Esaminare Spirit: The story of Gerhard Shnobble

The story of Gerhard Shnobble oltre a essere rappresentativa della tecnica narrativa di Will Eisner, pone le basi per i suoi romanzi a fumetti.

Esaminare Spirit: The story of Gerhard Shnobble

Una delle storie di Spirit più utilizzate per raccontare la sperimentazione di con le sette pagine che i quotidiani concedevano alla sua serie è The story of Gerhard Shnobble (1) del 5 settembre 1948.
Gerhard, il protagonista della breve storia qui esaminata, lavora come guardiano notturno presso una delle banche della città di Spirit. Purtroppo durante la sua prima notte di ronda, viene colto di sorpresa da una banda di rapinatori e così viene licenziato, nonostante tutti gli anni di onorato servizio. È solo allora che il buon Gerhard si ricorda di una sua inustitata caratteristica: saper volare.

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Eroe di tutti i giorni

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pagina 2 – ingrandisci

La prima pagina, come ormai impostato da anni dall’autore, è un’illustrazione parte introduttiva e parte riassuntiva, ma già la seconda pagina è fatta per stupire: utilizzando come sfondo una fotografia di grattacieli, Eisner disegna una serie di piccole didascalie che come tanti foglietti strappati cadono fino a raggiungere il personaggio rappresentato mentre sta planando verso il suolo.
Le due pagine successive hanno una struttura abbastanza classica (tre strisce rispettivamente da 1, 3 e 2 vignette) a parte la prima vignetta, che contiene a sua volta un riquadro, che nel caso della quarta pagina è ancora una volta una foto della città, questa volta dal basso, con un Gerhard depresso per la perdita del lavoro.

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pagina 5 – ingrandisci

Arrivati alla quinta pagina, con il protagonista ritornato risoluto per mostrare la sua abilità nel volo, la pagina viene modellata per assecondare le esigenze narrative: a lato a sinistra una vignetta verticale con un ascensore in movimento, mentre in basso una veduta vertiginosa della città con Gerhard, che braccia spalancate, si getta nel vuoto. All’interno di questa e delle due pagine successive Gerhard, titolare della storia, si muove in maniera quasi marginale rispetto alla lotta tra Spirit e i rapinatori: le vignette di cui è protagonista sono spesso mute mentre entra in scena in primo piano nell’unica vignetta che lo coinvolge direttamente nella scaramuccia in atto, proprio per enfatizzare la sua tragica conclusione.
Strutturalmente quest’ultima pagina è costituita da una striscia di due vignette con un’unica grande vignetta finale scontornata costituita dal testo e dalla delicata rappresentazione, con pochi semplici tratti, della caduta di Gerhard (o della sua ultima ascesa: dipende dai punti di vista).

Porre le basi per i romanzi

Narrativamente parlando, questa avventura è un ottimo esempio di come in Eisner anticipi molti degli elementi che avrebbe successivamente sviluppato nelle opere più mature, quelle che lo spingono a coniare il termine di graphic novel. Gerhard, nonostante il suo dono, è un personaggio marginale che per un unico sbaglio cade in disgrazia ritrovandosi ai margini della società, in una condizione da cui nemmeno la sua singolare capacità riesce a risollevarlo. Ha dunque un gusto dolce amaro la conclusione del suo volo, da un lato per il tragico racconto del suo ultimo giorno di vita, e dall’altro perché comunque la sua storia è stata narrata e, anche solo per poco, egli è stato un protagonista, ha potuto realmente prendere in mano la sua vita.
Questa attenzione verso i margini della società, presente in altre storie di Spirit, viene ulteriormente sviluppata da Eisner nei suoi romanzi e raccolte a fumetti – si pensi soprattutto a Dropsie Avenue e a Gente invisibile, ma resta qui la grande capacità di sintesi che solo i grandi narratori riescono a mostrare.

Esaminare Spirit: The story of Gerhard Shnobble

Le immagini di questo articolo sono estratte da The Spirit Magazine #13 (aprile 1976) edito dalla Warren Publishing


Note:
  1. Vedi, ad esempio, testi come Comic Books 101: The History, Methods and Madness di Chris Ryall e Scott Tipton, o come nel il saggio di David B. Olsen contenuto nel volume Icons of the American Comic Book: From Captain America to Wonder Woman, edito da Randy Duncan e Matthew J. Smith 

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