Circa a metà marzo, per la rubrica Letture in Breve, abbiamo avuto la possibilità di scrivere di Tommy the Coward, volume autoconclusivo per un pubblico giovane edito da Mad Cave Studios negli Stati Uniti, sotto l’etichetta Papercutz. Con la speranza che la storia prima o poi giunga anche sugli scaffali delle fumetterie italiane intervistiamo il team creativo composto da Marco Sonseri (sceneggiatura), Roberto Lauciello (disegni) e Andrea Piccardo (colori). Al fumetto è associato anche un bel video trailer.

Com’è nata la collaborazione tra voi membri del team artistico di Tommy the Coward?
Marco Sonseri (MS): Ciao! Grazie intanto per lo spazio che ci dedicate e per l’attenzione verso il nostro Tommy the Coward, fumetto che ha trovato me, Roberto e Andrea subito in sintonia e che ha segnato l’inizio di una collaborazione proficua. Con Roberto avevo già lavorato sulla biografia di Bud Spencer edita da ReNoir Comics, ma fino a quel momento non avevo mai collaborato con Andrea, anche se già ci conoscevamo. Siamo un trio che funziona bene, perché alla base c’è un’amicizia molto solida.
Andrea Piccardo (AP): Lavoro da tantissimo tempo nei fumetti e nel mondo dell’illustrazione e quando Roberto, che è docente alla Genoa Comics, mi ha fatto conoscere Marco, mi sono fatto travolgere dal suo entusiasmo. È uno sballo lavorare con questi due.
Roberto Lauciello (RL): Dalla pubblicazione di Bud Spencer con Marco è nata una profonda amicizia che ci ha portato a immaginare nuovi progetti. Andrea lo conosco già da molti anni e ci uniscono diverse passioni. Mettere insieme il trio è stato facile. Difficile sarà separarci!
Perché avete scelto di pubblicare direttamente negli Stati Uniti, senza passare per l’Italia, e perché proprio con Mad Cave Studios, in particolare per l’etichetta Papercutz?
MS: Da quando ho cominciato a lavorare, diversi anni fa, a tempo pieno come sceneggiatore, soggettista e scrittore di libri, il mio sguardo è sempre stato rivolto al mercato italiano e a quello estero. Le dinamiche dei mercati stranieri sono differenti dalle nostre, con regole e opportunità tutte proprie e da esplorare. Vedendo il catalogo, avevo inviato il progetto di Tommy the Coward a Papercutz, negli Stati Uniti, ma non avevo escluso il mercato francese. E infatti era stato proprio un editore di area francofona il primo che aveva manifestato il piacere di pubblicarlo (in francese “Tommy le Froussard”). Poco prima che firmassimo il contratto, però, ha bussato alla porta anche Mad Cave Studios – Papercutz chiedendoci di pubblicare per loro con un entusiasmo davvero contagioso. Ci siamo ritrovati davanti a un bivio ma alla fine, dopo averne parlato anche con l’editore francese, abbiamo optato per l’America. Ed è stata un’esperienza grandiosa!
AP: È andata come dice Marco e ora vediamo cosa succederà, perché il prodotto è studiato per funzionare sia sul mercato americano sia sul mercato europeo e nipponico. I ragazzini lì hanno già iniziato a leggerlo, ma Papercutz è la casa editrice che pubblica Asterix e i Puffi negli Stati Uniti e non potevamo capitare con editore migliore per questo racconto.
RL: Da tempo sto cercando di trovare il mio spazio all’estero, per ampliare la mia esperienza e professionalità e per allargare i miei orizzonti. Lavorare con Mad Cave Studios è stata un’avventura meravigliosa e ricca di soddisfazioni. Ora però sarebbe bello che anche gli editori italiani (e non solo) si accorgessero del potenziale di Tommy.

Marco, la storia nasce dalla tua esperienza personale di genitore. Ci puoi svelare qualcosa in più sulla genesi delle peripezie di Tommy?
MS: Questa storia nasce quando mio figlio, oggi quindicenne, andava alle elementari. Credo in seconda o in terza. In quel periodo aveva paura del buio e di non ben specificati mostri, cose più che normali nei bambini a quell’età. È stato allora che per fargli passare queste sue paure ho inventato la storia di Tommy il Fifone. La raccontavo a puntate mentre lo accompagnavo a scuola. È incredibile pensare a quanto si fosse appassionato alle peripezie del povero Tommy e alla fine, dopo il classico “The End”, beh, tutte quelle paure gli erano magicamente passate. È in quel momento che mi venne l’idea di farne un fumetto. Il potere delle storie è incredibile.
I layout delle tavole sono molto variegati e dinamici, con vignette diagonali, scontornate, vignettine inserite in vignettone di sfondo. Avete lavorato insieme a queste soluzioni? Ci sono state indicazioni precise nella sceneggiatura di Marco oppure sono il risultato della sperimentazione di Roberto?
MS: Di solito quando scrivo una sceneggiatura inserisco delle indicazioni per cercare di muovere la tavola, mi piace immaginarla fuori dallo schema classico, ma l’estro di Roberto è il vero sigillo di garanzia di queste tavole.
RL: Leggere una sceneggiatura di Marco è un po’ come guardare un cartone animato ricco di azione e ho da subito immaginato di realizzare delle tavole “in movimento”, senza una gabbia rigida e cercando di simulare i movimenti di camera. Mi sono divertito a trovare soluzioni non noiose e moderne.
Roberto, la tavola con la scala a chiocciola e le vignette intorno, in cui Tommy immagina di essere qualcun altro, è molto efficace. Hai incontrato delle difficoltà nel realizzarla oppure è stata un’ottima occasione per esprimere la tua creatività?
RL: In effetti è una delle mie tavole preferite. La cosa più difficile è stata realizzare la scala, il resto è venuto da sé proprio immaginando una carrellata cinematografica. Nelle prime pagine la capacità di scrittura di Marco ha raggiunto livelli di simbolismo eccezionali che scavano nel profondo del protagonista. La forza di quella tavola sta anche in questo.
Come hai scelto il design dei mostri e in particolare di Ravenous? Che cosa ha ispirato l’ambientazione da incubo in cui Tommy è costretto ad affrontare varie prove per superare le sue paure?
RL: Sicuramente l’occhio di Sauron è stato un punto di riferimento importante: Ravenous (“Famelico” in italiano) tutto vede e tutto sa. Per la bocca mi sono ispirato a Venom perché doveva risultare un personaggio pericoloso, feroce e disgustoso. L’ambientazione è stata frutto delle mie letture del passato: La bella addormentata nel bosco con i rovi che avvolgono il castello, le inquietanti fortezze medievali dove venivano segregati i prigionieri, le lande de Il Signore degli Anelli… Nel mondo di Famelico anche i colori sono tristi e inquietanti ma questo è affare di Andrea…

Andrea, per accompagnare il protagonista nelle sue avventure hai adottato una colorazione vivace e versatile. Per individuare le tinte adatte ai singoli momenti hai cercato di provare le stesse emozioni di Tommy e di raccontarle con il colore?
AP: Il colore è a tutti gli effetti la colonna sonora dei libri su cui lavoro. Il fumetto è immagine e testo. Non consente di annusare odori e sentire suoni, pertanto con il colore sopperisco a quella carenza. Ogni personaggio e ogni situazione hanno il loro “tono” e ogni tono produce specifiche sensazioni, ma la suggestione che arriva non è didascalica: non voglio che il lettore “ragioni troppo” mentre legge. Deve emozionarsi come se gli arrivasse un bacio a sorpresa o, meglio ancora, uno spavento di schianto, senza che se ne accorga.
Nel fumetto sono presenti alcuni sfondi bianchi dentro i quali si muovono i personaggi colorati. Questa soluzione richiede uno sforzo maggiore nel mettere in risalto le figure?
AP: Il bianco e il nero per me sono colori al pari degli altri. Si usano e si bilanciano tra loro per ottenere quel risultato di cui parlavo sopra. Va anche detto che Marco scrive in maniera molto “visiva” e c’è sempre una logica compositiva e quindi anche cromatica quando decide lo svolgersi di una tavola. Mi vanto di avere una bellissima intesa con lui e Roberto con cui condividiamo tantissimo, quindi le scontornate e il “vuoto” nella tavola hanno sempre una ragione molto precisa già in sceneggiatura, che mi porta ad affrontare il bianco non come vuoto ma come spazio. Quando capita mi metto davanti a lui e grido: “Vacuo, io non ti temo!”.
Marco, in qualità di romanziere ti sei già rivolto a un pubblico giovane. Ci sono elementi dell’esperienza legata alla prosa che ti hanno aiutato per realizzare il fumetto?
MS: Sono linguaggi diversi, ma ci sono due cose in comune tra i miei libri e il fumetto di Tommy: l’amore per le storie d’avventura in cui, soprattutto, bisogna intraprendere dei viaggi e il piacere di scrivere storie con protagonisti giovani. Dare credibilità a queste storie, nonostante i contesti fuori dalla norma, significa scegliere il linguaggio giusto per parlare direttamente al lettore. Noi e Papercutz crediamo che Tommy si rivolga veramente a tutti, ai più piccoli e agli adulti.
Roberto, per l’occasione hai utilizzato un tratto cartoonesco che trasmette immediatezza e rende la trama ancora più divertente. Quali sono le sfide da affrontare per mantenere un segno così espressivo e allo stesso tempo intelligibile?
RL: Per me la recitazione dei personaggi che disegno è tutto. Mi piace far vivere i miei personaggi, renderli reali anche se non realistici. Cerco di farlo con le espressioni dei volti e i movimenti dei corpi, ma anche utilizzando un segno fresco e immediato. Motivo per cui spesso mi piace creare disegni a matita senza inchiostrazione (come in Malabrocca – Un uomo solo al fondo! edito da ReNoir): ritengo che la matita mantenga l’immediatezza del segno rendendo tutto più dinamico.
Andrea, sei il presidente della Genoa Comics Academy, perciò sei abituato a lavorare con persone giovani. Quale futuro immagini per coloro che si avvicinano professionalmente al fumetto?
AP: Il futuro è sempre più complicato per chi si avvicina alla “lettura” di qualsiasi cosa, che sia su carta, che sia su smartphone o su piattaforme dedicate. La gente si concentra sempre di più a scrollare che a sfogliare. I fumetti si leggono sempre di più nei pochi spazi di solitudine e calma che hanno i nostri figli iperimpegnati in sport, musica e le ovvie attività scolastiche. Se riescono a intrattenersi leggendo gli ingredienti sul retro delle confezioni dello shampoo mentre sono seduti sul gabinetto è tanto… Ehi, ecco: fumetti sul retro delle confezioni dello shampoo! Potrebbe essere questo il futuro professionale delle ragazze e dei ragazzi che escono dalla nostra scuola.

Possiamo aspettarci una nuova collaborazione tra voi oppure state già lavorando separatamente ad altri progetti? Potete svelarci qualcosa?
MS: Squadra che vince non si cambia. Abbiamo diversi progetti insieme ma presto, a maggio, presenteremo con Tunué, altro editore con cui è davvero bello lavorare, la vita a fumetti del grande Lino Banfi, una graphic novel a cui ci siamo dedicati con passione e che un vero estimatore di Banfi non dovrebbe perdere. Scrivere la sua vita è stato come raccontare una grande avventura d’altri tempi.
RL: Visto che Andrea è “abituato a lavorare con persone giovani” credo che lavori insieme ne faremo ancora molti. Marco è una miniera di idee (anche se scrivere un’idea non è complicato come disegnarla, eh eh) e la voglia di creare insieme è contagiosa e si autoalimenta. In realtà la nostra amicizia non è possessione e ognuno segue anche progetti per conto proprio che ci portano a intrecciare relazioni ed esperienze diversificate. E poi, così facendo, pezzo dopo pezzo conquisteremo il mondo! Muah ah ah ah ah!
Grazie per la vostra disponibilità!
Intervista realizzata via mail a marzo 2026.
MARCO SONSERI
Nato a Palermo nel 1975, è uno sceneggiatore di fumetti prolifico, che pubblica in Italia, Francia e America. Ha scritto per Fantagraphics, Editions Félès, Clair de Lune, ReNoir Comics, Heavy Metal, Tunué, Mad Cave Studios e altri editori. Alterna storie di puro intrattenimento e graphic journalism.
ROBERTO LAUCIELLO
Nato a Genova, è un illustratore e fumettista che ha iniziato la sua carriera disegnando Topolino. Poi ha realizzato varie graphic novel come la biografia di Bud Spencer, scritta da Marco Sonseri, e quella di Luigi Malabrocca. Insegna presso la Genoa Comics Academy.
ANDREA PICCARDO
Nato a Genova, è un colorista che ha ereditato dal nonno la passione per i fumetti e il colore. Ha pubblicato fumetti in Italia, Francia e Stati Uniti. Il suo stile versatile e veloce gli ha permesso di disegnare e colorare storie di vari generi. Ha fondato la Genoa Comics Academy insieme a un gruppo di colleghi.
