
C’è un significato particolare dietro la tua scelta di reinterpretare la splash page nella quale Spirit sculacciava Ellen?
Non in particolare. Mi piaceva l’immagine di per sé, come pin-up.
Ma a pensarci mi sembra che quell’immagine potesse essere dirompente per i lettori dei quotidiani su cui era pubblicato Spirit. Era l’epoca delle donnine sexy dipinte da grandi artisti, delle fotomodelle glamour, l’America era invasa da quelle immaginette piccanti e la figura femminile, anche nel cinema, era spesso relegata a ruoli romantici o usata come condimento nelle avventure di personaggi maschili. Spesso una presenza obbligata e scomoda imposta per dovere di mainstream. Raramente le compagne degli eroi erano personaggi ben riusciti ed Ellen Dolan non faceva eccezione nonostante l’abilità di Eisner riuscisse a farla protagonista di situazioni molto interessanti. Tutto sommato era un personaggio molto stereotipato. Ecco, in quel senso penso che Eisner abbia voluto rompere uno schema e sorprendere il lettore, facendo sculacciare da Spirit il modello femminile della perfetta “fidanzata d’America” anni ’40.
Qual è il tuo rapporto con The Spirit e Will Eisner, tanto da lettore quanto da eventuale fonte di ispirazione nel tuo lavoro professionistico?
Amo Spirit da quando sono ragazzino, lo leggevo su Eureka e tempo fa ho preso in prestito da amici tutte le annate e ho fotocopiato le storie per farmi un’edizione rilegata personale per poter le leggere con calma e godere della perizia del suo disegno, le ardite inquadrature, la capacità di spaziare dal più netto realismo alla deformazione caricaturale come anche le strutture narrative e gli elementi semantici.
Per lui tutto era da inventare, reinventare e assemblare in modo personale. Eisner era anche un grande e umile artigiano, conoscitore delle tecniche di stampa. Dalle sue pubblicazioni ho dedotto un procedimento per fare le mezzetinte a retino nelle storie di Cattivik. Ho poi suggerito il trucco a Silver, che lo usa tuttora. Nella mia presunzione avrei voluto chiedere a Eisner un’introduzione a Leo Pulp e insieme ad Andrea Plazzi (nella nostra megalomania) s’ipotizzava di portarlo, prima o poi, sull’Appenino emiliano e fargli assaggiare i Borlenghi, una specialità locale. Da qui la strana dedica che ho messo nel disegno.
Il lascito di Eisner al mondo del fumetto a tuo parere qual è stato?
Un autore, un artista, un artigiano, ma chiunque lascia soprattutto un esempio di vita. Sta in chi ne è capace riconoscere il valore di questi esempi. Ogni tanto mi viene in mente una frase di Eisner: “Io passo metà del mio tempo con le gambe sotto il tavolo da disegno e l’altra metà sotto la scrivania”. Si riferiva al fatto di essere sia un creativo, un artista che un affarista, un organizzatore. Ecco, questa è una consapevolezza (e una capacità) che pochi fumettari hanno.
Ecco a voi The Spirit… aehem, Leo Pulp!



