Hamza, Leonardo e Beatrice sono tre ragazzi di una comunità che cerca di aiutare giovani problematici, provenienti da contesti e famiglie povere o immerse in situazioni di malessere e illegalità.
Un giorno vengono coinvolti dalla loro educatrice in un progetto particolare: passare una giornata insieme a tre anziani di una casa di riposo, affetti da alzheimer, allo scopo di costruire un ponte tra due generazioni e tra due gruppi di persone bisognose di aiuto e di un contatto umano.

Partendo quindi dall’esperienza reale, l’autrice ha romanzato quanto bastava le situazioni per creare una storia che mantenesse al centro l’intento pedagogico del progetto cercando di risultare comunque interessante: l’esigenza di bilanciare entrambe le istanze non era semplice, ma possiamo dire che Di Leo ha trovato una formula piuttosto efficace.
La chiave di volta della graphic novel è l’emotività, descrivendo personaggi interessanti a cui potersi affezionare: una soluzione che rischiava di far scivolare il racconto nel pietismo o peggio nella retorica, ma evitata cercando di risultare il più naturale possibile nella rappresentazione dei protagonisti, in particolare i tre ragazzi protagonisti.

Il lavoro sui tre anziani a cui vengono assegnati risulta invece un po’ meno a fuoco: ciò non significa che vengano trascurati, ma le loro personalità emergono soprattutto nel confronto con i tre giovani, Hamza, Leonardo e Beatrice, il che li rende forse un po’ meno indipendenti – narrativamente parlando – di quanto non potrebbero essere, stante la dignità del loro ruolo all’interno del progetto raccontato.
Risulta anche un po’ trascurata la descrizione degli atteggiamenti antisociali dei tre giovani: a parte un accenno della loro educatrice a un episodio di bullismo e furto, le informazioni che abbiamo sulla loro vita sono essenzialmente mediate dai soli atteggiamenti spacconi e dalla condizione familiare problematica nella quale sono cresciuti, che conosciamo per bocca loro. Pur capendo che il libro si dovesse e volesse concentrare su altro, forse dedicare qualche passaggio in più a mostrare in che azioni violente si traducessero i disagi interiori dei ragazzi avrebbe contribuito ad avere un quadro più completo.

Esteticamente, il risultato appare vagamente discontinuo: a tavole piuttosto riuscite, armoniche ed evocative si alternano vignette meno curate, dove non a tutti gli elementi sembra essere stata riservata la stessa perizia, ricorrendo magari ad alcune composizioni sceniche meno azzeccate.
Le caratteristiche distintive del segno di Isabella Di Leo rimangono però ben presenti: il gusto per la stilizzazione esagerata, derivata dall’estetica manga, per sottolineare sui volti dei personaggi momenti di imbarazzo o comunque sentimenti molto estremizzati, ma anche l’attenzione verso gli occhi. Grazie in particolare a un lavoro meticoloso sul colore, la disegnatrice vi dedica molta importanza e nei primi piani gli occhi si fanno rivelatori di un intero mondo interiore: si vedano le pupille profonde di Leonardo, gli occhi scuri di Hamza, gli occhietti eleganti di Beatrice, i puntini neri per gli anziani o l’azzurro pieno di speranza dell’educatrice dei ragazzi.

Si ravvisa inoltre un passo in avanti per quanto riguarda la raffigurazione di luoghi e ambientazioni, tallone d’Achille degli scorsi lavori: gli interni della casa di cura, il giardino esterno e alcuni scorci all’aperto appaiono meglio caratterizzati, contribuendo all’immersione del lettore nella vicenda. La prima vignetta della seconda pagina, ad esempio, nella sua semplicità contiene moltissimi dettagli che denotano un certo impegno nel raffigurare un tratto autostradale realistico e con un’inquadratura molto funzionale.
La gabbia, infine, pur ricorrendo a una scansione tutto sommato regolare, è in realtà meno rigorosa di quanto potrebbe apparire sulle prime, derogando spesso dalla normale distribuzione dei riquadri sulla pagina per riempire talvolta una striscia con tre o quattro vignette, oppure inclinando i bordi, altrimenti sovrapponendo confini e aprendosi in determinati casi a delle apprezzabili splash page.
Si rintracciano meno trovate fantasiose e dalla vocazione puramente estetica rispetto al passato, ma nel suo rimanere essenzialmente coi piedi per terra e con il proprio tratto sintetico Isabella Di Leo accompagna in modo sobrio la storia, con un segno che rimane gradevole e con poche sbavature.
Vite sospese si pone pertanto come un piccolo spaccato di un’iniziativa sperimentale, capace di proporre un percorso inedito e coraggioso a distensione di situazioni difficili. Il fumetto assolve al suo compito narrativo portando al pubblico i capisaldi del progetto, puntando tutto sui personaggi, sulle loro emozioni e sul loro vissuto, trovando in questo modo una strada adeguata a questo specifico tipo di racconto.
Abbiamo parlato di:
Vite sospese
Isabella Di Leo
BeccoGiallo, 2024
112 pagine, brossurato, colori – 16,00 €
ISBN: 9788833143095








