Guido Nolitta e Aurelio Galleppini – Tex e il segno di Cruzado

Guido Nolitta e Aurelio Galleppini – Tex e il segno di Cruzado
Una storia violenta e toccante: coadiuvato splendidamente dai disegni del grande GaleP, Sergio Bonelli realizza uno dei capolavori dell'intera saga.
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Mondadori, 1998 (Italia, Il segno di Cruzado, 1980)

Io scrivevo nei tempi morti, quando il lavoro d’ufficio me lo permetteva. Forse per una questione d’imbarazzo, non sapevo se esaltare la conquista o la resistenza degli indiani. Però ho sempre preferito il western crepuscolare, perché già ti fa capire quali saranno i vinti e i vincitori e personalmente sono più dalla parte dei vinti, di quelli che devono sopravvivere.
( a proposito di Il segno di Cruzado)

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Aurelio Galleppini e un giovanissimo Sergio Bonelli.

Che non sia mai esistito lo sa tutto il mondo del fumetto, credo. Come credo che sappia che sotto quel nome in realtà si celava il più importante editore di fumetti italiano. Ma, come ho avuto modo di dire in un precedente post dedicato al volume Gli archivi Bonelli – Guido Nolitta, Sergio è stato, secondo il mio parere, anche il più grande sceneggiatore italiano, un uomo che, scrivendo nei tempi morti, è stato capace di creare due personaggi meravigliosi cone Zagor e Mister No e di dare un contributo fondamentale a . Naturalmente i purtisti amano il lavoro di Gianluigi Bonelli (come dargli torto?), la generazione degli anni ’80 e ’90 ha apprezzato il pregevole lavoro svolto da Claudio Nizzi, mentre quella attuale vede di buon occhio tutte le novità portate dall’attuale curatore del ranger, Mauro Boselli.

Ma Guido Nolitta – Sergio Bonelli è un’altra storia. Il suo Tex è un discorso a parte. Sergio nella sua attività di editore ha scritto molte meno storie di Tex dei tre sceneggiatori prima citati; eppure sono praticamente quasi tutte storie memorabili. Prendiamone una a caso: El Muerto. Un sondaggio indetto dalla casa editrice negli anni ’80 la decretò come la storia preferità dai lettori. Ma come dimenticare una storia come quella con protagonista Sasquatch? E Missione suicida? o La strage di Red Hill?. E poi c’è naturalmente Il segno di Cruzado, la mia preferita.

Ho conosciuto Sergio Bonelli un paio d’anni fa, nella sua redazione di via Buonarroti. Ma non volevo conoscere l’editore che ha creato l’impero fumettistico capitanato da Tex Willer, bensì ero curioso di conoscere l’uomo ma soprattutto lo sceneggiatore. Quel giorno di maggio del 2010 andai nella redazione della nota casa editrice per conoscere e stringere la mano all’uomo che aveva scritto Il segno di Cruzado.

Sergio Bonelli aveva un modo di fare diverso da suo padre. Mentre Gianluigi Bonelli era un uomo che amava la forza fisica, affascinato dalla conquista e dall’eroe che esce vittorioso alla fine di ogni avventura, il figlio Sergio si schierava con i deboli e i perdenti e pertanto veniva affascinato di più dal popolo dei nativi. Ed è infatti proprio questa consapevolezza a caratterizzare questa storia bellissima, piena di violenza e amarezza.

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Fotocopia dalla tavola originale di che illustra una delle sequenze iniziali della storia.

Una storia che incomincia bene, con una visita al villaggio Navajo da parte di alcuni Paiutes capitanati da una giovane testa calda, Cruzado, che vuole guidare il popolo rosso nella rivolta indiana contro il popolo bianco fregandosene dei vari trattati di pace. Tex proverà a farlo ragionare ma Cruzado, umiliato anche per aver perso con Aquila della Notte (il nome indiano di Tex, capo della tribù dei Navajo) una gara di abilità, riuscirà a far leva su alcuni giovani e influenzabili indiani Navajo e a iniziare a lasciar dietro di se una lunga scia di sangue e violenza.
Tex cercherà di fermarlo anche per evitare l’intervento dell’esercito; ci riuscirà ma il prezzo di quest’amara vittoria sarà veramente alto.

Chi è abituato a leggere le avventure del più famoso ranger del fumetto, sa che ogni avventura e coronata da una vittoria schiacciante dell’eroe. In Tex e il segno di Cruzado invece non ci sono né vincitori né vinti ma solo un eroe diviso in due: fermare Cruzado significa fermare anche quei giovani e incoscienti Navajo che l’hanno seguito e sconfiggerli vuol dire ucciderli.

Ecco quindi un Tex deciso, ma combattuto, determinato a sconfiggere Cruzado ma anche a non infangare il nome degli indiani. Quindi lo vediamo soccorrere e salvare i viaggiatori di una diligenza, assalita dalla banda di Cruzado, con la grandezza tipica dell’eroe, per poi vederlo inerme, incapace di prendere una decisione difronte a un giovane Navajo torturato e ridotto in fin di vita da Cruzado, che chiede al suo capo bianco di ucciderlo e porre così fine all’agonia che lo sta divorando; una sequenza bellissima, toccante fino alle lacrime.

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Uno dei momenti più drammatici e allo stesso tempo toccanti della storia.

E’ proprio quando tutto sembra finito, quando l’eroico ranger riesce a fermare Cruzado e recuperare i Navajo superstiti per riportarli a casa che Sergio Bonelli e Aurelio Galleppini ci fanno vivere l’angosciante viaggio di ritorno che vedrà la morte di altri Navajo a causa della follia dell’uomo bianco, in quest’odissea senza fine dove non sembra esserci una via d’uscita.

E anche il lettore, coinvolto da quest’intensa avventura, dentro di sé vive un conflitto che razionalmente lo porta a voler vedere Tex schiacciare senza pietà gli indiani ribelli di Cruzado, ma dall’altra non esclude la consapevolezza di un popolo da sempre offeso, umiliato, sterminato dall’uomo bianco e per questo rancoroso nei confronti di questo.
Una storia per molti versi davvero unica, in cui Sergio Bonelli da il via libera a una sequenza di azioni ed emozioni perfettamente accompagnate dai disegni del grandissimo Galep che, anche in quest’opera, dimostra la sua perfetta sintonia con l’eroe che lui stesso ha contribuito a creare.

Nel corso di oltre sessant’anni di avventure, Tex, con le sue eroiche gesta è riuscito a emozionare intere generazioni che per tutto questo tempo ne hanno decretato un successo senza precedenti nell’editoria europea.

Sergio Bonelli, al tempo Guido Nolitta, diede il suo fondamentale contributo al successo di Tex con poche ma memorabili avventure. Ma Tex e il segno di Cruzado rimane uno dei suoi capolavori, il mio Tex preferito (tant’è che Galep mi diede il permesso di fotocopiarmi alcune sue tavole originali tratte proprio dalla storia di Cruzado), un’opera dove al classico eroismo fatto di duelli, scazzottate, si contrapponevano sentimenti come l’amarezza, il perdono, la sconfitta e l’umanità.

Quell’umanità che ha sempre contraddistinto la sua vita di uomo, editore e sceneggiatore.

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L’amarezza e la disillusione per una tragedia che, forse, si poteva evitare.

Curiosità

La storia di Nolitta e Galep fu anche sottoposta a censura. Dopo che Cruzado abbandona la riserva Navajo portandosi dietro alcuni di loro, vediamo arrivare Kit Carson stanco, stravolto, febbricitante e aggressivo avvisare Tex delle barbarie compiute dal ribelle indiano. Per tutta risposta il ranger molla un cazzotto all’amico unicamente (come spiegherà Sergio Bonelli in uno dei suoi editoriali) per calmarlo. Ma la sequenza non fu mai pubblicata. E francamente non capiamo cosa aspetti la casa editrice a valorizzare questa storia con un’edizione in cui poter vedere la sequenza censurata.

Edizione consigliata

Il volume fa parte delle edizioni cartonate che annualmente escono per conto della Mondadori: grande formato, cartonata, con introduzioni e apparati storici inerenti la storia.

Altre edizioni

La più recente riproposta di questa storia è avvenuta nei volumi n. 101 e 102 nella ristampa a colori delle avventure di Tex a opera del quotidiano La Repubblica. Per chi volesse leggerlo nell’edizione originale, i numeri di Tex in cui compare la storia vanno dal 242 al 245.

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