Nel 2020 vide la luce su Topolino il primo episodio di una nuova serie, dal titolo Pianeta Paperone, a cui nel febbraio 2026 viene dedicato un numero de I Classici Disney.
L’obiettivo dichiarato era esplorare le molteplici sfaccettature che caratterizzano Paperon de’ Paperoni, concentrandosi su elementi e oggetti meno scontati del solito per raccontare qualcosa di nuovo sul personaggio. Niente Numero Uno, Pepita Uovo d’Anatra, Deposito e simili, bensì ingredienti spesso trascurati o ignorati dai lettori ma che potevano essere invece approfonditi e utilizzati per parlare di determinate caratteristiche del papero più ricco del mondo.
L’ideatore del progetto è Vito Stabile, sceneggiatore in forza a Topolino dal 2013, che non ha mai nascosto il suo sconfinato amore per Zio Paperone e che nel suo lavoro di sceneggiatore ha dimostrato in più occasioni di comprendere a fondo il personaggio come pochissimi altri autori attualmente al lavoro sulle storie Disney.
Alle matite la redazione del settimanale ha incaricato il veterano Marco Rota, tornato a disegnare per l’Italia proprio nei mesi precedenti dopo molti anni di attività esclusiva per editori esteri: il suo tratto fortemente classico e vintage rimanda per molti versi al segno di Carl Barks, il creatore di Zio Paperone, e considerando che l’approccio di Stabile guardava smaccatamente al fumettista dell’Oregon la scelta è parsa naturale.
Il progetto racchiude infatti in sé una freschezza invidiabile, grazie alla capacità di Stabile di giocare con il protagonista che, dal canto suo, appare in forma smagliante.
Il rapporto con la sua storica limousine, per esempio, diventa il pretesto per raccontare l’atteggiamento genuinamente alieno al riconoscimento sociale derivato da status symbol alla moda; la backstory sulla teca di vetro che ha da sempre custodito la Numero Uno – oltre a generare un’avventura avvincente a dispetto della durata ristretta – diventa l’occasione per dimostrare l’attaccamento di Paperone al suo maggiordomo Battista; la scoperta del fatto che una certa panchina nel parco cittadino permetta allo Zione di avere brillanti intuizioni affaristiche porta a una vicenda tutt’altro che scontata; le economiche gallette che costituiscono uno dei suoi pasti principali portano a una storia che spiega la capacità imprenditoriale del personaggio.
Ogni frammento di Pianeta Paperone riesce così a catturare in modi sempre diversi l’essenza del magnate paperopolese, spesso tramite i rapporti con i parenti, gli alleati o gli avversari: non è un caso che il filo rosso scelto dall’autore per collegare le storie selezionate poggi proprio su questo assunto, giacché Paperone viene obbligato dal Club dei Miliardari a far realizzare un dipinto che lo rappresenti nel modo più puro possibile.
Tale spunto, che potrebbe apparire vagamente forzato, racchiude in verità un modo semplice per far riflettere il protagonista su quelli che sono i capisaldi della sua personalità attraverso le varie avventure ristampate, in un flusso reso coerente dalla semplicità della macro-trama impostata dallo sceneggiatore.
A margine, tale “ricerca” non dimentica mai il fattore umoristico che una figura eccentrica come Paperone porta naturalmente con sé: Stabile è sempre stato molto bravo a bilanciare la componente più umana e sentimentale con quel tocco di comicità squisitamente disneyano, che nello specifico di Uncle Scrooge si rintraccia in certi atteggiamenti e nelle piccole-grandi paturnie della sua quotidianità.
Si è accennato a Marco Rota: l’artista dimostra in più momenti di avere ancora una buona mano e il suo stile retrò, come detto, ben si confà all’impianto di queste storie. Esteticamente, di primo acchito può invero apparire legnoso, ma basta soffermarsi su taluni primi piani o su certe ambientazioni per riconoscere il talento del disegnatore milanese; alcune espressioni che riesce a dipingere sul volto di Paperone sono particolarmente efficaci e comunicative, ad esempio.
Ci sono però diversi passaggi nei quali si riscontra qualche incertezza nel tratto, poco fermo e visibilmente tremolante; in queste situazioni non aiuta l’inchiostrazione molto pesante, per la quale il disegnatore si è fatto aiutare dal figlio Stefano Rota, e il risultato finale paga spesso lo scotto di queste difficoltà.
Nel complesso comunque sono tavole ricche di fascino, che rifuggono molte soluzioni che negli ultimi anni hanno preso piede su Topolino, specialmente nella concezione della gabbia, ma che in compenso permettono di riscoprire uno storytelling grafico ancora dotato di efficacia.
Come per tutti gli albi de I Classici Disney, l’autore si incarica anche di aggiungere tavole inedite che facciano da collegamento tra le singole avventure. Queste tavole sono affidate a Davide Riboni, disegnatore che ha iniziato la collaborazione con Disney molto recentemente (ha all’attivo solo tre storie pubblicate sul settimanale negli ultimi mesi). Questo tipo di incarichi sono ideali perché i nuovi acquisti possano farsi le ossa e Riboni ha sfruttato l’occasione in modo promettente: per i personaggi principali si nota un design piuttosto aderente alla linea imperante negli ultimi anni, denotando una certa perizia, ma si rileva come per il Club dei Miliardari e per il suo Presidente l’artista abbia guardato con attenzione ai disegni di Rota, mantenendo così una certa continuità tra le sue pagine e quelle delle storie in ristampa.
Pianeta Paperone rappresenta quindi una lettura utile per chi volesse riscoprire il personaggio in una versione piuttosto classica ma gestita con freschezza e in maniera attuale, guardando convintamente a quanto fatto dai Maestri del passato per inventare qualcosa di nuovo.
Abbiamo parlato di:
I Classici Disney #551 – Pianeta Paperone
Vito Stabile, Marco Rota, Stefano Rota, Davide Riboni
Disney-Panini, febbraio 2026
196 pagine, brossurato, colori – 4,90 €
ISSN: 977112386900360551












