Zagor Darkwood Novels: che fine ha fatto Patrick Wilding?

Zagor Darkwood Novels: che fine ha fatto Patrick Wilding?
Dopo “Le origini” arriva una nuova miniserie con protagonista Zagor. Nelle “Darkwood Novels” si indaga infatti la scomparsa dello Spirito con la scure.

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Se Sergio Bonelli, dal mondo dei più, volesse dare un’occhiata per vedere come sta andando la casa editrice che porta il suo nome, non potrebbe che essere soddisfatto del cammino di innovazione intrapreso dalla . Ancor più contento sarebbe constatando che, in questo percorso di sperimentazione, nel campo del fumetto (perché oggi SBE è anche altro…) sono due personaggi storici dell’editore a fare da apripista da qualche anno a questa parte. Anzi, “i” due personaggi storici: Tex e .

Lo Spirito con la scure è ormai da anni nelle salde e capaci mani di , curatore e sceneggiatore principe del personaggio creato da Guido Nolitta e Gallieno Ferri, che ha un compito e una missione niente affatto facili.
Il pubblico di appassionati lettori di Zagor è tra i più attenti, intraprendenti e attivi nel panorama del fumetto italiano. Il fandom è ricco di pubblicazioni amatoriali che analizzano con spirito critico le storie del personaggio – per esempio su riviste come Zagorianità e SCLS Magazine – ed esiste uno zoccolo duro tra i lettori – potrei chiamarli “integralisti della tradizione” – pronti a sollevarsi ed alzare la voce ogni qualvolta ritengano che il canone zagoriano venga tradito.
Nonostante ciò – o forse proprio stimolato da questo fatto – Burattini con una mano si fa custode della tradizione nolittiana e ferriana e, con l’altra, porta avanti un processo di rinnovamento del linguaggio delle avventure dello Spirito con la scure, necessario per stare al passo coi tempi e garantire un ricambio generazionale nel pubblico di lettori: un percorso parallelo e molto simile a quello che sta portando avanti Mauro Boselli su Tex.

Nel 2017 è stata la miniserie Cico a spasso nel tempo a inaugurare un nuovo formato editoriale per la SBE, il brossurato di 64 pagine che è poi diventato il formato della seconda testata mensile di Tex, Tex Willer.
Nel 2018, con Io sono Zagor, la casa editrice meneghina ha dato il via a una serie di volumi da libreria che raccontano i suoi personaggi attraverso testi scritti ed estratti delle avventure a fumetti. Zagor ne è stato l’apripista, affiancato nel 2020 da Io sono Cico.
Nel 2019 con la miniserie Zagor le origini Burattini ha riscritto – senza tradire il canone – e ampliato il racconto della nascita dello Spirito con la scure, in una serie di storie che hanno dimostrato come si possa scrivere Zagor con un linguaggio narrativo più moderno, tanto da un punto di vista dialogico che grafico.

Zagor_Darkwood Novels_01Oggi, quando soli sei mesi ci separano dal sessantennale del personaggio, arriva un nuovo esperimento zagoriano, nella forma della miniserie Zagor Darkwood Novels. Il formato è quello della mini dedicata a Cico  e quello de Le origini, ovvero brossurato di 64 pagine con le dimensioni del quaderno bonelliano, con la sola differenza che qui troviamo il bianco e nero anziché il colore. Ai testi c’è di nuovo Burattini, sempre più a suo agio con questo formato “breve”, accompagnato da un disegnatore diverso in ogni albo, racchiuso dalle copertine di Michele Rubini.
Lo spunto narrativo è particolare e originale. Ci troviamo nel 1860 a Philadelphia, dove un giornalista freelance di nome Roger Hodgson è intenzionato a scrivere un libro sulla misteriosa figura di Zagor.
Per fare ciò si reca a colloquio con un misterioso individuo che dice di aver conosciuto l’ormai scomparso Patrick Wilding – che dovrebbe ormai avere circa 60 anni e di cui nessuno ha più traccia – di cui inizia a raccontargli un’avventura. Non è sbagliato dire che tale spunto rimandi sia allo speciale natalizio di Tex Willer del 2019, sia all’ultimo Maxi Zagor che contiene una nuova puntata de I racconti di Darkwood (in cui un giornalista si reca a intervistare l’eroe e raccoglie una serie di testimonianze sulle sue gesta dai suoi amici e conoscenti), ma anche, in un certo qual modo, al meccanismo narrativo ideato da Paolo Eleuteri Serpieri nel primo cartonato alla francese dedicato a Tex.

Le storie saranno una per ognuno dei sei numeri della miniserie e andranno a comporre un ritratto più intimo dello Spirito con la scure, raccontando aspetti del suo carattere e della sua personalità più nascosti.
Col progredire degli albi è probabile che assisteremo anche all’accumulo degli indizi sulla misteriosa identità dell’interlocutore del giornalista, fino alla sua rivelazione finale.
Caratteristica della pubblicazione, sin dalla veste grafica della copertina, è il richiamo alle Dime Novels, i cosiddetti “romanzi da dieci centesimi” che si diffusero negli Stati Uniti tra l’Ottocento e il Novecento, un filone narrativo dei quali era dedicato alle storie della Frontiera.

La parola dime ai lettori bonelliani non può non ricordare il nome Daim Press, la denominazione che la casa editrice di via Buonarroti ebbe dal 1974 al 1988 e che omaggiava proprio le dime novels che ispirarono Gian Luigi Bonelli negli anni ’40 del secolo scorso.
Ma i dieci centesimi che simboleggia la parola inglese richiamano anche la brevità dei racconti che in quelle pubblicazioni venivano ospitati: per quel prezzo, i lettori certo non potevano aspettarsi romanzi fiume.
Ecco allora che la scelta di dare a questo nuovo progetto di Zagor la veste editoriale di brossurati con una foliazione ridotta rispetto alle canoniche 96 pagine e con disegni in bianco e nero, oltre a offrire una lettura più snella e veloce rispetto alle classiche serie mensili, si riallaccia direttamente all’ispirazione delle dime novels, non nuove al personaggio e alla narrazione bonelliana. Un’incarnazione di Zagor è stata protagonista di alcuni romanzi da dieci centesimi in una serie di storie di Martin Mystére e, per restare tra le pagine dello Spirito con la scure, basta tornare indietro al Maxi Zagor del settembre 2017 – contenente il debutto de I racconti di Darkwood – per trovare protagoniste queste pubblicazioni popolari.

Zagor_Darkwood Novels_02Gli occhi del destino, titolo del primo albo della miniserie, setta da subito il mood del progetto che, per contenuti, taglio narrativo e grafico, rimanda a quanto già visto dai lettori in Le origini.
Burattini opta per un approccio più adulto e realistico alla materia zagoriana, con dialoghi diretti, meno didascalici e con una storia dura e spietata nel tema e nella messa in essere, oscura e violenta.
Alla base del racconto c’è l’idea di indagare alcuni risvolti psicologici più reconditi di Zagor, pur mantenendo ben evidenziati i tratti essenziali del personaggio. Ecco che, dunque, Burattini non manca di evidenziare uno degli elementi fondanti della “poetica” zagoriana, cioè quello dell’eroe fallibile che Nolitta volle creare quasi come contraltare alla “perfezione” e al “superomismo” texiani.
Nelle pagine di questo albo di esordio, Zagor è sì una figura eroica, che si erge a protezione della giustizia e della verità, ma allo stesso tempo si dimostra umano, tanto da cedere alla seduzione della ragazza che deve consegnare alle autorità. A questo si aggiunge la tragicità della conclusione della vicenda – in parte dovuta anche all’incapacità dell’eroe di prevedere e anticipare alcuni fatti e conseguenza – che ha come effetto quello di ricordarci che lo Spirito con la scure porta su di sé le cicatrici psicologiche dei propri “fallimenti”, come ognuno di noi. E questo non può che far crescere l’alone leggendario che avvolge il suo nome.

Zagor_Darkwood Novels_03A illustrare Gli occhi del destino è stato chiamato uno dei decani di casa Bonelli, , disegnatore che da sempre gioca sui contrasti netti tra bianchi e neri per dar vita a tavole in cui le ombre giocano un ruolo preminente, come fossero specchi dei toni delle storie che spesso è stato chiamato a tradurre in immagini.
Per l’occasione Freghieri torna a uno stile meno sintetico e più classico di quello a cui ci aveva abituato in alcuni dei suoi ultimi lavori: i personaggi vengono definiti da contorni chiusi più che dai contrasti tra bianco e nero, che in questo caso vengono usati per creare volumi e profondità. Colpisce, come sempre, l’attenzione al dettaglio nelle varie vignette, l’efficace recitazione dei personaggi e una composizione meno canonica della tavola.

Se è vero che siamo lontani dalla struttura libera da vincoli che ha caratterizzato le pagine di Le origini, da quanto vediamo in questo albo d’esordio anche in Darkwood Novels si assiste a una composizione delle tavole che, partendo dalla classica griglia bonelliana, ne allenta i vincoli per creare talvolta soluzioni meno canoniche e più dinamiche.
Anche se in alcune vignette i personaggi mostrano una rigidità troppo accentuata e alcune pose di 3/4 mancano di profondità visiva, lo storytelling resta in ogni caso chiaro e puntuale, con alcuni picchi di qualità come l’entrata in scena della protagonista femminile della storia, Kendra, in tre tavole nelle quali Freghieri è capace di mettere in campo una straordinaria sensualità di atmosfere e corpi, inusuale nel tipico racconto zagoriano, ma talmente elegante nelle soluzioni che anche un lettore intransigente e bacchettone non può trovarvi appigli per una critica.

Ancora una volta, dunque, Moreno Burattini dimostra che, alla soglia delle sessanta primavere editoriali, Zagor è un personaggio che può tranquillamente prestarsi a racconti diversi dai tradizionali, immersi nella tradizione e nella mitologia del personaggio, ma narrati con un taglio più adulto e contemporaneo. Per vecchi lettori appassionati, pronti a lasciare una comfort zone limitata, e per nuovi che possano scoprire la ricchezza di uno dei personaggi cardine del fumetto popolare italiano.

Abbiamo parlato di:
Zagor Darkwood Tales #1 – Gli occhi del destino
Moreno Burattini, Giovanni Freghieri
Sergio Bonelli Editore, giugno 2020
64 pagine, brossurato, bianco e nero – 3,50 €
ISSN: 977223901100300016

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