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Claudio Calia a Lo Spazio Audace di Lucca Comics 2025

A Lucca Comics abbiamo intervistato Claudio Calia per “Graphic Journalist – Manuale per il reporter con la matita” edito da ComicOut.
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Claudio Calia è intervenuto a Lo Spazio Audace – Vignette e caffè a Lucca Comics & Games 2025 per parlare del suo nuovo libro per Edizioni ComicoutGraphic Journalist – Manuale per il reporter con la matita.

Claudio CaliaCiao Claudio, benvenuto!
A Lucca Comics 2025 presenti questo manuale di graphic journalism pubblicato dalla ComicOut di Laura Scarpa che è un’istituzione e che tutti noi conosciamo. Com’è nata l’idea di fare questo manuale?
Beh, nasce semplicemente perché me lo ha chiesto Laura e devo ammettere che, da buon fumettaro, sono in ritardo di circa un paio d’anni rispetto alla sua richiesta. Alla fine in vista di questa Lucca, dato che nei suddetti due anni avevo sparso vari appunti qua e là, ho deciso di concretizzare la cosa. Devo dire che per me è molto emozionante perché io ormai sono un autore di mezza età e Scuola di fumetto usciva quando io già facevo i fumetti e non avevo più l’età per essere considerato un esordiente e per poter essere pubblicato su quella rivista. Certe possibilità come quella creatura editoriale di Laura non c’erano quando io ero giovane e mi appropinquavo al fare i fumetti. Per cui devo dire che tanti anni dopo sono davvero molto contento di aver trovato occasione di collaborare con lei che comunque è un’autrice che seguo da una vita, e quando dico da una vita intendo letteralmente: mi ricordo che da piccolo leggevo Snoopy, Lupo Alberto Magazine e varie altre pubblicazioni su cui lei era presente per cui è un pezzo importante della mia formazione da lettore e sono molto contento di avere un manuale che esce per ComicOut che per me è la casa editrice dei manuali.

Questo volumetto è particolare perché è un manuale che prova a spiegare il graphic journalism o almeno cosa tu intendi per graphic journalism, però lo fa anche attraverso il fumetto. Prima dicevi che negli anni scorsi hai messo insieme una serie di appunti e materiali: da dove deriva questa necessità che avevi di fermare tutte queste tue riflessioni sul giornalismo a fumetti? E qual è stato lo spunto iniziale di questa passione per questo uso del fumetto?
Sostanzialmente per non sentirmi solo. Nel senso che io non frequento persone che leggono fumetti e non parlo di fumetti tutti i giorni. Non ho avuto molte occasioni negli anni per convincere le persone a me care a leggere, a dare la possibilità almeno un paio di volte all’anno a un libro a fumetti. Per dire, Palestina di Joe Sacco è uno dei libri che ho regalato di più nella mia vita a persone che non leggono fumetti che, dato il tema del libro, decidono di dargli una possibilità. Dunque è stato veloce fare questa associazione di idee e decidere di provare a fare dei fumetti che interessino alle persone che frequento in modo da poter parlare con loro di questa mia passione. Ho iniziato nel 1999, a un anno dalla fine dei bombardamenti della guerra in ex Jugoslavia. Ebbi l’occasione di andare a Belgrado per portare aiuti e sostegno con un comitato contro la guerra di Treviso, la città dove vivevo all’epoca. Decisi di raccontare quell’esperienza a fumetti, con GIF animate settimanalmente su web: nel manuale ce ne sono stampate un paio. Chiaramente di quelle GIF non posso farci niente oggi perché hanno una risoluzione talmente bassa che, non dico in stampa, ma neanche sugli schermi degli smartphone attuali funzionano più. Però mi resi conto che le persone che conoscevo a cui dei fumetti poco importava questo appuntamento settimanale lo seguivano, perché stavo raccontando qualcosa a loro vicino. Da lì poi è arrivato nel 2001 il racconto del G8 di Genova e così via, ho proseguito su questa strada e a volte ho anche la sensazione di esserci rimasto incastrato. Perché a me piacciono i fumetti, ma a 360 gradi e invece oggi è molto complicato che qualcuno mi chieda un fumetto che non sia con un taglio giornalistico, tanto che mi sono praticamente dovuto aprire un’associazione culturale per sfogarmi e fare le storie di fiction che mi piacevano.

CaliacoverNell’introduzione al manuale affermi chiaramente che non spieghi un metodo universale, bensì un approccio basato sulla tua esperienza. Ci racconti che cosa cerchi di trasmettere o di insegnare ai futuri aspiranti fumettisti o meglio, giornalisti grafici?
Allora, intanto c’è un fenomeno che non mi piace tantissimo di come si è sviluppato il giornalismo a fumetti negli ultimi anni ed è quello di vedere tanti autori che sono in coda per poter pubblicare e, proprio per poter pubblicare, parlerebbero e scriverebbero di tutto. Invece io nel libro consiglio di raccontare di temi che ti appassionano. Per esperienza personale è logorante e neanche tanto bello trovarsi a pensare: “Sono un graphic journalist, che sfiga scelgo quest’anno da raccontare?”. Per cui cerco di dire che dobbiamo sempre avere una piccola etica, avere rispetto delle persone che intervistiamo, delle situazioni che raccontiamo. Raggiungere una certa consapevolezza che ci sono cose che capirai solo con il tempo. Per esempio, nel libro c’è un mio fumetto sul G8 che, a più di venti anni di distanza, non condivido più neppure io, però questo fumetto esiste ed è un passaggio nella mia formazione umana di autore e che non rinnego. Questo esempio mi serve per dire agli aspiranti autori: attenzione, ricordatevi che le storie che raccontiamo e pubblichiamo restano. Poi certo, le persone cambiano e può succedere di tutto, ma almeno cerchiamo di avere la consapevolezza che siamo responsabili di quello che diciamo e lo rimaniamo sempre, anche se noi per primi cambiamo idea su ciò che abbiamo detto.

A tuo parere, chi è il fruitore potenziale di questo manuale? Per chi lo hai pensato?
C’è una premessa da fare che, in realtà, risponde in parte anche a quello che mi avete chiesto prima e a cui in parte non avevo risposto. Tutti noi autori di fumetti, tranne forse cinque nomi in Italia, per fare questo mestiere dobbiamo vivere di espedienti. Per me uno di questi espedienti è tenere laboratori e workshop. Tra l’altro, per puro caso, dal 2016 in poi tengo anche una serie di laboratori in Iraq, in Marocco, in Tunisia, in Algeria e vari altri luoghi e questo mi porta a riflettere moltissimo sul linguaggio che uso. Ritengo che questo sia un un libro che si può leggere per certi versi anche come un romanzo e quindi non solo indirizzato a chi vuole diventare giornalista a fumetti. Credo che possa essere una risorsa utile anche per autori di fumetti che vogliono provare questo genere narrativo: nelle pagine condivido un po’ di cose che sono capitate a me e che potrebbero capitare anche ad altri in questo settore. Poi questo è il mio primo libro scritto ed è una cosa incredibile perché non avrei mai pensato che sarebbe successo: mettere tutte queste parole, queste “cacchette nere” in fila per tanto spazio è una cosa a cui non sono abituato. Per cui, da un lato spero che mi faccia da supporto per questa attività laboratoriale che svolgo e che fa parte ormai della mia vita e, dall’altro, che sia uno strumento in più anche per propormi nel mio lavoro. Di sicuro, chi volesse approfondire il Claudio Calia autore, in queste pagine trova cose che difficilmente potrebbero finire in un mio libro a fumetti.

Claudio Calia2Sarebbe troppo lungo elencare tutte le tue opere, molte delle quali pubblicate per Beccogiallo. Per brevità diciamo che hai già tanti anni alle spalle di questo mestiere, un arco temporale durante il quale il nostro mondo e le nostre società si sono praticamente ribaltati, con un ritorno delle destre e dei nazionalismi. In questo contesto quanto è più difficile, se lo è, fare graphic journalism?
In realtà – e purtroppo – la contemporaneità ci pone di fronte a un sacco di situazioni che si possono raccontare. Non siamo particolarmente fortunati a vivere in questo momento storico esatto però, molto cinicamente, da un punto di vista dei contenuti siamo in un tempo florido di cose da raccontare. Per fare un esempio scemo, di solito quando governa la destra si vendono più libri per cui da un punto di vista autoriale va bene anche così, surferò anche in questa situazione.

Legandomi al discorso sulla tua attività “didattica”, qualche tempo fa parlando con un tuo collega autore, anche lui insegnante, mi ha detto che lui per assurdo oggi come oggi reputa quasi più importante la sua attività di insegnante rispetto a quella di fumettista, nel senso che si sente in dovere di formare nuovi autori perché secondo lui il fumetto sta morendo. Questo perché le nuove generazioni che oggi frequentano le scuole di fumetto non hanno la stessa passione per la lettura dei fumetti che avevano le generazioni precedenti di autori: qual è il tuo pensiero in merito?
Il primo corso di fumetto a cui ho partecipato l’ho fatto a Treviso mentre andavo alle scuole superiori e avevo figure come Omar Martini e Massimo Perissinotto come insegnanti. Io avevo già una forte passione come lettore, ma i miei insegnanti ci mostrarono un sacco di fumetti vecchi affinché potessimo andare alle radici del linguaggio.  Oggi c’è un fenomeno che vedo sempre più presente nei laboratori che tengo: incontro tante persone che magari sono portate, vogliono fare i fumetti e hanno un sacco di entusiasmo ma non hanno nessun tipo di background da lettori. Se vuoi fare il fumettista e non sai chi è Milton Caniff per me è una grave mancanza, perché devi sapere come cavolo è nato questo linguaggio che vuoi usare e da dove viene. Poi io ritengo che il fumetto sia ancora giovanissimo e che si debbano ancora scoprire tutti i limiti di quello che con esso si può fare. Poi, se ci pensate, autori come Richard Outcault, George Herriman e Winsor McCay non avevano fumetti da studiare e praticamente hanno dovuto inventarsi un linguaggio. Noi in confronto siamo fortunati: se vuoi fare l’attore o se vuoi fare lo scrittore devi andare alle radici del linguaggio che hai scelto di cavalcare. Anche per il fumetto è così e questo ti porta a fare fumetti più belli, mentre in realtà oggi vedo tante persone che sono brave e che fanno anche bei fumetti ma a cui manca la consapevolezza di che linguaggio stanno usando. E questo è un peccato perché a volte usi solo due delle tante frecce che hai al tuo arco perché conosci solo quelle invece di usare l’intera faretra.

Ultima domanda di rito: stai già lavorando a qualcosa di nuovo?
Conosco il titolo del mio prossimo libro ma vengo licenziato se lo dico adesso. Però posso dire che lo considero un po’ il mio primo libro in costume, nel senso che sarà una biografia storica ambientata nell’Ottocento. Questo manuale esce che compio 49 anni e voglio compiere 50 anni con una biografia importante.

Grazie per il tuo tempo, Claudio!

Intervista realizzata il 30 ottobre 2025 a Lucca Comics & Games.

6 Calia Sketch

Claudio Calia

Nasce nel 1976 a Treviso e si occupa di fumetti e siti internet dagli anni ’90. Ha curato diverse antologie di fumetto indipendente e realizzato vari libri, la maggior parte con BeccoGiallo Editore. Due di questi, Caro Babbo Natale… scritto da Luana Vergari e pubblicato da Black Velvet Editrice, e È primavera, sono stati tradotti all’estero, rispettivamente in Spagna e Stati Uniti. Con Allargo le braccia e i muri cadono. Don Gallo e i suoi ragazzi (Feltrinelli, 2023) ha ricevuto il premio Boscarato nella categoria “Miglior artista (disegno e sceneggiatura)” al Treviso Comic Book Festival 2023.
Ha raccontato storie dal Petrolchimico di Porto Marghera all’attualità dei Centri Sociali in Italia, specializzandosi in graphic journalism e sperimentando, insieme al poeta Lello Voce e al musicista Frank Nemola, i territori della comics poetry. Dai primi siti internet in html di fine secolo scorso si è man mano specializzato in servizi avanzati di SEO e web marketing, grazie anche all’esperienza lavorativa in Studio Cappello e in HCE Web Design, fino alla decisione di impegnarsi in proprio come freelance.
Grazie alle sue due passioni, ho dimestichezza con l’intera filiera produttiva di un libroe di un sito internet, dal progetto alla realizzazione, fino alla promozione. Tiene corsi, per enti pubblici e privati, di fumetto, giornalismo a fumetti, SEO e Web Marketinge scrittura persuasiva per il web.
Dal 2016 ha maturato una collaborazione duratura con il 
Paia Studio in Iraq e fatto diversi corsi di fumetto in Marocco e Tunisia. La sua esperienza in Iraq è cominciata con la ONG Un Ponte Per e la collaborazione di Associazione Ya Basta Caminantes.
È presidente della Associazione di Promozione Sociale per la divulgazione del linguaggio del fumetto Oblò – APS.
I suoi ultimi due libri sono 
Dov’è la bellezza? (BeccoGiallo) e Graphic Journalist – Manuale per il reporter con la matita (Edizioni ComicOut).

Giovanni Dacò

Giovanni Dacò

Da molti anni legge fumetti. Per pagarseli ha fatto anche il giornalista, il giardiniere, l’addetto stampa, il muratore, il direttore di riviste, l’agricoltore, lo scrittore.

Giuseppe Lamola

Giuseppe Lamola

Nato a Martina Franca nel 1984, Legge fumetti praticamente da sempre. Con il tempo si appassiona alla Nona arte come mezzo espressivo. Insieme ad altri amici fonda a inizio 2012 il blog de Gli Audaci.
Collabora con Lo Spazio Bianco dal 2011, ne è redattore dal 2015 e ha contribuito all'ideazione e al coordinamento degli Speciali tematici dedicati a Martin MystèreMarvel Now!, BatmanOrfani: da Ringo al Nuovo Mondo, Nathan Never e Dylan Dog.
Continua ad accatastare pile di fumetti.

David Padovani

David Padovani

Fiorentino, classe 1972, svolge la professione di architetto. Grazie a un nonno amante della fantascienza e dei fumetti, scopre la letteratura fantastica e il mondo degli albi Corno della seconda metà degli anni '70.
Tex e Topolino sono sempre stati presenti nella sua casa da che si ricordi, e nella seconda metà degli anni '80 arrivano Dylan Dog e Martin Mystere e la riscoperta del mondo dei supereroi USA.
Negli anni dell’università frequenta assiduamente le fumetterie, punti d’incontro di appassionati, che lo portano a creare assieme ad altri l’X-Men Fan Club e la sua fanzine ciclostilata, in un tempo in cui di web poco si parlava ancora.
Con l’avvento del digitale, continua a collezionare i suoi amati fumetti diminuendo la mole di volumi cartacei acquistati, con somma gioia della compagna, della figlia e della libreria di casa!

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