G8 di Genova: vent’ anni di lotta, memoria e fumetti

G8 di Genova: vent’ anni di lotta, memoria e fumetti
Il G8 di Genova visto attraverso i fumetti. Venti anni di storia che viene raccontata attraverso vignette e balloon, e che non è ancora finita.

Nel luglio del 2001, esattamente 20 anni fa, avevo undici anni. Ero al mare e ricordo tutti i pomeriggi e le sere tra il 19 e il 22 di luglio, il telegiornale che trasmetteva immagini che a me apparivano (e che in effetti così erano, come avrei scoperto anni dopo) come arrivate da una zona di guerra. E poi Blob, che con il suo taglia e cuci sempre caustico e cinico ricostruiva una storia troppo incredibile anche per loro. Non potevo capire allora quello che stava succedendo, ma c’era qualcosa che inquietava il me bambino. Un paio di mesi dopo, mentre giocavo nella mia stanza, un aereo si sarebbe schiantato su due torri e io avrei collegato le immagini di quei due fatti tra loro, inconsciamente. Così, saldate e sedimentate nella mia mente, sarebbero riaffiorate a più riprese, con tutto quel retrogusto da fine del mondo, da cesura temporale tra prima e dopo, un cambiamento dei tempi e della storia che allora, a soli undici anni, non riuscivo nemmeno a immaginare.

DossierG8-coverweb20 anni dopo, trovarmi a parlare di G8 mi imbarazza e non mi fa sentire a mio agio: non ho vissuto sulla mia pelle quei giorni, non ho minimamente idea di cosa voglia dire essere stati lì, l’euforia e l’entusiasmo di manifestare per qualcosa di più grande, il terrore nel veder stroncate queste energie con una brutalità inaudita che Amnesty International ha definito come “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”.
Sindrome da impostore, da quello che non sa di cosa parla, ecco le mie sensazioni mentre scrivo queste righe. Eppure a spingermi c’è una necessità e un certo senso di gratitudine che provo nei confronti di tutte quelle persone che sono state lì e che da vent’anni non dimenticano, chiedendo giustizia, chiedendo rispetto della memoria, dicendo che in fondo, forse, quel mondo possibile per cui manifestavano è quello in cui oggi, probabilmente, staremmo un po’ meglio. Una necessità che nasce da quello che questi ricordi, questi racconti, hanno lasciato a me negli anni: una maggiore capacità di leggere criticamente la realtà, la consapevolezza che chi deve “servire e proteggere” può trasformarsi nel nemico, in colui che usa il potere per soverchiare, che manifestare per quello in cui si crede è un diritto sacrosanto, che i movimenti del basso e l’associazionismo sono forme di politica in cui vale ancora la pena credere. Tutte le (piccole ma significative) esperienze politiche e sociali fatte negli anni sono state formate da questi racconti, letti nei libri, visti in un film. E soprattutto vissuti attraverso i fumetti, la passione che più di tutte mi ha portato a conoscere, ad approfondire, che ha contribuito alla mia formazione e alla mia visione della vita.

Il fumetto è stato fin da subito uno dei media più vicini al G8, usato da chi lo ha vissuto e da chi lo ha voluto raccontare: attraverso testimonianze più o meno personali, fino ad arrivare a opere di vero e proprio graphic journalism, il fumetto ha raccontato e continua a raccontare questo evento fondamentale della storia italiana con freschezza, con coraggio, con entusiasmo, per mantenere vivo il ricordo, ma anche la lotta.

Proprio a partire da Dossier Genova G8, scritto da Gloria Bardi  e disegnato da Gabriele Gamberini nel 2008 per BeccoGiallo, è nata in me la voglia di riscoprire, approfondire e studiare la storia di quei giorni: ancora oggi quest’opera, basata sulle 261 pagine della Memoria Illustrativa della Procura di Genova che raccontano i fatti della Diaz, resta uno dei documenti storici e giornalistici più importanti sul tema, al pari di Diaz (regia di Daniele Vicari, 2013), di Noi della Diaz (di Lorenzo Guadagnucci, quest’anno alla sua terza edizione), L’eclisse della democrazia (di Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci, , 2011), di Fare un golpe e farla franca (regia di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani, 2008), di Black Block (documentario di Carlo A. Bachschmidt, 2011) o del recente podcast Limoni prodotto da Internazionale e realizzato da Annalisa Camilli. Il rigore con cui Gloria Bardi si attiene alla documentazione della procura, a costo di risultare ostica in alcuni passaggi e poco fumettistica, e il realismo attento ma non fotografico del tratto di Gamberini fanno percepire ancora meglio la gravità degli eventi, le bugie dei vertici dei vari settori della sicurezza coinvolti e la disumanità dei trattamenti riservati ai manifestanti. La sola licenza poetica dei due autori, la creazione di un fittizio poliziotto incaricato di scrivere i verbali della polizia, oltre ad alleggerire lo scorrere dell’opera, lascia nel finale con un sapore ancora più amaro in bocca, quello che solo la dura realtà sa lasciare. Oltre al fumetto, gli editoriali e le interviste al termine del volume arricchiscono la ricostruzione di testimonianze, informazioni e bibliografie per approfondire. La nuova versione del 2021, attraverso la postfazione di Bardi stessa proietta l’opera in una dimensione nuova, quella di vero e proprio documento storico per le giovani generazioni.

Sempre BeccoGiallo, per l’anniversario del G8, nel 2011 aveva pubblicato Carlo Giuliani. Il ribelle di Genova (qui la nostra recensione) scritto da Francesco Barilli e disegnato da Manuel De Carli. Barilli, giornalista esperto dei fatti di Genova (come visto anche nelle postfazioni del Dossier G8) si cimenta con una biografia che spicca non tanto per l’attenta e a volte abbondante ricostruzione storica affidata a lunghi monologhi, quanto per il ritratto umano, autentico e non pietistico, di Carlo Giuliani. La sensibilità con cui Barilli intervista i genitori Haidi e Giuliano e la sorella Elena restituiscono a Carlo la dignità dell’essere umano, staccandolo dalla figura piatta di vandalo violento a cui lo ha relegato gran parte della stampa e della politica italiana. A questo contribuisce anche il tratto di de Carli, dettagliato ma non strettamente realistico, capace di dare una dimensione emotiva al ragazzo, la sua dolcezza ma anche la sua convinzione, e di racchiudere la sua storia usando tre elementi che hanno caratterizzato le sue ultime ore (l’estintore, il passamontagna e lo scotch nero) come simboli di lotta e di vita che legano e abbracciano la sua famiglia. Anche in questo caso, BeccoGiallo ripubblica l’opera in occasione del ventennale con l’aggiunta delle più recenti realtà processuali, oltre che a una doppia postfazione (quella già presente nella prima edizione e una inedita del 2021) di Checchino Antonini, studioso di sociologia e giornalista di Liberazione.
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Oltre ai lavori di cronaca storica, il G8 di Genova è stato raccontato in maniera personale da molti fumettisti che lo hanno vissuto in prima persona, o che hanno voluto contribuire a mantener vivo il ricordo attraverso la propria arte. Nei mesi e negli anni immediatamente successivi al vertice, vari magazini, fanzine e quotidiani italiani proposero fumetti e vignette su questa tematica: fra le altre ricordiamo Kerosene speciale G8 (contente una delle prime testimonianze a firma di Alessio Spataro) e La Piccola Unità di . Nel 2005, per finanziare SupportoLegale, progetto nato nel 2004 dall’esperienza di Indymedia e del Genoa Social Forum per sostenere la difesa di tutti i manifestanti imputati nei processi genovesi e per aiutare la segreteria legale del Genoa Legal Forum, l’associazione culturale DEI CIOMPI di Torino e FORTEPRESSA del Forte Prenestino riunirono vari fumettisti e vignettisti in GEvsG8: Genova a fumetti contro il G8. Le 111 pagine del volumetto, oltre alla prefazione di Erri de Luca e la ricca postfazione di SupportoLegale sui processi allora in corso, raccolgono tanti fumettisti importanti o allora appena emergenti: oltre al già citato caustico diario di Spataro, sono presenti brevi storie di tantissimi autori, come quella surreale di Filippo Scozzari, quella eterea e mistica di Giuseppe Palumbo, quella corrosivamente satirica di Alessandro Staffa (in arte AlePop), quella espressionista di Pasquale “” Todisco, quella dolente di Alberto Corradi, oltre a quelle degli all’epoca emergenti e acerbi Maicol&Mirko e . Oltre a rappresentare un pezzo importante della storia del fumetto italiano, soprattutto di quello underground ricco di energie e di stili diversificati, il volumetto è una testimonianza della potenza emotiva e creativa del fumetto, capace meglio di ogni altra forma artistica di affrontare una ferita aperta e sanguinante con lucidità, ironia e rabbia positiva.

In questi giorni del ventennale, Coconino Press recupera quella esperienza pubblicando una versione rivista e ampliata di quest’opera. Ancora a sostegno di SupportoLegale, Nessun rimorso – Genova 2001-2021 recupera quasi per intero GEvsG8, dando alle storie un formato che, se per un verso fa perdere la genuinità di quello originale “artigianale” e underground, dall’altro dona alle storie un senso diverso, rimettendole al centro del discorso politico, sociale e artistico. Tanti i contenuti nuovi (o già pubblicati altrove ma raccolti qui per la prima volta): oltre a editoriali espansi e aggiornati, le vignette di , , , Francesca Vartuli, Martoz, , Lucio Villani, Roberto Grossi, Prenzy, Vitt Moretta e Lorena Canottiere danno ulteriori letture di quei giorni, talora dolenti, talora taglienti, a volte mute, a volte urlate, ma sempre profonde e ricche di umanità. I contributi più importante arrivano però proprio da quelli che all’epoca erano gli artisti emergenti, ovvero Maicol&Mirko e Zerocalcare. Il primo, attraverso i suoi ormai celebri Scarabocchi, ricostruisce il trauma di chi è stato a Genova, la sofferenza non solo fisica, ma soprattutto morale nel vedere un’idea schiacciata dalla repressione, e al tempo stesso lascia intravedere uno spirito di lotta non ancora sopito. I fumetti di Zerocalcare, tra materiale già pubblicato e inediti, oltre a tracciare il percorso artistico dell’autore mettono ancora una volta in luce la sua onestà e una lucidità sempre maggiore nel trasmettere le proprie idee e i propri valori, senza scendere a compromessi ma senza escludere riflessioni anche scomode: in particolare nell’Indicibile, la confessione brutale che spoglia di retorica le esperienze di alcuni gruppi di manifestanti del G8 (a cui lo stesso Michele Rech, allora giovanissimo, apparteneva) e permette di inquadrare le proteste di quei giorni in maniera non monolitica, ma diversificata al suo interno, più complessa della visione manichea che le parti in causa hanno messo in scena negli anni. Al tempo stesso, questa stratificazione si accompagna alla ferma condanna degli abusi commessi da chi indossa la divisa, sempre ingiustificabili nei confronti di chiunque. L’operazione di Coconino aggiorna così una discussione sociale, politica, legale e anche etica che vede nel fumetto uno strumento fondamentale.

Tra i vari autori coinvolti con storie vecchie e nuove nella antologia Coconino c’è anche , da sempre politicamente attivo e che al G8 di Genova era in prima fila insieme agli autonomi padovani (e protagonista, insieme a Gloria Bardi, dell’incontro a tema G8 a fumetti realizzato durante il festival Nuvole Digitali che potete recuperare qui). In occasione del ventennale, l’autore di Treviso trapiantato a Padova si è fatto letteralmente in quattro, pubblicando fumetti su ben quattro riviste: oltre a quella contenuta in Nessun Rimorso, in cui ricorda l’unico episodio divertente successo a Genova (un manifestante che voleva far saltare un benzinaio in mezzo alla città per via di una antipatia pregressa), Calia racconta del perché si trovava lì, ricostruendo parte della storia dei movimenti autonomi di Padova (contenuto in Gli autonomi – Vol. IX I «padovani». Dagli anni Ottanta al G8 di Genova 2001 a cura di Claudio Calia, Gianmarco De Pieri, Piero Despali, Massimiliano Gallob, Vilma Mazza), ricollega i fatti dal 2001 al mondo di oggi dando una visione che coinvolge guerre vicine e lontane, pandemia e proteste come quelle della Val di Susa (DinamoPress numero 3, 20 anni dopo il G8 di Genova – Dove è finita la globalizzazione?), fino a immaginarsi un futuro dove la violenza della polizia ha fatto scaturire una vera e propria battaglia senza esclusione di colpi (storia contenuta in Redzone, antologia di racconti fantascientifici realizzata da Senza Confine1 in supporto di ACAD , Associazione Contro gli Abusi in Divisa – Onlus, acquistabile in questi giorni con sostegno crowdfunding sul sito Produzioni dal basso).
Quattro storie indipendenti tra loro, ma che messe insieme ricostruiscono una testimonianza diretta e personale di quello che ha rappresentato Genova per chi ha sempre inteso la politica come movimento dal basso.
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Di altro tipo è la testimonianza, anche questa diretta, di Christian Mirra, che in Quella notte alla Diaz, edito nel 2010 per Guanda Graphic, ripercorre e cerca di superare il trauma dei soprusi e delle ingiustizie subite da inermi manifestanti che si accingevano a dormire nel complesso scolastico Diaz-Pertini-Pascoli: una storia che integra e fa da specchio al Dossier G8, dando una ulteriore sfaccettatura al fatto più grave (insieme alle torture di Bolzaneto e all’omicidio di Giuliani) avvenuto in questi giorni. Purtroppo tra tutti queste opere è quella di più difficile reperibilità, scomparsa dal catalogo Guanda e da molti siti di e-commerce. Una ripubblicazione in occasione del ventennale non è prevista, ma sarebbe sicuramente stata importante in questo momento storico.

Tra le testimonianze più personali e particolari c’è quella di Lucio Villani (presente con una vignetta anche in Nessun Rimorso) che pubblica per Red Star Press 20 anni dopo – Una ballata del G8. Unendo illustrazioni e un testo in rima, Villani racconta la sua esperienza a partire dal viaggio in treno da Roma, le manifestazioni, gli scontri visti e le notizie che arrivavano in quei giorni anche a chi dalla violenza era lontano, fino ad approdare al presente e a quello che è rimasto. Pur con qualche rima un po’ forzata e qualche illustrazione meno riuscita o non contestualizzata, nel complesso il volume emana il fascino di fiaba oscura, un racconto che sembra per bambini nel suo stile narrativo ma che scava nel dolore più profondo, cercando un senso, una ragione, una cura a quelle ferite interiori così difficili da lenire. Tra le molte illustrazioni suggestive, realizzate con un fitto tratteggio in cui bianco e nero si incontrano e si scontrano, dando alle immagini un retrogusto oscuro e mortifero che gioca per contrasto con il testo dal ritmo pimpante, spiccano quelle dedicate alle forze dell’ordine, rappresentate spesso come esseri senza volto e con tante braccia che brandiscono i tristemente noti tonfa, oppure quelle piene di volti scavati delle vittime, di occhi svuotati dalla troppa follia e dalle troppe botte, o ancora quelle in cui il protagonista, il narratore, è raffigurato di spalle di fronte a paesaggio alieni e a mostruosità abissali, eppure totalmente umane.

Sempre restando nei racconti illustrati, Paolo Castaldi arricchisce il volume di storie Avevamo ragione noi – Storie di ragazzi a Genova 2001, scritto originariamente nel 2016 da Domenico Mungo, docente, scrittore e giornalista e ripubblicato da Eris Edizioni in questi giorni con una postfazione aggiuntiva dello stesso Castaldi e una nuova prefazione di un giovane attivista che dà una prospettiva transgenerazionale agli eventi del G8. Le illustrazioni in bianco e nero si stagliano con austera eleganza e muta profondità all’inizio di ogni capitolo di un’opera che ripercorre dalla fine all’inizio quei giorni bui, mischiando autobiografia, testimonianze dirette e narrativa di finzione.

A queste ristampe si accompagneranno nei prossimi giorni molte altre iniziative, tra le quali un libro di Massimo Palma pubblicato da Left in cui sono presenti illustrazioni del recentemente scomparso (Happy Diaz – Sette Giorni di gioia e divisione a Genova 2001, Editore), un libro curato dal giornalista Angelo Miotto e con illustrazioni di Giancarlo “Elfo” Ascari ( 2001-2021. Genova per chi non c’era. L’eredità del G8: il seme sotto la neve, Altreconomia), un libro scritto da Carlo Gubitosa e illustrato da Mauro Biani (Abbiamo ragione da vent’anni. La contestazione al G8 del 2001 nelle lotte sociali del 2021, People) e un nuovo numero di Antifa!nzine tutto dedicato al ventennale delle proteste. Senza parlare di illustrazioni e copertine (come quella del recente numero de L’Espresso) che stanno andando a fiorire in questi giorni in edicola, nelle librerie e sul web.

Tutto questo materiale (e forse altro sparso in pubblicazioni qui non elencate) rappresenta un archivio storico importantissimo, oltre a mostrare quanto il fumetto, come e a volte meglio di altri media, riesca a catturare il presente e a trasmetterlo ai posteri. In questi giorni di luglio, il ricordo di fatti successi 20 anni fa sembra essere superfluo e superato: siamo in un mondo con un assetto internazionale apparentemente diverso, alle prese con una pandemia globale e una crisi economica forte. A cosa serve, oggi, parlare del G8 del 2001? Un capitalismo che sembra essere giunto al punto di non ritorno e che acuisce le differenze tra ricchissimi e poverissimi, una crisi climatica sempre più drammatica, conflitti palesi o latenti non ancora sopiti in tutto il mondo, da quello israelo-palestinese alle guerre civili in Etiopia: temi contro cui 20 anni fa si è manifestato, credendo in un modello diverso. E per parlare di Italia, ciò che è successo nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (e chissà in quante altre carceri), così simile alla “macelleria messicana” della Diaz o alla caserma delle torture di Bolzaneto, riporta ancora una volta l’attenzione sugli abusi compiuti da quelle divise che dovrebbero dare sicurezza e non dispensare violenza gratuita, e dovrebbe riaprire il dibatto su una legge sulla tortura introdotto solo nel 2017 proprio sull’onda lunghissima del G8 e largamente incompleta e deficitaria.
Tra le pagine di questi fumetti non si trova solo sterile memoria impressa su carta per prendere polvere, ma una storia viva che, partendo dal passato, parla al nostro presente. Capire il passato per comprendere il presente: perché Genova 2001 non è ancora finita e, visto come vanno le cose, non finira’ (e non deve finire) ancora per un po’.

 


  1. gruppo di scrittura che ha come obiettivo quello di creare iniziative editoriali, artistiche e culturali benefiche per supportare e finanziare gruppi e iniziative sociali, come fatto per l’antologia Mari Aperti in supporto di Open Arms realizzato nel 2018 

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