Unamore rincione

“Un amore” di Marco Rincione: quando l’amore diventa sopraffazione

7 Aprile 2021
Come comprendere ciò che non possiamo accettare? Rincione racconta le ultime ore di vita di un pedofilo nella speranza di dare una risposta a questa domanda.
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unamore-evidenzaCon Un amore continua la collaborazione tra la casa editrice Shockdom e il palermitano Marco Rincione, coadiuvato per l’occasione da Alessandra Melarosa ai disegni e Francesco Segala ai colori. Terzo volume autoconclusivo della collana Skià, per la quale Rincione ha già sceneggiato Un solo corpo, Un amore è il ritratto narrato in prima persona di un’esistenza fragile preda dei propri demoni. Ispirato dalla lettura del controverso romanzo Bruciare Tutto di Walter Siti in cui il protagonista è un parroco, Marco Rincione decide di affrontare temi di delicata attualità, quali femminicidio, prostituzione e pedofilia, e di farlo senza filtri, ambientando la sua storia nella quotidianità di persone all’apparenza normali.

E’ infatti operazione assai coraggiosa quella di indagare la psiche di un pedofilo senza limitarsi a una seppur legittima condanna (sono pochi gli autori ad aver indagato simili tematiche senza cedere all’autocensura e tra questi Rincione cita come ispirazione Stephen King, in particolare nel celebre It ma soprattutto né Il Gioco di Gerald). Se poi l’intenzione è quella di raccontare i perché di un comportamento tanto aberrante al fine di dare un volto umano a quello che nell’immaginario comune è, a tutti gli effetti, il mostro per eccellenza, il rischio è di dar l’impressione di voler giustificare l’ingiustificabile. Ma Rincione dribbla con astuzia il dilemma morale ponendo la coscienza del protagonista, esplicitata dalla voce fuori campo che ci guida lungo la storia, a giudice della propria orrenda natura. Ed è proprio all’ineluttabilità delle pulsioni umane, al desiderio che vince sulle questioni etiche dettate da quella coscienza collettiva che regola la società civile che Rincione addita le responsabilità di una simile deviazione.

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Se di fronte allo specchio della morte siamo tutti uguali, non più spaventati all’idea di venir giudicati o condannati per le nostre perversioni, non è forse in parte legittimo il pensiero del protagonista che si ritiene uguale agli altri solo incapace di nascondersi? Tale riflessione diventa l’anima del racconto cui i disegni di Alessandra Melarosa danno vita in uno stile che ricorda a tratti quello di Jeff Lemire, soprattutto nella raffigurazione sofferta e scavata dei volti; e seppur Un amore non abbia una collocazione geografica precisa (sebbene l’abitazione del protagonista tradisca una location mediterranea) anche la storia sembra di quelle rubate alla sofferta vita di un qualche sperduto paese della provincia americana, tema ricorrente dell’autore canadese.

Rincione, come già accaduto per L’Ultimo Tramonto, tenta di far immedesimare il lettore con l’io narrante mediante un lungo flusso di coscienza in voice-over che è anche un dialogo rivolto a quell’amore, impossibile ma purtroppo irrinunciabile, che prevede un carnefice e una vittima. Una visione nichilista in cui il sentimento è egoista, asservito a bisogni e desideri che solo nella sopraffazione del partner sembrano trovare appagamento. Non c’è condanna, e neppure pentimento del protagonista, perché nella consapevolezza della propria natura depravata c’è la rassegnazione di non aver potuto scegliere chi fare oggetto delle proprie attenzioni.

Va sottolineato che Rincione, pur scegliendo un tema spinoso quale è la pedofilia, resta comunque ben ancorato a uno stile e a toni che ritroviamo in molte delle sue opere, dando quella sensazione di déjà-vu che potrebbe far storcere il naso a chi magari si aspettava un cambio di registro da un autore che, come il gemello Giulio, dimostra una spiccata predilezione per storie cupe narrate sempre in prima persona da un protagonista tormentato e spesso isolato dal mondo. A tal fine il lettore è tenuto all’oscuro del nome del protagonista, la cui dimora sembra sorgere in mezzo al nulla, una casa austera, priva di qualsiasi indizio che possa far escludere sia disabitata e dalle cui finestre non filtra luce, ma solo buio. Una casa che sembra rappresentare l’anima del personaggio.

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Nota di merito al bravissimo Francesco Segala che con i suoi colori accentua l’atmosfera malata (vedi le tonalità verdognole) che permea il racconto. Servendosi di toni caldi per le scene all’aperto e toni freddi per le tavole ambientate in interni, Segala fa inoltre largo uso di pennellate sporche e assai visibili per gli sfondi, cercando il continuo contrasto tra questi e le figure dei personaggi grazie a una palette di colori accesi e complementari.

In conclusione, laddove Un Amore resta opera incompiuta è proprio nel suo evitare di indagare la cosiddetta genesi del mostro, non c’è determinismo ma solo l’inevitabile pigra accettazione di un destino cui non si può sfuggire. Ed è per via di questa scelta narrativa che Rincione fallisce nell’obiettivo prefissatosi: non ci può essere comprensione da parte del lettore senza una reale conoscenza che rifugga la mera casualità.

Abbiamo parlato di:
Un amore
Marco Rincione, Alessandra Melarosa, Francesco Segala
Shockdom, gennaio 2021
64 pagine, rilegato, colore – 15,00 €
ISBN: 8893362066

Stefano Rapiti

Stefano Rapiti

Classe '84, nato a Sansepolcro e cresciuto a Città di Castello viene iniziato al mondo dei fumetti dal nonno (appassionato lettore di Diabolik e Tex) da qui un'infanzia segnata da letture "bonelliane": Dylan Dog, Magico Vento, Dampyr, ecc.. Con la maggiore età, e la scoperta di opere quali "La Casta dei Meta-Baroni" di Jodorowsky, matura una predilezione per il fumetto d'autore e, a seguito di un viaggio in giappone, diventa divoratore compulsivo di manga.
La passione per i fumetti impegna la totalità del suo tempo libero insieme a quella per il cinema, l'animazione (in particolare quella giapponese) e la musica. Per pagarsi le collezioni di fumetti e vinili decide di trovarsi ben presto un lavoro come grafico realizzando così il suo desiderio di lavorare in ambito "creativo". Diplomato al liceo scientifico, abbandona gli studi universitari in scienze della comunicazione per aprire una propria attività.

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