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L’odore dei ragazzi affamati, far west dei sentimenti

L’odore dei ragazzi affamati, far west dei sentimenti
Il viaggio di una piccola carovana verso Ovest offre a Loo Hui Phang l’opportunità di raccontare il potere della sensualità nel Texas di fine ‘800, con qualche parentesi onirica e la potenza espressiva del tratto di Frederik Peeters.

Loo Hui Phang nasce nel Laos, cresce e studia in Normandia, a Parigi incontra il cinema e il fumetto.
Ha legato il suo nome a una serie di riuscite installazioni presso la Ferme Du Buisson, centro artistico-culturale della capitale francese, dove ha proposto, tra le altre opere, una personale interpretazione da La fattoria degli animali di Orwell.
Nel 2004 pubblica il romanzo a fumetti Panorama, dal quale verrà tratto un film di cui curerà la regia. L’anno seguente, il festival di Angoulême premierà i disegni di Hugues Micol ne Il prestigio dell’uniforme.
Dieci anni dopo, scrive L’odore dei ragazzi affamati, questa volta affiancata dalle matite di , autore completo di lavori riusciti e importanti come Pillole Blu, Aâma e Pachiderma.

L’esistenza di sentimenti forti, o meglio, di un’attrazione potente che travalica le identità sessuali, è un topos narrativo della scrittrice, qui calato in un inedito contesto Western tardo-ottocentesco.
La Guerra di Secessione si è appena conclusa, un terzetto eterogeneo è impegnato in una spedizione esplorativa in territorio comanche: un geologo misogino, un fotografo in fuga dall’Europa, un giovane garzone ribelle. Ciascuno di loro nasconde un segreto.

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L’autrice si muove in perfetto equilibrio nel centinaio di pagine a disposizione, riuscendo a dosare tutti gli ingredienti con padronanza ed efficacia: il plot principale, la caratterizzazione dei personaggi e la storia d’amore, creando il giusto ritmo per qualche riuscito colpo di scena e per la credibilità degli innesti surreali.
A partire dal titolo, un sottile erotismo permea e attraversa la storia, sovrastando i protagonisti della vicenda, venendo di volta in volta osteggiato, accolto o nascosto. L’esplorazione di territori vergini, dunque, diventa una metafora, per nulla sottile, della scoperta di una nuova sessualità, che si fa elemento dissacrante di un’idea reazionaria di progresso.

A partire dalla copertina, invece, è evidente il preciso intento di contestualizzare il tutto in un western crepuscolare, perfettamente codificato secondo gli elementi più tipici del genere: le rocce e i canyon del Texas, gli indiani stanchi e sconfitti, le sparatorie, le mandrie dei cavalli in movimento. Ciascuno dei tre protagonisti, infine, come da tradizione, è in fuga verso Ovest, spinto dall’urgenza di ricominciare e realizzarsi altrove.

Ognuno di loro, tuttavia, finisce per diventare il simbolo di un sistema di violenze, contraddizioni, rancori e occasioni mancate su cui l’America moderna ha gettato le sue fondamenta e con cui ancora oggi deve confrontarsi: il razzismo, l’ostracismo omosessuale, la creatività sopraffatta dal profitto.
Non a caso la piccola carovana si è esplicitamente organizzata come una comunità funzionale e fortemente gerarchizzata, dove ciascuno dei tre individui ha un ruolo preciso dal quale è proibito smarcarsi per assecondare le proprie inclinazioni.

La necessità del ribaltamento delle prospettive è esplicitato dall’immagine in apertura di ogni capitolo, una soggettiva rovesciata dal mirino di una macchina fotografica a soffietto: la ritroveremo, nelle ultime immagini del volume, a sua volta capovolta.

Frederik Peeters, impeccabile, come sempre, nel far recitare i personaggi, questa volta offre una splendida prova anche sui campi lunghi. L’approccio grafico, epurato dalle strizzate d’occhio al fumetto indipendente degli inizi carriera, segue il percorso più leggibile e mainstream dei suoi ultimi lavori, con chine meno cariche, maggiormente al servizio del colore.
In una struttura genericamente a quattro righe, sfrutta volentieri le due superiori per aprirsi su paesaggi efficacemente resi, indugia sugli scenari notturni, gioca con le ombre dei falò e si concede solo un paio di splash-page, spettacolari, ma funzionali al raccontato.

Dominano il giallo e il rosso, colori della polvere e del deserto, un azzurro lisergico, invece, per le scene più oniriche.
L’espressività degli sguardi e la gestualità accompagnano dialoghi lievi e misurati in relazione a una materia difficile da rendere con tale naturalezza.

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Bao valorizza il tutto, proponendo l’opera in grande formato, cartonato, complessivamente fedele all’edizione . Ottima anche la traduzione dal Francese di Maria Teresa Segat, vincitrice del Translation Slam di Lucca Comics & Games 2016, che riesce a rendere i testi scorrevoli e fluidi, restituendo la delicatezza e incisività dell’originale.

L’odore dei ragazzi affamati è un racconto nuovo che, in un contesto tradizionale di genere, riesce a inserire situazioni narrative ed emotive altre, a trovare la coerenza necessaria per rendere plausibili i momenti onirici e a sostenersi graficamente grazie a un autore nel pieno della sua maturità e consapevolezza.

Abbiamo parlato di:
L’odore dei ragazzi affamati
Di Loo Hui Phang e Frederik Peeters
Traduzione di Maria Teresa Segat
, gennaio 2018
112 pagine, cartonato, colore – 18,00 €
9788865439852

 

 

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