Diabolik visto da Sergio Zaniboni

Diabolik visto da Sergio Zaniboni
Da Oscar Ink un vero e proprio must per l’appassionato di fumetti che voglia approfondire la conoscenza di uno dei più grandi maestri del fumetto italiano, il cui nome e la cui fortuna sono indissolubilmente legate alla figura del Re del Terrore.

diabolik-zaniboni_Recensioni Il volume, di grande formato, rilegato e impreziosito da una sovraccoperta che nasconde il poster dell’illustrazione di copertina, contiene tre storie complete di Diabolik e un gran numero di sketch, copertine, vignette, storie brevi e illustrazioni di . Tutto il materiale ripercorre la storia dell’autore, mostrando un artista poliedrico, a suo agio con diverse tecniche di disegno, pittura, scultura. L’opera è curata dal decano di casa , , i cui testi di intermezzo guidano il lettore alla scoperta della storia e dell’evoluzione dell’artista torinese all’interno del quasi quarantennale sodalizio con l’inafferrabile criminale.

Non è esagerato parlare di sodalizio, se pure è vero che Zaniboni ha frequentato con ottimi risultati altri lidi del fumetto, poiché è innegabile che il suo tratto abbia fatto la fortuna di Diabolik, accrescendone la popolarità, riuscendone a descrivere appieno la combinazione fra fascino e spietatezza grazie a una capacità straordinaria nel descrivere il criminale col suo segno, pulito, essenziale ed elegante che conquistò a sua volta una grande notorietà anche al di fuori del pubblico degli aficionados. Pure nella regia la mano di Zaniboni diventò ben presto inconfondibile, riuscendo a innovare il racconto delle sorelle Giussani senza per questo stravolgere il rigido schema della gabbia tipica del tascabile Astorina.

Un trittico d’eccezione

L’evoluzione del segno di Zaniboni è ben visibile nelle tre storie complete scelte per il volume in esame.

Per aprire il volume Gomboli seleziona, così da offrire un punto di riferimento significativo, la storia d’esordio Delitto su commissione, datata 15 settembre 1969. Se a livello di disegno il tratto del Maestro si sta ancora affinando, qui ancora lontano dalla ricerca di quello stile essenziale e tagliente che caratterizzerà il secondo ventennio della sua attività, si possono tuttavia già apprezzare molti  dei suoi stilemi registici. Come le inquadrature di quinta, che, come rivelato dallo stesso Gomboli nelle note, spiazzano il pubblico, posto di fronte a prospettive del tutto inedite per l’epoca.

È esemplificativo in questo senso l’ardito punto di vista della seconda vignetta di p. 27, in cui non solo il volto del personaggio è incorniciato in un’inquadratura di quinta, ma la stessa inquadratura non è quella classica dalla spalla dell’interlocutore, bensì all’altezza della mano. Questo suggestivo sguardo aumenta il carico emotivo della vignetta, facendo immedesimare il lettore nella situazione di grande tensione del personaggio, che infatti nella pagina successiva esplode con uno scatto alzandosi in piedi, non prima di una ulteriore inquadratura di quinta in controcampo.

Scritto nel sangue è invece l’ultima storia completa che Zaniboni ha realizzato per Diabolik, in collaborazione col figlio Paolo che ha curato l’inchiostrazione digitale a mezzatinta. Per l’ultima volta i ritratti iconici di Ginko e i primissimi piani del Re del Terrore campeggiano sulle tavole del mensile, assieme al personaggio di Angela Miller, ispirato all’omonima Giussani, in un sentito omaggio che ben si colloca nel complesso di un lavoro realizzato con una precisione invidiabile, per un disegnatore che all’epoca si trovava alla soglia degli ottant’anni. Prova ne sia la resa di edifici e ambienti, che denotano una grande cura nella loro realizzazione.

Ma la vera chicca per gli appassionati di fumetti è sicuramente la storia di mezzo, Notte magica, pubblicata originariamente nel febbraio 2001. Si tratta di una vera e propria rarità: un’intera storia di Diabolik con le sole matite di Zaniboni, priva quindi del successivo lavoro di inchiostratura e retinatura. Concepita in origine come regalo per i giornalisti, e dunque a tiratura limitata, questa particolare versione dell’albo regala al grande pubblico un’esperienza del tutto inedita.

Qui lo stile di Zaniboni è maturato appieno, potendosi apprezzare la precisione nella definizione dei volti, la maestria nell’animare i personaggi attraverso pochi segni a delinearne le espressioni facciali, sublimandone poi le mimiche attraverso la recitazione degli occhi, elemento che contraddistingue il segno dell’autore rendendolo inconfondibile. Lo sguardo glaciale e penetrante di Diabolik è la summa della capacità di Zaniboni di comunicare attraverso gli occhi, ora momenti di terrore e angoscia (pp.210, 282, 290), ora momenti di riflessione (pp. 226, 253, 265).

«Mi piace disegnare a matita. Posso permettermi di schizzare o essere preciso, e l’immagine si definisce quasi da sola sul foglio. So bene che il ripasso a china arriverà, e la gomma per cancellare annullerà i miei disegni per sempre, senza lasciare traccia. Ma mentre disegno non ci devo pensare: la mia matita diventerebbe triste…»

Le parole di Zaniboni dicono tutto: vignetta dopo vignetta, si può ammirare l’alternanza dei tratti di matita: sottili, ampi e precisi e poi d’improvviso schizzati per le ombre e i volumi o solo accennati nei punti dove viene indicata ai suoi collaboratori la campitura di nero piatto o le retinature. Rimane comunque un ottimo strumento per capire meglio lo stile dell’artista e, più in generale, una buona occasione per meglio comprendere le diverse fasi di lavorazione di un fumetto.

Fine narratore

Abbiamo visto come lo stile dell’autore si sia progressivamente affinato e ripulito nel corso degli anni, fino ad acquisire una grande potenza comunicativa per mezzo di pochi e sinuosi segni a descrivere le figure, impreziosite poi con dettagli peculiari, come le folte ciglia di Diabolik.

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Pagina 446.

Alla tecnica di disegno vera e propria Zaniboni ha accompagnato una modernità intrinseca nello storytelling, caratterizzato da un occhio registico invidiabile. Riguardo al layout della pagina, ambito in cui sul tascabile Astorina si può giocare veramente poco, risaltano le caratteristiche vignette verticali, usate nelle fasi in cui Diabolik si introduce nelle case delle vittime, a evidenziarne l’eleganza nei movimenti disegnando la figura intera (vedere ad esempio la bella sequenza delle pp. 232-238, oppure nel caso della doppia verticale di p. 450). Le prospettive accidentali e le riprese di quinta sono sempre stati il marchio di fabbrica dell’autore, così come la capacità di aumentare il carico emotivo delle scene o movimentarle attraverso l’uso di zoom e campo-controcampo.

Guardiamo la sequenza di p. 446: tre vignette orizzontali descrivono una scena di tensione con una donna in procinto di gettarsi da una finestra. Nella prima vignetta la donna si dirige verso il lettore, con Ginko in secondo piano che tenta di farla desistere. La seconda vignetta mostra uno zoom sul volto della donna, ormai rassegnata, con uno sguardo impietrito che rende superfluo anche il balloon. La tavola si chiude con un controcampo di Ginko in quinta che parla alla donna di spalle, in una posa di rassegnazione.

Nelle tavole delle pp. 207-208, invece, la medesima tecnica è utilizzata puramente per rendere narrativamente rilevante l’atterraggio dell’aereo, mostrato nella fase di atterraggio opponendo i campi e poi zoomando e ruotando il punto di vista sul particolare delle ruote nella tavola successiva.

Anche i momenti di intimità dei personaggi, come i classici baci tra Eva e Diabolik, sono resi in maniera impeccabile nelle tavole grazie all’attenzione dedicata alla recitazione e alle pose dei personaggi. Così come le vignette con gesti affettuosi come l’abbraccio sono spesso realizzate mostrando in campo le sole figure, senza sfondi, ottenendo l’effetto di sospendere il tempo e comunicando sollievo e calore anche al lettore, grazie alla capacità di restituire in maniera naturale l’intimità del gesto.

Un must have

Anche per la cura editoriale, che valorizza i contenuti di questo volume rivelando retroscena, descrivendo le tappe del percorso di Zaniboni in maniera discreta, lasciando grande spazio alle opere, Diabolik visto da Sergio Zaniboni non dovrebbe mancare nella libreria di ogni appassionato. Si tratta di un giusto tributo a una delle matite più amate del fumetto italiano, il cui estro ha contribuito in maniera decisiva a rendere Diabolik un’icona del fumetto mondiale.

Abbiamo parlato di:
Diabolik visto da Sergio Zaniboni
A cura di Mario Gomboli
, 2018
464 pagine, rilegato, colore – 22,00 €
ISBN: 9788804687085

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