Bande Dessinée 1964-2024

Sessant’anni di Bande Dessinée, 1964-2024

8 Ottobre 2024
Al Centre Pompidou a Parigi una mostra che attraversa la storia del fumetto degli ultimi sessant'anni.
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Fino al 4 novembre 2024 al sesto piano del Centre Pompidou di Parigi è possibile ammirare tavole originali dei più grandi autori di fumetto dal 1964 ad oggi, provenienti dalla tradizione europea, giapponese, americana.

Il ruolo centrale che la bande dessinée ricopre nel panorama culturale francese è evidente: la mostra Bande Dessinée, 1964 – 2024 è stata visitabile per mesi in uno dei musei di arte contemporanea più importanti e conosciuti al mondo. L’esposizione copre interamente l’ultimo piano dell’edificio. Salendo dalla scala esterna del museo si ammira una vista di Parigi a 360°: dalla Tour Eiffel, ai palazzi della Défence, alla collina del Sacre-Coeur. Oltre a questo, con lo stesso biglietto, al quinto piano si trovano tavole originali all’interno dell’esposizione permanente di arte contemporanea, tra la quali alcune di Hergé, Will Eisner e molti altri. Al quarto piano invece si trova un’esposizione temporanea dedicata a Corto Maltese, l’iconico personaggio di Hugo Pratt.

La mostra è stata pensata con un percorso visivo tematico che si svolge attraversando varie stanze, ognuna delle quali assegnata a una specifica caratteristica del fumetto e ognuna con la possibilità di ammirare l’opera di autori e autrici provenienti da differenti tradizioni culturali e fumettistiche.
La prima stanza è dedicata al fumetto Underground. Sono esposte tavole di riviste che hanno fatto parte della cosiddetta controcultura, con tavole da Hara-Kiri in Francia (dal 1960), Garo in Giappone (dal 1964), e anche di fumetti cult come Barbarella di Jean-Claude ForestValentina di Guido Crepax. Inserire questa stanza avvalora la grandissima produzione di opere satiriche, fanzine e altro, che – particolarmente in Francia, ma non solo – necessitano di un continuo accreditamento culturale, vista la loro politicizzazione. Aprire una mostra così importante con una sezione dedicata al fumetto underground lo innalza a parte integrante del panorama fumettistico autoriale internazionale. Sarebbe interessante sapere l’opinione di autori e autrici di questi fumetti sull’avere le loro opere inserite in apertura a una mostra internazionale in uno dei musei più famosi del pianeta.

Successivamente si incontra una stanza chiamata Rire (Ridere in italiano) dove sono esposte tavole originali dei più importanti fumetti umoristici, tra i quali i Peanuts, Calvin & Hobbes, Asterix, Lucky Luke Doraemon. Entrare in quella stanza si potrebbe chiamare “accesso al comfort comics”, come fosse il comfort food dei fumetti: si trovano tutte le tavole delle storie dell’infanzia, che ancora oggi puoi leggere abbozzando un sorriso che è a metà tra la nostalgia e il divertimento.

Effroi (Orrore) e Rêve (Sogno) riempiono due stanze attigue dal fondale nero, quasi a indicare che la linea che separa horror e esperienza onirica non è poi così marcata, i due mondi possono sovrapporsi e intersecarsi, dando vita a molto altro. Il primo tema abbraccia varie evoluzioni del fumetto orrorifico, dalle tavole di debutto nel 1960 di Kazuo Umezz, arrivando ai giorni nostri con Emil Ferris e il suo La mia cosa preferita sono i mostri. Si vede in questo modo come l’evoluzione del genere sia anche passata da un bianco e nero piatto, atto a creare atmosfere di tenebra, a un approccio più sfumato, con inserimento di luci e ombre fino anche all’utilizzo del colore.
È proprio il colore il protagonista della sezione dedicata al sogno, possibilmente iper saturo come voleva la tradizione artistica pop anni Settanta: qui troviamo Moebius, Mattotti, Nicolas de Crecy e altri.

L’area dedicata a Histoire et Memoire (Storia e Memoria) viene proposta come un nucleo composto da tavole di grandi autori che hanno avuto un riscontro mondiale per le loro opere di racconto di guerre, regimi e dittature, attraverso il reportage come nel caso di Joe Sacco o attraverso il racconto autobiografico come per Mariane Satrapi. All’interno di questa sezione una piccola stanza dalle pareti scure è dedicata a una delle opere a fumetti forse più famosa di sempre, imprescindibile per il racconto della shoah: Maus di Art Spiegelman. È possibile ammirare non solo tavole originali dell’opera, ma anche prove a matita e bozzetti, oltre a una bacheca con i volumetti originali sui quali è stato pubblicato per la prima volta.

Se qualche volta capita di non dare il giusto valore a una trasposizione a fumetti di un’opera letteraria, la stanza Littérature (Letteratura) mostra quanto possiamo essere superficiali nel giudicare questo tipo di produzioni. Le tavole ad esempio di Dino Battaglia tratte da opere di Edgar Allan Poe o Guy de Maupassant, si affiancano a quelle dell’interpretazione di Pinocchio di Winshluss, entrambi casi in cui il fumetto ha reso vibrante ciò che la parola aveva espresso in precedenza.

Non passa inosservato il gigantesco schermo che apre l’Anticipation (Fantascienza) proiettando su ambo i lati una scena tratta dall’anime Akira di Katsuhiro Ōtomo (1988). Qui i curatori hanno pensato di includere tutti i mondi fantastici con proiezione fantascientifica, a partire dai fumetti supereroistici americani (troviamo tavole dall’Hellboy di Mike Mignola, una copertina dei Fantastici Quattro di Jack Kirby o quella del Silver Surfer di John Buscema), fino ad approdare nel mondo dell’Arzach di Moebius o di Astro Boy di Osamu Tezuka.

Il percorso si conclude con due spazi dedicati all’architettura e all’urbanistica con tavole di autori che hanno utilizzato e utilizzano il disegno geometrico come base per il proprio lavoro. In Villes (Città) si ammirano tavole di Will Eisner (Big City, 1984), Nicolas de Crécy (La Cattedrale, 2023) e Seth (Clyde Fans, 2017), mentre in Géometrie (Geometria) l’opera di Chris Ware fa da padrona, insieme ad altre tra cui Jochen Gerner e Martin Pachaud.

Per una persona appassionata di nona arte poter ammirare così tante opere originali provenienti da tutto il mondo è di certo qualcosa di straordinario, di inusuale. Anche l’itinerario tematico è convincente e si capisce che chi l’ha pensato ha provato a prendere il fumetto dal maggior numero di punti di vista possibili. Inoltre, è interessante notare come nonostante si tratti di una mostra proposta in Francia, il numero di opere internazionali è generoso e rende la visita di altissimo livello.

Tuttavia, se si volesse muovere una critica, alcuni elementi molto importanti del fumetto sono non considerati o poco valorizzati. Forse l’intenzione era quella di dare un taglio fortemente autoriale all’esposizione e per questo alcuni fumetti meno legati ai loro autori/autrici, ma più ai loro personaggi, sono rimasti fuori, come ad esempio tutta la produzione Disney: tavole di Don Rosa o Carl Barks avrebbero di certo completato l’itinerario.
Anche la presenza del fumetto supereroistico americano, limitato a pochissime tavole, certamente non rispecchia nella realtà la diffusione e l’importanza di quelle opere. E forse anche sul manga i curatori sono rimasti ancorati a opere piuttosto classiche, magari sarebbe stato interessante trovare qualche tavola di questo secolo. Non è chiaro se sia stata una scelta dei curatori oppure se queste limitazioni siano state una conseguenza della non accessibilità alle opere che avrebbero potuto rendere l’itinerario ancora più completo.

Il Centro nazionale d’arte e cultura George Pompidou ha prodotto in seno a questa mostra temporanea due pubblicazioni: un album contente una spiegazione in doppia lingua (inglese e francese) dell’itinerario della mostra con la stampa di alcune delle opere esposte (€ 10,50); un catalogo di 288 pagine in lingua francese cartonato con tutte le tavole presenti in mostra oltre a interviste e approfondimenti (€ 45,00). La versione in inglese del catalogo è disponibile in paperback (€ 50,00).

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