First Issue #91: morti mistiche, magia e tesi complottistiche

First Issue #91: morti mistiche, magia e tesi complottistiche
Nuovo appuntamento con la rubrica sulle novità del fumetto made in USA e una serie di novità targate Marvel, DC Comics, Image e BOOM! Studios.

Il martedì e il mercoledì in USA sono i giorni dedicati all’uscita dei nuovi albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questo episodio #91 analizziamo alcune delle novità più interessanti uscite tra il 14 e il 22 settembre 2021.

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Marvel Comics

The Death of Doctor Strange #1

Death of Doctor Strange 1Jed Mackay è ormai uno degli autori su cui Marvel Comics sta puntando moltissimo. Dopo varie storie brevi (su Spider-Man, e Daredevil), one shot legati a grandi eventi (Absolute Carnage, Infinity Wars) e serie dedicate a personaggi minori (Black Cat), il 2021 è il suo anno di consacrazione: prima la serie regolare dedicata a che ha fatto registrare un ottimo esordio di vendita, mettendo d’accordo critica e pubblico, e adesso una miniserie dedicata a . Ancora di più: una miniserie dedicata alla sua morte!
Il primo numero di The Death of Doctor Strange è un esordio ben strutturato: Mackay si districa bene nel riprendere le fila della più recente serie dedicata allo Stregone Supremo (Surgeon Supreme, scritta da e conclusasi dopo appena sei numeri nell’agosto 2020) e di Strange Academy, e nel far questo affonda nella psicologia del dottore con un classico monologo interiore che però non solo mette in mostra i vari aspetti del personaggio (da quelli più responsabili a quelli più tipici, libertini e svagati), ma che serve anche a costruire la trama fino al colpo di scena finale (non la morte, scontata sin dal titolo, bensì l’altro, divertente turning point).
La costruzione del mistero centrale segue il classico binario dei gialli whodunit, con l’assemblaggio di una squadra di investigatori paranormali, amici e nemici di Strange, che proprio da questo finale inizia la propria avventura.
Il tratto pieno e corposo di Lee Garbett, qui più leggero e sintetico rispetto al passato, mette in risalto dettagli e soprattutto espressioni dei personaggi: sebbene il disegno non sembri adatto al genere fantasy e sicuramente sia lontano dalle atmosfere più lisergiche del dottore, il garbo del segno permette di creare un racconto più urbano e quotidiano, che cura soprattutto la caratterizzazione dei protagonisti e che mette al centro la chiarezza del racconto, il cui flusso è sempre scorrevole. A dare vivacità al racconto, i colori brillanti e schietti di Sabela, la cui tavolozza composta ben si adatta ai disegni, dando di tanto in tanto un guizzo alle parti principali della vicenda.
Un numero d’esordio ben costruito, che non si promette di reinventare i canoni del genere, bensì di offrire al lettore un solido giallo in salsa fantastica.
Emilio Cirri

Di seguito, le copertine delle novità Marvel Comics.

DC Comics

United #1

Titans United 1Ciò che appare subito evidente, fin dall’adrenalinica sequenza che apre l’albo d’esordio, è il tono solare e brioso che l’autore Cavan Scott ha deciso di infondere in Titans United, miniserie di sette numeri disegnata da Jose Luis. Quella che il lettore si trova davanti è una declinazione del supereroismo divertente e divertita, che affonda le sue radici nelle classiche storie di Marv Wolfman e George Pérez e da queste trae ispirazione, dove la parte del leone la fanno scene d’azione magniloquenti che non concedono un attimo di respiro e infarcite di battutine pacchiane enunciate dai protagonisti. Ma non di sola azione vive la serie. Infatti l’autore riesce a coinvolgere nella narrazione, gettando le basi di un mistero intrigante che fa da cornice alle vicende e delineando caratterizzazioni efficaci per i personaggi principali, laddove i conflitti e le relazioni che si vengono a creare tra i membri dei Titani rivelano interessanti potenzialità per lo sviluppo di archi narrativi personali, nel prosieguo della serie.
I disegni convincono anch’essi, grazie a un tratto definito che riesce a delineare anatomie perfette e a veicolare una vasta gamma di emozione attraverso le espressioni facciali dei personaggi, oltre che a impreziosire i fondali con una discreta cura per i dettagli. Inoltre la sgargiante colorazione di Rex Lokus, che fa un uso pressoché totale della tavolozza ed è ricca di sfumature, riesce perfettamente a trasporre sul piano visivo tutto il brio che trasuda dalla sceneggiatura.
Marco Marotta

Di seguito, le copertine delle novità DC Comics.

Image Comics

Primordial #1

Primordial 1Uno dei capitoli della corsa allo spazio che più ha affascinato creatori e artisti è quello che riguarda il lancio oltre l’atmosfera di animali, i primi esseri terrestri a oltrepassare quella barriera, fisica ma soprattutto psicologica, tra noto (la Terra) e ignoto (lo Spazio). Non solo la famosa cagnolina Laika, partita (e mai più tornata) sullo Sputnik II e diventata da allora citazione ricorrente in film, canzoni (si pensi al nome della band finlandese Laika and the Cosmonauts), anche graphic novel (come quella di Nick Abadzis, vincitrice di un Eisner nel 2007) e serie a fumetti (Manhattan Projects, tra gli altri). Nello spazio sono arrivati per primi i moscerini della frutta, seguiti negli anni ’50 dalla scimmia cappucina Albert II, il primo primate a orbitare nello spazio nel 1949, e poi altri animali. Ma sono le scimmie (Yorick, Ham e altre ancora), forse per la loro vicinanza genetica e fenotipica agli esseri umani, ad aver ispirato di più i cineasti (da Space Chimps a Race to Space, ma anche quelli tangenti come Fuga dal futuro), scrittori, registi e fumettisti, come l’italiano Fabiano Ambu e il suo Josif.
E sono due scimmie molto famose, Able e Miss Baker, a dare lo spunto per Primordial, nuova miniserie che vede riunirsi il team del pluripremiato , vale a dire Jeff Lemire, Andrea Sorrentino e Dave Stewart. Gli autori gettano il lettore in un mondo alternativo, in cui la corsa allo spazio si è fermata proprio dopo le missioni di Able e Miss Baker e di Laika, lanciati in orbita e morti in missione: nel 1961 il dottor Pembrook viene inviato a Cape Canaveral per aiutare a chiudere la NASA, distruggendo ogni forma di tecnologia tranne quella che può rivelarsi utile per i missili balistici. Proprio durante questo processo, Pembrook si imbatte in una serie di dati inaspettati e terrificanti: Able e Miss Baker non sono morti, ma non sono nemmeno tornati a casa.
Un numero introduttivo con pochi elementi e se vogliamo molto dilatato, ma la cui messa in scena è da manuale: la tensione permea ogni pagina, con il racconto che si muove tra passato e presente, tra uomo e animale, confondendo le carte e aprendo spiragli su misteri più grandi, cosmologici.
Questa fratturazione di tempo e spazio, queste sotterranee sensazioni di ansia e terrore, questa complessità narrativa che si rispecchia nella complessità con la quale si ritrova a che fare il protagonista prendono vita nelle tavole spezzate, disgregate e sgretolate di Sorrentino, a cui Lemire cede, come di consueto, le redini dello storytelling di questo primo numero: l’artista italiano mette in mostra tutti i suoi punti di forza, uno stile quasi fotografico che va allo stesso tempo oltre il realismo, grazie a un tratto elettrico e tremante, intrinsecamente inquieto, che gioca con chiaroscuri sfumati e retini, ombre profonde e luci abbaglianti, mentre le vignette si susseguono con forme diverse, si amplificano e si perdono, si ripetono e si moltiplicano, vengono isolate e smembrate, creando un vero labirinto spazio-temporale, ma anche psicologico.
Tra le pagine ricche di citazioni (di cui una, esplicitata dallo stesso sorrentino, ai Pink Floyd e a Storm Thorgerson) risaltano le ultime tre: lo stile oscuro e carico di tensione tipico dell’artista si scioglie in un bianco abbagliante, in un omaggio diretto a , e alla loro We3. Il viaggio vero di Primordial ha inizio da qui.
Emilio Cirri

Frontiersman #1

Frontiersman 1È una lunga ricapitolazione, quella che ci offrono Jim Campbell e Marco Ferrari in questo primo numero di Frontiersman: ci raccontano il passato del protagonista, un ex supereroe che supportava la difesa dell’ambiente, attraverso il quale scopriamo anche il più generale rapporto fra superumani e società. Mentre i dialoghi scorrono sulle tavole, seguiamo il protagonista attraverso la foresta dove si è nascosto e la piccola città vicina; ascoltiamo una telefonata al Presidente, da parte degli agenti che tentano di rintracciarlo. Da notare: il racconto è ambientato nel 2019, un 2019 alternativo, visti alcuni artefatti tecnologici che lo popolano, e che offre il destro ad allusioni alla politica quotidiana USA (vedi “il Presidente venuto dopo Obama”).
Il ritmo è molto pacato e quello che sarebbe potuto essere in larga parte un testo posto a introduzione dell’albo, è mantenuto vivo dal flusso delle immagini sulla tavola: Iniziamo con due splash page e proseguiamo con una serie di tavole composte da poche immagini, spesso con una struttura che privilegia lo scorrere verticale della lettura. E poi vediamo i volti, le espressioni, apprezziamo malinconia, rabbia e disillusione: gli sguardi e i gesti trasmettono emozioni, grazie a un tratto che dona movimento ai corpi.
I colori tenui costruiscono letteralmente l’atmosfera del racconto, modulata dal trattamento della luce che avvolge ogni scena: trasmettono un generale senso di sospensione – prima ancora che rassegnazione o malinconia – che ben rappresenta i dubbi e le incertezze del protagonista. Perché quello a cui assistiamo in questo albo introduttivo è, alla fin dei conti, una classica “chiamata dell’eroe”. Il protagonista, infatti, era un superumano, col tempo uscito di scena e che viene contattato da un’organizzazione ambientalista per essere loro testimonial. Ecco quindi che gli si chiede non di tornare a lottare, ma di prendere una posizione politica, di schierarsi, sostenere la raccolta di consenso di una campagna sulla difesa del patrimonio naturale nazionale, messo ancora più a rischio dall’attuale presidente. Vedremo se il racconto, che qui inizia con un tono tutto sommato leggero, saprà evitare il didascalismo e offrire uno sguardo nuovo sulla figura del supereroe, qui posto in un non comune ruolo di servizio.
Simone Rastelli

Altri editori

Maw #1

Maw 1Una spruzzatina di – quello del primo volume, Preludi e notturni – e una di , soprattutto per un paio di tavole: una in cui la pagina è divisa in due vignette, la prima grande e la seconda più piccola e dedicata al particolare di una statua, e l’altra con sei finestre aperte su diversi dettagli adagiati su uno sfondo scuro con qualche macchia di colore.
La suggestione è forte, leggendo il primo capitolo di Maw, nuova miniserie di cinque numeri edita da BOOM! Studios, sceneggiata da Jude Ellison S. Doyle per le matite di A. L. Kaplan e i colori di Fabiana Mascolo, assistita da Federica Mascolo.
La premessa è semplice: due sorelle si mettono in viaggio per raggiungere una comune femminista, un mix tra elementi New Age e i miti classici; Marion, la sorella dark, ha un passato di violenze subite e alcol e vorrebbe scappare subito. Sembra tutto lineare, detto così, ma la sceneggiatrice non gioca a carte scoperte, perché fin da subito, tramite l’incipit in medias res, insinua il dubbio che sotto la facciata da paradiso terrestre ci sia qualcosa di oscuro, soprannaturale e dannoso.
Un po’ Sogno e un po’ Morte, la protagonista si pone già dal punto di vista estetico in contrasto con l’ambiente irenico del rifugio per sole donne, ma è il fardello che porta sulle proprie spalle, sempre percepibile attraverso le sue movenze e le sue espressioni facciali, a fare la differenza: il lettore lo sente, ne avverte il peso e, sebbene la componente horror in questo esordio sia ridotta ai minimi termini, è altrettanto evidente che non ci si trova di fronte a una scampagnata ma a un percorso tortuoso e segnato dal sangue.
I colori tenui del paesaggio diurno vengono sporcati proprio dalle tinte solitamente associate al sangue, al dolore, descritto brevemente a parole e veicolato efficacemente dal disegno per mezzo di volti deformati e tumefatti. Diventa, allora, qualcosa di più di una suggestione, qualcosa di materico e concreto, per un fumetto promettente, visto l’avvio criptico ma non troppo introduttivo, scorrevole e accattivante.
Federico Beghin

Di seguito, le copertine delle altre novità.

Per questa puntata è tutto. Vi diamo appuntamento il 13 ottobre con First Issue #92.
Stay tuned!

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