessi: ci creiamo spesso delle maschere, anche involontarie, per apparire al meglio agli occhi degli altri. Molte volte anche la sincerità è solo apparente. Le maschere che ci possiamo creare per superare certi limiti sono più intime e meno visibili, forse, e hanno a che fare con battaglie personali reali.
C’è un evento nella tua storia che ha ispirato questa sorta di “racconto di formazione per terza persona” – se ti sembra accettabile come definizione? In effetti è Atomica quella che cresce veramente, mentre Claudia le va appresso e scopre tutto dopo di lei.
Più che un evento forse un periodo, quello in cui mi sembrava che chi avevo intorno fosse in qualche modo migliore di me e non riuscivo a vedere bene le mie qualità. In realtà l’utilizzo della terza persona mi è stato utile da usare come mezzo per esprimere emozioni guardandole dall’esterno. Una sorta di auto terapia e di stratagemma per sentirmi più rilassata nel raccontare eventi personali.
A un certo punto i ruoli si invertono: è Claudia pronta ad accettare la presenza di Atomica, anzi a rendersi conto che sia necessario per entrambe esistere, prima ancora che se ne renda conto Atomica. Perché questo passaggio, cosa sta a rappresentare?
Ho lavorato molto sugli archi di trasformazioni dei personaggi, cercando di rendere il loro percorso evolutivo evidente, facendoli crescere all’interno della storia e rendersi conto pian piano delle cose. Ho cercato di dosare le sfumature interiori lentamente e ogni personaggio, comprese le due metà della stessa persona, arriva con i suoi tempi alla consapevolezza.
Perché hai scelto di svolgere la storia in un mondo di zombi e vampiri, spettri e animali mannari? L’ambientazione lascia la curiosità di capirne di più, anche per la parte riguardante Halloween: è un mondo in cui intendi tornare e di cui vorresti raccontare nuove storie?
Molto banalmente, ho scelto questa ambientazione perché il mondo fantastico dell’horror è quello che più mi diverte e mi affascina. Non per niente mi sono specializzata in libri mystery e horror anche nella letteratura per ragazzi. Il mostruoso e la sua correlazione con il mondo reale e l’essere umano mi affascina da sempre. Trovo che sia un mezzo utile per mettere in tavola le contraddizioni e il lato grottesco delle persone. I mostri mi piacciono perché amplificano le nostre caratteristiche e le esasperano, le polarizzano. E poi, sono divertentissimi da usare! È un mondo a cui tornerò perché fa parte di me, ma forse in modo un po’ diverso in altre storie.
Intervista rilasciata via mail a novembre 2025.
Claudia Petrazzi
Claudia Petrazzi è una fumettista e illustratrice toscana. Dopo aver conseguito il diploma all’Accademia di Belle Arti di Perugia inizia la sua carriera nel campo dell’animazione e dell’illustrazione. Successivamente si sposta nel mondo del fumetto, realizzando i disegni di Clara e le ombre, titolo scritto da Andrea Fontana e pubblicato da Il Castoro. In parallelo pubblica sul proprio blog il suo primo fumetto da autrice completa: Atomi, che nel 2025 diventa un titolo targato BAO Publishing. (tratto da baopublishing.it/autori/claudia-petrazzi/)
Potete seguire l’autrice sul suo sito personale: https://claudiapetrazzi.it/ e sul suo canale Instagram https://www.instagram.com/atomica/.
La prima versione di Atomi è ancora consultabile online su https://atomi.myportfolio.com/






