Signor Civetta 1 scaled

Il “Signor Civetta”: la morte secondo David B.

17 Aprile 2026
L’autore de "Il Grande Male" ci porta in un racconto onirico, esoterico e grottesco tra entità psicopompe e un’oltretomba caotico e urbano.
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La nuova opera di Pierre-François Beauchard, in arte David B, e su cui l’autore ha lavorato per parecchi anni, arriva in Italia per Sigaretten, quasi in contemporanea con l’uscita francese.
Famoso per il suo L’Ascension du Haut Mal (in Italia, Il Grande Male per Coconino Press) – un fumetto che racconta del fratello affetto dall’epilessia – l’autore, tra i fondatori de L’Association, ha sempre avuto una predilizione e un’inclinazione al racconto macabro, simbolico ed esoterico, come evidente non solo nella sua estetica ma in lavori come Gli Incidenti della notte o il cavaliere pallido. Con Signor Civetta David B. presenta un lavoro che torna a esplorare con con forza questa inclinazione, costruendo un racconto stratificato, metaforico ed estremamente denso sul tema della morte.

Il Signor Civetta è uno psicopompo, una di quelle entità che si occupano di accompagnare i morti nei luoghi dell’oltretomba. Nel suo peregrinare incontra a Parigi una donna, Marie, che si sente perseguitata e aggredita dalla sua stessa ombra, che a tratti assume l’aspetto di una tigre. Il Signor Civetta la porta con sè, da viva, nel mondo dei morti. La sua condizione di vivente la rende però una presenza sgradita, così che Cerbero – essere trino che, di fatto, è contemporaneamente cane e poliziotto – le dà la caccia, costringendola a vivere un’avventura roccambolesca nell’aldilà.
Rituali stravaganti che prevedono di sostituirsi i bulbi oculari con grani di sale o di nascondersi dietro la parola catastrofe e travestimenti con vestiti in pelle di fantasma sono alcuni degli elementi che costituiscono le regole stranianti del mondo oltre la vita e di questo racconto che mescola simbolismo, metafore ed esoterismo.

L’altro mondo in cui viaggia Marie al seguito di Civetta è una città (specificatamente, un’altra Parigi) caotica e affastellata da un’urbanizzazione fitta e in continua sovrapposizione: qui non è solo luogo della morte dell’uomo, ma di tutto, quindi ogni giorno precipitano case distrutte, abbattute o crollate nel mondo dei vivi. I morti vivono le loro stranianti quotidianità che sono un riflesso distorto della nostra realtà (esiste ad esempio, personificato, il giornale del giorno prima), pieni di idiosincrasie e dall’aspetto deforme, a volte mostruoso, a volte solo bizzarro.
Angoscia, dubbi, spiazzamenti. Il viaggio di Marie potrebbe essere un’ottima metafora del nostro tempo contemporaneo che ci vede provare a trovare una quadra in un mondo che ci suona tanto familiare quanto estraneo e di cui fatichiamo a comprendere le regole, che però diligentemente seguiamo.
Nelle note iniziali l’autore ci spiega anche come ci sia qualcosa di autobiografico nel viaggio di Marie, in parte ispirato a una sua ex compagna che ha lottato contro il cancro.

Lo scenario che David B. costruisce mescola allucinazione, visione e mitologia, che trasporta su carta con un segno grafico che realizza un vero e proprio caleidoscopio in bianco e nero, soprattutto nero. È uno Hyeronimus Bosch che incontra il fumetto underground, con una collezione di vignette ricche, fitte, pienissime di dettagli, figure grottesche e invenzioni visive.
Dualismi, composizioni, affastellamenti in un racconto allo stesso tempo incalzante e onirico. La stessa protagonista, a differenza di quello che normalmente accade nelle storie, cambia, muta di continuo senza sentire la necessità di mantenere costante la propria riconoscibilità: cambia d’abito, si taglia i capelli, tutto nel tentativo di sviare la caccia di Cerbero mentre tenta di trovare il modo di tornare a casa. Si nasconde, ma soprattutto si adatta e trova nuove relazioni all’interno di questo mondo dove, di fatto, i morti fingono di continuare a vivere.
La storia prende anche un’ennesima stravagante digressione, quando Marie riesce addirittura a mettere insieme una banda di morte per tentare di compiere una rapina alla Banca della Morte.

Il Signor Civetta è un’esperienza in cui si mescolano fumetto, riferimenti e spunti artistici, avventura e una pulsione non tanto alla reinterpretazione mitologica ma alla creazione di una sorta di nuova epica della morte, in una confezione visiva densa, ricca, in cui il grottesco non è soltanto uno stile o un sapore, ma una chiave immaginifica. È una collezione di domande e di invenzioni, in cui non si può far altro che volersi smarrire insieme alla sua protagonista.

Abbiamo parlato di:
Il signor Civetta
David B.
Traduzione di Ilaria Conni
Sigaretten, 2025
278 pagine, brossurato, bianco e nero – 24,00 €
ISBN: 9791281302266

Paolo Ferrara

Paolo Ferrara

Nato a Bologna, classe 1977, svolge diversi mestieri e frequenta corsi di fumetto, teatro, doppiaggio e un Master in Tecniche della Narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Insegna storytelling per varie realtà e associazioni e ha una cattedra di Storytelling per i Media presso IAAD Torino e Bologna.

Come freelance sceneggia (per cortometraggi, Mediaset, videogame per Tiny Bull Studios e qualche fumetto web), ha pubblicato opere di narrativa e narrativa per bambini ( Saga Edizioni, Epika Edizioni, La Strada di Babilonia, Delos Books, Milena Edizioni e Kalimat Group – editore degli Emirati Arabi Uniti- ).

Da più di 15 anni è conduttore e autore radio/podcast ( RadioOhm / SonoCoseSerie) e collabora come recensore e articolista per diverse riviste digitali e non (tra cui Lo Spazio Bianco).

È sceneggiatore della serie Chimere sull'app Jundo Comics e ha diversi progetti in arrivo in vari media: qualunque cosa pur di raccontare storie.

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