Bill stone

[Kalporz] Dischi perduti e ritrovati: la storia di Bill Stone, sognatore folk psichedelico

30 Marzo 2021
di
"Stone", gemma perduta e ritrovata del folk americano. Disco ristampato recentemente.

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Certe storie sono piccoli sogni: sembra non succedere niente e poi accade tutto all’improvviso. Bill Stone, studente della USM (University of Southern Maine), tra la fine degli anni sessanta è un “trovatore” folk: chitarra in mano e una serie di concerti (pochi) in qualche piccolo locale di Portland come Bard sulla Forest Avenue o l’Old Port Tavern.

Scrive anche qualche canzone e registra su un Panasonic a due tracce, quasi per puro caso, un disco facendosi accompagnare da una band: Arthur Webster al basso, Tom Blackwell alla chitarra, Skip Smith alla batteria e Beth Waterhouse ai cori. L’album, pubblicato nel 1970 in tiratura super limitata da una piccola etichetta del posto (la Omni Recording Company), è una meteora discografica: un prodotto artigianale, dal suono lo-fi, realizzato con un budget inesistente tra le mura della Boothbay High School, di uno studio di ceramica e di un appartamento a Old Orchard Beach. “Stone”, così si chiama il disco, è – in breve – una delle tante produzioni discografiche folk americane stampate in pochissime copie negli anni sessanta, settanta: una private press, per intenderci. Potrebbe essere quindi qualcosa di dimenticabile.

E invece no: è una gemma sonora dai toni eterei. Sorprende, stupisce: è spettralmente folk, psichedelico, pure country in alcuni momenti.

La Drag City Records l’ha ristampata in vinile un mese fa (il 12 febbraio 2021) dando vita a un mondo musicale sognante che ritornare finalmente ad esistere, tant’è che Bill Stone nell’ultimo anno ha pure ripreso a scrivere nuovo materiale (disponibile su Bandcamp), dopo una vita passata a fare il consigliere d’orientamento.

Musica da riscoprire.

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Pubblicato originariamente su www.kalporz.com/2021/03/tbt-dischi-perduti-e-ritrovati-la-storia-di-bill-stone-sognatore-folk-psichedelico/

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(Collaboratore esterno) Kalporz scrive di musica, con una propria visione, dal 2000. E' da sempre attenta alle novità, alle tendenze, alle scene emergenti, e gli piace raccontarle in modo originale, senza filtri e con cura. In particolare la sua curiosità musicale è alla ricerca delle “cose belle”, al di là dei generi.

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