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Frederik Peeters: tornare dove tutto è iniziato

31 Agosto 2026
Dopo il suo primo grande successo, “Pillole blu”, con “Oleg” Peeters torna a parlare della sua vita, ma con uno sguardo diverso.
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Pillole blu non fu il primo fumetto di Frederik Peeters, fumettista svizzero classe 1974, ma fu quello che gli diede visibilità internazionale, il suo primo grande successo. Arrivò in un momento perfetto, in cui il termine graphic novel attirava i lettori come mosche e l’autobiografia non aveva ancora saturato l’offerta fumettistica. Arrivò al momento giusto, ma fu anche l’opera giusta: una autobiografia che raccontava d’amore, di malattia e dei percorsi da affrontare a fianco di chi ne soffre, in cui Peeters riesce a fare di sé il protagonista sì, ma in un certo senso non il fulcro del racconto e trattando tutto con ironia, dolcezza e con la potenza delle metafore grafiche permesse dal fumetto, attraverso un segno pieno di linee, volumi, occhioni e una sintesi stilistica pienamente centrata.

Dopo Pillole blu Peeters si è affermato come autore contemporaneo affrontando molti generi, dalla fantascienza di Aama e Lupus, al western con L’odore dei ragazzi affamati (scritto da Loo Hui Phang), ma senza mai tornare a quel raccontarsi in prima persona in maniera così intima e scoperta.

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Dal 2001 al 2020 di quest’opera sono passati quasi venti anni, venti anni di crescita come autore, come uomo e come famiglia. E sono ancora l’amore e la paura a tirare fuori quasi a forza fuori dall’autore un racconto su di sé e la sua famiglia, ma con strumenti giocoforza diversi e un controllo maggiore: non può essere un caso se l’autore decide di scrivere di Oleg, Alix e la loro figlia unica Elena invece di Frederik, Cati, il figlio di lei e la figlia avuta insieme, come a porsi con uno sguardo distaccato, ma non per questo poco partecipe, nei confronti della sua stessa vita. I punti di contatto tra realtà e fantasia sono espliciti (Oleg è fumettista, sta da venti anni con sua moglie, l’aspetto è il loro), ma non si spingono al parallelismo vero e proprio, a partire dai titoli dei fumetti per cui Oleg è famoso, completamente inventati. Il dettaglio più gustoso in questo senso è quando Peeters sembra prendersi in giro da solo, facendo ricordare ad Alix come negli anni 2000 egli dicesse di detestare le autobiografie e che non ne avrebbe mai scritta una.

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Questi artifizi aiutano a rendere Oleg indipendente da Pillole blunon è un seguito in senso stretto, se non come lo può essere intesa la vita di una persona vista in un momento e poi venti anni dopo, e tutto quello che c’è da capire viene chiarito dal flusso di pensieri del protagonista. Anche la tematica che collega le due opere appare solo a metà, e occupa uno spazio ridotto – anche se il più intenso emotivamente – rispetto alle riflessioni del protagonista sul suo lavoro di fumettista, l’ispirazione, l’invecchiare visto da una parte come chi inizia a giudicare la vita di oggi con l’occhio del passato, dall’altra come chi fatica a capire certe dinamiche e si trova ossessionato da pensieri di futuri apocalittici. Oleg è un uomo di mezza età come tanti, che deve tenere a bada la paura per il mondo che si vede cambiare intorno, non sempre in meglio.

Il tratto di Peeters oggi, rispetto a venti anni fa, si è fatto più ricco e realistico, meno sintetico; i visi sono rappresentati con più segni – anche per sottolineare il passare del tempo – ma mantenendo come caratteristica distintiva la resa caricaturale e un’espressività quasi comica che riesce ad alleggerire il racconto senza svuotarlo di tensione. Anche l’irruzione del grottesco tra le pagine, come il famoso rinoceronte in Pillole blu, torna per esempio in un bellissimo dialogo sul finire dell’opera, un confronto tra Oleg e la moglie che si muove tra spazio, tempo, immaginari e sogno con una naturalezza nel raccontarlo davvero notevole.

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A cercare un difetto nel fumetto, questo sta probabilmente nella descrizione del rapporto tra Oleg e la figlia che viene mostrato talmente complice, dolce, maturo, talmente perfetto che pure un momento di scontro non sembra mai davvero tale, da risultare posticcio, patinato. Pure l’amore di Oleg e Alix appare sicuramente idealizzato – la tenerezza, l’intimità, il dialogo – ma con qualche punta di contatto tra pensieri diversi e opposti che lo rende meno artificioso.

In conclusione, Oleg probabilmente non merita tutti questi paralleli con Pillole blu, nonostante siano difficili da ignorare, ma è un’opera con una sua identità e unicità nella quale l’autore offre uno sprazzo della sua vita senza la volontà manifesta di renderla universale e sapendo quanto sia necessario farlo senza prendersi troppo sul serio.

Abbiamo parlato di:
Oleg
Frederil Peeters
Traduzione di Andrea Toscani e Vania Vitali
Comicon Edizioni, 2026
184 pagine, bianco e nero, brossurato – 22,00 €
ISBN:978-8418215582

Ettore Gabrielli

Ettore Gabrielli

Classe 1977, toscano, programmatore. Impara a leggere sugli Alan Ford del padre, una delle poche cose per cui si sente debitore veramente. Vorace lettore da sempre, i fumetti sono stati il mezzo per imparare e per conoscere persone e per questo sarò loro sempre grato. Nel 2002 fonda Lo Spazio Bianco, magazine dedicato al fumetto tra i più longevi e seguiti in Italia di cui è tuttora direttore editoriale. Nel 2021 ha fatto parte della giuria dei Lucca Comics Awards.

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