
Nina e Camille hanno nove anni e sono in colonia estiva, al campeggio delle Primule appunto, tra un parco acquatico e una piccola città in cui compaiono un gentile ma bizzarro pierrot e un’animatrice che è sarta, creatrice di maschere e anche un po’ strega.
È un’estate fatta di chiacchiere ed esplorazioni, in cui si iniziano a notare i corpi, i propri e quelli altrui, in cui si scopre la vita con gli altri, con qualche tocco di autobiografia.
Fondamentalmente sono i colori che tracciano questo racconto, con acquerelli evanescenti e ricchi delle tonalità di giornate calde e di serate fresche. Questo approccio impalpabile, a tratti diafano, ci restituisce il sapore dei ricordi d’infanzia, ma è anche una metafora delle sensazioni sperimentate da bambini in un momento che sta tra il sospeso e l’irreale tipico delle lunghe giornate estive e della crescita, fisica ed emotiva, con cui si attraversano.
Pochi segni aiutano il colore a definire forme, personaggi, paesaggi e oggetti. Sono linee nere che confinano in leggeri contorni, sufficienti a evocare situazioni ed emozioni, in una gabbia regolare (per lo più cambia solo la quantità di vignette) definita da bordi bianchi.
Non c’è esattamente il dipanarsi di una trama, quanto più l’immergersi in quelle sensazioni ed esperienze, una linea diretta con i lettori più piccoli ma che può lasciare qualche riverbero in lettori più grandi.
Abbiamo parlato di:
Le Primule
Nina Six
Traduzione di Chiara Borrelli
Gallucci Balloon, 2025
106 pagine, cartonato, colori – 23,00 €
ISBN: 9791222108575

