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Gli X-Men di Neal Adams

16 Settembre 2013
Presentiamo l’estratto di una pubblicazione, uscita venti anni fa in occasione del trentennale della nascita degli Uomini X, che analizza l’opera di Neal Adams sulla testata "X-Men"
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TP_01Correva l’anno 1993, internet era ancora sconosciuto. L’universo di appassionati nel nostro paese era già molto nutrito e  ancora di più erano i fan dell’universo Marvel e dei supereroi che in quegli anni stavano vivendo un nuovo boom editoriale grazie a case editrici come Star Comics e Play Press.
Anche il mondo della critica fumettistica amatoriale e semiprofessionistica era in fermento e, se siti web e webzines dedicati all’arte sequenziale erano ancora di là da venire, proliferavano invece i loro antenati: club di appassionati, fanzine e pubblicazioni varie.
Una tra le case editrici più attive del periodo, in quest’ambito, è stata sicuramente la Tornado Press di Napoli che, proprio in occasione dei festeggiamenti dei trenta anni di vita degli X-Men, diede alle stampe una pubblicazione speciale  a cura di Domenico Cammarota e Mario Uccella, con copertina di Pino Rinaldi, presentazione di M. M. Lupoi e opera di consulenza di Stefano Brancolini e Gianfranco Clavitti, fondatori dell’attivissimo X-Men Fan Club che aveva sedi in Emilia Romagna e Toscana.
Proprio da questa pubblicazione, intitolata “Immagini & Parole – Speciale 30 Anni di X-Men”
, riproponiamo un estratto nel quale Domenico Cammarota analizza il lavoro che Neal Adams, in coppia con Roy Thomas, svolse sulla testata X-Men per nove numeri, alla fine degli anni ‘60, prima che sull’albo non si pubblicassero più storie originali e cominciassero gli anni delle ristampe.

 […] A questo punto, sull’orlo del fallimento, la testata degli X-Men era sul punto di chiudere, entro il n. 57 o 58 al massimo. Neal Adams, disegnatore appena giunto alla Marvel dopo aver fatto cose egregie per la DC Comics, rilevò la cura grafica dell’albo per un motivo che oggi sembra assurdo: la fama degli X-Men era così pessima, le vendite erano talmente scarse, che nessun disegnatore voleva avere più niente a che fare con mutanti et similia.
Posto davanti alla sfida di risollevare dal baratro una testata destinata altrimenti a chiudere per mancanza di lettori, e per mancanza di artisti, Neal Adams accettò con entusiasmo, rifiutando persino la collana Fantastic Four, che gli era stata offerta da Stan Lee.

Con il classico Roy Thomas ai testi, Neal Adams disegnò i numeri degli X-Men (la testata, nel frattempo, aveva perso l’articolo iniziale The a partire dal n. 50) dal 56 al 65, con l’esclusione del solo n. 64.
TP_02Nove albi , per un totale di nove capolavori della storia del fumetto.
Neal Adams sottopose gli X-Men ad un restyling totale, rammodernando le uniformi, il look complessivo, financo il logo della testata del’albo, rimasto sostanzialmente invariato fino ad oggi.
La qualità del disegno di Adams, già notevolissima, fu resa altamente spettacolare dall’uso istintivo di prospettive dinamiche e simultanee, che rompevano completamente con il vecchio modulo classico della composizione grafico-fumettistica alla Jack Kirby.

Prospettive non euclidee, deformazioni, accentuazioni espressionistiche, volti iper-realistici, apportavano un’aura di eccitante modernità alla testata, in sintonia con i richiami culturali della Pop Art e del nuovo cinema americano.
A rileggerle, ancora oggi, le tavole di Neal Adams sono così cariche di energia cinetica e d’incisività espressiva da risultare impressionanti, specialmente se paragonate alla povertà grafica di molti prodotti contemporanei “made in Image“.
Esaltati dalla sinergia con Neal Adams, i testi di Thomas si fanno più fluidi e interessanti; queste storie sono considerate da alcuni critici l’antefatto a quelle dei Nuovi X-Men, visto che nel gruppo entrano Havok e Polaris, e che con la “spettacolare” resurrezione del prof. Xavier (numero 65) vengono poste le basi per il successivo arrivo di Lilandra e il coinvolgimento degli Shìar nell’Universo Marvel.
Inoltre, nel numero 59 (agosto 1969), faceva il suo debutto alle sceneggiature un tale Chris Claremont, giovane studente con velleità teatrali, destinato a tutt’altra carriera…

Incredibili a dirsi, neppure l’apporto grafico di Neal Adams (guardato con sospetto da molti lettori “puristi” vecchio stile) servì a risollevare le vendite dell’albo, arrivato a oscillare tra le trenta e le quarantamila copie. Con il numero 66 del marzo 1970, gli X-Men furono costretti a chiudere. […]

Brano tratto da:
Immagini & Parole #2 – Speciale 30 Anni di X-Men
a cura di Domenico Cammarota e Mario Uccella
Tornado Press – 1993

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