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Bendis: Gli Incredibili X-Men #2, analisi non tecnica di un dialogo

18 Ottobre 2013
Nella scena iniziale de Gli Incredibili X-Men #2, Bendis fa emergere alcune potenzialità dell'immaginario supereroico, ma sembra chiudere la porta al loro svilluppo.
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Brian Michael Bendis inizia il secondo episodio de Gli Incredibili X-Men con una scena di otto tavole di monologo e dialogo, che si apre con le meditazioni di Emma Frost, prosegue con il dialogo fra lei e Scott Summers, e si scioglie in due tavole conclusive, con la comparsa di Illyana.
È una scena importante in più di un senso: tecnicamente mette in evidenza la padronanza dello scrittore nella costruzione di un’atmosfera; narrativamente offre uno sguardo profondo dei due personaggi e della loro relazione. Raccoglie e mette a frutto la “tradizione Claremont” nella focalizzazione sui momenti relazionali tra i personaggi e sfrutta l’opera di Morrison (e quindi le sue suggestioni) richiamando il sentimento intercorso fra i due mutanti. Ma ciò che lo rende importante è che fa emergere alcune notevoli potenzialità narrative, per poi lasciarle cadere, mettendo così in scena uno dei luoghi critici classici della letteratura supereroica: la tensione fra potenzialità espressive e i vincoli posti dalle strategie editoriali e dalle aspettative che si intende (o si reputa necessario) soddisfare. Il punto di leva per l’evocazione del pathos è la perdita di controllo dei propri poteri, che erode l’autostima del gruppo di X-Men ribelli e che insiste particolarmente su Summers, legandosi alla difficoltà di venire a patti con se stesso e la propria scelta lacerante.

“I don’t enjoy to see you crumble” 1

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La Forza Fenice ha stravolto i poteri di questi mutanti e ognuno di loro deve ritrovare il proprio posto nel mondo. Niente di tutto ciò su cui contavano sembra essere più valido e devono letteralmente reinventarsi. Il mondo crolla loro intorno, le loro certezze si sbriciolano. Il primo dramma che incontriamo in questa scena è quello di Emma Frost, che incontriamo sola, in un panorama innevato che evoca gelo e solitudine: “Per anni ho letto i pensieri delle persone.[…] e ora sono scomparsi. Quanto mi mancano“. Nel suo caso, abbiamo una trasformazione che letteralmente capovolge le sue modalità di relazione con gli altri. La capacità di abitare le menti altrui è diventata incapacità di controllare le proiezioni dei propri pensieri (“Non sapere se e quando li proietterò è un incubo“).
Nel dialogo con Summers emerge in maniera netta lo spiazzamento della Frost, che, va tenuto a mente, è verosimilmente poco abile nel leggere i pensieri altrui attraverso sguardi (e Summers, la persona a lei più cara, impedisce l’accesso alla propria anima indossando occhiali che nascondono gli occhi), parole, gesti e azioni. Quell’abilità che ogni individuo affina con l’esperienza era, infatti, inutile per lei che leggeva direttamente i pensieri altrui. In qualche modo, possiamo pensare che Emma abbia un concetto, o almeno un criterio, di sincerità/menzogna non riconducibile a quello ordinario. Subisce insomma un vero e proprio contrappasso, che la rende indifesa. È come una bambina che deve imparare a comunicare con gli altri, scoprire il linguaggio e affrontare le sue ambiguità. È una forma molto interessante di percorso di crescita, in una dimensione che offre potenzialità di sviluppo notevoli, perché non limitate dall’autoreferenzialità narrativa della serialità dell’universo mutante.
Dobbiamo addestrarci di nuovo“, le dice Summers, ma per quale obiettivo? Da quanto segue, tutto è limitato a trovare un modus vivendi all’interno della nuova comunità mutante. Per sfruttare a pieno queste potenzialità, Bendis dovrebbe invece far uscire la Frost dal contesto corrente, fuori dalla scuola, lontana dai progetti di Ciclope, e farle percorrere le strade del mondo, in un percorso di ricerca che la metta a confronto con esso. In questo modo, potremmo camminare accanto a un essere al tempo stesso potente e fragile e vederlo da prospettive che nascono da una posizione liminare fra paura e desiderio di crescere; fra desiderio di ritorno alla passata potenza e necessità di trovare un nuovo equilibrio.

“I do you harm because I can” 2

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Scott capisce il dramma di Emma?
Se lei non è abituata a guardare e ascoltare gli altri per capirli, che cosa possiamo dire di lui?
Ora può nasconderle i suoi pensieri dietro le sue lenti di rubino. Quelle lenti che proteggono il mondo dai suoi raggi ottici e proteggono lui dagli sguardi altrui.
C’è qualche significato nel fatto che i due amori di Summers sono state due telepati? Non segnala la difficoltà di Summers di farsi capire? Una difficoltà tale che solo chi sia capace di entrare nella sua mente può capire, o almeno avere idea di che cosa passi per la sua testa? Come se fosse un autistico emotivo.
La Frost non può più leggere i suoi pensieri. È chiaro che Summers sa che ora può mentirle. Ma ha capito che ora dovrà riuscire a farsi capire da lei con parole e gesti e non semplicemente contare sul fatto che lei leggerà dentro di lui?
Certo, ora alla domanda “Ti spiace che non stiamo più insieme?” può finalmente ripararsi dietro un “Ho sentimenti… contrastanti“, ma le difficoltà fra i due ex amanti emergono subito dopo: “Credo che tu mi odi“, dice lei; “E io credo che tu odi me“, ribatte Summers. “Credo che tu odi te stesso a tal punto che immagini che tutti ti odino“, conclude Emma.
I due non erano abituati a doversi intendere tramite le parole e ora tutto ciò che sembra rimasto loro è una banale abilità dialettica, che usano più come arma e scudo che come canale di comunicazione.
È chiaro che questa difficoltà peserà anche sulla gestione della “rivoluzione mutante” di Summers, e potrà essere un elemento che influenzerà qualche passaggio della vicenda, più o meno importante. Ma, ancora, la potenzialità vera di questa nuova situazione sarebbe da sfruttare portando i personaggi fuori dal contesto mutante. Pensiamo a quale potrebbe essere il futuro dei due, se cercassero se stessi fuggendo dal cul de sac in cui si sono oggettivamente infilati. Immaginiamoli mollare tutta quell’assurdità che Summers sta perseguendo. Raccontare la storia della coppia Frost/Summers, attraverso un cammino d’incomprensione, perfino odio, con lui che approfitta della nuova debolezza di lei; con, da parte di entrambi, rancori sopiti e la necessità di mettere consapevolmente la propria anima a nudo davanti all’altro, per consentirgli/consentirle di capire i propri pensieri. Raccontare il cammino verso un nuovo equilibrio, un nuovo senso al vivere: forse insieme, forse ciascuno per proprio conto.
Anche in questo modo avremmo un esempio della fertilità dell’idea narrativa del mutante, attraverso il classico stratagemma del diverso che deve imparare ad essere normale.

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“I ask you for another second chance, but then I drink it all away” 3

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Ma il sospetto è che queste potenzialità non saranno sfruttate e che si debba aspettare un autore diverso da Bendis, o almeno un’occasione che non sia la testata principale, magari una storia alternativa, o qualcosa di simile, fuori continuity, fuori tutto, per consentire di raccontare qualcosa di importante attraverso i mutanti. Il primo indizio al riguardo è nell’iconografia dei protagonisti, che conferma i luoghi comuni del genere: mentre Summers, personaggio maschile, è rappresentato in ordinario abbigliamento civile, con pretese di coolness, i due personaggi femminili (La Frost e Illyana) appaiono nella loro uniforme, che per contrasto appare decisamente di cattivo gusto e un mero pretesto per evidenziarne le forme generose (esemplare, in questo senso, la copertina con Emma in posa da adescamento). Il secondo indizio viene dalla chiusura della scena: compare Illyana e le battute e la recitazione virano sul comico. Infine, il congedo di Summers e della Frost sembra chiudere gli spiragli a sviluppi che esulino dalla trama di gestione del gruppo e della lotta.
Mi manca essere nella tua testa. Non per spiarti o perché non mi fidavo. Mi piaceva perché mi sentivo al sicuro“, confessa Emma ed è una dichiarazione d’amore.
Manca anche a me. Ma sai pure tu che è meglio così“. Dice Scott. E non sappiamo che cosa realmente intenda o pensi. Ma è una chiusura a tutto ciò che è fuori dal suo pensiero militante (e dal corrispondente progetto di Bendis).
E così intende Emma, che varca la porta, lasciando Scott dietro di sé, come fermo in un suo mondo al quale lei non ha più accesso.

Abbiamo parlato di:
Uncanny X-Men #2
Brian Michael Bendis, Chris Bachalo in:
Gli Incredibili X-Men#279 (Gli Incredibili X-Men #1 Marvel Now!)
Panini Comics, settembre 2013
80 pagine, spillato, colore – € 3,50

  1. Placebo: “Begin the End” in Loud Like Love, Universal, 2013. 
  2. Placebo: “Bosco” in Loud Like Love, op. cit. 
  3. Placebo: “Bosco” in Loud Like Love, op. cit. 

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Simone Rastelli

Simone Rastelli

(1966) Lettore disordinato e onnivoro, è particolarmente interessato alla diffusione del fumetto al di fuori del pubblico di appassionati. Nelle sue riflessioni, affronta e sfrutta le opere come serbatoi di punti di vista sul mondo e come esempi di meccanismi narrativi. La sua missione è portare il fumetto in tutte le case, a grandi e piccini. Collabora con Lo Spazio Bianco dal 2002: è stato responsabile delle Brevisioni dal 2011 al 2015 e caporedattore fra il 2012 e il 2015. Attualmente, è uno dei revisori (proof reader) del sito. Ha pubblicato Guida non ufficiale a Sandman (Edizioni NPE, 2021) e I mondi di Tintin (Resh Stories, 2022).

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